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Categoria: fatti/esteri

Esplosioni Beirut, oltre 100 morti e 4mila feriti  

E’ di “oltre 4.000 feriti e più di cento morti” il nuovo bilancio delle devastanti esplosioni di ieri a Beirut. Lo ha reso noto la Croce Rossa libanese, secondo quanto riferiscono i media locali, mentre proseguono le operazioni dei soccorritori. 

VITTIME – Tra le vittime ci sono anche un cittadino australiano e due delle Filippine. “Posso confermare che un australiano è stato ucciso”, ha detto il premier Scott Morrison, in dichiarazioni riportate dai media australiani. Il primo ministro ha espresso solidarietà al Libano, dove vive una “grande comunità australiana”. L’ambasciata australiana a Beirut è stata danneggiata “in modo significativo” dalle devastanti esplosioni, ha aggiunto il premier Morrison.  

Il ministero degli Esteri di Manila ha invece confermato che ci sono due morti, 11 dispersi e otto feriti tra i cittadini delle Filippine. Tutte le vittime si trovavano nelle abitazioni dei loro datori di lavoro quando sono avvenute le terribili esplosioni, ha riferito il portavoce Eduardo Menez, citato dai media locali. Nel Paese dei Cedri vivono e lavorano circa 33.000 filippini. 

OSPEDALI DISTRUTTI – Tre ospedali di Beirut sono stati “completamente distrutti” e altri due “parzialmente distrutti” dalle esplosioni di ieri nella capitale libanese. Lo ha confermato ad al-Jazeera Mirna Doumit, presidente dell’Ordine degli infermieri di Beirut. “Abbiamo dovuto trasferire i pazienti in altri ospedali – ha detto – Altri due ospedali sono parzialmente distrutti. E’ una catastrofe”. 

AIUTI – Cipro, ha affermato il ministro degli Esteri cipriota, Nikos Christodoulides, alla CyBc, “è pronta ad accogliere i feriti per le cure necessarie e a inviare team medici se necessario”.  

“Invieremo in Libano un team di sicurezza civile e diverse tonnellate di materiale sanitario. Soccorritori si recheranno a Beirut al più presto in rinforzo degli ospedali. La Francia è già impegnata” ha annunciato nella notte su Twitter il presidente francese Emmanuel Macron. 

 

Esplosioni Beirut, Trump: “Sembra terribile attacco”  

“Sembra un terribile attacco”. Si è espresso così Donald Trump dalla Casa Bianca a qualche ora dalle devastanti esplosioni che ieri hanno riportato il terrore a Beirut con decine di morti e migliaia di feriti. Ma tre fonti del Dipartimento della Difesa – coperte da anonimato – hanno poi riferito alla Cnn di non aver visto indicazioni sulla possibilità che le terribili esplosioni siano frutto di un attacco. 

Una fonte ha sottolineato come, se ci fossero state indicazioni in tal senso, sarebbero immediatamente scattate misure rafforzate per le truppe e gli asset Usa nella regione e secondo la fonte – almeno fino al momento delle dichiarazioni – non c’è nulla di tutto ciò.  

Trump ha garantito che “gli Stati Uniti sono pronti a dare aiuto al Libano” e poi ha aggiunto: “Ho incontrato alcuni dei nostri generali e sembra di capire che non si sia trattato di un qualche tipo di incidente”. “Sembra essere secondo loro – ha proseguito – lo sapranno meglio di me, sembrano pensare che sia stato un attacco. Una bomba di qualche tipo”. 

E, riferisce ancora la Cnn citando due fonti del Dipartimento di Stato, dopo le dichiarazioni di Trump funzionari libanesi hanno sollevato preoccupazioni con i diplomatici americani per l’uso della parola “attacco”. 

 

Beirut, “esplose 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio” 

Sarebbero state 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio ad esplodere nel tardo pomeriggio di oggi a Beirut. Lo riportano varie fonti, confermate anche dalle dichiarazioni del presidente libanese, Michel Aoun, che ha definito “inaccettabile” che un tale quantitativo di materiale esplosivo sia stato immagazzinato in un capannone senza adeguate misure di sicurezza. I responsabili, ha affermato Aoun in un tweet, subiranno “la più dura delle punizioni”. Il presidente libanese ha anche chiesto che sia dichiarato lo stato di emergenza per due settimane. Il nitrato di ammonio è un composto chimico usato nei fertilizzanti e nella fabbricazione di esplosivi.  

Forte esplosione a Beirut, tra feriti anche militare italiano 

Una potente esplosione ha scosso Beirut. “Centinaia i feriti” ha riferito il segretario generale della Croce Rossa libanese, George Kettaneh, il quale ha spiegato che al momento non è possibile indicare un “numero preciso”. Alcuni testimoni riferiscono inoltre di cadaveri in strada, ma al momento non sono state fornite cifre ufficiali sulle vittime. 

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Nella forte esplosione – che è stata avvertita anche a Cipro, a circa 240 chilometri di distanza dalla capitale libanese come riferito in un tweet l’European-Mediterranean Seismological Centre (Emsc) – è rimasto ferito anche un militare italiano del contingente che ha riportato lievi ferite. Come fa sapere lo Stato Maggiore della Difesa spiegando che è stato lo stesso militare a informare direttamente i familiari sul suo stato di salute. Sul posto, in stretto coordinamento con le forze di sicurezza libanesi, sono intervenuti i soccorsi del Sector West di Unifil che stanno provvedendo all’evacuazione del personale. Sono in corso gli accertamenti da parte di Unifil e delle forze di sicurezza libanesi per accertare la dinamica dell’accaduto. 

La probabile causa della potente esplosione che ha sconvolto la capitale libanese potrebbe essere stata “l’enorme quantità di nitrato di ammonio” immagazzinato nel porto della città. Lo ha detto il ministro dell’Interno libanese, Mohamed Fehmi, all’emittente Mtv Lebanon. Le sue dichiarazioni coincidono con quanto riferito al canale libanese Al Mayadeen dal direttore generale delle dogane. Il nitrato di ammonio è un composto chimico usato come fertilizzante, ma anche per la fabbricazione di esplosivi. 

L’esplosione è stata avvertita in tutta la città, causando danni agli edifici e provocando scene di panico. Tra gli edifici danneggiati, anche il quartier generale dell’ex premier Saad Hariri, nel centro della città e l’ufficio di corrispondenza della Cnn. 

La principale autostrada che costeggia la città è attualmente ricoperta di frammenti di vetro. La Croce Rossa ha riferito che oltre 30 squadre di soccorritori sono al lavoro per estrarre i corpi dalle macerie. Anche l’esercito sta fornendo supporto per trasportare gi feriti negli ospedali. Poco dopo l’esplosione, sia la rete telefonica che quella Internet si sono interrotte. 

Alcune notizie non confermate riferiscono di due esplosioni, la seconda delle quali nel centro della città, nei pressi della residenza della famiglia Hariri. 

La Farnesina, attraverso l’Unità di crisi e l’ambasciata in Libano si è attivata per prestare ogni possibile assistenza ai connazionali presenti nel Paese e continua a monitorare la situazione. Lo riferiscono fonti del ministero degli Esteri. 

Diversi media ricordano che il Tribunale speciale dell’Onu sull’assassinio dell’ex premier Rafik Hariri debba a breve emettere il suo verdetto. I quattro imputati, in contumacia, sono membri delle milizie sciite filo iraniane di Hezbollah, che hanno sempre negato di avere avuto un ruolo nella morte dell’ex premier. Da mesi il Libano soffre di una gravissima crisi economica, aggravata dalla pandemia di coronavirus, con frequenti proteste e scontri tra manifestanti e polizia.  

Israele non c’entra per nulla nelle forti esplosioni di questa sera Beirut. Lo hanno detto fonti israeliane, citate dal sito Times of Israel. 

Covid, in Germania indice di contagio a 1,09 

Nelle ultime ore la Germania ha registrato circa 900 nuovi casi di Coronavirus, per un totale di persone contagiate superiore alle 211mila. A riferirne è stato oggi il Robert Koch Institut, l’agenzia governativa incaricata di gestire la risposta alla pandemia. Nelle ultime 24 ore, è stato precisato, i nuovi casi sono stati 879 e i decessi 8 per un bilancio di 211.281 persone infettate e 9.156 decedute. I pazienti guariti sono stati 194.000. L’indice di contagio calcolato su dieci giorni è sceso a 1,09 contro l’1,11 di ieri. 

Nyt: “Trump indagato per frode da procura Manhattan” 

L’ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan Cyrus R. Vance Jr. ha lasciato intendere di aver indagato sul presidente Donald Trump e la Trump Organization in relazione a possibili frodi bancarie e assicurative, un’indagine significativamente più ampia di quella di cui i pubblici ministeri hanno riconosciuto l’esistenza in passato. A scriverne è il New York Times, citando documenti di tribunale in cui si sostiene che i contabili di Trump dovrebbero rispondere alla citazione che riguarda otto anni delle sue dichiarazioni dei redditi personali e societari.  

Trump aveva chiesto a un giudice di dichiarare il mandato di comparizione non valido. Fino ad ora, ricorda il quotidiano americano, l’indagine del procuratore distrettuale era apparsa in gran parte focalizzata sui pagamenti effettuati prima delle elezioni presidenziali del 2016 a due donne che hanno detto di aver avuto un legame con Trump. Nei nuovi documenti, i pubblici ministeri non hanno identificato direttamente l’oggetto della loro inchiesta, ma hanno fatto riferimento ad affermazioni “indiscusse” presenti nei precedenti documenti di tribunale e a diverse notizie circa le pratiche commerciali di Trump che avrebbero dimostrato come esistesse un’ampia base giuridica a giustificazione della citazione. 

Covid, in Francia oltre 1000 nuovi casi nel weekend 

Il Coronavirus continua a circolare in Francia, dove 29 persone sono morte negli ultimi tre giorni per il Covid-19. I casi emersi nel fine settimana sono stati 3376, 556 dei quali in 24 ore, per una media di 1125 nuovi casi al giorno in tre giorni. Ad annunciarlo è stata la direzione generale della Sanità del paese. I focolai attivi sul territorio francese sono 289, 5 dei quali emersi nelle ultime 24 ore.  

 

Oms: “Al via mask challenge, mandate foto con la mascherina” 

Dopo un atteggiamento ‘prudente’ sull’utilità della mascherina contro Covid-19, l’Organizzazione mondiale della sanità cambia decisamente passo. “Questa settimana lanciamo una ‘mask challenge'”, una sfida delle mascherine un po’ sulla scorta di quelle che si moltiplicano sui social, “con i nostri partner di tutto il mondo. E incoraggiamo le persone a inviare foto mentre indossano una mascherina”. Ad annunciarlo è il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, in conferenza stampa a Ginevra. “Oltre ad essere uno degli strumenti chiave per fermare il virus, la mascherina è arrivata a rappresentare la solidarietà umana”, ha detto il Dg. 

“Tutti hanno un ruolo da svolgere per interrompere la catena di trasmissione del virus. Se sei un operatore sanitario, un lavoratore in prima linea, ovunque tu sia – esorta – mostraci la tua solidarietà seguendo le linee guida nazionali e indossando una mascherina in modo sicuro mentre ti prendi cura dei pazienti o dei tuoi cari, vai sui mezzi pubblici per andare al lavoro o ti occupi di forniture essenziali. Oltre al disinfettante per le mani, porto sempre con me una mascherina – assicura il dottor Tedros – e la uso quando mi trovo in luoghi in cui ci sono molte persone”. Il Dg però in conferenza stampa non la indossa, “perché in sala rispettiamo il distanziamento”, fa sapere una portavoce dell’organizzazione. 

“Indossando una mascherina, stai inviando un messaggio potente a coloro che ti circondano: siamo tutti insieme”. E tutti possiamo fare qualcosa contro il virus, ribadisce Tedros. 

“Indossa una mascherina quando è necessario, mantieni la distanza fisica dagli altri ed evita i luoghi affollati. Osserva” le indicazioni corrette quando tossisci, “lavati frequentemente le mani e proteggerai te stesso e gli altri” dal virus, conclude il capo dell’Oms.  

Covid, oltre 200mila morti in America Latina 

Sono più di 200mila le persone che hanno perso la vita in America Latina per complicanze legate al coronavirus. Lo riferisce la Johns Hopkins University, sottolineando come il Brasile sia il Paese più colpito con 94.104 vittime, 541 nelle 24 ore. Il ministero della Sanità del Brasile ha anche riferito di 25.800 casi in più rispetto a ieri, aggiornando a 2.733.677 il totale dei contagiati. 

In Messico sono quasi 440mila i casi di coronavirus confermati, con un aumento di quasi cinquemila nuovi contagi nelle ultime 24 ore. Lo riferiscono le autorità sanitarie locali, spiegando di aver confermato altri 4.853 nuovi casi e aggiornando così a 439.046 il totale delle persone contagiate. Sono invece 47.746 le persone che hanno perso la vita per complicanze legate all’infezione, 274 in più rispetto a ieri. 

Superati i 18 milioni di casi nel mondo 

Coronavirus, superati i 18 milioni di casi nel mondo 

Sono più di 18 milioni le persone contagiate dal coronavirus nel mondo. Lo rende noto la Johns Hopkins University, aggiornando a 18.019.472 il numero dei casi a livello globale. Per quanto riguarda le vittime, 688.369 sono coloro che hanno perso la vita per complicanze legate al Covid-19. In merito al numero di guariti dall’infezione, la Johns Hopkins University parla di 10.649.111 persone. 

Negli Stati Uniti, il Paese più colpito al mondo, è stato aggiornato a 4.667.930 il numero delle persone che sono state contagiate dal coronavirus e a 154.859 quello di coloro che hanno perso la vita per complicanze legate all’infezione. La Johns Hopkins University segnala un aumento di 47.508 contagi e di 515 morti nelle ultime 24 ore, con un lieve calo rispetto all’incremento dei casi registrato negli ultimi giorni. 

Caso Paciolla, indagati 4 agenti di polizia in Colombia 

La Procura generale colombiana ha ordinato di indagare su alcuni agenti della sezione di investigazione criminale della polizia di San Vicente del Caguan, che avrebbero permesso a dipendenti della missione di verifica dell’Onu di portare via dalla sua abitazione gli effetti personali di Mario Paciolla, alterando così la scena del luogo in cui il volontario 33enne è stato trovato morto il 15 luglio scorso. Lo scrive il giornale colombiano ‘El Expectador’, secondo cui quattro agenti sono accusati di aver agito con negligenza impedendo di alterare la scena, circostanza che rappresenta un’ostruzione alla giustizia: si tratta di Yomer José Velandia Casallas, Jesús Alberto Rada Gutiérrez, Carlos Alberto Cerón Anacona e Cristian David Giraldo López.  

Secondo quanto ricostruito, il giorno dopo la morte di Paciolla – trovato impiccato, con delle ferite da taglio sul corpo, in circostanze poco chiare – i funzionari dell’Unità indagini speciali del dipartimento di Salvaguardia e Sicurezza delle Nazioni Unite hanno ripulito il sito ed hanno portato via gli effetti personali del giovane, circostanza che ha reso impossibile raccogliere nuove prove materiali. Nell’appartamento di Paciolla, secondo l’inventario inviato alla famiglia del volontario in Italia, sono stati rinvenuti sette milioni di pesos colombiani, pari a circa duemila euro, le sue carte di credito, il passaporto, una fotocamera Canon EOS700D con la sua Sd, un mouse, una pen drive, un mp3, alcune agende, ricevute, foto e altri effetti personali. 

Trump: “Metteremo al bando TikTok” 

“Per quanto riguarda TikTok, lo vieteremo negli Stati Uniti” e già nelle prossime ore “firmerò” il decreto. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ai giornalisti sull’Air Force One, secondo quanto riferito dai media americani. Il social media cinese è finito nel mirino della Casa Bianca nell’ambito del braccio di ferro diplomatico con Pechino perché rappresenterebbe una minaccia per la sicurezza. 

Coronavirus, in Usa altri 1.442 morti 

Gli Stati Uniti hanno registrato 1.442 morti legate al Covid-19 nelle ultime 24 ore. E’ quanto emerge dai dati della Johns Hopkins University, secondo la quale sono 153.268 i decessi dall’inizio dell’emergenza sanitaria. Per il quarto giorno consecutivo nel Paese si sono registrati oltre 1.200 decessi collegati alla pandemia. Negli Usa si contano, inoltre, 69.160 nuovi contagi, che portano a oltre 4,5 milioni i casi confermati. 

Congresso Usa: “Virus fuori controllo, rischio altri 150mila morti” 

“Non vogliamo che vadano perse le vite di altri 150mila americani”, ma senza azioni urgenti “c’è questa possibilità”. Così James Clyburn, il presidente della commissione speciale del Congresso che indaga sulla risposta alla pandemia dell’amministrazione Trump, che ha sottolineato come “la Casa Bianca abbia fatto pressioni” affinché venissero modificate le linee guida del Centers for Disease Control and Prevention sull rigide misure necessarie pre la riapertura delle scuole.  

“Il risultato è che il virus è fuori controllo e le miserie economiche della nostra nazione continuano”, ha aggiunto Clyburn, che ha chiesto all’Amministrazione Trump di varare subito un “piano nazionale che privilegi la scienza rispetto alla politica”.  

Deputato tunisino: “Prima di minacciare blocco, Di Maio pensi a accordi” 

(di Elvira Terranova) – “Il ministro degli Esteri Di Maio prima di minacciare il blocco dei fondi per la Tunisia dovrebbe pensare ai rapporti storici che ci sono tra l’Italia e la Tunisia e nello stesso tempo dovrebbe prima vedere prima cosa prevedono gli accordi presi in passato tra i due paesi”. A parlare, in una intervista esclusiva all’Adnkronos, è Sami Ben Abdelaali, deputato tunisino ma che vive tra Palermo e Tunisi.  

Il deputato tunisino si dice “molto dispiaciuto” per le dichiarazioni rese oggi dal capo della Farnesina che chiede “di sospendere lo stanziamento di 6,5 milioni di euro” per la Tunisia “in attesa di un piano integrato più ampio proposto dalla viceministra del Re” e di “un risvolto nella collaborazione che abbiamo chiesto alle autorità tunisine in materia migratoria”. Di Maio ha chiesto al comitato congiunto per la cooperazione allo sviluppo della Farnesina di rimandare la discussione sullo stanziamento di fondi della cooperazione in favore di Tunisi.  

“La collaborazione e la cooperazione tra due paesi è come il matrimonio – dice ancora Sami Ben Abdelaali -nella buona e nella cattiva sorte. Quando ci sono disagi in un paese bisogna intervenire con il dialogo e non minacciando di bloccare i fondi. Non è questa la condizione ottimale per i nostri rapporti”. “Io sono davvero dispiaciuto per le parole espresse dal ministro Di Maio che non traducono i rapporti storici di cooperazione tra l’Italia e la Tunisia- dice ancora il politico sposato con una donna italiana- L’Italia ovviamente prima di pretendere che la Tunisia mantenga suoi impegni e i suoi accordi dovrebbe anche mantenere gli impegni presi nel 2011 nell’accordo tra governo italiano e governo tunisino. Perché dal 2017 l’Italia ha bloccato gli aiuti previsti nell’accordo, per l’acquisto di strumenti e tecnologici e per controllare le coste tunisine”. “Addirittura ci sono oltre 30 milioni che dovrebbe pagare l’Italia nella tranche 2020-2022 e solo dal 2017 risultano 3 milioni di euro non pagati”.  

Perché, come ricorda il deputato tunisino, “per controllare le coste tunisine ci vogliono uomini e mezzi e l’Italia non ha mantenuto i suoi impegni dal 2017. In più le condizioni climatiche ottimali hanno incoraggiato le persone a tornare in Italia, oppure persone rimpatriate o cittadini che hanno perso il lavoro. C’è un disagio sociale che ha fatto sì che la gente cerchi altre soluzioni”. 

Il deputato tunisino poi parla della nuova rotta tunisina verso l’Italia. Nei giorni scorsi il Procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio in una intervista all’Adnkronos aveva lanciato l’allarme sui flussi tunisini e aveva parlato di un “serio problema di ordine pubblico”. “Il problema – dice Sami Ben Abdelaali -è che oggi c’è un governo ad interim e l’ambasciatore italiano a Tunisi sta facendo grandi sforzi per dialogare con le autorità competenti per affrontare questo flusso migratorio. Voglio anche ricordare che nei giorni scorsi la ministra dell’Interno Lamorgese è volata a Tunisi”. “C’è un disagio sociale notevole, dovuto al coronavirus e alla disoccupazione che aumenta giornalmente – spiega ancora il politico – Per noi l’Italia è il nostro primo partner commerciale e non vogliamo perdere i rapporti con questo paese”.  

Ma qual è la soluzione? “Rafforzare i controlli, ma prima di arrivare in Italia – dice – oggi controllare dalla Tunisia è complicato, bisogna controllare al confine delle acque internazionali. Bisogna aumentare la sicurezza e superare questa fase finché non nasca il nuovo governo con cui poi avviare delle interlocuzioni. E bisogna anche intervenire con aiuti concreti sui giovani, ad esempio, per bloccare l’immigrazione verso l’Italia, anche attraverso l’aiuto l’Unione europea”. 

Sulla convocazione di Di Maio dell’ambasciatore tunisino per accelerare i rimpatri, il deputato dice: “Per il numero dei rimpatri l’accordo già c’è, bisogna intervenire con il governo. Appena intorno al 20 agosto si farà il nuovo governo si può provare a trovare delle soluzioni. Ma nel frattempo bisogna avviare i canali diplomatici”. Per ci tiene a sottolineare: “I numeri dei flussi migratori di oggi non sono eccezionali, ricordo che in passato erano molto più alti”.  

Obama sfida Trump: “Stop attacchi alla democrazia” 

L’ex presidente americano Barack Obama ha accusato l’attuale inquilino della Casa Bianca Donald Trump di ”attacchi alla democrazia”. In un discorso, pronunciato alla cerimonia funebre di John Lewis, icona dei diritti civili, Obama ha citato le tensioni in corso negli Stati Uniti. 

”Mentre siamo qui c’è ancora gente che lancia gas lacrimogeni contro i manifestanti e che fa di tutto per negare alle persone il loro diritto di voto”, ha dichiarato senza citare Trump. “So che questa cerimonia è per celebrare la memoria di John Lewis e che alcuni potrebbero dire che non dovremmo soffermarci su certi aspetti, ma John ha speso la sua vita per combattere gli attacchi alla democrazia in America, proprio come quelli che vediamo circolare in questo periodo”, ha aggiunto.  

Oms. “Picco casi legato a giovani che abbassano guardia” 

“Le prove suggeriscono che i picchi di casi di Covid-19 in alcuni Paesi sono, in parte, guidati da giovani che hanno abbassato la guardia durante l’estate nell’emisfero settentrionale”. Lo ha sottolineato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, in conferenza stampa a Ginevra, tornando sull’effetto estate e sul ruolo dei giovani nella diffusione di Covid-19. “L’abbiamo detto prima e lo diremo di nuovo: i giovani non sono invincibili. I giovani – ha detto il dottor Tedros – possono essere infettati; i giovani possono morire; e i giovani possono trasmettere il virus agli altri”. 

“Ecco perché i giovani devono prendere le stesse precauzioni per proteggere se stessi e gli altri di tutti gli altri. Possono essere leader e guidare il cambiamento” necessario per battere la pandemia, ha detto il Dg dell’Oms. 

Migranti, Ue: “A Lampedusa sfida significativa, pronti ad aiuti” 

“Siamo consapevoli della situazione e seguiamo molto da vicino tutti i movimenti nel Mediterraneo centrale”, in particolare a Lampedusa, dove “ci sono sfide significative”. Lo ha detto un portavoce della Commissione europea in un briefing con i giornalisti a Bruxelles, sottolineando che “sta in prima battuta alle autorità italiane affrontare queste sfide, ma la Commissione fornisce assistenza”, come ha fatto in questi anni, fornendo aiuti e fondi per milioni di euro. “Restiamo a disposizione delle autorità italiane, se ci saranno ulteriori richieste”, ha assicurato il portavoce. 

La Commissione europea “incoraggia fortemente” i Paesi membri dell’Ue a “partecipare in spirito di solidarietà e responsabilità collettiva” alle operazioni di ricollocamento dei migranti che arrivano in questi giorni sulle coste italiane, come rimarcato dal portavoce dell’esecutivo Ue competente, Adalbert Jahnz.  

La Commissione europea “continua a coordinare i ricollocamenti delle persone soccorse, stiamo coordinando alcune operazioni, contatti sono in corso con i Paesi membri, ma manca la partecipazione di un numero sostanziale di Paesi”, ha ammesso il portavoce. 

Oggi i funerali di John Lewis: ci saranno Obama, Clinton e Bush 

Gli ex presidenti Barack Obama, Bill Clinton e George W. Bush, parteciperanno ai funerali di John Lewis, deputato democratico tra i leader del movimento per i diritti civili negli Stati Uniti, che si terranno oggi ad Atlanta. Lo ha riferito il sito dell’Nbc, precisando che Obama terrà l’elogio funebre. 

Lewis, morto lo scorso 18 luglio, era stato uno dei ‘Big Six’, come venivano chiamati i sei principali leader del movimento, tra i quali vi era Martin Luther King Jr, e partecipò all’organizzazione della storica marcia del 1963 a Washington. 

Eletto deputato in Georgia, nel distretto della capitale, Lewis aveva annunciato lo scorso dicembre di aver un tumore al pancreas. “Ho lottato per quasi tutta la mia vita, per la libertà, l’eguaglianza, i diritti umani, non ho mai fronteggiato una lotta come questa che ora sto affrontando”, aveva detto allora.