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Categoria: fatti/esteri

Covid, Johnson fa mea culpa: “Errori, crisi finirà a metà 2021” 

“Certo che ci sono cose che sono state sbagliate e noi dobbiamo imparare dai nostri errori nel modo più veloce possibile”. Così Boris Johnson ha ammesso, in un’intervista a SKy News, gli errori commessi nella risposta iniziale all’epidemia di coronavirus.  

Una crisi che non è finita, ha poi aggiunto il premier britannico che nei mesi scorsi ha contratto il virus rimanendo ricoverato per alcuni giorni in terapia intensiva, prevedendo che la parte peggiore finirà “a metà del prossimo anno”. Le parole di Johnson ricordano quelle pronunciate nell’intervista al premier trasmessa ieri sera dalla Bbc. “Noi non abbiamo capito il virus nel modo in cui avremmo voluto nelle prime settimane e mesi”, ha ammesso il premier. 

Il Regno Unito intanto da domani imporrà di nuovo una quarantena di 14 giorni a chi rientra dalla Spagna. La notizia, anticipata dalla Bbc, è stata di fatto confermata dalla premier scozzese, Nicola Sturgeon, che ha reso noto, con un comunicato del suo governo, che la Spagna “sarà rimossa dalla lista dei Paesi esentati dalla quarantena a causa dell’aumento del numero dei casi negli ultimi giorni”. Il governo britannico ha stabilito multe fino a mille euro per chi viola la quarantena, e azioni penali in caso di infrazioni reiterate. 

“La nostra priorità assoluta è la protezione della salute pubblica e abbiamo preso questa decisione per limitare la potenziale trasmissione nel Regno Unito”, ha detto un portavoce del governo britannico precisando che “era stato sempre detto con chiarezza che avremmo inserito qualsiasi Paese nella lista delle restrizioni se fosse stato necessario”. 

 

Covid, Francia compila lista Paesi a rischio: ecco chi c’è 

Dagli Stati Uniti alla Turchia, passando per Israele e l’India sono 16 i Paesi che figurano nella ”lista rossa” compilata dalla Francia dei Paesi maggiormente a rischio per la diffusione del coronavirus. Tra questi non figura l’Italia. Le persone che provengono da questi Paesi ”dove la diffusione del virus è particolarmente elevata” dovranno obbligatoriamente sottoporsi al test per il Covid-19 entro il primo agosto, ha spiegato il primo ministro francese Jean Castex, aggiungendo che chi risulterà positivo dovrà sottoporsi alla quarantena. 

I Paesi interessati sono Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Panama, Sudafrica, Kuwait, Qatar, Israele, Brasile, Perù, Serbia, Algeria, Turchia, Madagascar, India e Oman. Escluso ”per il momento” dalla lista il Marocco, la cui situazione è attualmente ”in discussione”, ha spiegato Castex a Matignon. La misura adottata ”risulta necessaria data la ripresa della circolazione del virus nel nostro Paese”, ha aggiunto il premier francese. 

Fase 3: presidente Messico, ‘efficacia mascherina non provata scientificamente’ 

Secondo il presidente messicano Andres Manuel Lopez Obrador l’efficacia della mascherina nei luoghi pubblici non è provata scientificamente. Lo ha detto lo stesso Lopez Obrador sminuendo uno dei primi mezzi necessari a contenere il contagio da Covid-19 e affermando che i medici gli avrebbero detto che ”non è necessario indossare la mascherina se viene mantenuta la distanza. Nei posti dove è necessario o dove è obbligatorio, allora la indosso”. Nel corso di una conferenza stampa nello stato di Oaxaca, e senza indossare una mascherina, il presidente messicano ha detto che ”sugli aerei chiedono di farlo e io la indosso”. 

In Messico 7500 casi in 24 ore 

”In ufficio continuo a ricevere cittadini, leader di organizzazioni civiche, politiche, religiose ed economiche. E quello che facciamo è rispettare il distanziamento sociale”, ha spiegato Lopez Obrador. Criticando ”l’autoritarismo dei politici” che hanno imposto misure di lockdown, il presidente ha detto che i messicani ”si sono comportati molto bene” rispettando quarantene volontarie. 

Michel: “Colpo ai populisti, per Europa è nuovo inizio” 

Ora tocca ai capi di Stato e di governo spiegare a parlamenti e cittadini l’accordo sul Recovery Fund, a convincerli ”che è giusto e necessario andare avanti” e approvarlo in sede di ratifica nazionale. Lo afferma il presidente del Consiglio europeo Charles Michel in una intervista a La Repubblica. ”Qualche volta ho dovuto riportare freddezza e lucidità al tavolo”, confida l’ex premier belga, che parla di ”uno sforzo mentale e fisico incredibile, almeno due volte il vertice è arrivato a un passo dal fallimento”. Quindi spiega che il meccanismo sulle riforme chiesto da Mark Rutte non spingerà solo l’Italia ad ammodernare l’economia, ma altri paesi a rivedere ”il sistema fiscale”. 

Dopo essere entrato in carica ”sapevo che avrei dovuto affrontare delle crisi, ma non credevo che una sfida del genere sarebbe arrivata così presto. Però alla fine siamo stati capaci di prendere decisioni molto velocemente. La crisi del Covid è iniziata a febbraio, passo dopo passo abbiamo costruito il Recovery che è qualcosa di completamente diverso da quanto fatto prima dall’Unione”. Secondo Michel ”per raggiungere decisioni all’unanimità è necessario fare molti sforzi politici. Si tratta di una sfida costante ma garantisce che vengano tenute in considerazione tutte le sensibilità, anche quelle dei paesi più piccoli. Il fatto che tutti possano influenzare le decisioni a mio modo di vedere non è uno svantaggio”. E rispetto a un cambiamento delle regole suggerisce di ”non andare troppo in fretta sulla riforma dei trattati, altrimenti distoglieremmo energie politiche dalle altre priorità”. 

”Ci troviamo di fronte a una evoluzione copernicana del progetto europeo con un meccanismo di obbligazioni collettive, la scelta più significativa degli ultimi anni: ora dobbiamo essere pronti a prendere decisioni sulle risorse proprie per riuscire a ripagare i 390 miliardi di trasferimenti a fondo perduto dal 2026. Penso a Digital Tax, Plastic Tax, Carbon Tax ed Ets (certificati per inquinare, ndr)”. In merito all’Olanda dice che ”accettare i sussidi a fondo perso è stato difficile, ma nessuno può pensare che sia sbagliato difendere gli interessi nazionali. Rutte ha esperienza ed è un bravissimo negoziatore, oltre che una persona molto franca”. 

Sul processo di ratifica del Recovery da parte dei parlamenti parla di ”responsabilità come autorità europee e leader nazionali spiegare che andare avanti è giusto e necessario. Dobbiamo convincere i parlamenti che è bene per tutti. Non sono spaventato perché i populisti non li sconfiggi chinando la testa, ma affrontandoli con un dibattito politico approfondito”. E sul summit dice che era ”determinato a non farlo fallire, ma è stato un negoziato che ha messo alla prova le nostre capacità intellettuali, mentali e fisiche. Ci sono stati momenti ad alta adrenalina ed emozioni forti e alcuni passaggi delicati: sabato e domenica sera c’è stato il reale pericolo che il negoziato saltasse”. 

Coronavirus, in Spagna 922 contagi in 24 ore 

In Spagna sono stati confermati 922 nuovi casi di coronavirus, dopo che ieri ne erano stati segnalati 971. Lo riferisce il ministero della Sanità di Madrid, segnalando che il maggior numero di infezioni è stato registrato in Aragona (298), Catalogna (133) e Madrid (107). E’ così salito a 272.421 il totale delle persone contagiate in Spagna, tra i Paesi più colpiti dalla pandemia in Europa. 

Nell’ultima settimana, sono 327 le persone che hanno contratto il Covid-19 in Spagna e che hanno avuto bisogno del ricovero. Sono invece 28.432 le persone che hanno perso la vita in Spagna per complicanze legate all’infezione, tre in più rispetto a ieri. 

Iraq, liberata Hella Mewis 

E’ stata liberata dalle forze di sicurezza irachene la tedesca Hella Mewis rapita nei giorni scorsi a Baghdad. Lo ha annunciato il portavoce militare iracheno, generale Yahya Rasool. “Le forze di sicurezza liberano l’attivista tedesca Hella Mewis”, ha twittato Rasool, senza altri dettagli.  

Zikra Sarsam, attivista irachena e amica della Mewis, ha confermato all’agenzia tedesca Dpa “di aver avuto delle prime informazioni dal Comando congiunto delle operazioni sulla liberazione di Hella da parte delle forze di sicurezza”. 

Hella Mewis era stata rapita lunedì sera da uomini armati lungo la frequentata Abu Nawas Street, vicino al collettivo Bait Tarkib che promuove l’arte tra i giovani iracheni. Nata a Berlino, viveva a Baghdad da molti anni. 

 

Pechino contro Pompeo: “Tirannia? Lui vuole nuova crociata” 

Mike Pompeo nel mirino delle critiche di Pechino in quello che è ormai un clima di scontro a tutto campo tra Cina e Stati Uniti, con le tensioni sfociate in una ‘guerra dei consolati’. Il segretario di Stato Usa ha accusato ieri la Cina di praticare una “nuova tirannia”, lanciando un appello affinché “il mondo libero trionfi su questa nuova tirannia”, e stamani la diplomazia del gigante asiatico ha replicato puntando il dito contro Pompeo, che “vuole una nuova crociata contro la Cina”.  

“Il discorso di Pompeo alla Richard Nixon Presidential Library suggerisce che voglia proporsi come il John Foster Dulles del XXI secolo, lanciando una nuova crociata contro la Cina in un mondo globalizzato – ha twittato Hua Chunying, responsabile del Dipartimento per l’informazione del ministero degli Esteri di Pechino – Quello che sta facendo è inutile come se una formica cercasse di scuotere un albero”. “E’ tempo – ha aggiunto Hua – che tutte le persone amanti della pace a livello globale si facciano avanti per impedirgli di fare ancora più del male al mondo”.  

Dulles, repubblicano, segretario di Stato durante la presidenza di Eisenhower, era per la contrapposizione frontale al comunismo. Oggi, secondo Pompeo, “abbiamo bisogno di una strategia che protegga l’economia americana e il nostro stile di vita” e “il mondo libero deve trionfare su questa nuova tirannia”. 

Per il segretario di Stato, intervenuto sotto lo slogan ‘La Cina comunista e il futuro del mondo libero’, “se vogliamo che il XXI secolo sia un secolo libero e non il secolo cinese sognato dal presidente Xi Jinping, il vecchio paradigma di compromesso con la Cina non funziona”. 

 

Santa Sofia, mosaici coperti e 3 imam per la preghiera 

Vengono coperti con tappeti turchesi i mosaici di epoca bizantina che si trovano sui pavimenti di Santa Sofia, dove domani si terrà la prima preghiera islamica dalla sua conversione in moschea. Un migliaio le persone attese, mentre i tecnici stanno monitorando i sistemi audio per verificare che i versetti del Corano recitati dall’imam possano raggiungere tutti i fedeli che saranno presenti dentro e fuori l’edificio. Coperto anche il mosaico della Vergine Maria con il Bambino tra le braccia, mentre da quanto emerge da alcune immagini diffuse sui social pare che sia stato abbandonato il progetto iniziale di coprire con tende tutti i mosaici presenti. L’accesso alla moschea sarà consentito a partire dalle 10, ma la preghiera è prevista per le 13 ora locale. 

Le autorità turche hanno intanto nominato tre imam per Santa Sofia, compreso un professore di studi religiosi. Lo ha annunciato il responsabile della Diyanet, la direzione per gli Affari religiosi della Turchia, Ali Erbas, spiegando che saranno tre gli imam che guideranno la preghiera. Si tratta di Mehmet Boynukalin, professore di diritto islamico all’Università di Marmara a Istanbul, e di Ferruh Mustuer e Bunjamin Topcuoglu, due imam provenienti da altrettante moschee della città sul Bosforo. Erbas ha anche nominato cinque muezzin, ovvero le persone incaricate alla chiamata alla preghiera per Santa Sofia, compresi due provenienti dalla famosa Moschea blu di Istanbul. Sono invece 17mila gli uomini schierati per garantire la sicurezza durante la preghiera inaugurale. 

 

Coronavirus Usa, quasi 1200 morti e oltre 71mila casi in 24 ore  

Per il secondo giorno consecutivo gli Stati Uniti tornano a registrare oltre mille decessi a causa del Covid 19. Secondo il bilancio della Johns Hopkins University, ieri sono morte 1195 persone che avevano contratto il coronavirus, mentre si sono avuti 71.695 nuovi casi. Sono quindi quasi 4 milioni, per l’esattezza 3.970.906, le persone che sono state contagiate dal Covid negli Stati Uniti, mentre almeno 143.190 sono i decessi collegati alla pandemia. 

Trump: “Aumento casi Covid anche per proteste Black Lives Matter” 

Una delle cause della nuova ondata di casi di Covid 19 sono state le proteste del Black Lives Matter. Lo ha detto Donald Trump, nel suo secondo briefing sul coronavirus dopo tre mesi di pausa, affermando che le manifestazioni anti-razziste che si sono avute in tutto il Paese a partire da fine maggio “presumibilmente” hanno fatto abbassare la guardia contro l’epidemia. 

“Ci sono probabilmente diverse cause per il picco di infezioni – ha detto -. I casi sono iniziati ad aumentare tra i giovani americani poco dopo le manifestazioni, come voi sapete, cosa che presumibilmente ha innescato un più ampio rilassamento delle misure di contenimento in tutto il Paese”. 

Trump ha anche citato come causa, “le riunioni familiari durante il Memorial Day e il fatto che i giovani si riuniscono in bar ed altri luoghi”. Infine, ha fatto riferimento al Messico, dove “i casi stanno aumentando in modo molto brusco”, affermando che “è di grande aiuto” il muro di “413 chilometri recentemente costruito sulla frontiera” per “tenere basso il numero delle persone che entrano illegalmente”. 

Biden: “Trump è il primo razzista eletto presidente” 

Joe Biden inciampa in un’altra delle sue gaffe affermando che Donald Trump è il primo razzista eletto presidente. “Nessun presidente in carica ha fatto quello che sta facendo lui mai, né repubblicano, né democratico, abbiamo avuto dei razzisti che hanno tentato di essere eletti, ma lui è il primo che è stato eletto”, ha detto l’ex vice presidente durante una town hall virtuale riferendosi al termini razzisti, ‘china virus, kung flu’, usati da Trump per il coronavirus. 

Le parole di Biden hanno stupito molti, sottolinea oggi Politico ricordando che molti dei primi presidenti americani, compresi George Washington, Thomas Jefferson, Andrew Jackson, possedevano schiavi. Woodrow Wilson, presidente tra il 1913 e il 1921, fu un convinto sostenitore del segregazionismo ed il mese scorso l’università di Princeton ha cambiato il nome della School of Public and International Affairs a lui dedicata. 

Dalla campagna del democratico è quindi arrivata una precisazione: “Ci sono stati diversi presidenti americani razzisti – ha detto Symone Sanders, uno dei consiglieri di Biden – ma Trump si distingue, specialmente nella storia moderna, perché ha fatto del razzismo e la divisione la carta elettorale con cui ha vinto. Deliberatamente fomenta entrambi, provocando in modo intenzionale indescrivibili sofferenze perché pensa che queste lo aiutino politicamente”. 

Coronavirus, negli Usa più di mille morti in 24 ore 

Gli Stati Uniti hanno registrato martedì più di 1.000 decessi a causa della pandemia di coronavirus, il bilancio più pesante dal 7 luglio. E’ quanto emerge dai dati della Johns Hopkins University riportati dalla Cnn, secondo cui ci sono stati almeno altri 1.056 morti per complicanze provocate dal Covid-19. Il 7 luglio, ricorda la Cnn, si erano contate 1.195 vittime. 

Stando ai dati della Jhu, negli Usa – il Paese più colpito dalla pandemia – sono ormai 141.995 i decessi dall’inizio dell’emergenza sanitaria su quasi 3,9 milioni di contagi dopo che si sono registrati più di 60.000 nuovi casi in 24 ore. 

Trump: “Pandemia in Usa probabilmente peggiorerà prima di migliorare” 

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che la pandemia di coronavirus negli Stati Uniti probabilmente “peggiorerà prima che migliori”. “Probabilmente, purtroppo, peggiorerà prima che migliori, qualcosa che non mi piace dire, ma è così”, ha detto Trump nel suo primo briefing stampa alla Casa Bianca sulla pandemia in quasi tre mesi. Il presidente ha anche invitato le persone a indossare la mascherina. “Chiediamo a tutti coloro che non sono in grado di prendere socialmente le distanze, di indossare una mascherina, tenere una mascherina”, ha detto. “Che ti piaccia o meno la mascherina, ha un impatto. Avranno un effetto e abbiamo bisogno di tutto ciò che possiamo ottenere”. 

Coronavirus, nel mondo quasi 15 mln di casi. Oltre 600mila i decessi  

Sono quasi 15milioni i casi confermati di coronavirus nel mondo, esattamente 14.763.911, secondo i dati della Johns Hopkins University. I decessi confermati da Covid-19 sono invece 611.322 a livello globale. Il Paese più colpito sono sempre gli Stati Uniti, con 3.850.134 casi confermati e 141.158 decessi, seguiti dal Brasile, con 2.118.646 infezioni e 80.120 vittime. Al terzo posto l’India, con 1.155.388 contagiati e 28.082 morti, seguita dalla Russia con 776.212 contagi e 12.408 vittime. 

Coronavirus, in Spagna contagi triplicati in due settimane 

Preoccupazione in Spagna dove torna ad accelerare l’espansione del Covid 19. In poco più di due settimane infatti il numero dei casi è triplicato: secondo i dati forniti dal ministero della Sanità ieri infatti ora si registrano 27,93 casi ogni 100mila abitanti, mentre lo scorso 3 luglio erano 8,76. Sono livelli simili a quelli registrati l’11 maggio, quando la Spagna ha cominciato a percorre la fase discendente del curva epidemiologica arrivando il 25 giugno al minimo di 7,74 casi. 

Poi la curva ha ripreso a salire, prima lentamente, ma dalla scorsa settimana in modo netto. A provocare l’incremento sono soprattutto i focoali in Catalogna e Arragon, spiega al Pais il portavoce della società spagnola di epidemiologia, Rodríguez Artalejo, che aggiunge anche i Paesi Bassi.  

“In queste comunità la situazione è molto preoccupante -avvisa- se non la controlliamo, ed in modo deciso, avremo una situazione molto difficile”. In particolare, in Catalogna, le autorità sanitarie hanno individuato in Catalogna 201 focolai attivi, alcuni collegati con i lavoratori stagionali per la raccolta delle frutta, ma altri provocati dal rilassamento delle misure di distanziamento durante feste familiari, con amici e nei bar ed altri luoghi pubblici. 

Recovery, accordo raggiunto 

“Accordo”. Con una sola parola in un messaggio su Twitter il presidente del Consiglio Europeo Michel ha annunciato l’intesa che ha permesso di chiudere un confronto iniziato venerdì scorso e proseguito fino al cuore della notte, che ha avuto al centro il duello sulla governance dei piani nazionali di ripresa e di resilienza fra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il premier olandese Mark Rutte. L’ultima versione sulla governance, riferiscono fonti italiane, non era gradita a Conte, cosa che ha comportato una ulteriore pausa del Consiglio.  

Alla fine si è però trovata una soluzione, che consentirebbe la sola attivazione del freno di emergenza solo in casi eccezionali, che comporta un passaggio in Consiglio Europeo, senza conferirgli facoltà decisionali. L’intera procedura ricade sotto la competenza della Commissione Europea, le cui prerogative sono state esplicitamente richiamate nel testo dietro richiesta di Conte. La delegazione italiana ha anche acquisito parere legale del servizio giuridico del Consiglio, che conferma piena competenza delle prerogative della Commissione, il che vuol dire, secondo le fonti, che non c’è alcuna “possibilità di veto in nessuna fase della procedura”. 

Il nuovo piano porta all’Italia quasi 209 miliardi. Si tratterebbe di oltre 30 miliardi in più rispetto alla prima proposta (173,8 miliardi). Dei 208,8 mld, 81,4 miliardi sono trasferimenti, in lieve calo da 85,24 miliardi, mentre 127,4 miliardi sono prestiti, rispetto a 88,584 miliardi. Aumentano dunque, di molto, i prestiti, che vanno restituiti ma che sarebbero a tassi molto bassi, visto che la Commissione, un emittente sovrano, si può finanziare a tassi molto bassi, avendo rating tripla A dalla maggior parte delle agenzie. 

COSA PREVEDE L’ACCORDO 

L’accordo è stato raggiunto dopo circa 92 ore di vertice. Con i “209 miliardi di euro di Next Generation Eu, il “28%” delle risorse del piano europeo contro la crisi provocata dalla pandemia di Covid-19, “avremo una grande responsabilità. Abbiamo la possibilità di far ripartire l’Italia con forza, di cambiare volto al nostro Paese. Ora dobbiamo correre, utilizzando questi soldi per investimenti, per riforme strutturali”, ha detto il premier Giuseppe Conte al termine del Consiglio Europeo. 

“Siamo all’alba del quarto giorno di un vertice lunghissimo. Forse abbiamo stabilito il record, superando per durata il vertice di Nizza. Siamo soddisfatti: abbiamo approvato un piano di rilancio ambizioso, che ci consentirà di affrontare questa crisi con forza ed efficacia”, ha spiegato il presidente del Consiglio in videoconferenza stampa.  

“Ce l’abbiamo fatta, l’Europa è forte e unita, abbiamo raggiunto un accordo dopo difficili negoziati in tempi molto difficili per tutti gli europei, un accordo per tutti i 27 paesi ma specialmente per la gente”, ha affermato Charles Michel, stanco ma raggiante. 

Il Presidente del Consiglio Europeo parla di un “accordo da 750 miliardi buono e forte, accordo giusto per questo tempo” e spiega come “la magia del progetto europeo funziona” e funziona “grazie al rispetto, la cooperazione e la volontà di lavorare insieme e di superare insieme le difficolta'”. Quelle raggiunte, conclude, “non sono decisioni virtuali ma concrete” ed “è la prima volta che il rispetto dello stato di diritto legge è criterio” determinante. 

“Sono molto sollevata” per l’intesa raggiunta sul Recovery Fund e sul bilancio europeo, “a febbraio non ci eravamo riusciti, ma ora ce l’abbiamo fatta e questo è un buon segnale”, è la soddisfazione della cancelliera tedesca Angela Merkel. 

“C’erano paesi che dicevano ‘noi siamo contro un indebitamento comune’ ma poi l’hanno accettato, che dicevano di non poter accettare che altri stati distribuiscano sovvenzioni ma poi l’hanno accettato. Certo, ci sono compromessi nell’accordo ma non esito a dire che sono proporzionati e sono stati necessari” per raggiungere l’intesa finale, ha evidenziato il presidente francese Emmanuel Macron. 

“Il Recovery and Resilience Facility è definito in modo molto chiaro: innanzitutto è volontario, ogni stato può scegliere di aderirvi ma chi lo fa deve allinearsi con il Semestre europeo e le raccomandazioni specifiche ai Paesi”, ha sottolineato la presidente della Commissione Europe Ursula von der Leyen spiegando come “fino ad ora rispettarle dipendeva solo dai paesi adesso il semestre europeo è connesso a una enorme quantità di prestiti e sussidi”.  

 

Ucraina, uomo armato prende in ostaggio 20 persone 

Un uomo armato ha preso in ostaggio una ventina di persone a Lutsk, 400 chilometri a ovest di Kiev in Ucraina. Lo ha reso noto la polizia ucraina, spiegando che sono in corso trattative con l’uomo, che secondo gli agenti ha con sé degli esplosivi. 

Su Facebook, la polizia ucraina ha riferito di aver isolato la città di Lutsk e di aver dato il via all’operazione ‘Ostaggi’ per liberare le persone che si trovano sul bus. 

Il ministero degli Interni di Kiev spiega che è stato l’uomo armato a mettersi in contatto telefonico con gli agenti, presentandosi come Maksim Plokhim. 

Recovery, ecco la bozza: 208,8 miliardi all’Italia 

Nella proposta di compromesso, la ‘negobox’ come si dice in gergo, sull’Mff 2021-27 e su Next Generation Eu inviata dal presidente del Consiglio Europeo Charles Michel alle delegazioni nazionali, la Recovery and Resilience Facility, il ‘cuore’ del piano per la ripresa, viene rafforzata, anche rispetto alla proposta iniziale della Commissione e a quella di compromesso avanzata da Michel il 10 luglio scorso, passando da un totale di 560 mld a 672,5 mld di euro, dei quali 312,5 mld di trasferimenti (rispetto a 310 mld) e 360 mld di prestiti (rispetto a 250 mld). Il nuovo piano porterebbe all’Italia quasi 209 miliardi. 

Si tratterebbe di oltre 30 miliardi in più rispetto alla prima proposta (173,8 miliardi). Lo si apprende da fonti italiane. Dei 208,8 mld, 81,4 mld sono trasferimenti, in lieve calo da 85,24 mld, mentre 127,4 mld sono prestiti, rispetto a 88,584 mld. Aumentano dunque, di molto, i prestiti, che vanno restituiti ma che sarebbero a tassi molto bassi, visto che la Commissione, un emittente sovrano, si può finanziare a tassi molto bassi, avendo rating tripla A dalla maggior parte delle agenzie. 

Cosa prevede la ‘negobox’ di Michel per l’Italia 

E nella bozza del piano spunta anche il ‘regalo’ all’Olanda 

LA BOZZA – L’ammontare totale di Next Generation Eu, come è stato ribattezzato dalla Commissione il Recovery Plan, è di 750 mld di euro, invariato rispetto alla proposta iniziale. Di questi, 360 mld sono prestiti (rispetto a 250 mld iniziali), 390 sono trasferimenti (rispetto a 500). Pertanto, il 48% di Nge è costituito da prestiti, che si restituiscono (ma saranno a tassi molto bassi, perché la Commissione è un emittente con rating tripla A dalla maggior parte delle grandi agenzie), il 52% da trasferimenti, che per definizione non si restituiscono. 

Conte: “C’è stata svolta, sono ottimista” (VIDEO) 

Il piano, che interagirà e potenzierà il Quadro Finanziario Pluriennale, è stato rimodulato in modo da concentrare molta forza finanziaria sulla Recovery and Resilience Facility, lo strumento destinato a finanziare i piani nazionali di ripresa e di resilienza, che i Paesi membri dovranno presentare alla Commissione, possibilmente entro l’autunno. Il 70% dei trasferimenti va impegnato negli anni 2021 e 2022; il restante 30% entro la fine del 2023.  

Merkel: “Accordo possibile” 

Il taglio dei trasferimenti si fa sentire su tutti gli altri programmi di Next Generation Eu: React Eu, destinato a potenziare i fondi di coesione, dai 50 mld della proposta di Michel del 10 luglio a 47,5 mld (React Eu è l’altro programma che stava molto a cuore all’Italia, e viene penalizzato poco). 

Rutte: “Ieri sera ho pensato ‘è finita’, ora soddisfatto” 

I tagli penalizzano i fondi Nge destinati a potenziare HorizonEurope, il programma per la ricerca, che passano da 13,5 a 5 mld; InvestEu, erede del piano Juncker, che passa da 30,3 mld a 2,1 mld; dimezzato il rafforzamento allo sviluppo rurale, da 15 a 7,5 mld; il potenziamento del Just Transition Fund passa da 30 a 10 mld; a RescEu, il programma di rafforzamento della risposta alle emergenze passa da 2 mld a 1,9 mld; Ndici, i fondi per il vicinato, lo sviluppo e la cooperazione internazionale, passano da 15,5 mld a 3,5 mld. 

Scompare il Solvency Support Instrument, da 26 mld a zero, che era stato pensato per salvare le imprese strategiche in difficoltà a causa della pandemia di Covid-19. Era però un programma comunitario, che non a tutti gli Stati membri andava a genio; qualcuno aveva perplessità sul piano giuridico. Inoltre l’allocazione dei suoi fondi dipendeva dalle necessità e non era prevedibile: essendo per così dire un ‘figlio di nessuno’, nell’ottica degli Stati nazionali, viene sacrificato. Scompare da Nge anche il programma per la salute, 7,7 mld di euro: nella ‘negobox’ non figura più. 

L’iter di approvazione dei piani nazionali di ripresa e resilienza, necessari ad accedere alla Recovery and Resilience Facility, prevede l’approvazione del via libera dato dalla Commissione da parte del Consiglio, con un voto a maggioranza qualificata, come nella prima proposta negoziale di Michel. Per quanto riguarda l’attuazione dei piani stessi, è la Commissione che la segue, ma chiedendo l’opinione del Comitato economico e finanziario, organo tecnico del Consiglio.  

E’ prevista la possibilità di sollevare la questione davanti al Consiglio Europeo, ove mai “uno o più” Stati membri nel Comitato Economico Finanziario ritenessero che sussista il rischio di una “seria deviazione” dal “soddisfacente raggiungimento” delle “tappe” e degli obiettivi rilevanti. Il testo del passaggio, oggetto di ripetute limature e affinamenti, è abbastanza involuto, e la struttura del procedimento sufficientemente barocca, da consentire di soddisfare le esigenze politiche di diversi Paesi.  

Il testo del passaggio, punto A16 della bozza, recita: “I piani di ripresa e di resilienza verranno valutati dalla Commissione entro due mesi dalla loro presentazione. Il criterio della coerenza con le raccomandazioni specifiche per Paese, come pure il rafforzamento del potenziale di crescita, la creazione di posti di lavoro e la resilienza economica e sociale dello Stato membro avranno i punteggi più alti nella valutazione”. 

“Anche il contributo effettivo alla transizione verde e a quella digitale – continua il testo – sarà un prerequisito per una valutazione positiva. La valutazione dei piani di ripresa e di resilienza verrà approvata dal Consiglio, a maggioranza qualificata, su proposta della Commissione, attraverso un atto attuativo che il Consiglio si sforzerà di adottare entro quattro settimane dalla proposta”. 

“La valutazione positiva delle richieste di pagamento – si legge ancora – sarà soggetta al raggiungimento soddisfacente delle tappe e degli obiettivi rilevanti. La Commissione chiederà l’opinione del Comitato economico finanziario sulla rispetto soddisfacente delle tappe e degli obiettivi rilevanti. Il Comitato economico e finanziario si sforzerà di raggiungere un consenso”. 

Se, eccezionalmente – prosegue il testo – uno o più Stati membri dovessero valutare che sussistono serie deviazioni dal rispetto soddisfacente delle tappe e degli obiettivi rilevanti, questi possono chiedere al presidente del Consiglio Europeo di deferire la questione al successivo Consiglio Europeo”. 

“La Commissione – continua – adotterà una decisione sulla valutazione sul rispetto soddisfacente delle tappe e degli obiettivi rilevanti e sull’approvazione dei pagamenti in accordo con la procedura di esame”, che è quella della comitatologia, prevista nella prima proposta della Commissione. E’ probabile che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si riferisse anche a questo passaggio stamani, quando ha parlato di una soluzione più rispettosa delle disposizioni dei trattati. 

“Se la questione viene deferita al Consiglio Europeo, nessuna decisione della Commissione riguardante il rispetto soddisfacente delle tappe e degli obiettivi rilevanti e sull’approvazione dei pagamenti verrà presa finché il successivo Consiglio Europeo non abbia discusso in modo decisivo (che cosa si intenda esattamente per discutere ‘decisively’ non è chiaro, ndr) della questione. Questo processo non dovrebbe prendere più di tre mesi, dopo che la Commissione ha chiesto al Comitato economico e finanziario la sua opinione”. Non viene specificato che cosa accade nel caso in cui il Consiglio Europeo non abbia discusso “in modo decisivo” della questione passato questo termine. 

 

 

Covid, in Brasile altri 632 morti 

Il Brasile ha superato gli 80.000 decessi a causa del Covid-19 per oltre 2,1 milioni di casi confermati della malattia. In particolare, secondo i dati forniti dal Ministero della Salute brasiliano, nelle ultime 24 ore ci sono stati 632 nuovi decessi, quindi il numero complessivo è ora di 80.120. Le autorità sanitarie brasiliane hanno registrato ieri 20.257 nuovi casi, che portano il conteggio globale a 2.118.646 casi positivi.