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Categoria: fatti/esteri

Vertice Ue, Conte: “C’è stata svolta, sono ottimista” – Video 

“Questa notte abbiamo lavorato fino all’alba, direi che c’è stata una svolta. Dobbiamo essere ancora cauti fino alla fine, fino alla stretta finale, ma sono cautamente ottimista”. Sono le parole del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel punto stampa durante la quarta giornata del vertice Ue dedicato al negoziato sull’Mff 2021-27 e sul Recovery Plan. 

Sulla governance “c’è stato uno scontro in questi giorni, non permetterò che un singolo paese possa vere la possibilità di un sistema di controllo e di verifica. Spetta agli organi comunitari”, ha detto a Bruxelles lasciando l’hotel dove si è riposato per qualche ora prima di riprendere il negoziato in Consiglio Europeo, questo pomeriggio. 

Recovery, ecco la bozza: 209 miliardi all’Italia 

L’Italia conserverà i 170 miliardi di cui si è parlato? “Ieri per l’ennesima volta c’è stato un duro confronto. Ho spiegato che c’è un limite e non va superato, per la dignità dell’Italia e degli altri paesi che in questo momento attraversano la fase più acuta della crisi. Questo piano è stato elaborato dalla Commissione europea e se viene riempito di ostacoli operativi e di meccanismi che ne condizionano l’efficacia, non serve a nulla. Ho richiamato tutti ad un’assunzione di responsabilità, qui non stiamo scherzando e non possiamo guardare il nostro ombelico nazionale, stiamo offrendo una riposta europea”. 

Bisogna raggiungere un accordo “per i cittadini, per la gravità delle conseguenze di questa crisi. Non è più tempo di tergiversare. Capisco che in un quadro così complesso ci siano state incomprensioni, chiamiamole così, ma ora bisogna finalizzare il tutto. Questo piano serve a rilanciare l’Europa e a renderla più competitiva”. “Mi sembra che il clima sia cambiato. Ieri sera, dopo la posizione molto più dura da parte di Italia, Spagna, Portogallo, Francia, Germania e anche Grecia, c’è stata una svolta. A quel punto abbiamo fatto capire chiaramente che non si può pensare di portare avanti un negoziato al ribasso, ogni giorno c’è un tentativo di abbassare le poste in gioco: su questo siamo inflessibili”, ha detto ancora il presidente del Consiglio. 

Vertice Ue, 209 miliardi all’Italia nella bozza del Recovery 

In base alla ‘negobox’ inviata dal presidente del Consiglio Europeo Charles Michel questa sera alle delegazioni nazionali, che deve essere ancora approvata, nell’ambito di Next Generation Eu all’Italia dovrebbero spettare in tutto 208,8 miliardi di euro, cioè oltre 30 miliardi in più rispetto alla prima proposta (173,8 mld). Lo si apprende da fonti italiane. 

Dei 208,8 mld, 81,4 mld sono trasferimenti, in lieve calo da 85,24 mld, mentre 127,4 mld sono prestiti, rispetto a 88,584 mld. Aumentano dunque, di molto, i prestiti, che vanno restituiti ma che sarebbero a tassi molto bassi, visto che la Commissione, un emittente sovrano, si può finanziare a tassi molto bassi, avendo rating tripla A dalla maggior parte delle agenzie. 

Va inoltre considerato che il mero fatto che il Recovery Plan venga approvato dovrebbe avere un effetto calmiere sui rendimenti dei titoli di Stato, e quindi sui costi che lo Stato deve sopportare per finanziarsi. Uno sviluppo, questo, che potrebbe contare anche nella valutazione, eventuale, dell’opportunità di accedere alle linee di credito del Mes. 

I numeri sono, in ogni caso, stime, effettuate sulla base della allocation key, che dovrebbe essere basata, almeno in parte, su dati prospettici. Le stime che erano state diffuse inizialmente riguardo all’Italia erano di 172,7 mld di euro, di cui 81,8 mld trasferimenti e 90,93 mld prestiti, ma risalgono al 27 maggio e nel frattempo l’outlook per l’economia europea, e per quella italiana, è peggiorato; questo potrebbe avere un ruolo nelle variazioni delle cifre. 

E’ poi cambiata, rispetto alla proposta iniziale, la chiave di allocazione delle risorse, che inizialmente era basata interamente sulla disoccupazione, ma che poi è stata affinata, per tenere conto delle critiche dei Frugali, che considerano la disoccupazione un ‘legacy issue’ e non un effetto della pandemia di Covid-19.  

Nella proposta presentata oggi, la chiave di allocazione per gli anni 2021-22 è quella della Commissione, basata sul parametro della disoccupazione, mentre per il 2023 “il criterio della disoccupazione nel 2015-19 viene rimpiazzato, in eguali proporzioni, dalla caduta del Pil reale osservata nel 2020 e dalla perdita cumulata nel Pil reale osservata nel 2020-21, che verrà calcolata entro il 30 giugno 2022”. 

 

Recovery, ecco la bozza: 209 miliardi all’Italia 

Nella proposta di compromesso, la ‘negobox’ come si dice in gergo, sull’Mff 2021-27 e su Next Generation Eu inviata dal presidente del Consiglio Europeo Charles Michel alle delegazioni nazionali, la Recovery and Resilience Facility, il ‘cuore’ del piano per la ripresa, viene rafforzata, anche rispetto alla proposta iniziale della Commissione e a quella di compromesso avanzata da Michel il 10 luglio scorso, passando da un totale di 560 mld a 672,5 mld di euro, dei quali 312,5 mld di trasferimenti (rispetto a 310 mld) e 360 mld di prestiti (rispetto a 250 mld). Il nuovo piano porterebbe all’Italia 209 miliardi. 

Si tratterebbe di oltre 30 miliardi in più rispetto alla prima proposta (173,8 miliardi). Lo si apprende da fonti italiane. Dei 208,8 mld, 81,4 mld sono trasferimenti, in lieve calo da 85,24 mld, mentre 127,4 mld sono prestiti, rispetto a 88,584 mld. Aumentano dunque, di molto, i prestiti, che vanno restituiti ma che sarebbero a tassi molto bassi, visto che la Commissione, un emittente sovrano, si può finanziare a tassi molto bassi, avendo rating tripla A dalla maggior parte delle agenzie. 

Cosa prevede la ‘negobox’ di Michel per l’Italia 

E nella bozza del piano spunta anche il ‘regalo’ all’Olanda 

LA BOZZA – L’ammontare totale di Next Generation Eu, come è stato ribattezzato dalla Commissione il Recovery Plan, è di 750 mld di euro, invariato rispetto alla proposta iniziale. Di questi, 360 mld sono prestiti (rispetto a 250 mld iniziali), 390 sono trasferimenti (rispetto a 500). Pertanto, il 48% di Nge è costituito da prestiti, che si restituiscono (ma saranno a tassi molto bassi, perché la Commissione è un emittente con rating tripla A dalla maggior parte delle grandi agenzie), il 52% da trasferimenti, che per definizione non si restituiscono. 

Conte: “C’è stata svolta, sono ottimista” (VIDEO) 

Il piano, che interagirà e potenzierà il Quadro Finanziario Pluriennale, è stato rimodulato in modo da concentrare molta forza finanziaria sulla Recovery and Resilience Facility, lo strumento destinato a finanziare i piani nazionali di ripresa e di resilienza, che i Paesi membri dovranno presentare alla Commissione, possibilmente entro l’autunno. Il 70% dei trasferimenti va impegnato negli anni 2021 e 2022; il restante 30% entro la fine del 2023.  

Merkel: “Accordo possibile” 

Il taglio dei trasferimenti si fa sentire su tutti gli altri programmi di Next Generation Eu: React Eu, destinato a potenziare i fondi di coesione, dai 50 mld della proposta di Michel del 10 luglio a 47,5 mld (React Eu è l’altro programma che stava molto a cuore all’Italia, e viene penalizzato poco). 

Rutte: “Ieri sera ho pensato ‘è finita’, ora soddisfatto” 

I tagli penalizzano i fondi Nge destinati a potenziare HorizonEurope, il programma per la ricerca, che passano da 13,5 a 5 mld; InvestEu, erede del piano Juncker, che passa da 30,3 mld a 2,1 mld; dimezzato il rafforzamento allo sviluppo rurale, da 15 a 7,5 mld; il potenziamento del Just Transition Fund passa da 30 a 10 mld; a RescEu, il programma di rafforzamento della risposta alle emergenze passa da 2 mld a 1,9 mld; Ndici, i fondi per il vicinato, lo sviluppo e la cooperazione internazionale, passano da 15,5 mld a 3,5 mld. 

Scompare il Solvency Support Instrument, da 26 mld a zero, che era stato pensato per salvare le imprese strategiche in difficoltà a causa della pandemia di Covid-19. Era però un programma comunitario, che non a tutti gli Stati membri andava a genio; qualcuno aveva perplessità sul piano giuridico. Inoltre l’allocazione dei suoi fondi dipendeva dalle necessità e non era prevedibile: essendo per così dire un ‘figlio di nessuno’, nell’ottica degli Stati nazionali, viene sacrificato. Scompare da Nge anche il programma per la salute, 7,7 mld di euro: nella ‘negobox’ non figura più. 

L’iter di approvazione dei piani nazionali di ripresa e resilienza, necessari ad accedere alla Recovery and Resilience Facility, prevede l’approvazione del via libera dato dalla Commissione da parte del Consiglio, con un voto a maggioranza qualificata, come nella prima proposta negoziale di Michel. Per quanto riguarda l’attuazione dei piani stessi, è la Commissione che la segue, ma chiedendo l’opinione del Comitato economico e finanziario, organo tecnico del Consiglio.  

E’ prevista la possibilità di sollevare la questione davanti al Consiglio Europeo, ove mai “uno o più” Stati membri nel Comitato Economico Finanziario ritenessero che sussista il rischio di una “seria deviazione” dal “soddisfacente raggiungimento” delle “tappe” e degli obiettivi rilevanti. Il testo del passaggio, oggetto di ripetute limature e affinamenti, è abbastanza involuto, e la struttura del procedimento sufficientemente barocca, da consentire di soddisfare le esigenze politiche di diversi Paesi.  

Il testo del passaggio, punto A16 della bozza, recita: “I piani di ripresa e di resilienza verranno valutati dalla Commissione entro due mesi dalla loro presentazione. Il criterio della coerenza con le raccomandazioni specifiche per Paese, come pure il rafforzamento del potenziale di crescita, la creazione di posti di lavoro e la resilienza economica e sociale dello Stato membro avranno i punteggi più alti nella valutazione”. 

“Anche il contributo effettivo alla transizione verde e a quella digitale – continua il testo – sarà un prerequisito per una valutazione positiva. La valutazione dei piani di ripresa e di resilienza verrà approvata dal Consiglio, a maggioranza qualificata, su proposta della Commissione, attraverso un atto attuativo che il Consiglio si sforzerà di adottare entro quattro settimane dalla proposta”. 

“La valutazione positiva delle richieste di pagamento – si legge ancora – sarà soggetta al raggiungimento soddisfacente delle tappe e degli obiettivi rilevanti. La Commissione chiederà l’opinione del Comitato economico finanziario sulla rispetto soddisfacente delle tappe e degli obiettivi rilevanti. Il Comitato economico e finanziario si sforzerà di raggiungere un consenso”. 

Se, eccezionalmente – prosegue il testo – uno o più Stati membri dovessero valutare che sussistono serie deviazioni dal rispetto soddisfacente delle tappe e degli obiettivi rilevanti, questi possono chiedere al presidente del Consiglio Europeo di deferire la questione al successivo Consiglio Europeo”. 

“La Commissione – continua – adotterà una decisione sulla valutazione sul rispetto soddisfacente delle tappe e degli obiettivi rilevanti e sull’approvazione dei pagamenti in accordo con la procedura di esame”, che è quella della comitatologia, prevista nella prima proposta della Commissione. E’ probabile che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si riferisse anche a questo passaggio stamani, quando ha parlato di una soluzione più rispettosa delle disposizioni dei trattati. 

“Se la questione viene deferita al Consiglio Europeo, nessuna decisione della Commissione riguardante il rispetto soddisfacente delle tappe e degli obiettivi rilevanti e sull’approvazione dei pagamenti verrà presa finché il successivo Consiglio Europeo non abbia discusso in modo decisivo (che cosa si intenda esattamente per discutere ‘decisively’ non è chiaro, ndr) della questione. Questo processo non dovrebbe prendere più di tre mesi, dopo che la Commissione ha chiesto al Comitato economico e finanziario la sua opinione”. Non viene specificato che cosa accade nel caso in cui il Consiglio Europeo non abbia discusso “in modo decisivo” della questione passato questo termine. 

 

 

Recovery, ecco la bozza 

Nella proposta di compromesso, la ‘negobox’ come si dice in gergo, sull’Mff 2021-27 e su Next Generation Eu inviata dal presidente del Consiglio Europeo Charles Michel alle delegazioni nazionali, la Recovery and Resilience Facility, il ‘cuore’ del piano per la ripresa, viene rafforzata, anche rispetto alla proposta iniziale della Commissione e a quella di compromesso avanzata da Michel il 10 luglio scorso, passando da un totale di 560 mld a 672,5 mld di euro, dei quali 312,5 mld di trasferimenti (rispetto a 310 mld) e 360 mld di prestiti (rispetto a 250 mld). 

L’ammontare totale di Next Generation Eu, come è stato ribattezzato dalla Commissione il Recovery Plan, è di 750 mld di euro, invariato rispetto alla proposta iniziale. Di questi, 360 mld sono prestiti (rispetto a 250 mld iniziali), 390 sono trasferimenti (rispetto a 500). Pertanto, il 48% di Nge è costituito da prestiti, che si restituiscono (ma saranno a tassi molto bassi, perché la Commissione è un emittente con rating tripla A dalla maggior parte delle grandi agenzie), il 52% da trasferimenti, che per definizione non si restituiscono. 

Conte: “C’è stata svolta, sono ottimista” (VIDEO) 

Il piano, che interagirà e potenzierà il Quadro Finanziario Pluriennale, è stato rimodulato in modo da concentrare molta forza finanziaria sulla Recovery and Resilience Facility, lo strumento destinato a finanziare i piani nazionali di ripresa e di resilienza, che i Paesi membri dovranno presentare alla Commissione, possibilmente entro l’autunno. Il 70% dei trasferimenti va impegnato negli anni 2021 e 2022; il restante 30% entro la fine del 2023.  

Merkel: “Accordo possibile” 

Il taglio dei trasferimenti si fa sentire su tutti gli altri programmi di Next Generation Eu: React Eu, destinato a potenziare i fondi di coesione, dai 50 mld della proposta di Michel del 10 luglio a 47,5 mld (React Eu è l’altro programma che stava molto a cuore all’Italia, e viene penalizzato poco). 

Rutte: “Ieri sera ho pensato ‘è finita’, ora soddisfatto” 

I tagli penalizzano i fondi Nge destinati a potenziare HorizonEurope, il programma per la ricerca, che passano da 13,5 a 5 mld; InvestEu, erede del piano Juncker, che passa da 30,3 mld a 2,1 mld; dimezzato il rafforzamento allo sviluppo rurale, da 15 a 7,5 mld; il potenziamento del Just Transition Fund passa da 30 a 10 mld; a RescEu, il programma di rafforzamento della risposta alle emergenze passa da 2 mld a 1,9 mld; Ndici, i fondi per il vicinato, lo sviluppo e la cooperazione internazionale, passano da 15,5 mld a 3,5 mld. 

Scompare il Solvency Support Instrument, da 26 mld a zero, che era stato pensato per salvare le imprese strategiche in difficoltà a causa della pandemia di Covid-19. Era però un programma comunitario, che non a tutti gli Stati membri andava a genio; qualcuno aveva perplessità sul piano giuridico. Inoltre l’allocazione dei suoi fondi dipendeva dalle necessità e non era prevedibile: essendo per così dire un ‘figlio di nessuno’, nell’ottica degli Stati nazionali, viene sacrificato. Scompare da Nge anche il programma per la salute, 7,7 mld di euro: nella ‘negobox’ non figura più. 

Covid, da vaccino Oxford “forte risposta immunitaria” 

Il vaccino sviluppato da Astrazeneca in collaborazione con lo Jenner Institute dell’università di Oxford, con il coinvolgimento anche dell’azienda italiana Irbm, sembra funzionare contro Covid-19: è sicuro e produce una risposta immunitaria contro la malattia, secondo i risultati delle prime fasi di sperimentazione pubblicati su ‘Lancet’. Risultati molto promettenti, dunque, anche se ancora preliminari. 

Secondo il trial clinico in corso su 1.077 volontari adulti sani, il vaccino ChAdOx1 “induce una consistente risposta da parte di cellule T e anticorpi” , spiegano i ricercatori, sottolineando che la risposta immunitaria “potrebbe essere anche più forte dopo una seconda dose”, secondo i risultati di uno studio clinico su un piccolo sottogruppo di partecipanti, una decina di persone.  

Il vaccino si basa su un virus che provoca il raffreddore comune negli scimpanzé, geneticamente modificato anche per ‘sembrare’ più simile al coronavirus trasferendo le informazioni genetiche della ‘proteina spike’, con cui il virus invade le nostre cellule.  

Le concentrazioni di cellule T, che coordinano il sistema immunitario e sono in grado di identificare quali cellule sono state infettate e distruggerle, hanno raggiunto il picco 14 giorni dopo la vaccinazione dei volontari sani coinvolti nello studio e i livelli di anticorpi dopo 28 giorni. Lo studio non è durato a sufficienza per capire la durata della risposta immunitaria, che però risultava ancora presente fino a 56 giorni dalla somministrazione del vaccino. Il vaccino è risultato sicuro; non ci sono stati effetti collaterali gravi, il 70% delle persone coinvolte nel trial ha sviluppato febbre e mal di testa.  

Questi primi risultati “sono estremamente promettenti – commenta soddisfatto Andrew Pollard, del gruppo di ricerca di Oxford – e crediamo che il tipo di risposta immunitaria possa essere protettivo” contro Sars-Cov-2. Lo studio ha mostrato che il 90% dei volontari ha sviluppato anticorpi neutralizzanti dopo una dose, solo 10 hanno ricevuto una seconda dose e l’effetto è stato lo stesso. “Stiamo ancora giocando la partita: non conosciamo il livello necessario per la protezione dal virus, ma possiamo massimizzare le risposte immunitarie con una seconda dose”. 

Lo scienziato italiano: “Risultati incoraggianti” 

OMS – “Davvero una buona notizia quella che arriva dalla pubblicazione su Lancet dei dati sul vaccino di Oxford University ma anche della pubblicazione in pre-print del trial di BionTech e Pfizer: è davvero grande vedere questi dati, e noi ci congratuliamo con i colleghi di Oxford University, di Astrazeneca e di BionTech e Pfizer”. Lo ha detto il capo delle emergenze sanitarie dell’Organizzazione mondiale della sanità, Mike Ryan, in conferenza stampa a Ginevra, rispondendo ai giornalisti sulle ultime novità relative a candidati vaccini anti-Covid. 

“Questi vaccini – ha ricordato l’esperto – non hanno provocato seri effetti collaterali e hanno generato anticorpi neutralizzanti. Si tratta di risultati positivi, ma che arrivano ancora da studi di fase I, quindi aspettiamo ulteriori dati. E’ comunque importante vedere i progressi di due dei 23 candidati vaccini attualmente in fase clinica”, ha detto Ryan. “Non facciamo errori: dobbiamo continuare ad accelerare nella ricerca di un vaccino anti-Covid – ha sottolineato il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus – mentre facciamo il massimo con ciò che abbiamo”.  

 

Oms: “Contact tracing chiave per controllare focolai” 

“Come abbiamo detto molte volte, le cosiddette misure di lockdown possono aiutare a ridurre la trasmissione di Covid-19, ma non possono arrestarla completamente. Il contact tracing”, il tracciamento dei contatti, “è essenziale per trovare e isolare i casi, identificare e mettere in quarantena i loro contatti” e dunque è la “chiave per controllare i focolai”, adesso che alcuni Paesi sono alle prese con le riaperture. A sottolinearlo è stato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, in conferenza stampa a Ginevra.  

“Il contact tracing è stato a lungo il fondamento della risposta alle epidemie, dal vaiolo alla poliomielite, all’Ebola e oggi a Covid-19 – ha ricordato il Dg Oms – Reagire rapidamente ai nuovi casi e ai focolai di Covid-19 consentirà ai Paesi di continuare sulla strada della ripresa economica, tenendo a bada il virus”. Certo, il tracciamento dei contatti “non è l’unico strumento: deve far parte di un pacchetto completo. Ma è uno dei più importanti”. E “anche i Paesi con una trasmissione di comunità possono fare progressi, isolando le loro epidemie in parti gestibili. Un elemento tanto più critico dal momento che i Paesi stanno riaprendo”.  

“La ricerca dei contatti è essenziale per ogni Paese, in ogni situazione. Può impedire che singoli casi diventino focolai e che i focolai si trasformino in trasmissione comunitaria”, ha evidenziato Tedros Adhanom Ghebreyesus. “Si tratta di un elemento fondamentale”, ha aggiunto Ibrahima Socé Fall, Assistant Director-General Emergency Response dell’Oms. “Non possiamo aspettare vaccini e farmaci per fermare la corsa del virus”.  

Quanto alle “applicazioni mobili per il contact tracing, possono supportare il tracciamento dei contatti, ma nulla sostituisce il lavoro sul campo: operatori addestrati che si recano porta a porta per trovare casi e contatti e spezzare la catena della trasmissione”.  

“Davvero una buona notizia quella che arriva dalla pubblicazione su Lancet dei dati sul vaccino di Oxford University ma anche della pubblicazione in pre-print del trial di BionTech e Pfizer: è davvero grande vedere questi dati, e noi ci congratuliamo con i colleghi di Oxford University, di Astrazeneca e di BionTech e Pfizer”, ha detto dal canto suo il capo delle emergenze sanitarie dell’Organizzazione mondiale della sanità, Mike Ryan. 

“Questi vaccini – ha ricordato l’esperto – non hanno provocato seri effetti collaterali e hanno generato anticorpi neutralizzanti. Si tratta di risultati positivi, ma che arrivano ancora da studi di fase I, quindi aspettiamo ulteriori dati. E’ comunque importante vedere i progressi di due dei 23 candidati vaccini attualmente in fase clinica”, ha detto Ryan. “Non facciamo errori: dobbiamo continuare ad accelerare nella ricerca di un vaccino anti-Covid – ha sottolineato il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus – mentre facciamo il massimo con ciò che abbiamo”.  

“E’ importante l’impegno politico affinché il vaccino anti-Covid sia considerato un bene globale di salute pubblica, dunque non dobbiamo solo accelerare sulla ricerca del vaccino, ma anche impegnarci per una sua equa distribuzione”, ha poi sottolineato Tedros Adhanom Ghebreyesus. “Alcuni Paesi stanno andando in un’altra direzione, ma se non c’è consenso su questo, il vaccino potrebbe andare solo a chi può permettersi di acquistarlo”, ha aggiunto il Dg. 

E non si tratta di “fare la carità ai Paesi Poveri, ma di trovare un modo per uscire insieme dalla pandemia e dal suo impatto, anche economico”, ha aggiunto. Insomma, per il direttore generale dell’Oms a questo punto, oltre alla ricerca, “è fondamentale anche l’impegno politico e il consenso per assicurare l’accesso al vaccino come bene globale di salute pubblica”. Perché questo virus va combattuto a livello globale. 

Hong Kong, Regno Unito sospende “per sempre” trattato estradizione 

Il Regno Unito sospende “immediatamente e per sempre” il trattato di estradizione con Hong Kong. Lo ha annunciato, come atteso, Dominic Raab. Alla Camera dei Comuni, il ministro degli Esteri ha detto che Londra “vuole rapporti positivi” con la Cina, ma – ha aggiunto secondo quanto riporta la Bbc – la “imposizione” della nuova legge sulla “sicurezza nazionale” da parte di Pechino a Hong Kong rappresenta una “grave violazione” degli obblighi internazionali. 

Raab ha parlato di una misura “necessaria e proporzionata”, dopo le mosse nella stessa direzione di Canada e Australia, e ha puntualizzato: “Non valuteremo la riattivazione di questi accordi a meno che e fin quando non vi saranno garanzie chiare e solide che evitino l’abuso dell’estradizione dal Regno Unito sulla base della nuova legge sulla sicurezza nazionale”. 

“Resta un’incertezza notevole sul modo in cui verrà applicata la nuova normativa sulla sicurezza nazionale – ha proseguito il ministro – Il Regno Unito sta a guardare. Il mondo intero sta a guardare”. 

Come prima risposta alla contestata legge il governo di Boris Johnson ha già offerto la possibilità di ottenere la cittadinanza a circa tre milioni di abitanti di Hong Kong e l’annuncio odierno rischia di esacerbare ulteriormente le tensioni tra il Regno Unito e il gigante asiatico dopo il divorzio di Londra da Huawei per la rete 5G e le critiche sulle violazioni ai danni degli Uiguri nello Xinjiang. 

Il governo di Londra estenderà inoltre a Hong Kong l’embargo sulle armi, in vigore dal 1989 con la Cina, fermando le esportazioni di equipaggiamenti per le forze di sicurezza, come armi e fumogeni. “L’estensione di questo embargo significa che non ci saranno esportazioni dal Regno Unito a Hong Kong di armi potenzialmente letali, di loro componenti o munizioni – ha detto Raab in dichiarazioni rilanciate da Sky News – Significa anche un divieto all’export di equipaggiamenti che non sono già vietati e che potrebbero essere usati per la repressione interna”. 

Vertice Ue, Macron: “Progressi ma ci saranno altre difficoltà” 

“Abbiamo fatto molti progressi (la notte scorsa, ndr) sulla questione delle regole di funzionamento del piano di rilancio”. Lo ha spiegato il Presidente francese Emmanuel Macron prima della ripresa delle trattative dei 27 sul Recovery Fund. “Ci sono stati dei momenti molto tesi e ci saranno altre difficoltà”, ha aggiunto, precisando che tali ostacoli riguarderanno “l’importo totale del piano di rilancio e i sussidi”, tema quest’ultimo “più sensibile nelle ultime ore”.  

“Ora bisogna entrare nei dettagli. Ci saranno per forza soluzioni di compromesso, ma è necessario mantenere l’ambizione per le nostre grandi politiche europee del futuro, in particolare le politiche sul clima, sul digitale sui giovani” ha aggiunto Macron. L’ambizione europea “di cui abbiamo bisogno è la condizione della nostra solidarietà e di una stabilità della zona euro”.  

“Non presentarci oggi all’appuntamento con lo spirito di compromesso e con l’ambizione significa assumersi il rischio di tornare ai momenti più duri e che alla fine questo non abbia per noi un costo più elevato”, ha quindi concluso.  

Vertice Ue, Merkel ottimista: “Accordo possibile oggi” 

La cancelliera tedesca Angela Merkel si è detta ottimista sulla possibilità di raggiungere oggi un accordo sul Recovery Fund. ”Abbiamo ottenuto dopo lunghe trattative la bozza di un possibile accordo unitario. Questo è un progresso che rende possibile oggi il raggiungimento di un accordo”, ha dichiarato Merkel arrivando al vertice. ”Sono molto contenta che io e il presidente francese abbiamo portato avanti un programma in una situazione difficile e straordinaria che richiede un impegno straordinario”, ha aggiunto la cancelliera, dicendo di augurarsi che ”i problemi rimasti possano essere superati”. 

“Abbiamo fatto molti progressi (la notte scorsa, ndr) sulla questione delle regole di funzionamento del piano di rilancio”, ha spiegato il Presidente francese Emmanuel Macron prima della ripresa delle trattative dei 27 sul Recovery Fund. “Ci sono stati dei momenti molto tesi e ci saranno altre difficoltà”, ha aggiunto, precisando che tali ostacoli riguarderanno “l’importo totale del piano di rilancio e i sussidi”, tema quest’ultimo “più sensibile nelle ultime ore”.  

“Ora bisogna entrare nei dettagli. Ci saranno per forza soluzioni di compromesso, ma è necessario mantenere l’ambizione per le nostre grandi politiche europee del futuro, in particolare le politiche sul clima, sul digitale sui giovani” ha aggiunto Macron. L’ambizione europea “di cui abbiamo bisogno è la condizione della nostra solidarietà e di una stabilità della zona euro”. “Non presentarci oggi all’appuntamento con lo spirito di compromesso e con l’ambizione significa assumersi il rischio di tornare ai momenti più duri e che alla fine questo non abbia per noi un costo più elevato”, ha quindi concluso.  

 

Coronavirus, in Francia mascherine obbligatorie da oggi 

Entra in vigore oggi in Francia l’uso obbligatorio di mascherine in tutti i luoghi pubblici chiusi. Chi infrangerà l’obbligo andrà incontro ad una multa di 135 euro. L’obbligo riguarda i negozi, i centri commerciali, gli uffici amministrativi, le banche, i mercati coperti. 

“Constatiamo che ci sono segni inquietanti di ripresa epidemica sul territorio nazionale”. A dichiararlo è stato oggi su France Info il ministro della Salute francese Olivier Véran, che ha citato “tra i 400 ed i 500 focolai di Coronavirus”. Il ministro della Salute ha sottolineato che “aldilà del numero dei focolai” è necessario guardare alle “vie di contagio” verificate, soprattutto nei luoghi chiusi. Motivo che giustifica, ha osservato, l’obbligo di indossare la mascherina nei luoghi pubblici chiusi.  

Il problema riguarda in particolare ambienti di lavoro quali i mattatoi, dove è complicato rispettare i gesti di distanziamento sociale e le riunioni di famiglia.  

 

Coronavirus, oltre 14,5 milioni di casi nel mondo  

Sono oltre 14,5 milioni i casi di Coronavirus registrati nel mondo. Ad aggiornare il dato è il Coronavirus Resource Center della John Hopkins University, secondo la quale più di 605mila persone hanno perso la vita per complicanze legate all’infezione. Nel dettaglio, i contagiati dal Covid-19 sono globalmente 14.508.892 contagi, i decessi sono stati 606.206. 

Gli Stati Uniti restano il Paese maggiormente colpito. 

Coronavirus, quasi 14,5 milioni di casi nel mondo  

Sono quasi 14,5 milioni i casi di coronavirus confermati nel mondo. Lo rende noto la Johns Hopkins University, secondo la quale più di 605mila persone hanno perso la vita per complicanze legate all’infezione. Nel dettaglio, i contagiati dal Covid-19 sono globalmente 14.457.916, mentre sono 605.205 le vittime. 

Gli Stati Uniti restano il Paese maggiormente colpito, con 3.773.206 contagi e 140.534 morti. 

Vertice Ue, si cerca l’intesa. Conte: “Confronto diventa risolutivo” 

Quarto giorno di trattative al Consiglio Europeo sul pacchetto Mff 2021-27-Recovery Plan. Dopo una lunga notte di consultazioni, la plenaria è riconvocata oggi per le 16, precisa su un social network il portavoce Barend Leyts. ”Trattative dure stanno volgendo al termine. Noi siamo molto contenti dei risultati di oggi. Si riprende nel pomeriggio”, ha scritto su Twitter il cancelliere austriaco Sebastian Kurz.  

“Ci stiamo avvicinando allo zoccolo duro delle rispettive posizioni” e il “confronto diventa più risolutivo”, ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, rientrando in hotel a Bruxelles, dopo la notte di lavori nel palazzo del Consiglio Europeo. “Spero che si possano iniziare a valutare alcuni aggiornamenti delle proposte, frutto dell’intensa negoziazione di questi giorni”. 

Il premier ha spiegato che nel Consiglio Europeo si continua a trattare al ribasso sul pacchetto Mff 2021-27-Recovery Plan, “intervenendo a ridurre l’ammontare, a compromettere l’efficacia, a frapporre vari ostacoli operativi”, quindi inizia a venire il sospetto che “non si voglia rendere effettivo uno strumento che è nell’interesse di tutti che funzioni”. 

Quindi ha anticipato che il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel “proporrà una soluzione” che prevede una “riduzione dei trasferimenti a 400 miliardi e 390 miliardi” del Recovery Plan. La soluzione da 400 mld di trasferimenti “condurrebbe un maggiore sconto”, cioè un rebate aumentato, “per i Paesi che ne hanno diritto e quella da 390 mld uno sconto minore”, spiega ancora Conte 

Per Conte, tuttavia, “questa negoziazione volta ad abbassare il livello di efficacia della reazione europea non ha senso. I trasferimenti sono necessari a una pronta ripresa per rafforzare la resilienza dei paesi che hanno più difficoltà nella crescita economica”. “Il Recovery Plan – ha sottolineato – non può diventare uno strumento per condurre battaglie ideologiche. Chi oggi si contrappone alla chiusura di questo negoziato e pensa di acquisire nell’immediato maggiore consenso sul piano interno deve però pensare che non solo la storia gli chiederà il conto ma che i suoi stessi cittadini, superata la reazione emotiva, si renderà che quella di stasera è stata una valutazione miope che ha portato a una decisione che ha contribuito ad affossare il mercato unico e la libertà di sognare delle nuove generazioni”, ha concluso. 

  

Trump: “Alla fine avrò ragione, virus sparirà” 

”Alla fine avrò ragione. Lo sapete, l’ho detto: ‘sparirà”’. Così il presidente americano Donald Trump in un’intervista a Fox News Sunday ha ribadito la sua tesi secondo la quale il coronavirus scomparirà. E questo nonostante il recente aumento di contagi in diversi stati come la California, il Texas, l’Arizona e la Florida. ”Lo dico un’altra volta… sparirà e io avrò ragione”, ha detto Trump riferendosi alla pandemia che ha ucciso più di 142mila americani negli ultimi cinque mesi. 

Gli Stati Uniti hanno ”uno dei tassi di mortalità più bassi al mondo” per quanto riguarda la pandemia causata dal coronavirus, ha rimarcato Trump parlando di dati ”fuorvianti” diffusi dalla Johns Hopkins University rispetto alla reale diffusione della pandemia negli Stati Uniti. “Nessun paese ha mai fatto ciò che abbiamo fatto in termini di test. Siamo l’invidia del mondo”, ha detto. 

In merito al piano messo a punto da Washington per contrastare gli effetti della diffusione del Covid-19, Trump ha affermato che ”mi prendo sempre la responsabilità di tutto perché alla fine è anche il mio lavoro. Devo mettere tutti in fila”. E rispetto ai singoli stati ha affermato che “alcuni governatori hanno agito bene, alcuni hanno agito male”. 

 

Ue, Conte: “Fase di stallo, negoziato complicato”  

Si chiude con un rinvio la seconda giornata del vertice Ue. Terminata la cena tra i leader, il nuovo appuntamento è fissato alle ore 12 di domani. Ad annunciarlo il portavoce di Charles Michel su Twitter. 

“Siamo in una fase di stallo, il negoziato è più complicato del previsto”, ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in un videomessaggio da Bruxelles durante una pausa del Consiglio Ue. “Le partite in discussione sono molteplici e questo rende molto complicato questo passaggio. Tante le poste in gioco su cui stiamo cercando una sintesi e dobbiamo trovarla perché è nell’interesse di tutti, affermando il principio fondamentale che questi strumenti devono essere adeguati e proporzionati alla crisi che stiamo vivendo ed efficaci. Non serve a nessuno approvare strumenti che non siano efficaci, serve una risposta collettiva solida e robusta”, aggiunge il premier, confermando che “ci stiamo confrontando duramente con l’Olanda ma anche con altri paesi cosiddetti frugali che non condividono la necessità di una risposta così sussistente sui sussidi”. 

Questi Paesi, ha continuato Conte, “mettono in discussione anche i loans, i prestiti. Stiamo cercando di coinvolgere tutti in questa prospettiva europea. Tutti devono comprendere che non è solo l’Italia che se ne giova, non solo la Spagna o il Portogallo e gli altri Paesi più colpiti o meno resilienti, ma l’intera Europa”.  

“In un’economia integrata – ha proseguito – dobbiamo tutti risollevarci per ripartire tutti insieme ancora più competitivi e resilienti. Dobbiamo competere nello spazio globale, con Cina e Usa, e dobbiamo farlo al più presto, perché ci sono tante sofferenze nelle nostre rispettive comunità, tante lacerazioni del tessuto sociale e produttivo, che meritano un pronto rimedio”. 

Conte ha poi incontrato in bilaterale la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen per cercare un accordo sul pacchetto costituito dall’Mff 2021-27, il Quadro finanziario pluriennale dell’Ue, e da Next Generation Eu.  

Consiglio Ue, Kurz: “Battaglia intensa ma direzione giusta” 

I negoziati sul Recovery Plan e sull’Mff 2021-27, il Quadro finanziario pluriennale dell’Ue, sono avviati “nella direzione giusta”, dopo che il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel ha messo sul tavolo una nuova proposta di compromesso. Lo dice il cancelliere austriaco Sebastian Kurz. 

“Naturalmente, come ci aspettavamo, è una battaglia dura, un negoziato intenso, ma sta andando nella giusta direzione, e questa è la parte più importante”, continua Kurz. 

Per Kurz resta molto da discutere, tuttavia, non ultimo come assicurarsi che i Paesi usino i fondi per la ripresa in modo efficiente, oltre al volume del Recovery Fund e del bilancio a lungo termine, come pure la questione del rispetto dello Stato di diritto come condizione per accedere ai fondi. 

Vertice Ue, nuova proposta per Recovery 

Il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel ha preparato una nuova proposta di compromesso per il Recovery Plan, secondo un documento visto dalla Dpa. Il pacchetto complessivo resterebbe di 750 mld di euro, ma i trasferimenti diminuirebbero da 500 a 450 mld, mentre i prestiti aumenterebbero da 250 a 300 mld. I capi di Stato e di governo dell’Ue sono ora riuniti in plenaria per vedere se un accordo è possibile. 

La giornata di ieri si è chiusa con una “fumata nera”, ha spiegato stanotte Conte, ma oggi c’è spazio per “lavorare” per trovare un accordo sul pacchetto Recovery Plan-Mff 2021-27, ha aggiunto. 

Tra i capi di Stato e di governo dell’Ue riuniti per cercare un accordo sul Recovery Plan e sull’Mff 2021-27 “in molti interventi il clima è quello della consapevolezza che dobbiamo assolutamente raggiungere un risultato. Purtroppo è fumata nera, ma c’è ancora da lavorare domani (oggi, ndr)”. Si è espresso così Conte questa notte rientrando in hotel. 

 

L’idea di attribuire ai ministri delle Finanze riuniti nell’Ecofin la facoltà di discutere qualsiasi “problema” sorga con l’attuazione dei programmi di spesa finanziati dal Recovery Plan, avanzata dal premier olandese Mark Rutte, è “un ottimo compromesso” per sciogliere il nodo della governance. Lo dice il primo ministro bulgaro Boyko Borisov, in una dichiarazione a margine del Consiglio Europeo, a Bruxelles. 

 

Francia, rogo nella cattedrale di Nantes 

Un violento incendio sta divampando all’interno della cattedrale di Saint-Pierre-et-Saint-Paul a Nantes. Secondo quanto riporta il sito di Le Parisien, che pubblica foto riportate sui social media della chiesa in fiamme, le fiamme si sarebbero sviluppate verso le 7.30 del mattino e poco dopo sono intervenuti i vigili del fuoco che stanno lavorando per cercare di domare le fiamme. 

L’incendio è stato circoscritto in qualche ora. Lo ha dichiarato in un punto stampa il direttore dipartimentale dei vigili del fuoco di Nantes, Laurent Ferlay, precisando che “non è uno scenario come quello di Notre Dame”, riferendosi al terribile incendio che oltre un anno fa ha distrutto parte della cattedrale di Parigi. I danni principali sono stati riportati dal grande organo della cattedrale che è stato “interamente distrutto”, mentre anche la piattaforma dove poggiava viene definita “instabile” dal capo dei pompieri, secondo quanto riporta il sito di Le Parisien. 

Le immagini pubblicate sui social e riprese dal sito del giornale francese hanno mostrato come dal rosone della cattedrale gotica divampassero le fiamme all’interno della chiesa da cui esce un denso fumo nero. 

La cattedrale è stata già parzialmente distrutta da un incendio nel 1972, provocato da un incidente durante dei lavori di riparazione. 

Sulla base dei primi elementi raccolti, gli inquirenti a questo stadio considerano privilegiata l’potesi criminale per l’incendio. E’ quanto ha fatto capire il procuratore della Repubblica, Pierre Sennes, spiegando che sono stati riscontrati finora tre punti di partenza del fuoco, a livello dell’organo e dall’altra parte della navata. “Non è stato un fatto fortuito”, ha aggiunto, secondo quanto riporta le Parisien. 

Dopo il precedente incendio, sono stati necessari 13 anni per il restauro e la cattedrale di Nantes venne riaperta ai fedeli nel 1985. 

“Che tristezza vedere la storia che oggi si ripete” ha twittato il deputato della regione, ed ex ministro, Francois de Rugy, esprimendo la sua solidarietà alla diocesi ed il sostegno al lavoro dei vigili del fuoco che “stanno combattendo con le fiamme per limitare i danni”. 

Nel 2015, sempre a Nantes, un incendio ha distrutto i tre quarti di un altro edificio religioso, la basilica di Saint-Donatien-et-Saint-Rogatien. 

Il primo ministro francese, Jean Castex, questa mattina si recherà a Nantes insieme ai ministri dell’Interno, Gérald Darmanin, e della Cultura, Roselyne Bachelot. “Voglio sapere quello che è successo”, ha detto ai giornalisti sottolineando che con la sua visita intende manifestare anche “la mia solidarietà con gli abitanti di Nantes”. 

Da parte sua Macron ha twittato il suo “sostegno ai nostri esperti vigili del fuoco che si espongono a tutti i rischi per salvare questo gioiello gotico della città dei Duchi”. 

 

Morto John Lewis, leader del movimento diritti civili negli Usa 

John Lewis, uno dei leader del movimento per i diritti civili negli Stati Uniti, è morto all’età di 80 anni. Lewis era stato uno dei “Big Six”, come venivano chiamati i sei principali leader del movimento, tra i quali vi era Martin Luther King Jr, e partecipò all’organizzazione della storica marcia del 1963 a Washington. 

Eletto deputato in Georgia, nel distretto della capitale, Lewis aveva annunciato lo scorso dicembre di aver un tumore al pancreas. “Ho lottato per quasi tutta la mia vita, per la libertà, l’eguaglianza, i diritti umani, non ho mai fronteggiato una lotta come questa che ora sto affrontando”, aveva detto allora. 

Fondatore e presidente dello Student Nonviolent Coordinating Committee (Sncc), Lewis in questa veste organizzò e intervenne alla manifestazione durante la quale Luther King pronunciò il famoso discorso “I have a dream”. Era l’ultimo degli oratori di quella marcia ancora in vita. 

La Speaker democratica, Nancy Pelosi, ha ricordato Lewis come “un gigante del movimento dei diritti civili la cui bontà, fede e coraggio hanno trasformato la nazione”. Sottolineando che al Congresso era “rispettato ed amato” in modo bipartisan, Pelosi ha affermato che “ogni giorno della vita di Lewis è stato dedicato ad ottenere libertà e giustizia per tutti”. 

La Naacp, la principale organizzazione per i diritti civili, si è detta profondamente “rattristata” per la scomparsa di Lewis che “con la missione di una vita dedicata alla giustizia, all’eguaglianza e alla libertà ha lasciato un segno permanente nel nostro Paese e nel mondo”. 

La morte di Lewis è avvenuta lo stesso giorno di quella di un altro leader del movimento dei diritti civili, C T Vivian che aveva 95 anni. Vivian fu tra gli organizzatori Freedom Rides , i viaggi della libertà, una protesta contro la segregazione sui mezzi pubblici nel Sud, e poi divenne il presidente della Southern Christian Leadership Conference.