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Categoria: fatti/esteri

Recovery, è battaglia al vertice Ue 

Tra i capi di Stato e di governo dell’Ue riuniti per cercare un accordo sul Recovery Plan e sull’Mff 2021-27 “in molti interventi il clima è quello della consapevolezza che dobbiamo assolutamente raggiungere un risultato. Purtroppo è fumata nera, ma c’è ancora da lavorare domani (oggi, ndr)”. Si è espresso così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, rientrando in hotel nella notte, al termine della prima giornata di lavori del Consiglio Europeo, a Bruxelles. 

Per Conte, “la Germania ha avuto un grande ruolo. Nel dibattito interno tedesco c’era molta contrarietà” a uno strumento fondato sul debito come il Recovery Plan. “La leadership di Angela Merkel – ricorda – ha avuto un grande ruolo per orientare il suo Paese verso questa soluzione. E Germania e Francia hanno proposto per primi, ufficialmente, i 500 mld di sussidi. La Germania sta giocando un ruolo importante, ma adesso abbiamo ancora dei dettagli sui quali metterci d’accordo”, sottolinea. 

Insomma “c’è ancora da lavorare” per arrivare ad un accordo sull’Mff 2021-27 e sul Recovery Plan, perché tra i capi di Stato e di governo dell’Ue “le divergenze ancora ci sono”, afferma ancora Conte aggiungendo: “Stiamo parlando del Quadro finanziario pluriennale dei prossimi sette anni e di uno strumento innovativo come Next Generation Eu. Ci sono tanti aspetti tecnici da approfondire e delle divergenze che obiettivamente non siamo ancora riusciti a superare”, dice. 

La proposta di attivare una sorta di ‘freno d’emergenza’ per l’attuazione dei piani nazionali di ripresa e resilienza nel caso di mancanza di consenso tra i Paesi “non” va bene all”Italia. “Io stesso ho rappresentato, nonostante la generosità dell’impegno e dello sforzo” del presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, “che è una proposta che non riteniamo spendibile”, fa sapere ancora il premier facendo sapere di aver “avanzato una proposta italiana alternativa, ma abbiamo ancora bisogno di lavorare”.  

Il cosiddetto freno di emergenza “riguarda la governance per la fase attuativa dei piani, ma ci sono anche altri aspetti dei quali stiamo discutendo. Non si tratta di porre il veto. L’Italia è molto ambiziosa, non solo per difendere i propri interessi, che è senz’altro vero, ma anche perché difende una proposta della Commissione”.  

“Stiamo difendendo – sottolinea Conte – le prerogative della Commissione: siamo anche disponibili ad entrare nella logica della revisione di qualche dettaglio, ma non ad accettare una soluzione di compromesso che alteri non solo l’equilibrio tra le istituzioni europee, che per noi è una linea rossa, ma anche l’ambizione, per quanto l’ammontare dell’intervento con il Recovery e anche il bilanciamento interno tra sussidi e prestiti. Dobbiamo essere chiari: serve un programma che favorisca la ripresa europea. Deve avere caratteristiche di adeguatezza, proporzionalità ed effettività. Se manca uno di questi aspetti, vuol dire che non è ben strutturato né funzionale. Il programma deve essere effettivamente perseguibile: se frapponiamo ostacoli operativi lo rendiamo inefficace – ribadisce – e non serve a nessuno”. 

 

“Nulla è incrollabile, nella vita”, dice poi a proposito delle resistenze e dei ‘veti’ dell’Olanda nella trattativa sull’Mff 2021-27 e sul Recovery Plan. “Vediamo domani….”. La proposta italiana sulla governance dei piani nazionali di ripresa e di resilienza, dice ancora il premier, “era per elaborare un coinvolgimento anche del Consiglio, ma rispettoso delle prerogative della Commissione Europea, cui in base alle previsioni comunitarie, spetta la prerogativa dell’attuazione del bilancio”. 

“Su questo – continua – non si può transigere: è una funzione che i trattati riconoscono alla Commissione. La nostra proposta consentiva comunque al Consiglio di formulare delle osservazione critiche per sollecitare, da parte della Commissione, una maggiore attenzione”. Non l’approvazione all’unanimità in Consiglio, come chiedono gli olandesi? “Non esiste”, taglia corto il premier. 

 

Trump contro uso mascherina: “Bisogna lasciare libertà” 

Donald Trump ribadisce che non intende emettere un ordine nazionale per l’uso obbligatorio della mascherina per combattere il coronavirus. In un’intervista rilasciata a Fox News, il presidente ha infatti detto che bisogna lasciare alle persone “una certa libertà”. La parole di Trump arrivano dopo che Anthony Fauci ha rivolto un appello ai leader statali e locali affinché siano “più vigorosi possibile” nello spingere la gente ad usare la mascherina. “E’ molto importante, dovremmo usarla tutti”, ha aggiunto il virologo. 

La nuova dichiarazione di Trump conferma come, nel mezzo della pandemia di Covid che ha contagiato oltre 2 milioni di americani, per una parte dei repubblicani, presidente in testa, quella delle mascherine sia diventata una battaglia politica. Anche contro l’evidenza della scienza: “Noi non siamo senza difese contro il Covid, i mezzi per coprirsi il volto sono le armi più potenti che abbiamo per rallentare e fermare la diffusione del virus, specialmente se usati da tutti in una comunità” ha dichiarato recentemente il direttore del Cdc, Robert R Redfield. 

Oms: “10% casi nel mondo in operatori sanitari” 

“Sono operatori sanitari circa il 10% dei casi Covid-19 a livello globale”. Lo ha evidenziato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, oggi in conferenza stampa a Ginevra. “Dopo mesi di lavoro in situazioni estremamente stressanti – aggiunge il direttore generale – molti operatori sanitari soffrono anche di stanchezza fisica e psicologica”.  

“Tutti noi abbiamo un debito enorme nei confronti degli operatori sanitari, non solo perché si sono presi cura dei malati, ma perché hanno rischiato la vita in prima linea”, facendo “il proprio dovere”, ha detto il Dg, continuando: “Non c’è salute senza operatori sanitari”. Ricordando le recenti cerimonie a Parigi e in Spagna, e il ruolo di medici e infermieri nella lotta a Covid-19, il Dg Oms ha sottolineato l’impegno di questi ‘guerrieri’ che hanno “rischiato la vita in prima linea per fare il loro dovere”. Come evidenzia anche il fatto che “il 10% di tutti i casi nel mondo ha colpito operatori sanitari”.  

La pandemia ha messo in luce il ruolo di questi professionisti, “e ci ha insegnato che la salute è il fondamento della stabilità”, economica e politica, ha aggiunto il capo dell’Oms, ricordando che 132 mln di persone soffriranno la fame anche in conseguenza degli effetti della pandemia.  

 

Germania, vittime chiedono clemenza per ex Ss guardiano lager 

Gli avvocati delle vittime hanno chiesto clemenza per un anziano ex Ss che fu guardiano del lager dove erano prigionieri. E’ successo al tribunale di Amburgo, dove è in corso il processo contro il 93enne Bruno D., accusato di complicità nell’uccisione di 5230 internati nel lager nazista di Stutthof. La procura ha chiesto una condanna a tre anni di carcere.  

Secondo gli avvocati delle vittime Bruno D. deve essere riconosciuto colpevole, ma non va mandato in carcere data la sua età. “Deve essere perdonato”, ha detto l’avvocato Markus Goldbach, a nome del suo cliente, un ex internato che vive in Israele. Un altro legale, Mehmet Daimaguler, ha riferito che i suoi clienti auspicano una pena con la condizionale, in modo da risparmiare il carcere all’anziano. La parola alla difesa passerà lunedì, quando anche l’imputato potrà rendere le sue dichiarazioni finali. La decisione del giudice è attesa per giovedì. 

Bruno D, che è apparso in aula su una sedie a rotelle, è stato guardiano del lager di Stutthof, vicino Danzica, fra l’agosto 1944 e l’aprile 1945, dopo essere entrato nelle Ss. All’epoca l’imputato aveva fra i 17 e i 18 anni e per questo motivo il processo a suo carico si svolge davanti ad una corte per i minori.  

 

Ue, fonti: “Leader discutono di governance, taglia Mff e Recovery” 

I capi di Stato e di governo dell’Ue sono impegnati dalle 10.25 di stamani in “intense discussioni” sul Recovery Plan e sull’Mff 2021-27, il Quadro finanziario pluriennale dell’Ue, ma “finora non si sono addentrati nei dettagli” ed è “troppo presto per dire quale direzione stanno prendendo i negoziati”. Lo spiegano fonti diplomatiche Ue, mentre nella sede del Consiglio, a Bruxelles, è in corso il summit dei leader, senza che la stampa sia ammessa all’interno, per ragioni di sicurezza sanitaria.  

Le discussioni tra i leader si concentrano su tre argomenti: primo, la “governance” dei piani nazionali di ripresa e resilienza, un aspetto che sta particolarmente a cuore al premier olandese Mark Rutte, che stamani ha pubblicamente posto due condizioni fondamentali per arrivare ad un accordo: aumentare i rebates, gli sconti al contributo al bilancio Ue, e assicurare che le riforme vengano fatte.  

I capi di Stato e di governo si confrontano anche sulla “dimensione” dell’Mff e sulle “correzioni” al medesimo, nonché sulla “taglia” di Next Generation Eu (Nge) e sul suo “mix costitutivo”, ossia sull’equilibrio tra prestiti e trasferimenti. Sono state prospettate “diverse opzioni per ridurre ulteriormente il tetto delle risorse proprie e i fondi di Nge non legati alla Recovery and Resilience Facility” (Rrf), il cuore del piano di ripresa. 

La Danimarca è particolarmente attiva sul fronte della riduzione del tetto delle risorse proprie (il cui innalzamento è necessario a creare l’headroom, il margine che verrà usato come garanzia dalla Commissione per emettere bond e finanziare così Nge) e su quello dei rebates, spiegano le fonti.  

La Francia, invece, “ha chiesto che l’Ue ponga fine ai rebates”, sconti che sono nati sulla scia del ‘rebate’ britannico ottenuto da Margaret Thatcher negli anni Ottanta e che non hanno più ragione di esistere, visto che il Regno Unito è uscito dall’Ue. Ventuno Paesi su 27 sono contrari al mantenimento dei rebates, che invece i Frugali vogliono, per evitare di vedere salire in modo sostanziale il loro contributo, che viene calcolato in base del Reddito Nazionale Lordo. Il mantenimento dei rebates fa parte del pacchetto di compromesso proposto da Charles Michel.  

L’Olanda, spiegano le fonti, “ha sostenuto la necessità di un nuovo meccanismo di governance” dei piani nazionali, mentre il governo spagnolo e quello italiano hanno risposto con un ritorno alla proposta della Commissione, che prevedeva l’iter della comitatologia o comitology, senza ruoli per il Consiglio. Finora, comunque, “la temperatura nella sala non è salita in modo sostanziale”. Altre fonti riferiscono di uno scontro tra Rutte e Viktor Orban sullo Stato di diritto, ma per ora la voce non trova conferme. “Sembra – concludono le fonti – che i leader stiano conservando le loro energie in vista di domani”.  

Coronavirus, aumentano i contagi a Barcellona: nuovo ‘lockdown’ 

Ai residenti di Barcellona è stato chiesto “di rimanere a casa”, e di non uscire se non per ragioni essenziali, per contenere una nuova ondata di epidemia di coronavirus, ha annunciato il governo regionale della Catalogna. Ai quattro milioni di residenti della città è stato anche chiesto di non recarsi presso le proprie seconde case. Di nuovo chiusi anche i cinema, teatri e le discoteche e vietate le riunioni di più di dieci persone. I provvedimenti si estendono per due settimane.  

Consiglio Ue su Recovery, leader cercano accordo a 27 

I capi di Stato e di governo dell’Ue si riuniscono oggi a Bruxelles fisicamente nel Consiglio Europeo per la prima volta dallo scorso febbraio, anche se la sede del Consiglio rimarrà chiusa alla stampa per ragioni di sicurezza sanitaria. Per almeno due giorni, a partire da stamattina, si confronteranno per trovare un accordo sul pacchetto costituito dall’Mff, il Quadro Finanziario Pluriennale dell’Ue per il 2021-27 da 1.074 mld, e da Next Generation Eu, il piano per la ripresa da 750 mld di euro (500 mld di trasferimenti e 250 mld di prestiti) che vede l’Italia come primo beneficiario.  

“Non ci siamo ancora – spiega un alto funzionario Ue – un accordo non è garantito. Può essere raggiunto, ma ci sono ancora differenze tra le delegazioni”. La prospettiva di avere un piano ambizioso per risollevare l’economia europea dalla gravissima crisi provocata dalla pandemia di Covid-19 ha già risollevato i mercati finanziari. C’è molta “attesa” per il piano, hanno sottolineato fonti dell’Eliseo, e “deluderla” non conviene a nessuno.  

Come ha spiegato Johannes Hahn, commissario europeo al Bilancio, austriaco e popolare, un via libera al Recovery Plan questo fine settimana darebbe un forte “segnale” di fiducia agli operatori economici e finanziari, che è quello che occorre per far ripartire l’economia, che ancora langue nell’incertezza dopo la rimozione delle misure di chiusura decise per contrastare la pandemia.  

Un via libera questo weekend sarebbe anche importante a livello geopolitico, perché darebbe il segnale, ha aggiunto Hahn, che l’Ue c’è e che sa dare le risposte che servono. Viceversa, un mancato accordo darebbe esattamente il segnale opposto: non è difficile immaginare quale sarebbe la reazione dei mercati alla riapertura della settimana borsistica, lunedì mattina. Tra i nodi più ostici da sciogliere ci sono la governance dei piani nazionali di riforma, per i quali l’Olanda, che in questo è isolata, vuole l’approvazione all’unanimità, e il legame tra il bilancio Ue e il rispetto dello Stato di diritto, che l’Ungheria non vuole.  

La posizione dell’Olanda sulla governance dei piani appare uno dei principali ostacoli sulla via dell’accordo. Il primo ministro olandese Mark Rutte, che si prepara a elezioni politiche l’anno venturo e che deve confrontarsi con la concorrenza interna del suo ministro delle Finanze Wopke Hoekstra, insiste perché il via libera del Consiglio ai piani nazionali di riforma e resilienza, necessari ad accedere alla Recovery and Resilience Facility, avvenga all’unanimità e non a maggioranza qualificata, cosa che darebbe a ciascun Paese un diritto di veto sui piani nazionali degli altri 26, con un serio rischio di stallo nel Consiglio.  

Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, nella sua proposta di compromesso, ha già modificato l’iter autorizzativo dei piani: dall’esame in comitato, con un ruolo predominante della Commissione, si è passati al via libera del Consiglio, a maggioranza qualificata. L’Aja, che in questo non viene seguita dagli altri Frugali, insiste per l’unanimità, osservando che questo metodo vale anche in altri organismi come il Mes e la Banca Mondiale. Non si tratta tanto di sfiducia nei confronti dei Paesi del Sud.  

Anzi, spiega una fonte diplomatica Ue, Rutte è tra i “maggiori sostenitori” delle intenzioni riformatrici del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. L’atteggiamento olandese è motivato anche da una radicata sfiducia nei confronti della Commissione, che viene da lontano e che si è aggravata per via dei precedenti di ‘mano leggera’ nell’applicare il patto di stabilità, per esempio alla Francia, perché “c’est la France”, come ebbe a dire Jean-Claude Juncker nel 2016.  

Per Rutte, in un Paese in cui il debito è un tabù, non è facile spiegare al suo Parlamento che l’Olanda deve indebitarsi, sia pure indirettamente tramite la Commissione e sia pure solo teoricamente, dato che gli impegni non verranno escussi, senza che ci sia uno stretto controllo sull’utilizzo delle risorse che verranno raccolte. Per l’Olanda, ha spiegato un diplomatico Ue, lo scopo non è non spendere i soldi del Recovery, “anzi”.  

Sarebbe un successo se venissero spesi tutti, perché significherebbe che “vengono fatte le riforme” necessarie a rafforzare i Paesi che sono rimasti indietro, in modo che, alla prossima crisi, non debbano più essere supportati dagli altri. Non aiuta il fatto che le linee di credito del Mes, 240 mld a disposizione per le spese sanitarie collegate direttamente o indirettamente alla Covid-19, rimangano inutilizzate, perché hanno buon gioco i ‘falchi’, che nel Parlamento olandese non mancano, ad osservare che non c’è tutta questa “urgenza” di avere il Recovery Plan, dato che quei soldi, senza condizioni, non vengono utilizzati.  

Tanto più che le linee di credito del Mes sono state decise nell’Eurogruppo “quasi in bilaterale” tra il ministro olandese Hoekstra e l’italiano Roberto Gualtieri, come ha svelato il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni. “Siamo sorpresi” per il fatto che non vengono usate, osserva una fonte diplomatica Ue, dopo tutta la “pressione” che è stata esercitata per modificare le regole che sovrintendono all’uso delle risorse del Mes.  

In ogni caso, secondo fonti diplomatiche Ue, l’Olanda “non vuole la troika”, ma vuole essere sicura che i Paesi Ue vengano trattati allo stesso modo, senza discrezionalità, e che i piani nazionali siano modellati sulle raccomandazioni specifiche per Paese, in particolare su quelle “del 2019”, e non su quelle ‘morbide’ del 2020, perché vengano fatte le riforme che rendano i Paesi del Sud più robusti e in grado di reggere meglio agli choc esogeni.  

La trattativa verterà anche su molti altri aspetti, come la chiave di allocazione delle risorse, l’ammontare complessivo del piano e quello del bilancio, l’equilibrio tra prestiti e trasferimenti (Francia e Germania danno la priorità ai 500 mld di trasferimenti, i Frugali vogliono ridurre l’ammontare complessivo e in particolare i trasferimenti), le nuove risorse proprie per il bilancio Ue (tema che sta molto a cuore al Parlamento, che deve dare il via libera all’Mff) e i rebates, gli sconti al contributo al bilancio Ue per i 5 Paesi più ricchi, sconti corposi ai quali si oppongono ben 21 Paesi e che per L’Aja valgono 1,5 mld di euro l’anno.  

Michel ieri ha diffuso una comunicazione scritta in cui parla di un Recovery Plan da “1.750 mld di euro”, non da 1.824 mld, che era l’ammontare previsto dalla proposta negoziale messa sul tavolo venerdì scorso.  

Ieri il premier Giuseppe Conte ha incontrato il presidente francese Emmanuel Macron. Sul Recovery Plan “la posta in gioco è l’Europa” ha detto Conte. Con la Francia, e con altri Paesi dell’Ue, “condividiamo la necessità” che un accordo sull’Mff 2021-27 e sul Recovery Plan “sia finalizzato al più presto”, ha sottolineato il premier. 

Il Consiglio inizierà questa mattina alle 10, dopo il tradizionale discorso del presidente del Parlamento Europeo David Sassoli, con un giro di tavolo, per capire a che punto si è arrivati.  

Una volta concluso il giro di tavolo, potrebbero partire gli incontri bilaterali, al termine dei quali i negoziatori del Consiglio valuteranno se mettere sul tavolo una seconda proposta di compromesso, tenendo conto delle posizioni espresse. L’obiettivo è quello di raggiungere un accordo: “Se la proposta sul tavolo non funziona – spiega un alto funzionario Ue – è normale che proviamo altre opzioni”.  

Tuttavia, osserva, l’accordo è sul pacchetto e alla fine si dovrà trovare un compromesso: se il pacchetto si sbilancia in una direzione, allora potrebbe venire ritoccato anche in quella opposta, con il rischio di allontanare un compromesso. “Alla fine forse i leader vedranno che la nostra proposta non è così male”, prevede.  

“Oggi il vertice dei paesi europei sulla proposta della Commissione Next Generation Eu. Coraggio, ambizione, unità. E un po’ di fortuna, venerdì 17” ha scritto il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni, a poco più di due ore dall’avvio del Consiglio Ue.  

A Bruxelles si prospetta un lungo fine settimana di lavoro. 

  

Colombia, morto italiano collaboratore Onu 

Si sentiva minacciato e aveva acquistato i biglietti aerei per tornare a casa Carmine Mario Paciolla, il 33enne di Napoli trovato morto a San Vicente del Caguàn, in Colombia. Il ritrovamento del corpo è avvenuto ieri alle 19.40 ora italiana. Paciolla era in Colombia in qualità di volontario nell’ambito della Missione di verifica delle Nazioni Unite. Il decesso è stato ricostruito come suicidio per impiccagione, ma questa versione non convince amici e conoscenti del 33enne che hanno lanciato una petizione su “change.org” per chiedere indagini su quanto accaduto. 

“Da giorni – si legge nella petizione – Paciolla si sentiva con la famiglia confessando la sua apprensione per strani comportamenti di gente a lui nota che lo facevano sentire minacciato. Era chiuso in casa per le misure del contenimento del contagio Covid, aveva appena comprato il biglietto aereo per tornare in Italia ma i sicari lo hanno raggiunto prima. La scena è stata ricostruita come suicidio per impiccagione, ma più di un elemento smentisce questa ricostruzione”. Con la petizione si chiede di “indagare su questa ennesima morte di un giovane italiano all’estero per mano di criminali. La morte di Mario non resti impunita”. 

La Farnesina ha confermato il decesso del nostro connazionale. L’ambasciata d’Italia a Bogotà, in stretto raccordo con il ministero e con le autorità locali, segue il caso con la massima attenzione ed è in contatto con i familiari del connazionale, oltre che con la missione di verifica dell’Onu in Colombia, con cui Paciolla collaborava, per offrire ogni possibile assistenza. 

 

 

Usa, “sanzioni a Huawei per violazione dei diritti umani” 

Gli Stati Uniti imporrano sanzioni, che prevedono il rifiuto di visti di ingresso, “ad alcuni dipendenti di società tech cinesi come Huawei che forniscono sostegno materiale a regimi che sono impegnati in violazioni dei diritti umani ed abusi a livello globale”. Lo ha annunciato oggi il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo che ha definito il colosso tech cinese “un braccio dello stato di sorveglianza del partito comunista che censura i dissidenti politici e permette l’internamento in campi di detenzione di massa in Xinjiang”.  

Pompeo, che in passato ha definito Huawei ed altre società tech cinesi “cavalli di Troia dell’intelligence di Pechino” ha detto che l’annuncio di oggi deve essere un monito per le altre compagnie. “Le compagnie di telecomunicazioni di tutto il mondo sono avvisate: se fate affari con Huawei state facendo affari con chi viola i diritti umani”.  

Sul 5G, ha aggiunto Pompeo rispondendo a una domanda sulla decisione di Londra, “il vento sta cambiando” in tutto il mondo. “Non credo che l’abbiano fatto solo per paura delle sanzioni americane, lo hanno fatto perché i loro team di sicurezza sono arrivati alle stesse conclusioni dei nostri”, ha continuato il segretario di Stato Usa, riferendosi al fatto che “non puoi proteggere queste informazioni” che, se affidati a canali non affidabili, finiranno nelle mani del partito comunista cinese”. Lodando ancora la decisione del premier Boris Johnson, “che ha fatto assolutamente la cosa giusta”, Pompeo si è detto poi felice rispetto ad un anno fa quando gli Stati Uniti apparivano essere i soli ad esprimere le loro preoccupazioni per le decisioni di “vedere che questo sta succedendo in tutto il mondo”.  

“Il vento sta cambiando, mi ricordo le vostre domande un anno fa, quando dicevate che erano solo gli Stati Uniti – ha continuato rivolgendosi ai giornalisti – Credo che il lavoro che stiamo facendo, che abbiamo potuto fare in tutto il mondo, sta rendendo chiaro a tutti che c’è un vero rischio di sicurezza”. Pompeo ha ripetuto ancora che “il vento sta cambiando” quando si vedono “le più grandi compagnie di telecomunicazioni condividere le nostre stesse preoccupazioni”. 

Secondo il segretario di Stato, ora “ogni nazione” si sta domandando semplicemente come raggiungere “rapidamente” delle “soluzioni convenienti che non espongano le nostre popolazioni ai rischi che possono venire dall’avere queste infrastrutture nei nostri Paesi”.  

 

Usa, “sanzioni a Huawei per violazione dei diritti umani” 

Gli Stati Uniti imporrano sanzioni, che prevedono il rifiuto di visti di ingresso, “ad alcuni dipendenti di società tech cinesi come Huawei che forniscono sostegno materiale a regimi che sono impegnati in violazioni dei diritti umani ed abusi a livello globale”. Lo ha annunciato oggi il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo che ha definito il colosso tech cinese “un braccio dello stato di sorveglianza del partito comunista che censura i dissidenti politici e permette l’internamento in campi di detenzione di massa in Xinjiang”.  

Pompeo, che in passato ha definito Huawei ed altre società tech cinesi “cavalli di Troia dell’intelligence di Pechino” ha detto che l’annuncio di oggi deve essere un monito per le altre compagnie. “Le compagnie di telecomunicazioni di tutto il mondo sono avvisate: se fate affari con Huawei state facendo affari con chi viola i diritti umani”.  

Sul 5G, ha aggiunto Pompeo rispondendo a una domanda sulla decisione di Londra, “il vento sta cambiando” in tutto il mondo. “Non credo che l’abbiano fatto solo per paura delle sanzioni americane, lo hanno fatto perché i loro team di sicurezza sono arrivati alle stesse conclusioni dei nostri”, ha continuato il segretario di Stato Usa, riferendosi al fatto che “non puoi proteggere queste informazioni” che, se affidati a canali non affidabili, finiranno nelle mani del partito comunista cinese”. Lodando ancora la decisione del premier Boris Johnson, “che ha fatto assolutamente la cosa giusta”, Pompeo si è detto poi felice rispetto ad un anno fa quando gli Stati Uniti apparivano essere i soli ad esprimere le loro preoccupazioni per le decisioni di “vedere che questo sta succedendo in tutto il mondo”.  

“Il vento sta cambiando, mi ricordo le vostre domande un anno fa, quando dicevate che erano solo gli Stati Uniti – ha continuato rivolgendosi ai giornalisti – Credo che il lavoro che stiamo facendo, che abbiamo potuto fare in tutto il mondo, sta rendendo chiaro a tutti che c’è un vero rischio di sicurezza”. Pompeo ha ripetuto ancora che “il vento sta cambiando” quando si vedono “le più grandi compagnie di telecomunicazioni condividere le nostre stesse preoccupazioni”. 

Secondo il segretario di Stato, ora “ogni nazione” si sta domandando semplicemente come raggiungere “rapidamente” delle “soluzioni convenienti che non espongano le nostre popolazioni ai rischi che possono venire dall’avere queste infrastrutture nei nostri Paesi”.  

 

Usa, Trump: “Più bianchi tra vittime delle forze dell’ordine” 

“Anche le persone bianche muoiono. Anzi, muoiono più bianchi tra le forze dell’ordine”. Così Donald Trump ha risposto a una domanda della Cbs News sul perché i neri negli Stati Uniti ancora muoiano per mano della polizia.  

Per Trump, che ha definito la questione posta “una domanda terribile da fare”, ci sarebbero quindi più vittime delle forze di sicurezza tra i cittadini bianchi.  

Covid, Ue: “Stati vigilino per evitare altri lockdown estesi” 

“Vigilanza continua” e “risposte rapide” da parte della Commissione Europea e degli Stati membri dell’Ue sono “essenziali” per contenere il coronavirus Sars-Cov-2 ed evitare così “nuovi lockdown generalizzati” nel Vecchio Continente. Lo raccomanda la Commissione europea in una comunicazione diffusa oggi, che delinea una serie di azioni da intraprendere per evitare altre chiusure generalizzate come quelle degli ultimi mesi. 

Le misure di chiusura generalizzata per spezzare le catene di contagio si sono rivelate molto dannose per l’economia e possono essere evitate, a patto che ci si prepari a dovere, effettuando test, tracciando i contatti, migliorando la vigilanza da parte delle autorità sanitarie e ampliando l’accesso ai dispositivi di protezione, ai farmaci e alle apparecchiature mediche necessarie per curare la Covid-19. Si consigliano anche “attività per ridurre gli oneri causati dall’influenza stagionale”, i cui sintomi possono essere simili a quelli della malattia provocata dal coronavirus Sars-Cov-2 e caricare i servizi sanitari di ulteriore lavoro. 

 

Covid, nel mondo oltre 13 milioni di casi 

Sono più di 13 milioni i casi di coronavirus nel mondo. I dati aggiornati della John Hopkins University (Jhu) parlano di 13.103.290 contagi a livello globale con 572.428 decessi. Gli Stati Uniti restano il primo Paese al mondo per numero di casi e vittime. Qui, secondo la Jhu, sono stati diagnosticati almeno 59.222 nuovi casi di coronavirus in 24 ore – con il totale dei contagi che ormai supera i 3,36 milioni – e altri 411 decessi. Il bilancio aggiornato delle vittime negli Usa parla di 135.605 morti per complicanze legate al Covid-19. 

Covid, Oms: “230 mila casi nel mondo, il 50% in soli 2 Paesi” 

“Ieri sono stati segnalati all’Oms 230mila casi di Covid-19. Quasi l’80% di questi casi è stato segnalato da soli 10 paesi e il 50% da soli due paesi”. Lo ha sottolineato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel corso di una conferenza stampa a Ginevra. L’esperto ha sollecitato i Paesi ad “agire in fretta”, “perché non è mai troppo tardi per prendere le decisioni giuste e dare messaggi chiari alla popolazione’. 

“Sebbene il numero di decessi giornalieri rimanga relativamente stabile, c’è molto di cui preoccuparsi. Tutti i paesi sono a rischio, ma non tutti i paesi sono stati colpiti allo stesso modo – ha sottolineato il Dg Oms -. Al momento ci sono 4 situazioni nel mondo: alcuni Paesi vigili e consapevoli si sono preparati e hanno risposto rapidamente ed efficacemente ai primi casi. Di conseguenza, finora hanno evitato grandi focolai”. “Ci sono poi i Paesi che in cui si è verificato un grave focolaio che è stato messo sotto controllo attraverso una combinazione di leadership politica forte e di popolazioni che aderivano a misure chiave di sanità pubblica”. Questo è accaduto “in molti Paesi in Europa che hanno dimostrato che è possibile tenere sotto controllo i grandi focolai”. Poi ci sono Paesi che hanno allentato le misure troppo in fretta, “e si trovano a gestire nuovi aumenti di casi”. 

Due esperti Oms in quarantena per missione in Cina 

Infine “in diversi paesi in tutto il mondo, stiamo assistendo a pericolosi aumenti nei casi di Covid e i reparti ospedalieri si stanno riempiendo di nuovo. Sembrerebbe che molti paesi stiano perdendo quanto ottenuto, poiché le misure efficaci per ridurre il rischio non vengono attuate o seguite”.  

L’epicentro di Covid-19 “rimane nelle Americhe, dove è stato registrato oltre il 50% dei casi del mondo”, ha detto ancora il dg Oms. E “in alcune aree vediamo un pericoloso aumento dei casi. Ma dalle esperienze che arrivano da diversi Paesi del mondo sappiamo che non è mai troppo tardi per controllare il virus, anche se c’è stata una trasmissione esplosiva”. “Se i governi non comunicano in modo chiaro con la popolazione e questa non segue le misure di base, che si sono rivelate efficaci, la situazione andrà peggio. Ma non deve andare per forza così”, ha sottolineato il Dg. 

“Non è mai troppo tardi per adottare messaggi e strategie chiare”, esorta. “Dobbiamo essere chiari nei messaggi alla popolazione, e stringenti nelle misure adottate. Con il distanziamento sociale, e contact tracing, test e controlli sappiamo che si può contrastare efficacemente la circolazione del virus”, rincara la dose il capo delle emergenze sanitarie dell’Oms, Mike Ryan. “Ci sono molte persone che non possono stare a casa perché devono lavorare: se tu puoi fallo, e mantieni le distanze, cura l’igiene delle mani, indossa la mascherina se non puoi rispettare il distanziamento. Perché tutti noi possiamo fare qualcosa per contrastare la diffusione di questo virus”, ha aggiunto Maria Van Kerkhove, a capo del gruppo tecnico dell’Oms per il coronavirus. 

 

Usa respingono rivendicazioni marittime di Pechino 

Gli Stati Uniti hanno respinto una serie di rivendicazioni territoriali di Pechino nel mar meridionale della Cina con un ampio comunicato formale, la cui diffusione alza ulteriormente il livello del confronto con il gigante asiatico.  

Nel documento, il segretario di Stato Mike Pompeo definisce “illegali” le rivendicazioni di Pechino sulle risorse marittime in acque internazionali, accusando la Cina di una “campagna di intimidazioni” contro i Paesi rivieraschi. “L’America è a fianco dei nostri alleati e partner del Sud est asiatico nel proteggere i loro diritti sovrani alle risorse offshore, nell’ambito dei loro diritti e obblighi sotto la legge internazionale”, afferma Pompeo. Il documento fa esplicito riferimento a rivendicazioni della Cina su isolotti o banchi di sabbia sui quali avanzano diritti Filippine, Vietnam, Malaysia, Brunei e Indonesia. E ricorda una sentenza del Tribunale arbitrale costituito sulla base della Convenzione internazionale del mare, che nel 2016 ha dato ragione alle Filippine in una di queste dispute territoriali.  

Il comunicato appare dopo che Washington ha condotto esercitazioni navali nel mar meridionale della Cina, irritando Pechino. La Cina si è impadronita di una serie di scogli nell’area per costruirvi isolotti artificiali con installazioni militari.  

Polonia, Duda vince le presidenziali 

Il candidato liberale Rafal Trzaskowski ha ammesso la sconfitta alle elezioni presidenziali in Polonia, con un tweet di congratulazioni per il vincitore, il capo di stato uscente, Andrzej Duda. Il ballottaggio di ieri è stato vinto sul filo di lana da Duda, che ha ottenuto il 51,1%, secondo risultati praticamente definitivi, relativi al 99,98% delle schede. 

Trzaskowski, candidato del partito centrista Piattaforma Civica (Po), si è fermato al 48,9%. Il voto ha fotografato un Paese spaccato in due, con i giovani, le grandi città e la Polonia occidentale che hanno scelto il sindaco europeista di Varsavia. Populista, nazionalista e ultraconservatore, Duda ha vinto grazie agli elettori più anziani, le piccole città, le aree rurali e la parte meridionale e orientale del Paese. La sua vittoria mantiene il controllo delle leve del potere nelle mani del partito Diritto e Giustizia (Pis). 

L’affluenza alle urne, pari al 68%, è stata particolarmente alta, al termine di una campagna elettorale aspra e divisiva, dove non sono mancati da parte del Pis toni omofobici e antisemiti. Trzaskowski è stato accusato di minare la famiglia, a causa delle sue aperture ai diritti Lgbt, e di favorire interessi stranieri ed ‘ebraici’.  

Duda ha puntato molto sui valori tradizionali e il nazionalismo, ma molti voti sono anche dovuti ai sussidi economici del Pis in favore di famiglie con bambini e anziani. La vittoria di Duda permette al Pis di consolidare il suo potere in vista delle prossime elezioni politiche del 2023. Se avesse vinto, Trzaskowski avrebbe avuto il potere necessario per bloccare le riforme giudiziarie del Pis, che secondo l’Unione Europea minano l’indipendenza dei giudici e sono un attentato allo stato di diritto. 

Tuttavia alcuni analisti notano che la vittoria di Duda è stata solo di misura, malgrado il forte sostegno di tutte le istituzioni e i media pubblici. Secondo Ewa Marciniak, dell’università di Varsavia, non è stata certo “una vittoria spettacolare”. E questo, sostiene, potrebbe riaprire rivalità interne in seno al Pis, che covano sotto la guida dell’autoritario leader del partito Jaroslaw Kaczynski. Inoltre alcuni osservatori notano che Duda, non potendo correre per un terzo mandato, potrebbe dimostrarsi più indipendente rispetto al Pis che lo sostiene. “Possa questo mandato essere diverso”, si è augurato Trzaskowski su Twitter. 

Bisognerà dunque vedere se, nel contesto delle conseguenze economiche della crisi del coronavirus, il Pis continuerà una politica aggressiva di scontro con la magistratura e controllo dei media o cercherà una linea più conciliante verso l’altra metà della Polonia. Per quanto riguarda l’Europa, la vittoria di Duda, nota Marciniak, significherà la prosecuzione della linea di “pragmatismo freddo”: abbracciare i vantaggi economici dell’Ue, ma segnare al tempo stesso una dicotomia artificiale fra valori “europei” e “polacchi”. 

Infine il buon risultato di Trzaskowski consolida il ruolo politico del sindaco di Varsavia e del suo partito centrista Piattaforma Civica (Po), che si conferma la principale forza di opposizione. “E’ un trionfo del Po rispetto al resto dell’opposizione – nota lo storico e analista politico Antoni Dudek – il Po mantiene lo status di maggiore forza dell’opposizione. Nessuno sforzo per creare una nuova entità politica di centro ha possibilità di successo”.  

 

 

Covid, Oms: “Irrealistico vaccino subito e accessibile a tutti” 

“Non è realistico pensare di avere un vaccino subito e accessibile a tutti. Si sta facendo il massimo, ma ribadisco che non è realistico pensare una cosa simile. Abbiamo però misure efficaci e sistemi per sopprimere la trasmissione” e dobbiamo usarle. Lo ha sottolineato il capo delle emergenze sanitarie dell’Organizzazione mondiale della sanità, Mike Ryan, in conferenza stampa a Ginevra. “Speriamo tutti che ci sia un vaccino efficace, ma dobbiamo concentrarci sull’uso degli strumenti che abbiamo ora per sopprimere la trasmissione e salvare vite umane”, aveva detto il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. 

“Dobbiamo arrivare a una situazione sostenibile – ha aggiunto il dg – in cui abbiamo un controllo adeguato di questo virus senza spegnere completamente la nostra vita o passare da un lockdown all’altro, cosa che ha un impatto estremamente dannoso sulle società”. 

Patrick Zaki rimane in carcere, detenzione rinnovata per 45 giorni 

”Gli attivisti vicini a Patrick Zaki hanno reso nota la decisione del giudice: rinnovo della detenzione preventiva per 45 giorni. Una decisione assurda, atroce, arbitraria e crudele”. Lo ha scritto su Twitter Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, a proposito dello studente e attivista egiziano dell’Università di Bologna, arrestato al suo ritorno al Cairo il 7 febbraio scorso. 

Oggi è il “158esimo giorno di prigionia per Patrick Zaki”, sottolinea l’ong Eipr (Egyptian Initiative for Personal Rights) in un tweet diffuso prima dell’esito dell’ultima udienza con la notizia – diffusa da Amnesty – degli altri 45 giorni di detenzione preventiva. Udienza in cui, secondo l’Eipr, “dopo 157 giorni, la difesa ha presentato la richiesta di scarcerazione”. “Attendiamo tutti il suo rilascio”, aggiunge il tweet. 

“Grande sconforto e grande tristezza”. Così all’Adnkronos Mirko Degli Esposti prorettore vicario dell’università di Bologna, ha commentato la notizia della proroga. “Altri 45 giorni di detenzione senza sapere quasi siano i contorni della vicenda, senza sapere con chiarezza le reali accuse mossegli – continua Degli Esposti – Noi, nel rispetto di tutte le prerogative del caso, continuiamo a chiedere il rispetto dei diritti umani, un giusto processo per Zaki e di rendere pubbliche le accuse in modo che il giovane possa difendersi”.  

“Noi, da parte nostra, continueremo a chiedere alle istituzioni, al governo e a tutti gli organi governativi di interesse a far sentire la propria voce a favore della liberazione di Zaki – ha detto ancora Degli Esposti – non ci fermeremo perché vogliamo rivedere presto Zaki all’Università di Bologna.