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Categoria: fatti/politica

Mes, ribelli M5S: “No a risoluzione”. Di Maio: “E’ voto contro Conte” 

“Abbiamo votato due volte contro il Mes, il voto a favore della risoluzione è un errore. Noi voteremo contro”. Lo ha detto, a quanto apprende l’Adnkronos, il deputato M5S Alvise Maniero – uno dei parlamentari che hanno firmato la lettera anti-Mes indirizzata ai vertici del Movimento – nel corso del suo intervento all’assemblea del gruppi grillini su Zoom. 

Durante la congiunta, la deputata Manuela Corda, tra i firmatari della lettera anti-Mes, ha criticato la gestione del confronto usando parole forti: “Questo è fascismo. Una conduzione che non ci permette di esprimerci. Solo due minuti e mezzo. Apprezzavo Luigi (Di Maio, ndr). Ora volete un mandato e vi volete imporre”. 

Critico anche il collega Francesco Forciniti, altro firmatario della missiva della discordia: “A Bonafede e Di Maio avete dato mezz’ora senza contraddittorio per fare comizi, senza dato ma esprimendo solo la loro opinione. A noi non ci fate nemmeno parlare. Allora non ve la voto (la risoluzione, ndr)! Ciao”. 

Mes, Di Maio: “Voto contro risoluzione è contro Conte” 

“Meno di un anno fa abbiamo fatto tante riunioni per arrivare a una posizione chiara: no alla riforma del Mes. E siamo riusciti a bloccarla, quando tutti ci dicevano che non si poteva fare. Quella riforma è dannosa a prescindere dall’utilizzo di una linea di credito del Mes, quindi vorrei capire cosa è cambiato a livello politico”, le parole del deputato Raphael Raduzzi. “In Veneto di Piave ce n’è uno, altrimenti si chiama Caporetto”, ha scandito uno dei firmatari della lettera anti-Mes. 

Critiche al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Il titolare del Mef, ha detto il deputato Davide Zanichelli, “è stato irrispettoso nei confronti del Movimento, ci ha snobbato. Ho chiesto una riunione e nessuno mi ha risposto”. “E’ grave che il ministro Gualtieri abbia agito al di fuori del perimetro delineato dal Parlamento e che Crimi abbia parlato a nome del M5S dichiarando che non ostacoleremo la riforma, senza interpellarci”, l’affondo del senatore Mattia Crucioli. 

Per la senatrice Susy Matrisciano, presidente della Commissione Lavoro di Palazzo Madama bisogna rinviare la ratifica della riforma del Mes. La parlamentare, parlando a nome dei componenti M5S della Commissione Lavoro e degli altri firmatari della lettera anti-Mes, chiede di sapere se “votando questa risoluzione ci impegniamo per il futuro nostro e dei nostri figli”. 

 

Mes, Morra: “E’ meglio patrimoniale su super ricchi” 

Imu sul patrimonio ‘commerciale’ della Chiesa e “patrimoniale per i super ricchi, che in Italia sono 2.774. Io credo che già queste due proposte facciano capire come si possa recuperare qualche risorsa senza far riferimento a uno strumento”, il Mes, “che comunque produrrebbe debito pubblico, quel debito che dovrebbero pagare tutti, sia quelli che hanno un patrimonio da 50 mln di euro a salire sia quelli che hanno un patrimonio di 50 euro, talvolta nemmeno quelli. Io personalmente preferisco che a pagare un pochino in più siano quelli che hanno di più”. Così il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra, in un lungo video postato su Facebook. 

Morra avanza anche un’altra proposta, che ieri gli è stata avanzata da Gino Strada. “Allontanando la sanità privata dalla sanità pubblica, ovvero rinegoziando il rapporto, si può risparmiare l’equivalente del Mes”, dunque 36-37 mld. Ma anche se fossero la metà, potremmo averne enormi vantaggi in ordine di risparmio”. 

Nuovo Dpcm 4 dicembre, Zaia: “Testo preconfezionato, non ci hanno ascoltati” 

Sul nuovo Dpcm firmato ieri dal premier Conte con il divieto di spostamento fra comuni a Natale, “mi spiace constatare che anche questa volta non siamo riusciti a costruire un provvedimento con il governo”. Luca Zaia, il presidente del Veneto, spera ancora “in un ripensamento in zona Cesarini” ma, in un’intervista al Corriere della Sera, non nasconde una certa delusione: “Pensavo che si sarebbe potuto lavorare insieme”. E invece? “E invece la musica è stata la stessa di sempre: il governo ci convoca, arriva un testo preconfezionato, lo approvano. La nostra voce, non c’è”.  

“Non è vero che le Regioni sapevano le modalità con cui sarebbero stati chiusi i comuni. Se tutti i presidenti di Regione, con firma di Bonaccini, hanno avuto da ridire, una ragione ci sarà. Per me, il sistema migliore è il lavorare su bozze. Io la bozza l’ho ricevuta ieri alle 2.30 del mattino con la richiesta di un parere entro ieri a mezzogiorno”, chiarisce Zaia.  

“E’ un decreto topico, entra nel periodo delle festività, del picco influenzale in arrivo a gennaio, della campagna vaccinale più grande di sempre. Per nessun governo sarebbe facile da scrivere. Senza le Regioni, è ancora più difficile. Ma se la vicenda Covid arriverà fino ad aprile e pensiamo di gestirla con Dpcm e ordinanze, temo che l’insofferenza dei cittadini diventi grande”, afferma il governatore. Che aggiunge: “a marzo andavamo sui balconi a cantare ‘andrà tutto bene’, avevamo paura di morire. Ora, sembra ormai che il Covid sia un problema di chi è in ospedale. Va riscritto un grande patto sociale. E occorre una campagna di informazione importante”.  

Ma per i governatori cosa non va nel Dpcm? “Il divieto di uscita dai comuni il 25, il 26 e il primo gennaio senza deroghe. Penso agli anziani: sono da tutelare al massimo, ma nei comuni piccoli saranno in casa da soli a vedere in televisione gli assembramenti nelle città. Se il presupposto è la sanità pubblica, il confronto tra un comune di poche centinaia di abitanti e uno da tre milioni come Roma, non regge: chiudi tutto, ma ci sono recinti da tre milioni di persone”, evidenzia Zaia a giudizio del quale nel decreto manca “una dichiarazione di guerra agli assembramenti di ogni genere e specie. In maniera sistematica, cosa che di certo non facciamo chiudendo i confini comunali tre giorni”. 

Covid, Conte firma nuovo Dpcm 

Il premier Giuseppe Conte ha firmato il Dpcm con le nuove misure, presentate questa sera in diretta tv, per fronteggiare l’emergenza Covid-19 durante le feste di Natale. Ne dà notizia il sito di Palazzo Chigi. 

Conte: “Misure a Natale per evitare terza ondata” 

Nuovo Dpcm, cosa si potrà fare a Natale e Capodanno 

Nuovo Dpcm, spostamenti a Natale: senatori e deputati Pd contro lo stop 

Una lettera per chiedere al governo di non vietare spostamenti dai comuni nei festivi, nel giorno dell’approvazione del nuovo Dpcm e dopo il via libera al decreto di Natale. Questo quanto fatto da 25 senatori del Pd in una missiva indirizzata al loro capogruppo Andrea Marcucci, si apprende da fonti parlamentari. Circa trenta invece i deputati del Partito democratico, appartenenti a varie aree politiche del Pd, che hanno inviato una lettera al presidente del gruppo Graziano Delrio, chiedendo la possibilità che gli stretti familiari possano spostarsi anche tra Comuni diversi per ricongiungersi durante le festività natalizie. “È un appello al buon senso e privo di qualsiasi polemica per consentire una maggiore mobilità fra i Comuni durante il Natale”, è il senso della missiva dei parlamentari che propongono di inserire nel prossimo Dpcm una maggiore flessibilità sul tema mobilità fra Comuni. “Stiamo ancora raccogliendo le firme – spiega un deputato all’Adnkronos – contiamo di arrivare a 40 stasera”. Il gruppo dem a Montecitorio conta 90 parlamentari. La lettera a Delrio, si spiega, è stata sottoscritta da deputati di varie aree: alcuni di Base Riformista, altri dell’area che ha riferimento a Maurizio Martina fino ai Giovani Turchi di Matteo Orfini. “E’ un’iniziativa trasversale”, si fa sapere.  

Nella lettera dei senatori dem si chiede di “attivarsi con il Governo affinché lo spostamento tra Comuni nelle giornate del 25,26, 1 gennaio, possa avvenire per consentire a persone che vivono in comuni medio piccoli di ricongiungersi per poche ore con familiari che abitano in altri Comuni”. I 25 senatori (sui 35 che compongono il gruppo a palazzo Madama) che hanno sottoscritto la lettera sono: Alfieri, Bini, Biti, Cirinnà, Collina, D’Alfonso, D’Arienzo, Fedeli, Ferrari, Ferrazzi, Giacobbe, Iori, Laus, Manca, Messina, Nannicini, Parrini, Pittella, Rojc, Rampi, Stefano, Taricco, Vattuone, Valente, Verducci.  

Alla missiva dei colleghi dem ha risposto il capogruppo Pd a Palazzo Madama Marcucci: “Mi rivolgo al Premier Conte: cambi le norme sbagliate inserite nel decreto sulla mobilità comunale del 25, 26 e 1 gennaio. Lo chiedono le Regioni e 25 miei colleghi senatori del Pd”, ha affermato. “Non è una questione di poco conto, riguarda milioni di famiglie che abitano in zone limitrofe, divise soltanto dai confini del proprio Comune. Bisogna, a mio avviso, rendere possibile, nel rispetto delle norme, i ricongiungimenti familiari ed affettivi anche solo per poche ore. Servirebbe anche non discriminare tra attività economiche di città ed attività economiche di Paese”. 

LA LETTERA – “Ti scriviamo per segnalarti una preoccupazione non solo nostra, bensì sollecitati in queste ore da tanti cittadini e amministratori locali”, il testo della lettera dei 25 senatori.  

“Riteniamo che alcune misure come quella relativa al divieto di spostamento tra comuni nella giornate del 25 e del 26 dicembre 2020 e del 1° gennaio 2021, debbano essere improntate non solo al necessario principio di precauzione ma anche ai principi di ragionevolezza e di equità. Ciò all’esclusivo fine della comprensione, condivisione e osservanza della norma da parte dei cittadini cui chiediamo sacrifici dal mese di marzo”, recita la missiva, che continua: “Il profondo convincimento della necessità che le suddette misure – proseguono i senatori Pd- siano vissute e percepite dai cittadini non solo come necessarie, ma anche come giuste e ragionevoli, ci porta a chiederti di attivarti presso il Governo affinchè la possibilità che lo spostamento tra comuni” nei ‘super festivi’ possa avvenire “anche per consentire a persone che vivono in comuni medio-piccoli di ricongiungersi per poche ore con familiari che abitano in altri comuni”. 

“Ti sarà infatti evidente come questo problema non si pone, o si pone molto meno, per coloro che vivono nelle città o comuni più grandi dove, con ogni probabilità, sono presenti i familiari stretti con i quali quindi è possibile ritrovarsi per le festività natalizie. La norma in questione, così come formulata, rischia di essere inevitabilmente foriera di disparità di trattamento”.  

IL RETROSCENA – Una posizione personale? Con la lettera il capogruppo Marcucci risponde alle ricostruzioni su una sua battaglia in solitaria dentro il Pd sulle misure del Dpcm, con una ‘prova di forza’. “Esclusi i tre membri del governo, hanno firmato tutti meno i senatori dell’area Franceschini…”, fanno notare fonti parlamentari. Non hanno firmato Mirabelli, Rossomando, Pinotti, Astorre, Boldrini, Zanda oltre ai tre al governo ‘superpartes’: Misiani, Malpezzi e Margiotta.  

Insomma, quella di Marcucci viene letta come una risposta implicita a chi, appunto, aveva parlato di ‘posizione personale’ a proposito del duro scontro ieri in Senato nella riunione dei capigruppo con il ministro Roberto Speranza e Federico D’Incà. Riunione che aveva visto proprio Marcucci sulle barricate per chiedere una linea meno dura nelle misure del Natale specie per il capitolo spostamenti. Così come ha chiesto fino all’ultimo, ancora ieri notte in Cdm, Italia Viva costretta poi a capitolare.  

ITALIA VIVA – All’iniziativa dei senatori del Partito Democratico si accompagnano infatti le critiche mosse da un’altra fetta della maggioranza. Dalle file di Italia Viva, arrivano le considerazioni di Luigi Marattin e Davide Faraone. “Non permettere alla gente di andare a Natale ad abbracciare i propri genitori anziani secondo me è una sciocchezza. Glielo dico proprio sinceramente. Ma senza nessun pelo sulla lingua ……”, dice in particolare Marattin, intervenuto ad Agorà, sul tema degli spostamenti, “Ma dire che in un comune come Milano, come Roma, che è il più grande d’Italia, ci si può spostare da Ostia a qui e in un comune di 5 mila abitanti non si può andare, non si favorisce il ricongiungimento familiare il giorno di Natale, se dovesse essere questa la decisione finale, secondo me sarebbe una sciocchezza”. 

 

Decreto Natale e nuovo Dpcm, “no modifiche su misure” 

“No, zero”. Così un governatore risponde all’Adnkronos al termine della riunione in videocollegamento con il premier Giuseppe Conte sulle misure anti Covid per le festività natalizie.  

Le regioni avevano redatto un documento nel quale si esprimeva “rammarico e stupore” per il mancato coinvolgimento da parte del governo e questo non avrebbe “consentito l’individuazione delle soluzioni più idonee per contemperare le misure di contenimento del virus e il contesto di relazioni familiari e sociali tipiche delle festività natalizie”.  

Il premier si è collegato con i governatori al termine della conferenza Stato-Regioni con il ministro Francesco Boccia. 

“La conferenza delle Regioni e delle Province autonome – continuava il documento – prende atto delle scelte operate con l’adozione del citato decreto-legge che, intervenendo con forti limitazioni agli spostamenti e alle relazioni sociali nel periodo dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021, rende di fatto pleonastico il pronunciamento su parti essenziali del Dpcm”. 

Nuovo Dpcm, spostamenti a Natale: Regioni contro lo stop 

Nuovo Dpcm e decreto di Natale sullo stop agli spostamenti “da rivedere”, “lunare”, “scorretto”. Ira delle Regioni sulla misura con le regole anti Covid che sarà approvata dal premier Conte in giornata e, soprattutto, sul dl che ha incassato il via libera questa notte. A tuonare per primi sono i governatori di Veneto,  

VENETO – “E’ un Dpcm che lascia non poche perplessità, io penso e spero che in queste ore il governo riveda alcuni aspetti”, protesta Luca Zaia, presidente della Regione Veneto. “Questa bozza mi è arrivata alle 2.30 di stamattina”, spiega Zaia, sottolineando che “è un Dpcm talmente incisivo su alcuni aspetti, soprattutto sugli spostamenti, che il governo si è visto costretto nottetempo ad approvare anche un decreto legge che va a legittimare i vincoli agli spostamenti”. 

Ed è proprio sul nodo degli spostamenti che Zaia si sofferma in particolare: “Dal 21 dicembre al 6 gennaio sono bloccati quelli fra le regioni ma soprattutto, il 25, 26 dicembre e 1 gennaio non ci si sposta più tra i comuni. Così si aprono due scenari: quello di natura umana, più importante, perché non è permessa nessuna ricongiunzione tra parenti se non abitano nello stesso comune”. 

“Il governatore della Liguria Giovanni Toti ritiene scorretto il governo che non ha coinvolto le regioni, in effetti a noi è arrivata la bozza alle 2.30 di questa notte. Evito commenti ma concordo con Toti”, ha quindi aggiunto, tornando a spiegare che “non si possono mettere sullo stesso piano piccoli comuni, come i nostri del Veneto e i grandi comuni per limitare gli spostamenti: la salute pubblica è in pericolo se si spostano i 120 abitanti del comune di Laghi, il più piccolo del Veneto, così come se lasci spostarsi liberamente 3 milioni di abitanti del comune di Roma, che sono il doppio di quelli del Friuli Venezia Giulia. Questo non è giusto. E vorrei che me lo spiegassero i tecnici del Cts. Non è una polemica con Roma, voglio solo dimostrare che la norma non sta in piedi”, ha sottolineato.  

“Nel decreto – continua il governatore – non si fa cenno ai ristori, che mancano completamente, ed invece era possibile inserirli. Non capisco, alcune attività sono disperate e tanti settori in crisi nera”. Lo ha sottolineato il presidente del Veneto Luca Zaia nel corso del punto stampa in cui è tornato anche sul tema dell’apertura delle piste da sci: “Vietarle durante le feste di Natale vuol dire far perdere a quel comparto oltre il 70% del fatturato dell’anno. E di conseguenza lo stesso vale anche per le strutture alberghiere e tutte le attività connesse”.  

E anche sulle vacanze di Natale secondo Zaia non mancano le disparità: “Chi è proprietario di una seconda casa può partire prima del 21 dicembre e tornare il 7 gennaio”, ha polemizzato.  

LOMBARDIA – Le misure del nuovo Dpcm non piacciono nemmeno alla Lombardia, che dopo il via libera al decreto di Natale nella notte contesta le misure sugli spostamenti fra comuni per il 25 dicembre. A protestare nero su bianco in una nota è il governatore Attilio Fontana. 

“Leggere un Decreto Legge a sorpresa che impedirà, il 25 e 26 dicembre e il 1 gennaio, lo spostamento dei cittadini fra Comuni della stessa regione anche solo per andare a visitare genitori e figli, mentre si discute di un Dpcm che non ha recepito nessuna delle indicazioni offerte dalle regioni, è -si legge nella nota firmata da Fontana – un fatto ’lunare’; in perfetta contraddizione con le dichiarazioni sulla leale collaborazione fra Stato e Regioni”. 

“Bene ha fatto la Conferenza delle Regioni ad assumere una posizione di forte critica verso contenuti e metodo imposti dal Governo con un decreto legge notturno che impedisce di dare alcun parere su un Dpcm contraddittorio e non modificabile”, aggiunge il governatore. 

LIGURIA – E a protestare ancora una volta su Facebook è anche il governatore della Liguria, Giovanni Toti: “La limitazione della libertà dei cittadini deve essere proporzionata al rischio del Covid. Ora qualcuno del Governo mi spiegherà perché, di fronte a dati in calo della Liguria, come di molte altre regioni, un fratello non potrà passare il Natale con la sorella, un genitore con i figli. Ma qualcuno a Roma ha mai viaggiato per l’Italia, o vivono tutti ai Parioli?”. 

“Perché se stai in una grande città puoi muoverti liberamente, se invece stai in un piccolo comune, probabilmente dovrai passare il Natale e il Capodanno da solo, anche se i parenti vivono a poche centinaia di metri ma in un altro comune. Magari – prosegue Toti – ci si infetta di più se si attraversa il confine tra un comune e l’altro, mentre se si va da un capo all’altro di una grande città, il virus ci risparmia? Questa non l’avevo ancora sentita! Lo stesso vale per ristoranti e bar: se uno ha un ristorante o un bar in un grande città, “buon per lui”, si fa per dire. Se la trattoria è in un piccolo paese, in una frazione, per chi starà mai aperta?” 

“Se hai una casa a Cortina o Courmayeur e parti per le vacanze prima del 21 dicembre va tutto bene, ma se vuoi portare a Santo Stefano tuo figlio a fare una passeggiata nel parco, che è nel comune vicino al tuo, non puoi. Siamo riuniti come Regioni ma vorrei che fosse chiaro che il Decreto Legge del Governo con queste misure è già pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Trovo assai scorretto che il Governo adotti una simile misura senza neppure parlarne con gli enti locali. Mentre noi discutiamo dei suggerimenti da dare al Governo, le legge è già stata fatta. Tutti in casa, a prescindere da dati, zone gialle, diffusione del virus. Ma deve essere chiaro di chi è la responsabilità di tutte queste assurdità”, conclude Toti. 

Nuovo Dpcm 3 dicembre, Salvini: “Dividono italiani a Natale” 

“Del nuovo Dpcm mi sono fatto un’idea pessima, un conto è vietare le folle, un altro è dividere gli italiani, chiuderli in casa in un giorno di festa, preghiera e speranza”. Lo dice Matteo Salvini, a margine di una visita al Centro ‘Anpvi Onlus Scuola cani guida per ciechi’ a Campagnano di Roma.  

“Fare muri di paese in paese, anche il giorno di Natale è follia. E’ una battaglia ideologica per chiudere, impaurire e separare gli italiani”, aggiunge il leader della Lega, che soffermandosi sulla riforma del Mes la definisce “peggiorativa”.  

“Il centrodestra anche su questo è compatto, speriamo che anche nella maggioranza qualcuno sia disposto a anteporre l’interesse dell’Italia alle proprie poltrone. Noi come Lega abbiamo le idee chiare, il centrodestra con Meloni e Berlusconi idem, aspettiamo gli altri”, conclude Salvini. 

 

Sindaco di Roma, Rocca: “Io candidato? Lusingato ma ora c’è pandemia” 

”L’ho letto come voi. Mi stanno chiamando amici e parenti, anche mio padre! Ma io non ho ricevuto alcuna proposta. Sono lusingato ma ora non saprei proprio come fare, sono in mezzo ad una pandemia e sto lavorando su questa emergenza”. Lo ha detto all’Adnkronos il presidente della Croce rossa italiana Francesco Rocca a proposito delle indiscrezioni stampa su una sua possibile candidatura a sindaco di Roma per il centrodestra. 

Nuovo Dpcm, bozza: centri commerciali chiusi nel weekend  

“Nelle giornate festive e prefestive sono chiusi gli esercizi commerciali presenti all’interno dei mercati e dei centri commerciali, gallerie commerciali, parchi commerciali, aggregazioni di esercizi commerciali ed altre strutture ad essi assimilabili, a eccezione delle farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, di prodotti agricoli e florovivaistici, tabacchi, ed edicole”. E’ quanto si legge nella bozza del nuovo Dpcm, inviata alle Regioni. Fino al 6 gennaio 2021, l’esercizio delle attività commerciali al dettaglio è consentito fino alle ore 21, sempre secondo quanto si legge nella bozza.  

Nuovo Dpcm 3 dicembre, bozza: capodanno, coprifuoco, scuola 

Nuovo Dpcm, Natale blindato: stop spostamenti e coprifuoco 

 

Decreto Natale, stop spostamenti tra regioni da 21 dicembre a 6 gennaio 

Stop agli spostamenti tra Regioni dal 21 dicembre al 6 gennaio. Stop agli spostamenti tra Comuni il 25 dicembre, il 26 dicembre, e il primo gennaio. E’ la linea stabilita dal decreto che il Consiglio dei ministri, impegnato a varare il nuovo Dpcm, ha approvato. 

IL DECRETO – “Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte e del Ministro della salute Roberto Speranza, ha approvato un decreto-legge che introduce modificazioni urgenti della legislazione emergenziale per fronteggiare i rischi sanitari connessi alla diffusione del virus COVID-19”, si legge nella nota. 

Il testo estende il limite massimo di vigenza dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (DPCM) attuativi delle norme emergenziali, portandolo dagli attuali trenta a cinquanta giorni. Inoltre, si stabilisce che “dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 saranno vietati gli spostamenti tra Regioni diverse (compresi quelli da o verso le province autonome di Trento e Bolzano), ad eccezione degli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute; il 25 e il 26 dicembre 2020 e il 1° gennaio 2021 saranno vietati anche gli spostamenti tra Comuni diversi, con le stesse eccezioni (comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute)”.  

Inoltre, il dl stabilisce che “sarà sempre possibile, anche dal 21 dicembre al 6 gennaio, rientrare alla propria residenza, domicilio o abitazione; dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 sarà vietato spostarsi nelle seconde case che si trovino in una Regione o Provincia autonoma diversa dalla propria. Il 25 e 26 dicembre 2020 e il 1° gennaio 2021 il divieto varrà anche per le seconde case situate in un Comune diverso dal proprio. Infine, le nuove norme stabiliscono che i DPCM emergenziali, indipendentemente dalla classificazione in livelli di rischio e di scenario delle diverse Regioni e Province autonome, possano disporre, nel periodo dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021, su tutto il territorio nazionale, specifiche misure tra quelle già previste elencate dalle norme primarie”. 

Nuovo Dpcm 3 dicembre, linea dura. Conte firma oggi 

“Tutto confermato”. Al termine del Cdm, fonti di governo spiegano all’Adnkronos che l’impianto del nuovo Dpcm che verrà firmato nella giornata di oggi rispecchia quanto emerso nella riunione di ieri notte con il premier Giuseppe Conte e i capidelegazione di maggioranza. Quindi una linea dura con il decreto sulle misure per le festività natalizie, specie sul capitolo spostamenti. Stasera Italia Viva ha tentato un ‘ultimo assalto’ sul divieto di spostamento tra i comuni a Natale, Santo Stefano e Capodanno ma Pd, M5S e Leu hanno fatto muro.  

IL DECRETO – “Il testo estende il limite massimo di vigenza dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (DPCM) attuativi delle norme emergenziali, portandolo dagli attuali trenta a cinquanta giorni. Inoltre, si stabilisce che: dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 saranno vietati gli spostamenti tra Regioni diverse (compresi quelli da o verso le province autonome di Trento e Bolzano), ad eccezione degli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute; il 25 e il 26 dicembre 2020 e il 1° gennaio 2021 saranno vietati anche gli spostamenti tra Comuni diversi, con le stesse eccezioni (comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute)”.  

Nuovo Dpcm 3 dicembre, scuola: superiori in aula a gennaio 

Inoltre, il dl stabilisce che “sarà sempre possibile, anche dal 21 dicembre al 6 gennaio, rientrare alla propria residenza, domicilio o abitazione; dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 sarà vietato spostarsi nelle seconde case che si trovino in una Regione o Provincia autonoma diversa dalla propria. Il 25 e 26 dicembre 2020 e il 1° gennaio 2021 il divieto varrà anche per le seconde case situate in un Comune diverso dal proprio. Infine, le nuove norme stabiliscono che i DPCM emergenziali, indipendentemente dalla classificazione in livelli di rischio e di scenario delle diverse Regioni e Province autonome, possano disporre, nel periodo dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021, su tutto il territorio nazionale, specifiche misure tra quelle già previste elencate dalle norme primarie”. 

Nuovo Dpcm 3 dicembre, scuola: superiori in aula a gennaio 

I licei e gli istituti tecnici, costretti alla didattica a distanza dall’ultimo Dpcm, torneranno a scuola a gennaio. Così ha deciso il Consiglio dei ministri, dopo una lunga discussione sul nuovo Dpcm e sul decreto per le misure relative al Natale, con i 5 Stelle decisi a tornare in classe subito, prima delle festività natalizie. A quanto apprende l’Adnkronos, la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina avrebbe assicurato ai colleghi la ripartenza in piena sicurezza.  

“Le scuole sono in grado di riaprire sin da subito, siamo in grado di farlo”, avrebbe garantito. Ma davanti a chi sollevava i dubbi delle regioni, che hanno chiesto di ripartire a gennaio con la didattica in presenza, il capo delegazione del M5S Alfonso Bonafede avrebbe chiesto di fugare tutti i dubbi e le problematiche del caso: i governatori, la riflessione durante il Cdm, devono spiegare cosa c’è che rallenta la ripartenza, “altrimenti a gennaio ci troviamo con gli stessi problemi, e non possiamo permetterci ulteriori rinvii”. Alla fine la linea la tira il premier Giuseppe Conte, che, in vista del confronto domani con le Regioni, ha proposto di chiedere ai governatori di spiegare cosa rallenta il ritorno sui banchi, se i trasporti o altro. Così da intervenire prontamente ed evitare ritardi.  

Nella discussione sulla riaperture delle scuole in Cdm si sarebbe dunque convenuto che si va avanti con le regole delle fasce esistenti e con il fatto che a breve molte regioni torneranno gialle, il che comporterà il ritorno in classe per i ragazzi delle medie. Poi a gennaio sarà la volta delle scuole superiori. 

 

Stop spostamenti, passa decreto: Italia Viva si arrende 

Nuovo Dpcm e decreto con le misure ad hoc per Natale e Capodanno. E scoppia un diverbio acceso durante il Consiglio dei ministri: da un lato la ministra e capo delegazione di Iv al governo Teresa Bellanova, dall’altro il resto del governo. Ad accendere la miccia il divieto di spostamento tra i Comuni, dunque anche all’interno della stessa Regione, nei superfestivi: Natale, Santo Stefano e Capodanno. La ‘pasionaria’ renziana lotta ma non la spunta. “Se abbassassimo la guardia adesso correremmo un rischio troppo alto, non possiamo permettercelo…”, ragiona il premier con i ministri, riportano alcuni presenti all’Adnkronos. Alla fine il dl passa con il divieto di spostamento, dal 21 al 6 tra Regioni diverse e nei superfestivi anche tra Comuni della stessa Regione. Iv non passa, resta la linea dura. 

Spostamenti tra regioni e comuni, la bozza del decreto 

Stop alla mobilità tra Regioni – ma anche tra comuni – per le festività natalizie. A partire dal 21 dicembre e fino al 6 gennaio, giorno dell’Epifania, non si potrà infatti lasciare la Regione dove ci si trova. La conferma arriva dalla bozza del dl di Natale entrata nel Consiglio dei ministri che, a quanto si apprende, avrebbe approvato il decreto e va avanti. 

“Per quanto riguarda le festività natalizie, in considerazione dell’attuale andamento della curva pandemica e al fine di scongiurare una nuova recrudescenza dei contagi – si legge nella relazione che accompagna il dl – viene previsto al comma 2, nell’ambito del territorio nazionale, il divieto, dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021, di ogni spostamento in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome, e, nelle giornate del 25 e del 26 dicembre 2020 nonché del 1° gennaio 2021, anche il divieto di ogni spostamento tra comuni, salvo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o da situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. È comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione”. 

Secondo quanto prevede la bozza, non si potrà inoltre raggiungere le seconde case per le festività natalizie se in altre Regioni. Non solo. Nei giorni super festivi, ovvero 25, 26 dicembre e 1 gennaio, non si potranno raggiungere nemmeno quelle ubicate in un altro Comune, seppur nella stessa regione. Gli spostamenti tra Regioni, stabilisce il dl, è vietato dal 21 dicembre al sei gennaio, ma “è comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, con esclusione degli spostamenti verso le seconde case ubicate in altra regione o provincia autonoma e, nelle giornate del 25 e del 26 dicembre 2020 nonché del 1° gennaio 2021, anche ubicate in altro comune”. 

“In ragione dell’evolversi della situazione epidemiologica relativa all’emergenza sanitaria che è conseguita alla diffusione pandemica del virus COVID-19 e del carattere particolarmente diffusivo dell’epidemia, in prossimità delle festività natalizie, si rende necessario apportare alcune modifiche alla disciplina delle misure volte a contenere e contrastare i predetti rischi sanitari, nell’ambito del territorio nazionale”, si legge ancora nella relazione illustrativa del decreto.  

“In primo luogo – indica il documento – al comma 1 si interviene sul termine massimo di durata, che da trenta diventa di cinquanta giorni, delle misure per fronteggiare nel modo più efficace l’emergenza in atto adottate con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, in attuazione dei decreti-legge 25 marzo 2020, n. 19 e 16 maggio 2020, n. 33”.  

La bozza del decreto prevede inoltre al comma 3 “che nel medesimo periodo dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021, con i predetti decreti del Presidente del Consiglio dei ministri possano essere adottate specifiche misure, tra quelle previste dal decreto-legge n. 19 del 2020, anche indipendentemente dalla classificazione in livelli di rischio e di scenario”.  

Nuovo Dpcm, stop spostamenti e coprifuoco: le misure in Cdm 

E’ iniziato con poco più di un’ora di ritardo il Consiglio dei ministri chiamato a definire le nuove misure anti-Covid del nuovo Dpcm. A quanto apprende l’Adnkronos da fonti di governo, ci sarebbe stato un “confronto acceso” nella riunione di stasera, in particolare sul capitolo spostamenti tra comuni. Si riferisce di un forte pressing di Italia Viva per misure meno restrittive ma Pd, M5S e Leu non sarebbero d’accordo. Un diverbio acceso: da un lato la ministra e capo delegazione di Iv al governo Teresa Bellanova, dall’altro il resto dell’esecutivo. La ‘pasionaria’ renziana lotta ma non la spunta. “Se abbassassimo la guardia adesso correremmo un rischio troppo alto, non possiamo permettercelo…”, ragiona il premier con i ministri, riportano alcuni presenti all’Adnkronos. Alla fine il dl passa con il divieto di spostamento, dal 21 al 6 tra Regioni diverse e nei superfestivi anche tra Comuni della stessa Regione. Iv non passa, resta la linea dura. 

I capisaldi del nuovo Dpcm sono stati definiti ieri, nel corso della riunione tra il premier Giuseppe Conte e i capi delegazione delle forze di maggioranza finito a tarda notte. Le misure per le festività “non sarebbero in discussione”, assicura una fonte di governo a dispetto delle tensioni che hanno animato per l’intera giornata la maggioranza. Dunque stop agli spostamenti tra Regioni, anche in area gialla, dal 21 dicembre, divieto di raggiungere le seconde case, chiusura degli impianti sciistici, stop alle crociere e coprifuoco confermato alle 22 anche nei giorni della vigilia di Natale e Capodanno.  

Spostamenti tra regioni e comuni, la bozza del decreto 

Tra le poche concessioni, dovrebbero figurare ristoranti e bar aperti anche nei giorni di festa, ma senza deroghe per la chiusura alle 18, alberghi in montagna aperti ma con servizio in camera sempre a partire dalle sei del pomeriggio: dunque veglioni e festeggiamenti al bando. Restano comunque da definire alcuni aspetti, non ultimo quello delle riaperture delle scuole superiori in tutta Italia.  

Mes, fronda M5S scrive ai vertici: “No alla riforma” 

No alla riforma del Mes. Il diniego di un nutrito gruppo di parlamentari M5S viene messo nero su bianco in una lettera inviata ai vertici del Movimento. Al netto dei toni concilianti della missiva, il niet suona forte e chiaro, fino alla minaccia di voto contrario in Parlamento al momento della ratifica.  

La lettera è indirizzata al capo politico Vito Crimi, ai capigruppo di Senato e Camera pentastellati, Ettore Licheri e Davide Crippa, e a esponenti del governo come il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il sottosegretario a Palazzo Chigi Riccardo Fraccaro. Secondo quanto si apprende, venerdì alle 20.45 si terrà un’assemblea congiunta in videoconferenza con Crimi, proprio per discutere della riforma del Mes in vista del prossimo Consiglio europeo. 

“Anche lo scorso anno – ricordano i firmatari – si dava tutto per chiuso ma siamo riusciti nel nostro intento”, ovvero rinviare la riforma con lo stop dell’Italia, “ora è il momento di non arretrare su posizioni che non sono nostre. Ciò è ancora più vero in un momento storico in cui serve reale integrazione europea e spirito di solidarietà fra i Paesi dell’Eurozona, piuttosto che il potenziamento di istituzioni intergovernative esterne alle istituzioni comunitarie. In difetto, l’unico ulteriore passaggio che i parlamentari del MoVimento 5 Stelle avrebbero per bloccare la riforma del MES sarebbe durante il voto di ratifica nelle due Camere”, sottolineano in modo inequivocabile.  

Nella lettera, i parlamentari si soffermano su tutte le tappe che hanno portato alla riforma. “In questi ultimi mesi – osservano – non sono mutati né i termini della riforma, né il ‘pacchetto completo’. Ciò che è cambiata invece è la volontà di quasi la metà del Parlamento di accedere al Mes, rendendo de facto questo strumento più vicino al nostro paese, ed il contesto macroeconomico legato alla pandemia Covid che rende ancora più inadeguato questo strumento”.  

“L’Europa del postcovid non può essere retta da strumenti pensati per assecondare politiche di austerità. Irrigidire ulteriormente questi strumenti, peraltro, sarebbe un grave errore storico, e non può bastare dire di non volere accedere al MES per avallare a cuor leggero una sua reformatio in peius, proprio per via dei suoi effetti immediati e perché nessuno può essere certo di rimanere al governo del Paese per sempre. In sintesi, il nuovo contesto dovrebbe portarci a riaffermare, con maggiore forza e maggiori argomenti, quanto già ottenuto negli ultimi mesi: NO alla riforma del MES”.  

Gli eletti 5 Stelle, “consci delle diverse posizioni nella maggioranza, che non vogliamo in nessun modo mettere a rischio”, chiedono dunque “che nella prossima risoluzione parlamentare venga richiesto che la riforma sia subordinata alla chiusura di tutti gli altri elementi (EDIS e NGEU) delle riforme economico-finanziarie europee in ossequio alla logica di pacchetto, o in subordine, a rinviare quantomeno gli aspetti più critici della riforma del Mes”. Ora è il “momento di non arretrare su posizioni che non sono nostre”, pena il voto contrario in Parlamento, ultima spiaggia per fermare una riforma che i firmatari della lettera osteggiano in maniera inequivocabile.  

NEL M5S C’È CHI SI SFILA – Alcuni eletti 5 Stelle stanno prendendo le distanze dalla lettera che la ‘fronda’ grillina ha inviato ai vertici. “Vorrei che la mia firma alla lettera sulla risoluzione venisse tolta in quanto erroneamente inserita”, è la richiesta, secondo quanto apprende l’Adnkronos, avanzata via mail dal deputato M5S Mattia Fantinati, il cui nome compariva nell’elenco dei firmatari. Anche la deputata Iolanda Di Stasio si sfila: “Ho più volte ribadito la mia contrarietà all’attivazione del Mes per il nostro Paese, ma mai firmato la lettera”. 

Interviene in una nota anche la senatrice del Movimento 5 Stelle Loredana Russo: “Smentisco di aver firmato tale lettera, di cui non avevo nemmeno letto il testo fino alla pubblicazione dell’articolo in questione. Resto fermamente contraria al ricorso al Mes, ma ogni mia scelta anche sulla riforma di tale strumento avverrà all’esito di un confronto interno al gruppo e nel pieno rispetto delle decisioni che assumeremo collegialmente come sempre fin qui avvenuto”. 

Revoca la sua adesione la deputata M5S Sabrina De Carlo. “Pur condividendo nel merito la proposta dei colleghi e appoggiando pienamente la posizione del MoVimento 5 Stelle di piena contrarietà all’uso di uno strumento che non risolverebbe i problemi del nostro Paese, accendendo un ulteriore debito, ho revocato la mia adesione alla lettera inviata onde evitare sterili strumentalizzazioni politiche” spiega De Carlo.  

Nuovo Dpcm Natale, linea dura e tensioni nel governo 

Un lungo braccio di ferro tra aperturisti e rigoristi nella riunione con il premier Giuseppe Conte e i capi delegazione di maggioranza. Alla fine, nella sostanza, è la linea dura a prevalere in particolare sul capitolo spostamenti. Dal 21 dicembre saranno consentiti solo quelli per il rientro dei residenti o al domicilio. Niente ricongiungimenti familiari né la possibilità di raggiungere le seconde case.  

Nuovo Dpcm Natale, stop a spostamenti 

Esigenza, quello dello stop alla mobilità, fortemente sottolineata da Roberto Speranza, Francesco Boccia, Dario Franceschini e Alfonso Bonafede. Inoltre il 25, il 26 dicembre e il 1 gennaio non saranno consentiti spostamenti tra i Comuni per una stretta ancora più incisiva che tenga a freno la curva dei contagi. “Non sarà possibile raggiungere i nonni per il Natale. È giusto così, vanno protetti”, spiega una fonte di governo all’Adnkronos.  

Il fronte aperturista con Iv in prima linea ‘ottiene’ l’apertura dei ristoranti a pranzo a Natale e Santo Stefano (resta la chiusura alle 18). Rimane il coprifuoco alle 22 sempre, anche nei giorni di festa, Capodanno compreso. Nulla di fatto sulla scuola, sebbene Conte nel pomeriggio di martedì con i capigruppo di maggioranza avesse sondato il terreno sull’ipotesi di un’apertura ‘simbolica’ il 14 dicembre che avrebbe fatto “bene ai ragazzi”.  

A sorpresa invece arriva la decisione sugli alberghi in montagna: a differenza di rumors e previsioni, resteranno aperti. Ma per evitare veglioni e festeggiamenti di fine anno, alle ore 18 del 31 dicembre i ristoranti delle strutture alberghiere -al pari degli altri ristoranti sull’intero territorio nazionale- dovranno chiudere i battenti, e sarà concesso esclusivamente il servizio in camera. Per gli impianti sciistici, inoltre, lo stop è stato confermato così come per le crociere. Sul capitolo cenoni non dovrebbe essere indicato un numero massimo di partecipanti, ma solo una ‘raccomandazione’ a non ospitare persone non conviventi.  

 

Vaccino covid, il piano: 202 milioni di dosi entro marzo 

“Avremo 202 milioni di dosi di vaccino anti-covid dal primo trimestre 2021”. Allo stato della conoscenza odierna “ogni dose ha bisogno di richiamo e non sappiamo di quanto ci sia immunità”. E’ un passaggio, a quanto si apprende da fonti di maggioranza, del piano vaccini, illustrato oggi dal ministro della Salute Roberto Speranza, nella riunione con i capigruppo. Le dosi del vaccino prodotto da Pfizer saranno disponibili “tra il 23 e il 26 gennaio” e “andranno direttamente ai 300 punti di arrivo che sono direttamente gli ospedali”.  

La distribuzione del vaccino anti-covid, a quanto prevede il piano illustrato, sarà “interamente statale”, con una “gestione centralizzata” e il vaccino sarà distribuito secondo decisioni mediche e scientifiche. Ci saranno “vaccinazioni di massa utilizzando grandi spazi pubblichi, come palestre, spazi aperti e fiere. “Non possiamo far coincidere la terza ondata eventuale con la campagna vaccinale: per questo adesso obiettivo è flessione della curva epidemiologica”, è il ragionamento. 

Non si partirà con l’obbligo del vaccino anti-covid ma con “persuasione e informazione”. Per raggiungere l’immunità di gregge servono 40 milioni di italiani.  

“Il lavoro per garantire tempistiche veloci e metodi efficaci è già iniziato” dice il presidente del Consiglio superiore di sanità e membro del Cts Franco Locatelli, ospite di ‘Carta Bianca’. “Il piano di distribuzione vaccino è pronto, frutto di una stretta collaborazione con il commissario Arcuri, i colleghi del ministero della Salute, le ditte farmaceutiche e i presidenti di regione. Fondamentale l’adesione al vaccino, il convincimento di quanto sia importante e imprescindibile. Dobbiamo arrivare a vaccinare almeno il 70% della popolazione. E’ comunque, a mio avviso, irragionevole la vaccinazione obbligatoria”. 

Nuovo Dpcm Natale, Conte: “Restrizioni o rischiamo terza ondata” 

Si va verso un Natale “giallo rafforzato” con l’obiettivo Rt sotto 1. E’ quanto riferiscono fonti di maggioranza sull’intervento del premier Giuseppe Conte alla riunione con i capigruppo sul nuovo Dpcm. Il sistema di monitoraggio -avrebbe detto Conte- sta funzionando e questo ci consente di abbassare le curva con un lockdown dolce e ci aspettiamo un Natale in giallo (con qualche regione arancione ) ma “la priorità è evitare terza ondata per scongiurare la sovrapposizioni a distribuzione vaccini”. Per Natale possibili regole ad hoc con “una legge ordinaria o un decreto legge in vigore dal 4 dicembre al 6 gennaio”. Avrebbe, inoltre, avanzato l’ipotesi di anticipare alle 20 del 24 dicembre la messa di Natale.  

SPOSTAMENTI – Il premier sarebbe orientato a non legare possibili deroghe al divieto di mobilità tra le regioni (dal 21 dicembre) solo alla residenza, ma allargare l’ipotesi ai ricongiungimenti familiari e gli spostamenti verso le seconde case (anche tra regioni diverse). Sebbene ci possano essere perplessità su misura troppo restrittive, il premier avrebbe sottolineato l’esigenza di tenere la barra dritta. “Pur in situazione relativamente più tranquilla dobbiamo tenere duro nelle restrizioni. Siamo in inverno, siamo al chiuso e siamo nel pieno della seconda ondata se affrontiamo periodo Natale così andiamo in faccia alla terza ondata”. 

IMPIANTI SCI – “Non possiamo permetterci vacanze sulla neve, ma mettiamo ristori subito sul piatto. La stagione invernale può riprendete a febbraio e marzo. Francia e Germania dovrebbero rientrare in questa soluzione”. L’idea sarebbe chiudere gli impianti e anche gli alberghi vicini, introducendo “rigorosi controlli per chi rientra e quarantena per chi va all’estero per produrre effetto deterrente”. Con il fatto che, ad esempio, in Svizzera potrebbero essere aperti gli impianti da sci, c’è il rischio che italiani ci vadano e, poi, rientrino. Di qui l’ipotesi di misure rigide.  

G20 – “Persone, pianeta, prosperità: sono i tre pilastri della presidenza del G20, le tre stelle polari che ci guideranno fino al vertice finale dei leader che ospiteremo il 30 e il 31 ottobre qui a Roma, nella città eterna, nella Capitale d’Italia – annuncia il premier dando il via alla presidenza italiana del G20 -, dove raccoglieremo i frutti di questo nostro impegno”. “L’Italia è pronta a dare il via a un anno di intenso lavoro. Siamo chiamati a dare risposte all’altezza delle grandi sfide globali che ci attendono. E a costruire oggi il mondo di domani, per consegnare nelle mani dei nostri figli un Pianeta migliore. L’Italia saprà mettere in campo tutto il suo impegno e la sua apertura al dialogo, mostrando le sue bellezze, la sua storia e la sua capacità di progettare il futuro. Lo faremo cercando tutti insieme di lasciarci alle spalle la terribile pandemia che sta causando tanta sofferenza in ogni parte del mondo”.