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Categoria: fatti/politica

Aspi, Bonafede: “Stato torna a dettare condizioni” 

“Su Autostrade lo Stato torna a dettare le condizioni. Il Governo dimostra ancora una volta di muoversi avendo a cuore solo ed esclusivamente gli interessi dei cittadini italiani”. Lo scrive sulla sua pagina Facebook il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.  

“Quello raggiunto stanotte – spiega – , in tema di concessioni autostradali, è un grande risultato, frutto di un lavoro di squadra ma reso possibile grazie alla determinazione e all’impegno profuso dal MoVimento 5 Stelle e dal Presidente Giuseppe Conte negli ultimi due anni. Adesso l’attenzione deve rimanere alta, affinché tutto diventi effettivo nei tempi stabiliti”, conclude. 

Migranti: Casarini, ‘Lamorgese è cosciente che Italia sta finanziando deportazione di massa?’ 

“La ministra dell’Interno Lamorgese è cosciente del fatto che, come dicono anche Papa Francesco e l’arcivescovo di Palermo Lorefice, stiamo finanziando una operazione di deportazione di massa di profughi di guerra? In questo modo l’Italia sta violando l’articolo 33 della Convenzione di Ginevra”. E’ la denuncia all’Adnkronos di Luca Casarini di Mediterranea Saving Humans, che proprio oggi ha terminato la quarantena sulla nave Mare Jonio a un miglio da Augusta.  

“Si può continuare a finanziare una vera e propria deportazione di massa, come accadeva con gli ebrei, nei campi di concentramento? – prosegue Casarini – Lamorgese sta propagando questa cosa come un successo del governo”. “Noi di Mare Jonio nella recente ‘Missione 8’ di Mare Jonio siamo stati testimoni di quattro respingimenti, vere deportazioni in Libia”. 

Autostrade, nuova proposta di Aspi su tavolo Cdm 

O Aspi accetta entro stasera le condizioni che il governo le ha già sottoposto oppure ci sarà la revoca. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, a quanto si apprende, è determinato nel tenere questa linea nel corso del Cdm sull’affaire Aspi a Palazzo Chigi: “non si può più tergiversare”, rimarca il premier. 

Sul tavolo del Cdm ci sarebbe una nuova proposta dell’azienda messa a punto dall’azienda, e che avrebbe visto coinvolto -con un filo diretto nel corso dell’intera giornata- il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. La nuova proposta, riferiscono fonti di governo all’Adnkronos, di cui naturalmente è al corrente Conte, vedrebbe un’ingresso “poderoso” della Cassa depositi e prestiti nell’assetto azionario.  

nuova proposta azienda su tavolo Cdm 

Authority, M5S diviso: 22 voti pro Carelli e sfronda al Senato ‘azzoppa’ Giomi 

Si spacca il M5S sul voto alla Camera che ha visto eleggere all’Agcom Antonello Giacomelli ed Enrico Mandelli. I 42 voti destinati ad Emilio Carelli proverrebbero infatti tutti dalle file del Movimento, assicurano all’Adnkronos autorevoli fonti 5 Stelle. Ma anche al Senato, spiegano le stesse fonti, le 22 schede bianche registrate al termine della votazione che ha visto prevalere Laura Aria ed Elisa Giomi sarebbero riconducibili alle file grilline. Ventidue senatori 5 stelle, dunque, che hanno deciso di astenersi dal sostenere il nome di Giomi, che comunque l’ha spuntata con 110 voti. Un segnale, quello del voto sull’Agcom, delle divisioni e del malessere che agita i 5 Stelle, destinato ad impensierire anche il governo. Soprattutto alla luce dei numeri ‘traballanti’ della maggioranza a Palazzo Madama. 

Coronavirus, misure prorogate al 31 luglio 

“Il Governo intende emanare un nuovo decreto che proroga fino al 31 luglio le misure”, in scadenza, per il contenimento di Covid-19. Lo ha annunciato il ministro della Salute, Roberto Speranza, nella comunicazione in Aula al Senato, illustrando il contenuto del nuovo Dpcm. 

ECCO LE MISURE PROROGATE AL 31 LUGLIO 

Le principali misure prorogate al 31 luglio, elencate da Speranza, sono obbligo di indossare la mascherina nei luoghi chiusi, obbligo di rispettare i protocolli di sicurezza definiti per la riapertura dei luoghi di lavoro; divieto di assembramenti; sanzioni penali per chi viola l’obbligo di quarantena; divieto di ingresso o quarantena per chi arriva da Paesi extra Eu e controlli più stringenti su aeroporti, porti e luoghi di confine. 

“Questa ultima misura che ho adottato con mia ordinanza – prosegue il ministro – è direttamente correlata alla grave situazione di contagio in un numero crescente di aree nel mondo. La scelta è chiara. Non possiamo vanificare i sacrifici fatti dagli italiani in questi mesi ed è per questo che abbiamo scelto, ancora una volta, la linea della massima prudenza”, sottolinea. 

“La prima valutazione che dunque offro all’aula è un preciso richiamo a non sottovalutare prima di tutto una situazione internazionale molto preoccupante – sottolinea il ministro – perché la circolazione del virus nel mondo accelera e non perde potenza”.  

“La ricerca della massima convergenza nella gestione di questa difficile emergenza sanitaria non è una ‘concessione’ che il governo regala alle opposizioni né uno ‘sconto’ che le minoranze fanno alla attuale maggioranza parlamentare”, precisa Speranza sottolineando che questa è “la via maestra per portare il Paese definitivamente fuori dalla tempesta. E’ la via della responsabilità. L’unica, a mio avviso, seriamente percorribile nell’interesso prioritario e prevalente del nostro Paese”. 

“Particolare attenzione è rivolta, in queste ore, agli sbarchi sulle nostre coste con rigorosi controlli sanitari ed obbligo di quarantena per tutti coloro che arrivano. Nessuna sottovalutazione può essere ammessa”, ha aggiunto. 

Il coronavirus è “un virus subdolo che spesso colpisce mimetizzandosi. Abbiamo infatti imparato a nostre spese che il Covid ci attacca, moltiplicando i contagiati, non solo attraverso soggetti sintomatici, ma sempre di più per mezzo di pazienti asintomatici”, ha ricordato il ministro evidenziando: “Ricordo questi numeri non per alimentare paure irrazionali che non avrebbero alcun senso ma per non smarrire la razionale consapevolezza che non possiamo e non dobbiamo sottovalutare i rischi che ancora corriamo. La partita non è ancora vinta, è ancora in corso”. 

 

 

 

Lopalco si candida in lista civica Emiliano: “Se gioco partita è per vincerla” 

E’ ufficiale: Pierluigi Lopalco, epidemiologo dell’università di Pisa, consulente della Regione Puglia per l’emergenza Covid-19, si candida alle elezioni regionali pugliesi al fianco dell’attuale governatore Pd Michele Emiliano e appare assai determinato: “Se gioco una partita, provo a giocarla per vincerla”, dichiara all’Adnkronos Salute.  

“Emiliano mi ha chiamato e me lo ha chiesto formalmente”, spiega Lopalco, anche se “al momento non conosco ancora i dettagli. Oggi il presidente presentava le liste e io mi presenterò con la lista civica di Emiliano che si chiama ‘Con'”. E premesso che “saranno i voti quelli che contano”, lo scienziato conferma di aspirare al ruolo di assessore. Ancora nessun accordo, puntualizza, confidando però che “Emiliano mi ha detto: ‘Tu saresti il perfetto assessore alla Sanità'”. “E’ ovvio che il mio è un ruolo tecnico”, ragiona l’epidemiologo. 

Anche se “ho sempre avuto una passione politica e non è un mistero che mi riconosco nei valori del centrosinistra”, sottolinea, “non ho mai fatto il politico di professione. Quindi il mio sarà un ruolo tecnico animato da quello che è il senso civico di mettersi a disposizione della comunità, della mia Regione”. 

“Sono consapevole dei miei limiti”, aggiunge Lopalco. “Non sono sicuro di avere delle ottime doti di politico, né di essere bravo a raccogliere voti. Non l’ho mai fatto e non so se sarò capace o no di ottenere consensi. Quello che voglio dire ai cittadini è ‘guardate, ho delle caratteristiche, sono un professore di Igiene, conosco la sanità, so come si organizza un sistema sanitario'”. Non solo: “Ho visto e ho toccato con mano che cosa significa gestire un’emergenza in Puglia, con le forze che abbiamo in campo, e oggettivamente qualche idea per migliorare questo sistema me la sono fatta”, assicura. “E’ questo – conclude lo scienziato – il volto con cui mi presento a chi mi vorrà votare”. 

Giletti: “Molto preoccupato, nessuno mi ha avvisato di minacce” 

“In un paese normale queste cose non succederebbero. Come minimo mi aspettavo che chi tiene le carte di queste intercettazioni, mi avvisasse. Spero che qualcuno mi risponda su questo. Apprendere da un giornale una cosa di questo tipo, mi lascia molto preoccupato. Mi preoccupa questo silenzio. Stiamo parlando di maggio. Siamo a luglio. Forse una telefonata me la sarei potuta aspettare da qualcuno. Perché nessuno mi ha avvisato? Perché chi è competente non mi ha avvisato? Come minimo c’era il dovere istituzionale di avvisarmi…Credo che il ministro Bonafede, visto che le intercettazioni sono fatte dal Gom, qualcosa sul suo tavolo avrà già da un po’ di tempo”. Così Massimo Giletti commenta con l’Adnkronos la rivelazione di Lirio Abbate (contenuta nel libro-inchiesta ‘U Siccu — Matteo Messina Denaro: l’ultimo capo dei capi’), anticipata da Repubblica, stando alla quale il boss palermitano Filippo Graviano ha commentato a maggio scorso con un ‘Giletti sta scassando la minchia’ la puntata di ‘Non è l’Arena’ dove il conduttore si era occupato della scarcerazione di oltre 300 boss mafiosi. 

A stretto giro, è arrivata la telefonata di Bonafede: “Prendo atto che mi abbia chiamato poco fa il ministro della Giustizia Bonafede e sono contento che lo abbia fatto, ma ribadisco che forse avrei dovuto sapere prima delle minacce del boss Graviano nei miei confronti. Mi sarebbe piaciuto non apprenderlo da un giornale ma che qualcuno mi chiamasse per dirmelo…”, ha ribadito Giletti. 

“Avrei voluto saperlo prima che uscissero queste gravi notizie – dice ancora Giletti – Le istituzioni lo sapevano da maggio ma non sono stato avvertito. Apprezzo la telefonata di Bonafede, certo, ma il mio rammarico è che l’ho appreso oggi da un giornale e francamente non è il massimo, vista la delicatezza della questione”. 

Conte a Meseberg incontra Merkel 

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e la cancelliera Angela Merkel hanno concluso dopo circa un’ora, nel castello di Meseberg, nel Brandeburgo, un colloquio faccia a faccia in vista del Consiglio Europeo del 17 e 18 luglio sul Recovery Plan e sull’Mff 2021-27. Lo si apprende da fonti di palazzo Chigi. 

L’appuntamento con la cancelliera segue la visita all’Aja, dove Conte ha incontrato il premier olandese Mark Rutte, capofila dei Paesi cosiddetti Frugali, tra i più restii a dare il via libera ai trasferimenti destinati ad aiutare i Paesi del Sud Europa a superare la crisi provocata dalla pandemia di Covid-19. 

Conte dovrebbe vedere anche il presidente Emmanuel Macron alla vigilia del vertice, giovedì 16 luglio. Conte e Merkel dovrebbero fare una conferenza stampa congiunta intorno alle 17.30.  

Il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel ha messo sul tavolo una proposta di compromesso imperniata su una serie di modifiche mirate al pacchetto da 500 mld di prestiti (in realtà una piccola parte sono garanzie) e 250 di prestiti, la cui entità è stata riconfermata. 

Tra le modifiche più rilevanti c’è quella dell’iter che dovranno seguire i piani di ripresa e resilienza, che i Paesi dovranno presentare per accedere alla Recovery and Resilience Facility, cuore del piano per la ripresa. 

Mentre nella proposta della Commissione i piani seguivano la procedura ordinaria della comitatologia, che dà molto potere alla Commissione, quella prevista dalla proposta di compromesso vede un ruolo importante del Consiglio, l’istituzione che rappresenta gli Stati membri. 

Mattarella a Basovizza, mano nella mano con Pahor 

Con il saluto, gli onori militari, gli inni sloveno e italiano, rassegna e il saluto alla bandiera è iniziato presso la Caserma del 2° Reggimento Cavalleria Piemonte a Villa Opicina, l’incontro tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il suo omologo sloveno Borut Pahor. 

Mattarella ed il suo omologo sloveno si sono recati alla Foiba di Basovizza per deporre una corona di fiori. Poi al monumento dei caduti sloveni.  

Il programma prosegue con i presidenti che si trasferiranno in prefettura a Trieste dove incontreranno lo scrittore Boris Pahor al quale saranno conferite onorificenze. Mattarella e Pahor saranno insieme al Narodni dom, che verra’ restituito alla comunita’ italiana di lingua slovena in Italia, esattamente cento anni dopo l’incendio del 13 luglio 1920 che lo distrusse. Infine, il Capo dello Stato italiano incontrerà in Regione i rappresentanti delle associazioni degli esuli. 

 

Endorsement di Grillo a Raggi: “Virgì Roma nun te merita” 

Endorsement di Beppe Grillo per la sindaca di Roma Virginia Raggi, con uno sonetto in romanesco, firmato da Franco Ferrari, in cui il garante del Movimento rimarca l’ingratitudine dei romani nei confronti della prima cittadina: “Virgì, Roma nun te merita”, titola infatti il sonetto. 

“A Virgì, pijia na valigia, tu fijio, tu marito, famme un fischio, che se n’annamo via da sta gente de fogna. Lassa perde. Nun te spormonà, sta a fa un bucio de culo, puro senza rubbà, e , chi te critica quà, chi te critica là, chi c’ha er pupo sur fòco, e, jielo devi da tojie, e n’artra che se lamenta che nun je risponni, che nun la vai a sentì, che c’ha puro lei quarche cosa da lamentasse. E che cavolo! Se chiama Virginia, mica è la Madonna der Divino Amore! Quella, dice , che fà li miracoli”. 

“Sò de Roma, e sò settant’anni che ce vivo, e, ogni quarvorta che vinceva un sindaco, me mettevo de buzzo bòno a vedè quello che faceva. A Roma se dice che: li cavalli se vedeno all’arivo! E io li ho sempre giudicati alla fine de la corsa. Voi no, cari romani, voi dovete da rompe er ca’… sempre. Nun è da oggi. Sò circa tremila anni che rompete li cojoni, ma nun fate mai gnente pé dà na mano, anzi, giù botte! Oggi, per esempio, sta pòra donna, era contenta d’avè messo la luce che nun c’era da quarant’anni, a na via a Torre Angela. Me direte, ma era na via de borgata, quarant’anni fa era tutto abusivo! E certo, era abusivo, come si fasse na casa abusiva fosse un diritto, e, che , dar momento che sò state sanate dar condono del 1987, aricordatevelo, voi che rompete er ca’…, 1987. Nisuno, e dico nisuno, c’aveva messo mano, pé mette la luce, li lampioni. Dice. Ma che te vanti? Sò solo quattro lampioni. Intanto sò de ppiù, ma, si pure fussero due, ereno quarant’anni, quasi, che aveveno condonato. Quindi annate a rompe er ca’… da n’artra parte”.  

Aspi, Toti: “Due anni di liti per nulla, niente risposte da governo” 

“Due anni di liti su autostrade non hanno portato nulla: né giustizia per le vittime, né più sicurezza per chi viaggia, tantomeno nuove infrastrutture. La soluzione non può essere usare i soldi dei contribuenti e dei correntisti postali per comprare autostrade. Servono invece nuove regole per chi le gestisce, più investimenti, più opere, soprattutto per la Liguria che ha pagato e sta pagando il prezzo più alto”. Lo scrive su Facebook il governatore ligure Giovanni Toti. 

“E in questi giorni oltre il danno la beffa: un piano folle che sta bloccando l’intero territorio e invece di dare più sicurezza toglie ogni certezza a chi deve spostarsi. Persino alle ambulanze. I cantieri dovevano finire il 10 luglio, oggi è il 12 e la nostra regione è ancora paralizzata. Dopo settimane di appelli abbiamo ottenuto solo bugie e nessuna risposta serie dal Governo. Firma anche tu per una Liguria più sicura e libera di spostarsi!”, conclude. 

Tajani: “Piano riforme debole, governo si confronti con opposizioni” 

“La proposta del Governo, il piano di riforme, mi sembra molto debole. Il Governo non si è confrontato con l’opposizione, andava strutturato un progetto condiviso da tutti per essere più credibili a livello europeo. La sostanza della questione è l’essere credibili in Europa. Noi di Forza Italia non vogliamo entrare nel Governo Conte, ma siamo a disposizione del Paese con le nostre proposte”. Lo afferma il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani, ospite a Punto Europa su Rai2. 

I soldi del Mes, ha continuato Tajani, “sono fondi a disposizione già dal primo del mese di giugno. E’ circa un mese e mezzo che questi soldi sono a disposizione. I soldi del Recovery Fund, invece, potrebbero arrivare dall’inizio del prossimo anno. Quindi abbiamo bisogno, anche in vista di una possibile seconda ondata di coronavirus, di rafforzare la nostra sanità. I fondi del Mes servono all’Italia e costano meno dei soldi che il nostro Paese ricava con l’emissione di titoli di Stato”.  

“Per quanto riguarda il bilancio pluriennale sono preoccupato: non vorrei che ci fossero tagli all’agricoltura, che è un comparto fondamentale dell’economia reale. Ridurre il bilancio per colpire l’economia reale sarebbe un errore gravissimo. Noi continueremo ad essere vigili e a tutelare questo settore”, ha aggiunto il numero due di Forza Italia. 

Calenda: “Renzi? Era bravo, ora non ci parliamo più” 

“Io sono un grande estimatore di Renzi premier: il più riformista della storia della Repubblica. Abbiamo fatto moltissimi errori politici, me compreso. Ma non condivido una scissione varata dopo che il Pd aveva fatto quello che aveva chiesto proprio Renzi”. Lo dice Carlo Calenda in un’intervista al ‘Corriere della Sera’. Il suo partito, Azione, secondo un sondaggio Ipsos per il quotidiano milanese, entrerebbe in Parlamento, mentre Italia viva di Matteo Renzi rimarrebbe fuori. “È uno dei casi in cui piano piano la coerenza di una posizione politica molto difficile paga, e pagherà molto di più. Alle elezioni supereremo l’8% di Scelta civica: stiamo facendo un percorso di raccolta dei voti sul territorio e non di alleanze sbagliate, che poi è la strada che ha premiato Meloni e Salvini”, osserva Calenda. 

Quanto a un’alleanza con l’Iv di Matteo Renzi; “Non esiste. Io non farò mai una alleanza politica con Italia viva. Altrimenti valeva la pena rimanere nel Pd. Serve un centro riformista vero”. E ammette di non sentire più Renzi “da un anno”. “Abbiamo smesso di parlarci. Non ho un problema personale, solo che non condivido niente di quello che fa”, spiega Calenda. E conclude: “Penso che Azione, +Europa e altre forze popolari e moderate possano far nascere un centro per la ragionevolezza. Se gli italiani si trovassero di nuovo a scegliere tra Salvini e il governo di Conte con alle spalle Casaleggio il Paese sarebbe finito”m conclude. 

Autostrade, M5S boccia la proposta: “Per noi resta no” 

“Per noi resta no”. Così fonti di primo piano del M5S ‘bocciano’ all’Adnkronos la proposta avanzata da Autostrade per l’Italia per risolvere il nodo concessioni, recapitata nel tardo pomeriggio ai ministeri dei Trasporti e dell’Economia nonché a Palazzo Chigi. Il risarcimento di 3,4 miliardi per chiudere il procedimento, i 13,2 miliardi di investimenti e 7 di manutenzioni, nonché un taglio dei pedaggi, un incremento medio annuo massimo dell’1,75% sull’intero arco temporale della concessione non bastano a convincere i grillini.  

E questo nonostante l’Aspi nella sua proposta abbia evitato anche di chiedere la modifica del dl Milleproroghe, ovvero della norma che riduceva l’indennizzo a 7 miliardi in caso di revoca, cifra di gran lunga più bassa dei 23 miliardi previsti dalla convenzione siglata nel 2008. Intanto i tecnici continuano a studiare il documento con le proposte avanzate dall’azienda, ma la posizione dei 5 Stelle appare già netta. Per i 5S la via maestra resta dunque quella della revoca o in alternativa l’uscita di scena dei Benetton da Aspi, senza ruoli di minoranza. Ma a questo punto la parola decisiva spetterà al Cdm, dove le posizioni delle forze di maggioranza restano distanti. 

Conte: “Covid sfida ancora insidiosa, ma Stato c’è” 

La pandemia di coronavirus in Italia “è stata una sfida molto insidiosa, in parte lo è ancora, anche se adesso possiamo dire che ci siamo meglio attrezzati, abbiamo rinforzato le nostre strutture ospedaliere, sicuramente adesso la risposta del sistema sanitario sarà più pronta anche in caso di cattive evenienze”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte intervenendo al concerto della Polizia di Stato davanti Viminale organizzato per ricordare le vittime del covid e l’impegno del personale sanitario. 

“Lo Stato c’è, non c’è stato mai un momento” durante la crisi provocata dal coronavirus “in cui io non abbia pensato che le nostre istituzioni così salde non reggessero la prova”, ha sottolineato ancora il premier, aggiungendo: “Tutto il Paese ha risposto e tutti i cittadini. Questo ci ha reso una comunità più solida, più forte e più resiliente e io sono orgogliosissimo della nostra comunità nazionale”. Se “ho avuto la convinzione che lo Stato c’è – ha continuato Conte – è anche per un corpo come quello della polizia che è un corpo solido, ha un’esperienza incredibile, con donne e uomini che sanno fare il loro lavoro. Grazie a tutti, grazie al personale sanitario, a quelli dei mezzi di trasporto e ai cittadini”. 

“Grazie a chi in questi mesi ha combattuto in prima linea, siamo fieri dei nostri medici che sono stati straordinariamente vicini ai nostri uomini e donne e a tutti quelli che avevano bisogno”. Così il capo della Polizia, Franco Gabrielli, intervenendo in apertura prima del Concerto. “Questo è anche il momento del ricordo per quelli che non ci sono più, che hanno pagato lo strazio di non essere accompagnati, fra questi ci sono anche nostro appartenenti: Maria, Giorgio e Walter , ai quali va il nostro commosso pensiero” ha aggiunto. Gabrielli ha ricordato anche Ennio Morricone, “un grande italiano vicino alla nostra amministrazione e alla nostra Banda” sottolineando che il luogo scelto per la serata, “è davanti al Viminale, la nostra casa, il ministero dei diritti e delle libertà, che garantisce la civile convivenza”.  

 

Fonti Chigi: “Martedì voto su Dpcm, non su stato emergenza” 

Martedì in Parlamento non si voterà la proroga dello stato d’emergenza, che scade il 31 luglio: il voto delle Aule verterà sulle comunicazioni del ministro della Salute Roberto Speranza sul nuovo dpcm, destinato a prorogare le norme anti-Covid in scadenza giustappunto martedì, 14 luglio. La proroga dello stato d’emergenza, che dovrebbe essere estesa al 31 dicembre, avverrà con una delibera in Cdm su cui sarà il premier Giuseppe Conte a riferire alle Camere prima della scadenza dell’attuale stato d’emergenza, dunque prima della fine del mese. Lo puntualizzano fonti di Palazzo Chigi.  

Covid, stato emergenza verso proroga al 31 dicembre 

Verso una proroga fino al 31 dicembre in Italia dello stato di emergenza Covid varato il 31 gennaio e in scadenza al 31 luglio. ”Non ho detto affatto che la decisione” sulla proroga dello stato di emergenza Covid al 31 dicembre prossimo ”sia stata presa” ha precisato il premier Giuseppe Conte, nella serata di venerdì a L’Aja. “La decisione” sulla proroga dello stato di emergenza fino al 31 dicembre “non è stata presa”. E comunque, ”sarà una decisione collegiale del governo e presa in Parlamento”. ”Non c’è dubbio -ha assicurato- che questioni del genere devono essere portate all’attenzione del Parlamento come è sempre stato fatto da me”. 

La proroga dello stato d’emergenza, aveva ribadito in tarda mattinata il premier Conte in un punto stampa a Venezia, “è una decisione collegiale che va prese in Cdm. Faccio solo una riflessione anticipatoria: l’eventuale proroga dello stato d’emergenza significa che siamo nella condizione di adottare misure necessarie, anche minimali. Non dovete sorprendervi, se non fosse prolungato non avremmo i mezzi necessari per intervenire, anche su territori circoscritti”. Per questo, aveva detto, “ci avviamo verso una proroga dello stato di emergenza”. 

A quanto appreso dall’Adnkronos Salute questa decisione potrebbe comportare, tra le altre cose, anche la proroga del ricorso allo smart-working.  

Sileri: “Proroga? Difficile nuova ondata come prima” 

Conte: “Con Rutte ci sono divergenze ma un ottimo clima” 

“Abbiamo parlato del negoziato in corso. Abbiamo condiviso entrambi l’opportunità, se non addirittura la necessità dal mio punto di vista che possa essere finalizzato quanto prima”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte stasera a L’Aja, dopo l’incontro con il primo ministro del Regno dei Paesi Bassi Mark Rutte. “Non è interesse nessuno che la risposta europea sia ritardata. Ovviamente non posso dire che ci sia una piena convergenza. Ci sono alcuni dettagli, vari dettagli, alcune divergenze ancora su cui possiamo ancora lavorare. Siamo rimasti che resteremo in contatto nei prossimi giorni in modo di arrivare al prossimo Consiglio Ue coordinando meglio i nostri sforzi. Così da dare un contributo non all’Italia e all’Olanda ma a tutta l’Europa per una soluzione rapida. C’è stata una calda accoglienza. E’ stato un incontro cordiale, una buona promessa per poter operare insieme. C’è un confronto in un ottimo clima”.  

La cena dei due leader in un ristorante italiano 

Forza Italia, addio a Palazzo Grazioli. Resta sede San Lorenzo in Lucina da 11mila euro al mese  

Dopo la decisione di Silvio Berlusconi di dire addio alla storica residenza di palazzo Grazioli per trasferirsi nella ex Villa Zeffirelli sull’Appia Antica, a Forza Italia, nella Capitale, non resta altro che la sede nazionale di piazza San Lorenzo in Lucina. Un appartamento di circa 300 metri quadrati, preso in affitto a oltre 130mila euro l’anno, al terzo piano di un antico edificio protetto dalle Belle Arti nel pieno centro di Roma, a pochi passi da Montecitorio. Scorrendo l’ultimo bilancio del partito, quello chiuso il 31 dicembre del 2019, si scopre che la ”locazione dell’intero anno della sede legale di Via in Lucina 17” è pari a 132mila euro, ovvero undicimila euro al mese. La cifra corrispondente al canone di locazione è prevista nella voce ‘spese per godimento di beni di terzi’, che grava sulle casse forziste con un ammontare complessivo di 293mila 260 euro, che risulta aumentato di quasi 52mila euro rispetto all’esercizio precedente.  

Inaugurata in pompa magna nel 2013 (circa 3mila metri quadrati con un costo iniziale di affitto di 960mila euro a fronte dei 2,8 milioni annui per i 5mila metri quadrati della vecchia sede di via dell’Umiltà), San Lorenzo in Lucina ha rischiato più volte la chiusura causa conti in rosso, soprattutto dopo l’abolizione dl finanziamento pubblico dei partiti.  

La ‘serrata’ è arrivata, infatti, nel 2015, anno orribile per le finanze di Fi e la ‘nuova’ casa azzurra è tornata ad essere via del Plebiscito. Poi, passata la buriana, c’è stata la riapertura, ma Antonio Tajani e gli altri vertici si sono ritrovati una sede ‘ristretta’, sempre extralusso, ma rimpicciolita per mancanza di soldi: gli attuali 300 metri quadrati con una sala grande utilizzata per le conferenze stampa.  

Nella sua relazione gestionale il tesoriere attuale del partito, il senatore Alfredo Messina, fa il punto della situazione sulla sede nazionale, precisando che è stata chiusa per tre mesi, durante l’emergenza Covid. “Dalla data del 10 marzo e fino al 3 maggio compreso, in ossequio alle disposizioni governative che nel corso dei mesi di marzo aprile e maggio -scrive l’amministratore nazionale- si sono susseguite numerose, la sede nazionale di Fi è rimasta completamente chiusa a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. In questo periodo sono state attivate le procedure legate allo smart working (o lavoro agile) per consentire ad alcuni collaboratori di proseguire, almeno parzialmente e per quanto possibile, il proprio lavoro presso la propria abitazione soprattutto per quello che concerne la funzione amministrativa”.  

In “quest’ambito”, spiega Messina, le “normative esistenti per i partiti, appesantite dalla legge 9 gennaio 2019 n.3, hanno reso difficoltosi in questi mesi i compiti di ognuno a fronte dei diversi obblighi concentrati proprio nel periodo di quarantena più stringente, incombenze i cui termini non sono stati differiti nonostante l’emergenza assodata”. A “partire dal 4 maggio -conclude- la sede nazionale è stata riaperta ai soli lavoratori, nel pieno e scrupoloso rispetto dei protocolli sanitari emanati, applicando estese turnazioni volte ad assicurare il necessario distanziamento di sicurezza”.  

 

Cassa integrazione e lavoro, cosa cambia 

Incentivo alle aziende che non utilizzano la cassa integrazione in cambio di una robusta defiscalizzazione del costo del lavoro. E’ questa l’idea, trapelata già nelle settimane scorse, che, a quanto apprende l’Adnkronos da fonti di primo livello, il governo punta ad approvare già nel decreto luglio, assieme allo scostamento di bilancio. 

Obiettivo della misura, alla quale il premier Giuseppe Conte lavora fianco a fianco con la ministra del Lavoro Luciana Lamorgese, è quello di favorire la ripresa delle attività dal lato dell’offerta, con un sostanzioso risparmio delle risorse stanziate per gli ammortizzatori sociali -l’auspicio- consentendo ai lavoratori di rimanere in attività usufruendo della retribuzione piena. Alle aziende verrà data la possibilità di scegliere se ricorrere alla cassa integrazione oppure avere un incentivo per tenere il lavoratore impiegato a tempo pieno.