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Categoria: fatti/politica

M5S, spettro scissione dopo voto: il summit ‘segreto’ dei ribelli  

Il timore serpeggia nel governo e rimbalza nei gruppi parlamentari. Dove la guerra è aperta, Davide Casaleggio nel mirino. Lunedì potrebbe essere il punto di non ritorno per un M5S ‘balcanizzato’. Fonti di governo grilline spiegano all’Adnkronos che due sono le possibili strade che si profilano all’orizzonte, entrambe da incubo per la creatura di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Se il referendum sul taglio dei parlamentari dovesse confermare la ‘sforbiciata’ dei seggi – portandoli dagli attuali 945 a 600 – in molti, nelle file del Movimento, potrebbero maturare la convinzione di essere giunti al ‘game over’ e di non avere un futuro al prossimo giro. E decidere di migrare al gruppo Misto, salutare il Movimento “con un ‘vaffa'”, sintetizza la stessa fonte, e garantire il sostegno al governo Conte, risparmiando però i 300 euro versati mensilmente all’Associazione Rousseau.  

L’altra ipotesi è ancor più urticante della prima per chi siede al governo, ma anche considerata più verosimile. Un drappello corposo di scontenti – in combinato disposto con i parlamentari già usciti dal Movimento – potrebbe decidere di dar vita a un gruppo autonomo, continuare a dare il sostegno all’esecutivo ma chiedendo in cambio una contropartita in termine di ministri e sottosegretari. 

Una partita a poker che potrebbe rendere ancor più complessa la vita del governo Conte. C’è chi guarda con sospetto, in particolare, al dissidente Giorgio Trizzino, particolarmente attivo tra i ribelli e con un forte ascendente su di loro. La settimana scorsa, a quanto apprende l’Adnkronos, c’è stato un summit tra ribelli, una decina di eletti, che guardano a un futuro diverso, a una formazione di segno progressista. Non solo. 

Un altro incontro ha visto riuniti ex parlamentari M5S, ora al Misto. La testimone di giustizia Piera Aiello, tra gli ultimi ad aver abbandonato la casa 5 Stelle, ammette che c’è fermento: “Ci siamo incontrati nei giorni scorsi e ci rivedremo dopo il voto – racconta all’Adnkronos -. Siamo stati avvicinati anche da dissidenti di altri partiti che non si trovano bene. La possibilità di costituire un nuovo gruppo c’è”. “Non c’è ancora un simbolo né una connotazione politica – mette in chiaro Aiello – siamo ancora nel campo delle ipotesi. Se dovesse nascere, sarà un gruppo che deve consentire a ognuno di noi di portare a termine il lavoro iniziato quando siamo entrati in Parlamento e che non ci faccia fare i ‘pigia-bottoni’ in Aula, portando avanti le istanze dei cittadini”.  

A chi domanda se sia scontato l’appoggio al governo, “il mio personalmente no – ammette -, uscire dal Movimento e continuare a sostenere il governo non ha senso. Però se l’esecutivo fa cose per i cittadini, perché non votare quei provvedimenti?”.  

Anche l’ex grillino Paolo Lattanzio, che alle regionali in Puglia si è speso per Michele Emiliano, vede all’orizzonte “più di qualcosa, una componente maggiormente green che guarda anche a realtà diverse dal Movimento” – questa la direzione a cui sembra mirare l’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti – “e un’altra formazione, composta questa volta da ex M5S delusi dal tradimento delle origini”. “Non è un mistero che io stia lavorando alla formazione di un nuovo gruppo”, dice per esempio Raffaele Trano, ex 5 Stelle ed ex presidente della Commissione Finanze. 

Lo scontro con Casaleggio del resto è giunto al punto di non ritorno. La dice lunga il fatto che da giorni rimbalzi nelle chat interne un link che consente di verificare se un nominativo risulti o meno iscritto al M5S: stando a questo database, Casaleggio non figurerebbe tra gli attivisti. I nodi sono tanti – anche sulla gestione futura del Movimento e gli Stati generali, visti da molti come una chimera – e stanno pian piano venendo al pettine.  

Nei giorni scorsi tre deputati si sono autosospesi dal M5S in aperta polemica con la mail anti-morosi di Casaleggio, chiedendo una svolta ai vertici pentastellati. Tra questi, Fabio Berardini, che osserva: “Si vocifera di provvedimenti disciplinari per coloro che hanno sostenuto il No al referendum, che in aggiunta a coloro che hanno sollevato perplessità sulle uscite di Casaleggio formano un cospicuo numero di parlamentari a rischio espulsione…”. “Penso che molti siano stufi di navigare a vista. Sicuramente se il Movimento non tornerà sulla retta via, per la difesa dei valori originari, credo che molti lo abbandoneranno”, avverte. 

Il timore è che “da un Movimento ormai ridotto a una polveriera – dice una fonte di governo all’Adnkronos – ne nascano due”. La parola tabu è una sola e mai come ora appare dietro l’angolo: scissione. 

REFERENDUM: M5S VERSO SANZIONI PER CHI VOTA NO – Verso sanzioni disciplinari per i parlamentari M5S che si sono espressi per il No al referendum sul taglio di deputati e senatori. Tra questi, Andrea Colletti, Marinella Pacifico, Elisa Siragusa, Mara Lapia e diversi altri. La voce di provvedimenti in arrivo ha iniziato a circolare nelle ultime ore nei gruppi parlamentari, e fonti vicine al collegio dei probiviri confermano all’Adnkronos che i ‘ribelli della sforbiciata’ sono sotto la lente di ingrandimento di chi è chiamato a sanzionare. “E’ molto più di un’ipotesi – spiegano le stesse fonti -. Chi vota No tradisce il programma elettorale, e il nostro codice etico ci obbliga a rispettarlo. Il taglio dei parlamentari era previsto nel contratto di governo del Conte I, nel programma del Conte II e nel programma elettorale M5S, nello specifico nel documento votato online dagli attivisti. Ci sono tutti i presupposti per intervenire…”. 

(di Ileana Sciarra e Antonio Atte) 

Elezioni e referendum: Agcom bacchetta Rai, Sky e La7 

L’Agcom con una delibera ordina alla Rai di “procedere nei notiziari diffusi dalle testate ad essa facenti capo ad una immediata e significativa inversione di tendenza garantendo un’informazione equilibrata e un effettivo e rigoroso rispetto del principio della parità di accesso e di trattamento tra i soggetti politici”. L’Autorità, presieduta da Angelo Cardani, ha anche chiesto “l’equa rappresentazione di tutte le opinioni politiche, nel rispetto dell’autonomia editoriale e giornalistica e della correlazione dell’informazione ai temi dell’attualità e della cronaca politica, nonché la puntuale distinzione tra l’esercizio delle funzioni istituzionali, correlate alla completezza dell’informazione, e l’attività politica in capo agli esponenti del Governo nei termini di cui in premessa, evitando sovraesposizioni ingiustificate”.  

La delibera ha lo scopo “di garantire la correttezza dello svolgimento della rappresentazione delle posizioni politiche e istituzionali e del confronto politico, su cui si fonda il sistema democratico, in considerazione in particolare dell’imminente chiusura della campagna elettorale”. 

L’Autorità precisa inoltre che “nell’esercizio della propria funzione di vigilanza verificherà l’osservanza del presente ordine attraverso il monitoraggio dei dati riferiti negli ultimi giorni della campagna elettorale, riservandosi in caso di mancata ottemperanza l’adozione dei conseguenti provvedimenti di competenza”.  

Secondo quanto si legge nella delibera dell’Agcom, che ha esaminato “i dati di monitoraggio forniti dalla società Geca Italia e riferiti al periodo 6-13 settembre 2020, l’Autorità ha rilevato “il permanere di alcune incongruenze nell’andamento dei tempi di parola dei soggetti politici nei notiziari” e ha preso atto “dei tempi di parola fruiti dai rappresentanti delle Istituzioni e, segnatamente, dal Presidente del Consiglio e dai membri del Governo i quali, avuto riguardo al totale del tempo di parola dei soggetti politici e istituzionali, hanno impegnato il 47,59% del tempo sul TG1, il 26,20% sul Tg2, il 37,95% sul Tg3 e il 62,60% su Rainews. Tali percentuali risultano ancora più elevate ove si considerino i dati relativi ai tempi fruiti senza considerare l’argomento referendum (rispettivamente, 55,18%, 34,80%, 42,68%, 68,80%)”. 

Inoltre l’Acom ha rilevato che “nei notiziari di RaiNews è stato riproposto in diretta una parte del videomessaggio del Presidente del Consiglio, trasmesso sulla sua pagina Facebook il 13 settembre 2020, in relazione al tema della riapertura delle scuole; parti del videomessaggio sono state, inoltre, rilevate all’interno di servizi dei notiziari anche delle altre testate Rai”. L’Autorità quindi ritiene, in vista “della chiusura della campagna per le elezioni regionali del 20 e 21 settembre 2020”, che “l’attività di informazione in quanto servizio di interesse generale, deve concorrere efficacemente alla formazione di una opinione pubblica consapevole e informata: a tal fine, pur nel rigoroso rispetto della linea editoriale propria di ciascuna testata, appare necessario segnalare l’urgenza che sui principali temi di attualità si possa assistere ad una trattazione che preveda un contraddittorio delle posizioni espresse dalle diverse forze politiche per consentire al cittadino-elettore di cogliere le ragioni che animano le diverse opinioni in campo”. 

SKY – “Sky Italia s.r.l.” proceda “nei notiziari e nei programmi diffusi dalla testata Skytg24 ad una immediata e significativa inversione di tendenza rispetto a quanto rilevato, continuando ad assicurare adeguati spazi informativi all’iniziativa referendaria allo scopo di offrire all’elettorato una consapevole conoscenza del quesito oggetto del referendum medesimo, ma avendo cura di rappresentare e dare voce in maniera corretta, completa ed equilibrata alle due opzioni di voto”, quanto ordina poi con una delibera l’Agcom a Sky, sottolineando che in particolare Skytg24 “dovrà assicurare il riequilibrio delle posizioni nei notiziari e nei programmi. L’Autorità nell’esercizio della propria funzione di vigilanza verificherà l’osservanza del presente ordine attraverso il monitoraggio dei dati riferiti sia ai notiziari sia ai programmi di approfondimento informativo diffusi negli ultimi giorni di campagna referendaria, riservandosi in caso di mancata ottemperanza l’adozione dei conseguenti provvedimenti di competenza”.  

L’Autorità, presieduta da Angelo Marcello Cardani, nella delibera afferma che dai “dati di monitoraggio forniti dalla società Geca Italia e riferiti alla settimana di campagna referendaria 6-12 settembre 2020” emerge “un forte squilibrio tra le posizioni favorevoli e contrarie nei notiziari (56% per il SI e 41,2% per il NO) e nei programmi (53,3% per il SI e 43,5% per il NO) nel canale Skytg24” e rileva quindi “l’inderogabile necessità, in vista dell’approssimarsi della data del voto, di riservare particolare attenzione al tema oggetto del quesito referendario nei notiziari e, segnatamente, nei programmi extra tg che rappresentano la tipologia di programma più adeguata per assicurare l’approfondimento delle tematiche connesse al tema, assicurando il riequilibrio tra le posizioni favorevoli e contrarie – avendo cura di dare spazio anche alla posizione contraria”. 

LA7 – E dopo aver ‘bacchettato’ la Rai e Sky, l’Agcom mette nel mirino anche La7. Con una delibera, infatti, l’Autorità ordina all’emittente di Urbano Cairo di “procedere nei programmi diffusi dalla testata TgLA7 ad una immediata e significativa inversione di tendenza rispetto a quanto rilevato, continuando ad assicurare adeguati spazi informativi all’iniziativa referendaria allo scopo di offrire all’elettorato una consapevole conoscenza del quesito oggetto del referendum medesimo, ma avendo cura di rappresentare e dare voce in maniera corretta, completa ed equilibrata alle due opzioni di voto. In particolare, la testata dovrà assicurare il riequilibrio delle posizioni nei programmi”.  

L’Agcom ribadisce che “verificherà l’osservanza del presente ordine attraverso il monitoraggio dei dati riferiti ai programmi di approfondimento informativo diffusi negli ultimi giorni di campagna referendaria, riservandosi in caso di mancata ottemperanza l’adozione dei conseguenti provvedimenti di competenza”. 

Anche nel caso di La7 l’Agcom ha rilevato, sulla base dei “dati di monitoraggio forniti dalla società Geca Italia e riferiti alla settimana di campagna referendaria 6-12 settembre 2020”, un “forte squilibrio tra le posizioni favorevoli e contrarie nei programmi di La7 (51,9% per il SI e 40,6% per il NO)”.  

 

Referendum, Meloni: “Faccio passo indietro e aspetto responso cittadini” 

Sul referendum “faccio un passo indietro e aspetto il responso dei cittadini. Io sono favorevole al taglio dei parlamentari, lo sono sempre stata, tra l’altro il primo a tagliare i parlamentari fu il centrodestra. Se gli italiani faranno un’altra scelta si farà un altro governo, spero con le elezioni, e un’altra riforma migliore”. Lo ha affermato Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, ai microfoni di Rtl 102.5. 

“Rimettiamo le preferenze e risolviamo il problema della rappresentanza dei territori”, aggiunge Meloni, che continua: “Consentire che ciascuno possa scrivere il nome del parlamentare che lo rappresenta, perché non mi pare che attualmente ci sia grande rappresentanza dei territori quando prendi la Boschi da Arezzo e la vai a candidare a Bolzano”. E su una eventuale candidatura a sindaco di Roma, Meloni rimarca: “Ho risposto di no tante volte”. 

 

Regionali, Crimi: “Mio appello è per voto disgiunto al contrario” 

L’elettorato del Movimento 5 stelle “reagirà al contrario” all’appello al voto disgiunto alle Regionali del segretario del Pd, Nicola Zingaretti, “anzi auspico e invito a fare voto disgiunto al contrario: votiamo i candidati presidenti del Movimento 5 stelle per dare una possibilità di cambiamento rispetto al passato”. Lo dice il capo politico del Movimento 5 stelle, Vito Crimi, ai microfoni di ‘Radio anch’io’ su Radiouno.  

“Non c’è nessun rimpasto all’ordine del giorno, nessuno ci ha posto questa questione”, assicura quindi il leader reggente Ciquestelle. 

Referendum, Segre per il No: “Parlamento espressione più alta della democrazia” 

“Mi pare che la questione venga un po’ troppo drammatizzata. Ci sono buone ragioni sia per il Si sia per il No. Io alla fine mi sono orientata per il No soprattutto in coerenza con il mio atteggiamento generale verso il Parlamento. Sono entrata al Senato in punta di piedi, onorata e sorpresa della scelta del Presidente Mattarella che, come ho sottolineato più volte, ha un profondo valore simbolico e trascende la mia persona. Lo dice, intervistata da ‘La Repubblica’, la senatrice a vita Liliana Segre a proposito del referendum sul taglio dei parlamentari.     

“Sono entrata come si entra in un tempio – spiega Segre – perché il Parlamento è l’espressione più alta della democrazia. Quindi sentir parlare di questa istituzione che fa parte della mia religione civile come se tutto si riducesse a costi e poltrone, è qualcosa che proprio non mi appartiene”. E alla domanda: cosa pensa dell’operato del Governo Conte di fronte all’emergenza sanitaria? Segre risponde: “Sarà perché sono priva di esperienza politica, forse sono anche ingenua, ma io non riesco proprio a capacitarmi del clima arroventato e delle contrapposizioni feroci di questi mesi. Nonostante tutto, io ho un fortissimo amor di Patria che mi viene dalla mia famiglia. Per come la vedo io, di fronte ad una catastrofe come la pandemia del Covid – 19 un grande Paese si dovrebbe unire, dovrebbe sospendere o quantomeno moderare la lotta tra fazioni e dovrebbe stringersi attorno alle istituzioni”.      

“Tutte le grandi nazioni – aggiunge – fanno così di fronte alle guerre e ad altre simili emergenze. Quella di oggi è completamente diversa da una guerra, ma per certi aspetti è perfino peggio perché la minaccia è invisibile, sconosciuta ed anche gli scienziati brancolano nel buio. Quindi non riesco a capire quello che è successo e ancora succede. Anche se vediamo uno sconosciuto che si esibisce come funambolo al circo lo seguiamo con trepidazione, temiamo per la sua sorte”. E conclude: “Come è possibile che mentre il Presidente del Consiglio attraversa il precipizio con l’Italia sulle spalle, e se cade da una parte rischiamo milioni di contagiati e se cade dall’altra c’è lo sfacelo economico, qualcuno si metta ad urlare improperi, altri si dedichino allo sfottò e qualcuno perfino gli auguri di cadere?”.   

Regionali, la lista degli impresentabili  

Tredici i nomi ‘impresentabili’. Il presidente della Commissione Antimafia, Nicola Morra, ha reso nota la lista per le regioni e i comuni che andranno al voto il 20 e 21 settembre. Candidati alle prossime elezioni finiti nelle maglie della “disciplina recata dal decreto legislativo numero 235 del 2012, la cosiddetta Legge Severino e del codice di autoregolamentazione cui la stessa Severino rimanda”. Le verifiche sono state fatte, comunica Morra, “su 15 soggetti segnalati dalla Direzione distrettuale antimafia”.  

Regionali, ecco chi sono i 13 impresentabili 

CAMPANIA – Sono nove gli ‘impresentabili’ in Campania nelle liste per le regionali. Cinque candidati sono scesi in campo con il governatore Vincenzo De Luca e si tratta di Sabino Basso, Aureliano Iovine, Michele Langella, Francesco Plaitano e, l’unico sotto la scure della Severino, il senologo Carlo Iannace, ex consigliere regionale uscente. Iannace è stato dichiarato sospeso a decorrere dal 31 marzo 2016 dalla carica di consigliere regionale a seguito di una condanna nell’ambito dell’inchiesta ‘Welfare’. Nel mirino dell’Antimafia anche 4 nomi del centrodestra: 3 candidati con Forza Italia (Monica Paolino, Maria Grazia Di Scala e Francesco Silvestro) e uno con la ‘Lega Salvini Campania’, Orsola De Stefano.  

“De Luca presentabile, assolto nel 2016 dopo 18 anni” 

Silvestro: “Sono sereno, continuo campagna per Caldoro” 

Plaitano: “Mi perseguitano ma vado avanti” 

Di Scala: “Antimafia usata come strumento giustizialista” 

Iannace: “Fiducia in giudici, continuo campagna per De Luca” 

Albani: “Sospendo campagna e mi ritiro” 

Rollandin: “Non commento” 

DE LUCA PRESENTABILE – “Vincenzo De Luca, ritenuto impresentabile per le accuse relative agli articoli 110, 81, 317 del codice penale, per quella stessa accusa è stato assolto dopo 18 anni nel 2016” sottolinea Nicola Morra. “Non essendoci pendenze rilevanti sia per la legge Severino sia per il codice di autoregolamentazione De Luca risulta presentabile come candidato alla presidenza della giunta regionale della Campania”. “Se De Luca vorrà fare altri video per dileggiare anche altre persone oltre all’ex presidente di questa commissione, Rosy Bindi, è libero di farlo. Ho simpatia per la sua teatralità”, ha concluso Morra.  

PUGLIA – “Tre soggetti risultano non conformi al codice di autoregolamentazione in Puglia in quanto rinviati a giudizio e con dibattimento in corso”. “Si tratta di Silvana Albani, (‘Puglia Solidale Verde’ per Michele Emiliano Presidente) – ha sottolineato Morra – imputata dei reati di falsa perizia, corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio, e corruzione in atti giudiziari, aggravati dal fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose (art. 110, 373, 319, 319 ter c.p. e art. 7 legge 203/1991). Il dibattimento è in corso davanti al Tribunale di Catanzaro”. Morra ha poi fatto il nome di “Vincenzo Gelardi, (‘Partito del Sud Meridionalisti Progressisti’ per Michele Emiliano Presidente), imputato di plurimi reati di trasferimento fraudolento di valori aggravati dal fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose (art. 110 c.p., 12 quinquies decreto legge 306/1992 e art. 7 Legge 203/1991). Il dibattimento è in corso davanti al Tribunale di Napoli. Infine “Raffaele Guido (‘Fiamma Tricolore’ per Franco Piero Antonio Bruni Presidente), imputato di plurimi reati tra cui tentata violenza privata, lesioni aggravate e minaccia, aggravati dal fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose (art. 110, 56-610, 612, 582-585 c.p. e art. 2,4,7 legge 895/1967 e art. 7 Legge 203/1991). Il cui dibattimento è in corso davanti al Tribunale di Lecce”.  

VALLE D’AOSTA – Anche in Valle D’Aosta spuntano degli ‘impresentabili’. Dopo lo studio delle liste regionali, nel mirino dell’Antimafia c’è un caso di candidato in violazione della cosiddetta legge Severino: si tratta dell’ex governatore della Valle D’Aosta, Augusto Rollandin, in campo con una nuova formazione autonomista che porta la sua firma, ‘Pour l’autonomie’. Rollandin, per sei volte presidente della Regione, è stato condannato in primo grado nel marzo del 2019 nell’ambito del processo per un giro di corruzione in Valle d’Aosta: per effetto della Severino è stato sospeso dagli incarichi pubblici (era consigliere regionale della dell’Union Valdotaine).  

Renzi: “Scatole di Maalox per accordo coi grillini”  

“Non torniamo” nel Pd “perché il Pd ha fatto con il M5S non l’accordo nazionale, quello lo abbiamo fatto anche noi, ma gli accordi locali sul giustizialismo”. Lo ha detto Matteo Renzi, leader di Italia Viva, a Piazzapulita a proposito di un ‘rientro’ fra i dem. 

“Fino al 2023 questa è la maggioranza, perché questa maggioranza si è creata sulla base di un presupposto: evitare un presidente della Repubblica sovranista, evitare un presidente della Repubblica ‘no euro’, evitare un presidente della Repubblica che assecondasse il folle progetto dei pieni poteri di Salvini. Le scatole di Maalox dell’accordo coi grillini servono a tenere l’Italia in Europa, e per questo i miei risentimenti personali valgono molto meno delle esigenze del Paese”, ha aggiunto il leader di Italia Viva. 

Zingaretti: “In Toscana candidati con mascherina ‘Boia chi molla’, inquietante” 

“E’ inquietante che siano tornati candidati con la mascherina con scritto ‘Boia chi molla’. Penso che la Toscana democratica non può lontanamente pensare che chi urla o mette simboli come ‘Boia chi molla’ possa comandare in Toscana”. Lo ha detto Nicola Zingaretti a Viareggio, nel corso di una delle tappe del suo tour elettorale in sostegno di Eugenio Giani.  

“A poche ore dal voto è chiaro che l’unica candidatura che può fermare la destra e i neo fascisti è Giani. Faccio un appello agli elettori a unirsi per una tradizione che va ben oltre i confini politici”, ha spiegato il segretario del Pd aggiungendo: “Non mi aspettavo che si arrivasse a mettere in lista chi mette ‘Boia chi molla’ sulla mascherina, ma è accaduto, è opportuno che le persone difendano la tradizione della regione”.  

E il segretario dem torna sul pericolo neofascista anche nell’evento di Pistoia: “Non può vincere in Toscana chi mette nelle liste i boia chi molla, non può vincere la cultura neofascista, non possiamo permetterlo per la nostra storia di italiani. Combattiamo per la Toscana e per chi ci ha regalato la democrazia”.  

“In democrazia – ha rimarcato Zingaretti – per la vittoria si combatte ed è arrivato il tempo di combattere per salvare la Toscana, tutti in campo senza un minuto di sosta”.  

“E se il Pd perde in Toscana?”, gli scenari di Mentana 

“Ci sono due scenari diversi ed entrambi hanno il Pd come osservato speciale”. Così Enrico Mentana, ospite di Corrado Formigli a Piazzapulita, sul possibile futuro dei dem in caso di disfatta in Toscana e vincita della leghista Ceccardi. 

“Ci sono i contraccolpi nel Pd, ci sono i contraccolpi nell’area della sinistra – spiega il direttore del Tg La7, ipotizzando una sconfitta -. Perché perde in casa il Pd, ma perde in casa anche Renzi perché governano tutti insieme. Devono decidere cosa fare, perché per ora quello è un convento, quello della maggioranza, dove ha mangiato solo uno… il Pd – continua Mentana – ha dovuto dire ‘sì’ al referendum, ‘aspettiamo sul Mes’, ha fatto da esperto per Conte per quanto riguarda i soldi dell’Europa perché tutto passa da una filiera che è evidente: Sassoli, Gentiloni, Gualtieri, Zingaretti, è tutto made in Pd. Però, poi, la cariola l’ha portata ‘Paperone’ Conte…”. 

Quindi l’effetto domino comincerebbe dalla segreteria del Pd? “Non so se dalla segreteria, ma in qualche modo – replica Mentana – il Pd dovrà riflettere su quello che deve fare. Per ora Zingaretti è riuscito a tenere il Pd. In realtà – continua – ci sono due scenari diversi, tutti e due hanno come osservato speciale il Pd. Perché se finisce 3-3, o 4-2, allora il Pd dice ‘noi ci siamo sul territorio, noi siamo il partito della nazione contro la destra populista e sovranista, e allora adesso che facciamo? Conte, che fai? Il Mes e tutto il resto?. Quindi, con un Pd forte il governo cambia equilibrio, con un Pd debole il governo cambia equilibrio, per forza. Qualcosa – conclude – succederà”. 

 

Regionali, Albani: “Io impresentabile? Sospendo campagna e mi ritiro” 

“La dottoressa Silvana Albani dichiarandosi ‘assolutamente estranea ai fatti contestatile e manifestando totale fiducia nell’esito favorevole del giudizio’, dichiara ‘di sospendere la propria campagna elettorale e annuncia il proprio ritiro in accordo con la lista Puglia Solidale e Verde'”. Così in una nota il Psi (Partito socialista italiano) di Terra di Puglia, che riferisce le parole di Silvana Albani, candidata in una delle 15 liste a sostegno di Michele Emiliano, imputata dei reati di falsa perizia, corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio, e corruzione in atti giudiziari, aggravati dal fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose, come ha riferito il presidente della commissione Nicola Morra. Si tratta di una delle candidature cosiddette impresentabili come previsto dal codice di autoregolamentazione del decreto legislativo numero 235 del 2012, la cosiddetta Legge Severino. Puglia Solidale e Verde è frutto della alleanza a livello regionale tra Socialisti, Verdi e Sinistra Italiana.  

“Dalla documentazione acquisita presso il casellario giudiziario del Tribunale di Bari, allegata all’accettazione della candidatura, non emergeva alcun impedimento”, precisa il Psi. “Il procedimento a carico della Albani è aperto presso la Procura della Repubblica di Catanzaro”, aggiunge il Psi. 

Regionali, Meloni: “Fdi tra i pochi senza impresentabili” 

“Fdi non è stata coinvolta nella lista” degli impresentabili, “non ci sono esponenti di Fdi e ne sono contenta. Siamo uno dei pochi partiti che non hanno impresentabili”. Così la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, ospite di ‘Stasera Italia’ su Rete 4. 

“Non immagino le dimissioni dell’attuale governo” in caso di esito negativo delle regionali per le forze di maggioranza, “ma penso che una riflessione da parte del Presidente della Repubblica potrebbe esserci”, ha aggiunto Meloni. 

Regionali, Orlando: “Governo non cadrà per esito, ma ci saranno riflessi politici” 

“Quando votano 7 Regioni qualche ripercussione a livello politico c’è, ed è evidente. Un modo per difendere e per rafforzare l’esperienza di questo governo è sicuramente votare i nostri candidati alle elezioni. Ma questo assolutamente non vuol dire che l’esecutivo cadrà per un eventuale esito negativo alle regionali. Dico solo che dei ‘riflessi’ ci sono sempre in politica e, per dire, un riflesso potrebbe essere una rafforzata coesione della maggioranza in caso di successo”. Lo dice il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando, intervenuto a Zapping, su Rai Radio 1.  

Regionali, ‘impresentabili’ in Campania e Puglia 

Non ci sarebbe nessun ‘impresentabile’ nelle liste per le regionali di Toscana, Liguria Marche e Veneto. In queste 4 Regioni, apprende l’Adnkronos, tutti i candidati dei vari partiti e liste collegati sarebbero risultati “puliti”. Ci sarebbero invece problemi con le liste in Campania e Puglia dove la posizione di alcuni candidati sarebbe al vaglio dell’organismo bicamerale d’inchiesta. Oggi, per le ore 17, la commissione parlamentare Antimafia renderà noto l’elenco dei nomi dei cosiddetti impresentabili.  

Referendum, suore di clausura: “Siamo per il no” 

Le suore di clausura rompono le riserve sull’appuntamento elettorale del 20 e 21 settembre in occasione del referendum per il taglio dei parlamentari. “Noi siamo per il no, poi, ogni suora in cabina è sola e ha libertà di voto”, dice all’Adnkronos suor Angelita, priora del convento Matris Domini di Bergamo dell’Ordine dei Predicatori. Suor Angelita e le otto consorelle, in questi giorni, si sono informate bene, hanno letto tanto, ascoltato, in tanti si sono rivolti a loro per avere un consiglio, chiedere sul da farsi. Alla fine le monache hanno maturato la loro decisione. “Non è che facciamo propaganda elettorale – premette subito la priora – ma ci siamo informate bene. Del resto sentiamo la responsabilità, e il diritto di voto va esercitato bene, non è che si possa andare a casaccio”.  

Nei giorni scorsi nel convento di clausura è andata una persona a illustrare le ragioni del si è del no alle monache che vanno sempre preparate ad ogni appuntamento elettorale. “Noi siamo per il no – ribadisce suor Angelita – ma ogni suora è sola in cabina e ha libertà di voto. Le informazioni le abbiamo avute e abbiamo letto parecchio anche sui giornali: ora andiamo al voto”. 

La priora del convento parla con cognizione di causa sul quesito referendario e, analizzando le ragioni del si è del no, osserva: “Devo dire che il quesito in se’ è davvero sbrigativo. Bisogna vedere gli articoli che va a toccare e la posta in gioco perché non puoi tagliare il numero dei parlamentari senza poi sapere come riorganizzi la rappresentanza. Certo, così può essere farraginoso, ma considerando il nostro Paese tanto sfaccettato…”. 

Blitz di Conte in una scuola di Roma  

Nuovo blitz, dopo quello di martedì scorso a Norcia, del premier Giuseppe Conte in una scuola. Stavolta il presidente del Consiglio ha fatto capolino in un istituto delle periferia romana, tra Tor Bella Monaca e Torre Angela: si tratta dell’istituto comprensivo di via Poseidone, in uno dei quartieri tra i più complessi della periferia romana (GUARDA IL VIDEO) 

Il premier è arrivato a sorpresa da pochi minuti, obiettivo -viene spiegato- tastare il polso della situazione in una scuola di periferia, che presenta criticità e disagi, monitorare, capire che problemi ci sono. L’istituto ha un alto numero di studenti extracomunitari e di disabili. “Sono Venuto qui questa mattina perché i radar del governo sulla scuola non si spengono dopo i primi giorni”, ha detto il premier, rimascando che sulla scuola “questo governo Non ha mai nascosto le criticità, criticità che ci sono” ma che “accompagnano ogni inizio anno scolastico, anche se questo si, e’ un anno particolare”. 

Il presidente del Consiglio è accompagnato dalla dirigente scolastica e dal presidente dell’Anp Lazio, Mario Rusconi. “Ditemi le criticità, quali sono?”, si informa il presidente, chiedendo lumi su organico e arredi, sul numero di disabili presenti e sulla mancanza di docenti. 

La dirigente lo ha informato che lunedì scorso, alla ripresa delle lezioni, hanno ricevuto oltre 400 sedute innovative e ora sono in attesa che ne arrivino altre. La dirigente scolastica ha dunque spiegato al premier che questo é uno dei quartieri più popolosi di Roma e con un alto tasso di dispersione scolastica. “Più ragazzi recuperiamo nei percorsi formativi e più li sottraiamo al disagio”, ha fatto notare Conte. 

“Sono qui per ringraziarvi, avete lavorato tutta l’estate. La scuola può ripartire solo con un grande sforzo collettivo di tutti. Noi ci siamo”, ha detto ancora Conte ringraziando il personale amministrativo dell’istituto comprensivo di Torre Angela. 

 

Di Maio: “Sintesi con Pd si troverà sempre” 

“Una sintesi con il Pd su Mes, Reddito di cittadinanza e Quota 100 la troveremo sempre perché in un momento così non ci si può mettere a litigare. Parlare di Mes continuamente significa creare tensioni nella maggioranza quindi non credo che sia opportuno. Per quanto riguarda il Reddito di cittadinanza, durante la pandemia abbiamo salvato la vita a un sacco di famiglie. Per quota 100 ovviamente le persone che sono andate in pensione hanno liberato posti di lavoro per i più giovani, questo è un progetto che avevamo promesso alle politiche del 2018, l’abbiamo realizzato, però massimo dibattito, massima discussione, cerchiamo solo di non danneggiare le famiglie italiane in un momento di crisi come questo”. Così il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ospite ad Agorà su Rai 3.  

“Ci sono le basi per ottenere i 209 miliardi del Recovery Fund perché tutte le strutture ministeriali stanno facendo un grande lavoro di coordinamento sui singoli progetti. Questa è una fase importante proprio perché in questi giorni ci stiamo confrontando con la Commissione europea affinché si possano presentare dei progetti correttamente. Il Recovery Fund rappresenta il fatto che l’Italia si sia fatta rispettare in Ue ma siccome siamo quelli che prenderanno più soldi, tutti i paesi vorranno sapere come li spenderemo. Se non facciamo squadra rischiamo che questi soldi vadano in direzione sbagliata e non ce li danno. Dobbiamo spenderli in lavoro, imprese, sanità. Questi sono i soldi della ricostruzione”, ha detto ancora Di Maio.  

“Noi abbiamo fatto un calcolo di tutti i fondi che ha stanziato l’occidente per affrontare la pandemia e solo in Europa sono maggiori del Piano Marshall – ha sottolineato – Dobbiamo essere ambiziosi nelle nostre previsioni perché dobbiamo superare delle criticità che l’Italia non ha mai vissuto dal dopoguerra ad oggi. È come se uscissimo da una guerra. Il popolo italiano darà il massimo per uscire da questa crisi e sono orgoglioso che nel momento peggiore siamo stati citati come modello”.  

Referendum, Conte: “Voto sì, non compromette la funzionalità delle Camere” 

“Voterò per il Sì, non compromette la funzionalità delle Camere”. Il premier Giuseppe Conte si esprime così in vista del referendum sul taglio dei parlamentari. 

Blitz del presidente del Consiglio in una scuola di Roma 

“Sono venuto qui questa mattina perché i radar del governo sulla scuola non si spengono dopo i primi giorni”, dice Conte lasciando l’istituto comprensivo di torre Angela, periferia difficile di Roma, dove è arrivato stamattina per un blitz a sorpresa. Sulla scuola “questo governo non ha mai nascosto le criticità, criticità che ci sono” ma che “accompagnano ogni inizio anno scolastico, anche se questo sì, è un anno particolare”. 

Capitolo Mes: “Mi sono già espresso. Un buon padre di famiglia ha un quadro finanziario da tenere presente e, sulla base delle necessità, valuta se andare o meno in banca. In questo momento siamo concentrati sul Recovery Fund. Se il quadro di finanza pubblica rendesse necessario un supplemento di risorse, lo valuteremo insieme al Parlamento e ci confronteremo”. 

“Certamente modificheremo i decreti sicurezza, ci abbiamo già lavorato, è nel programma di governo, lo faremo prima possibile…”, aggiunge. 

Covid, Speranza: “Ridurre quarantena? Aumenta rischio” 

“Il Comitato tecnico scientifico ha iniziato ieri (martedì, ndr) la valutazione del numero di giorni di quarantena. Si consulterà con gli organismi internazionali e ci confronteremo anche con altri Paesi”. Così il ministro della Salute Roberto Speranza, ospite di ‘Porta a porta’, sulla possibilità di ridurre anche in Italia la durata della quarantena (da 14 a 10 o 7 giorni). “Vedremo cosa succede in Francia e valuteremo”, ha poi aggiunto Speranza sottolineando: “Ma c’è un dato di fatto: se riduci la quarantena aumenti un po’ il rischio e io credo che in questo momento sia fondamentale per l’Italia vedere la reazione alla riapertura delle scuole”. “Si sono rimesse in moto dieci milioni di persone – ha sìricordato – allora, io dico, facciamo passo per passo una valutazione”. “L’Italia è stata sempre un po’ più prudente degli altri e questo ci ha portato a stare un po’ meglio degli altri – ha affermato il ministro – Si può valutare di ridurre la quarantena, ma si deve decidere con tutti gli elementi sul tavolo e tutte le evidenze scientifiche”.  

Zingaretti: “Passo indietro per ritorno Renzi? Io parlo di cose serie” 

“Parliamo di cose che vi siete inventati voi, io parlo di cose serie”. Lo ha detto il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti, oggi in piazza a Genova a margine di un’iniziativa elettorale a sostegno del candidato del centrosinistra alle prossime elezioni regionali in Liguria, Ferruccio Sansa, rispondendo alla domanda di un giornalista circa un suo eventuale passo di lato funzionale ad un ipotetico ritorno di Matteo Renzi nel partito. 

La Russa: “Mozione Lega Azzolina? Voto di sfiducia non si nega mai” 

”Un voto di sfiducia al governo e, in particolare, a un componente di questo governo, non si nega mai, anche se personalmente ritengo che, salvo alcune eccezioni, le sfiducie ad personam non sono quasi mai utili, perchè finiscono indirettamente per avvantaggiare il resto dell’esecutivo stesso”. Lo dice all’Adnkronos il vicepresidente del Senato, Ignazio La Russa, quando gli viene chiesto se Fdi è pronto a firmare il testo della mozione di sfiducia presentato oggi da Matteo Salvini nei confronti del ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina.  

”Sono dell’avviso, infatti -spiega La Russa, tra i fondatori di Fratelli d’Italia- che oltre all’enorme incapacità e alle tante colpe dell’Azzolina, la responsabilità di questa disastrosa riapertura delle scuole sia da attribuire al premier Conte e al governo nel suo complesso”. Ancora non c’è stato un confronto tra gli alleati di centrodestra sulla opportunità di una mozione unitaria. Sia Fdi che Fi, assicurano che il tema dovrà essere discusso e valutato nei prossimi giorni con i rappresentanti della Lega.