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Categoria: fatti/politica

Renzi: “Cambio di governo? Mi interessa zero, problema è affrontare pandemia”  

“A me del cambio di governo interessa zero, il problema non è come si cambia il governo ma come si affronta la pandemia. A me non importa nulla delle poltrone, ma che non si buttino i soldi” in arrivo dall’Europa. “Quindi o li spendiamo bene o spendeteli senza di noi”. Lo dice Matteo Renzi a Rtl a proposito degli attriti interni alla maggioranza e con Conte. “Il presidente della Repubblica – ha continuato Renzi – ha detto parole che condividiamo, ma in Italia il presidente è un arbitro non dice a un dirigente politico quello che deve fare”. 

“Allora approviamo questo benedetto Recovery – ha ggiunto il leader di Italia Viva -. Ma mettiamo questi soldi per le cose utili. Anzi a Conte diciamo: ‘corri, presenta il Recovery, presenta i ristori. Ieri hanno detto di chiudere i bar dopo le 18 non permettendo l’asporto e se tu li chiudi, devi dargli i ristori. Allora facciamolo questo decreto ristori. Sono tutte questioni su cui c’è bisogno di correre, non ne posso più di perdere tempo”. 

 

Salvini: “O il voto o un governo di centrodestra” 

Il governo Conte? “Mi auguro che non vada avanti, naturalmente, non per il bene della Lega ma per quello dell’Italia. È un continuo trascinarsi, litigare e rinviare senza decidere”. Lo dice Matteo Salvini a Libero. “Le vie sono due: o le elezioni – ho fatto i conti, da gennaio in poi ci sono almeno 14 paesi occidentali in cui si andrà alle urne, dal Portogallo alla Repubblica Ceca – oppure per me rimane un’ipotesi praticabile un governo di centrodestra che nasca in Parlamento e metta al centro la salute, la crescita e le infrastrutture, le imprese, il lavoro e la riforma della giustizia”.  

Sulla carta mancano i numeri. Cercherà alcuni transfughi in Parlamento oppure pensa a un patto con Matteo Renzi? Si dice che vi stiate messaggiando… “Nessun messaggio con Renzi. Ma voglio vedere se va fino in fondo con Conte. Se così fosse, ripeto, la via maestra è andare a elezioni anticipate. Altrimenti, sui temi di cui ho detto, penso che l’Italia ci seguirebbe in massa e il Parlamento anche”.  

Sul Quirinale aggiunge: “L’unica cosa che posso dire è quanto sia triste vedere il Pd e i Cinque stelle che pensano d’impossessarsi anche del Quirinale, come se fosse una cosa loro e non un ruolo di garanzia per tutti gli italiani. Detto questo, ho stima per il presidente Mattarella. Tuttavia mi auguro che il Parlamento non si trascini per un anno pur di coccolare le ambizioni dei nomi che si sentono in giro. Tirare a campare un anno per mettere al Quirinale Prodi o Franceschini sarebbe veramente una catastrofe. Ma la catastrofe è già in atto”. 

Governo, documento Renzi a Bettini: ecco le questioni aperte  

“Al Premier abbiamo chiesto di sciogliere i tanti nodi aperti: infrastrutture, scuola, cultura, lavoro. La risposta è stata: ci vedremo in Parlamento. A me sembra un errore politico e un azzardo numerico. Ma auguri a lui e all’Italia”. Lo scrive su Twitter Matteo Renzi, rilanciando la sua intervista di oggi a ‘Repubblica’. 

LA NOTA A BETTINI – “Questa nota non riguarda le richieste di Italia Viva – formulate al Premier nella lettera di Renzi del 16 dicembre scorso e nella nota a Gualtieri dei parlamentari – ma sintetizza l’elenco delle principali questioni politiche aperte”. Inizia così la nota che Matteo Renzi ha inviato a Goffredo Bettini il 6 gennaio. ‘Nota per Onorevole BETTINI – 6 gennaio 2021’, come si legge nel documento.  

La sintesi delle “questioni politiche aperte” comprende 30 punti che vanno dal fisco, al Mes al garantismo. “Si tratta di una nota che richiama i punti aperti già introdotti anche nel tavolo politico che il Premier si era impegnato a chiudere entro la fine di novembre 2020. Impegno inspiegabilmente non mantenuto”, scrive Renzi.  

Dopo l’elenco dei 30 punti – in cui ci sono anche le riforme, le amministrative, il Ponte sullo Stretto, la delega ai Servizi – leader di Iv pone una serie di domande politiche. “La vera questione diventa: con chi si scrive un accordo serio? Chi garantisce che gli impegni si mantengano? In che tempi si può chiudere un accordo su questi temi? Italia Viva è pronta da mesi. Ma gli altri? Ci sono interlocutori affidabili o si preferisce lo stallo?”.  

Questi i 30 punti posti da Renzi nella nota a Bettini. Un documento comunque articolato, perché per ogni ‘titolo’ vengono poste un serie di domande. Si parte dal tema del “Lavoro. Reddito di cittadinanza, navigator, futuro di Anpal, gestione di Inps, decontribuzione e modifiche JobsAct: qual è la strategia? Quella dell’intervista di Catalfo al Corriere? Quale strategia quando saranno sbloccati i licenziamenti”.  

Poi il “rapporto investimenti / Bonus (compreso il superbonus 110%). Il ruolo delle infrastrutture. Una scommessa keynesiana sullo sblocco dei cantieri. Il piano finale su chi fa cosa e quando. I temi di cui discutere dall’Alta Velocità al Ponte sullo stretto fino alle piccole opere già cantierabili su cui sbloccare i comuni che sono pronti a spendere ma sono frenati dalla burocrazia. Porti e Aeroporti. Alitalia. Il ruolo dei sindaci”. 

Quindi, “Autostrade, revoca, rapporto con Atlantia e con i fondi internazionali. Una decisione definitiva capace di reggere alla prova del diritto, non di facebook: basta populismo”. Il punto 4 è “il ruolo strategico della CpP. La vision prima che le nomine. Quanto deve entrare nelle aziende?”. Ancora il punto 5 riguarda il tema del risparmio italiano, il 6 la “politica industriale. Opportunità e problemi dell’automotive dopo la nascita di Stellantis. E segnatamente la filiera dell’acciaio: quale orizzonte, da Brescia a Taranto? Le grandi aziende. Il rilancio delle PMI. Come scommettere sulle piccole realtà. Quale futuro per il 4.0 voluto dai nostri governi e rilanciato in modo non organico adesso”.  

Il punto 7 è su “made in Italy e l’export, a cominciare dall’agroalimentare”, il punto 8 sulla “filiera della difesa, dai rapporti con la Nato fino agli investimenti di Leonardo in Italia e all’estero, la cybersecurity, la ricerca, i progetti Cingolani”. Il 9 è quello sui servizi: “L’intelligence, i rapporti con gli americani dopo Barr e con la nuova amministrazione, le agenzie. L’autorità delegata”. 

Al punto 10 “la politica di sicurezza e immigrazione/inclusione. Dopo il superamento dei decreti Salvini quale strategia, dalle nostre periferie fino al Mediterraneo?”, all’11 la “politica estera” che vede “sullo sfondo la nostra amicizia indissolubile con gli Stati Uniti e il ruolo della nuova Casa Bianca”, al 12 la lotta evasione fiscale: ha davvero senso spendere così tanto per il cashback come in Portogallo quando il modello italiano funziona meglio con fatturazione elettronica e digitale? Come andare verso una cashless society in modo serio e senza spot”. Punto 13: la riforma fiscale e la fiscalità di vantaggio. 

Al punto 14 “il family act”, al 15 “il tema dei diritti e dei doveri. Manca tutta la parte disabilità e sociale su cui Noja / Faraone e molti di IV hanno incalzato in questi mesi trovando un sostanziale muro di gomma”. Al punto 16 il Terzo settore, al 17 la sanità e il Mes: “La sanità. Una visione strategica della sanità 2030, il MES, l’investimento nella farmaceutica. L’imbuto formativo e le scuole di specializzazione. Il ruolo della medicina territoriale, la sfida della medicina personalizzata. L’innovazione applicata alla salute, dai Big Data alla diagnostica”.  

Ed ancora al punto 18 “il decreto semplificazione, il ruolo dei commissari, le critiche di Zingaretti sul punto”, al 19 c’è la scuola con “il bisogno di certezze, di visione e di risorse. La necessità di smetterla con provvedimenti assurdi stile banchi a rotelle”. Al punto 20 la cultura e il turismo con “lo Ius Culturae per chi studia in Italia”, al 21 la “commissione di inchiesta su Covid. Le commissioni bicamerali (fakenews e non solo)”. L’ambiente e i green jobs al 22 e al 23 “innovazione e PA”. 

Punto 24: “La giustizia. Una svolta garantista contro il giustizialismo. Il tema posto da Bettini della separazione delle carriere. La prescrizione. La lotta contro la corruzione e il ruolo di Anac”. Al 25 le politiche dello sport ma “soprattutto il rischio che il Cio tolga la bandiera al Coni”. Al 26 “il Recovery Plan” al 27 e al 28 le riforme e la legge elettorale. 

Punto 29: “Le nomine rimaste sospese per le quali il tavolo è bloccato da mesi (IV ha rinunciato alle nomine a differenza di altri, come si è visto sulla vicenda Consap). Nomine istituzionali”. Infine punto 30: “Elezioni amministrative a cominciare da Roma Milano Napoli Torino Trieste Bologna. Suppletive Siena. Regionali Calabria”.  

 

Nuovo dpcm, spostamenti e zona bianca: misure in arrivo  

Regole e restrizioni in arrivo con il nuovo dpcm. Misure per spostamenti tra regioni, zona arancione, zona bianca, bar. Il provvedimento è atteso per il 16 gennaio con la stretta per contrastare e contenere il diffondersi del Covid-19. Fonti di governo al termine dell’incontro tra il premier Giuseppe Conte e i capi delegazione di maggioranza sottolineano che il dpcm che l’esecutivo si avvia a disporre “si accompagnerà a nuovi ristori”. 

Nel dettaglio, verrà prorogata la ‘norma Bonafede’ sul divieto di spostamento tra Regioni anche nelle zone gialle. E’ una delle disposizioni, spiegano fonti di governo, che l’esecutivo si appresta a inserire nel nuovo dpcm. 

Sul provvedimento hanno fatto il punto il premier Conte con i capi delegazione, discutendo anche dell’ipotesi di un passaggio in zona arancione per le Regioni anche in presenza di un Rt basso se il rischio contagi così come indicato dai 21 parametri presi in considerazione in questi casi dovesse rimanere sempre alto.  

Nella riunione, spiegano le stesse fonti, non è stata ancora presa una decisione sulla questione della zona arancione da estendere ‘in automatico’ durante i weekend.  

Il governo sta poi ancora studiando i criteri per la definizione della ‘zona bianca’, quella che in caso di Rt basso consentirebbe un sostanziale ritorno alla normalità.  

Le fonti riferiscono che ci sarà una stretta sulla movida, con il divieto di asporto per i bar dopo le 18. 

Tra le norme da inserire nel provvedimento, anche la proroga della regola sulle visite private per sole due persone esclusi però gli under 14. 

Gli impianti di risalita delle piste da sci resteranno ancora chiusi; di una loro eventuale riapertura “non si è parlato nemmeno tanto” viene riferito. 

Domani è previsto il confronto con le Regioni sul nuovo dpcm. 

Governo, Meloni: “Straordinario consenso per sfiducia”  

“Impietosi i dati Frontex-Ministero dell’Interno: l’emergenza Covid ha fatto diminuire gli arrivi illegali di immigrati verso tutta Europa, con la sola eccezione dell’Italia. Nel 2020, infatti, è triplicato il flusso via mare attraverso il Mediterraneo centrale (con Tunisia e Libia come porti di partenza) e si sono intensificati anche gli arrivi via terra sulla rotta balcanica”. È quanto scrive su Facebook la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni rilanciando la petizione online avviata da FdI per sostenere la mozione di sfiducia al governo Conte all’indirizzo www.sfiduciamoilgovernoconte.it. 

“Dati che parlano da soli e sono il risultato della furia immigrazionista del Governo giallorosso, che spalanca i porti mentre in Italia decine di migliaia di imprese hanno già chiuso (e altrettante rischiano lo stesso destino) e sempre più famiglie scivolano sotto la soglia della povertà – prosegue Meloni -. Conte, Di Maio, Zingaretti e Renzi devono andare a casa: Fratelli d’Italia continua a raccogliere le firme a sostegno della presentazione in Parlamento della mozione di sfiducia al Governo. E lo straordinario consenso che abbiamo raccolto conferma che gli italiani chiedono libere elezioni e vogliono dare all’Italia un governo che difenda i suoi cittadini, le sue famiglie, le sue aziende”. 

 

Dpcm gennaio, riunione con Conte su misure  

Si lavora al nuovo dpcm che arriverà per il 16 gennaio con nuove misure e regole per contrastare la diffusione del coronavirus. Si baserà ancora sulla suddivisione delle regioni in zone di colore diverso in relazione al differente livello di rischio, la nuova zona rossa e, probabilmente, anche la zona bianca. 

Sulle misure per l’emergenza è stata convocata una riunione dei capidelegazione alle 17. Si apprende da fonti della maggioranza. Alla riunione con il premier Giuseppe Conte partecipano oltre ai capidelegazione della forze di maggioranza anche il ministro Francesco Boccia e il sottosegretario Riccardo Fraccaro.  

Da domani lunedì 11 gennaio entrano in zona arancione 5 regioni (Veneto, Lombardia, Calabria, Sicilia e Emilia Romagna), mentre il resto d’Italia rimane in zona gialla, almeno per qualche giorno. Già domani parte il confronto tra governo e regioni in vista del nuovo dpcm e delle misure che il ministro della Salute, Roberto Speranza, potrebbe illustrare il 13 gennaio nelle comunicazioni programmate alla Camera. 

Covid, Iv: “Subito scostamento per ristori, lo votiamo” 

“Quando è stato deciso che a Natale tante attività economiche sarebbero state chiuse o avrebbero ridotto drasticamente il proprio orario di apertura per un incremento dei contagi abbiamo promesso rapidissimi ristori che potessero compensare le perdite”. Così il presidente dei senatori di Italia Viva Davide Faraone. 

“La promessa va mantenuta senza se e senza ma. Chiediamo quindi al governo di presentare in fretta il provvedimento di scostamento in parlamento: Italia Viva non farà mancare come sempre il proprio voto”.  

Covid, Castelli: “Veloci verso scostamento bilancio per dare risposte” 

Recovery, Renzi: “Conte presenti subito piano e poi in Aula”  

Noi vogliamo la stabilità, ma non vogliamo l’immobilismo, Italia Viva non vuole portare il Paese al voto o dare il governo alla destra. Questo, secondo quanto apprende l’Adnkronos, il ragionamento espresso da Matteo Renzi nel corso della videoconferenza con i parlamentari di Italia Viva. 

Renzi chiede al premier Giuseppe Conte di presentare subito il Recovery e di andare in Aula, a quanto si apprende dalla riunione. “Basta ritardi. Portate il piano domani. Subito. E portate i ristori”.  

Soddisfazione condivisa per il lavoro svolto finora e un clima sereno alla riunione dei parlamentari di Italia Viva dove si sono collegati in serata in 60 tra deputati e senatori. Presenti anche le ministre Bellanova e Bonetti cui è andato il ringraziamento per la “libertà” che hanno manifestato nel ricoprire il loro ruolo di governo. 

Governo, De Falco: “Caccia ai responsabili? Ecco chi mi ha cercato…” 

di Antonio Atte 

“Vi spiego come funziona la caccia ai responsabili”. Gregorio De Falco, senatore del gruppo Misto ed ex esponente del M5S, racconta all’Adnkronos di essere stato contattato da diversi esponenti politici per sondare la sua disponibilità ad appoggiare il traballante esecutivo giallorosso. “Chiedono sostanzialmente che io e gli altri si sostenga Conte. Io li metto davanti al fatto compiuto e dico loro che, per la verità, non ho neanche dato la fiducia alla legge di bilancio. Mi accorgo che c’è una certa sciatteria anche nella ricerca dei responsabili, non sono neanche capaci di far questo”. “Quando cercano il voto – spiega l’ex capitano di fregata – io gli faccio presente che Conte è stato dapprima l’esponente di un governo di destra, adesso rappresenta un governo di sinistra. E ciò significa che Conte ha una variabilità tattica e opportunistica incompatibile con una visione di prospettiva per il Paese. Ci arrivano delle risorse, oltre 200 miliardi, che non possono essere sciupate con i bonus. Vanno investite con una prospettiva di almeno 10 anni”.  

Da chi è stato contattato? “Mi hanno cercato i loro ‘scout’ indiani… Se fossero stati intelligenti, la chiamata sarebbe partita, al limite, dal casino di caccia di Palazzo Chigi. Chi mi ha chiamato? Mi ha contattato la signora Lonardo, mi ha chiamato Saverio De Bonis per conto di Merlo (Ricardo, presidente del Maie, ndr.)… Ma se Conte vuole la mia fiducia personale deve chiamarmi lui. Ho parlato col premier poche volte, due o tre. E ogni volta sono rimasto deluso”, racconta De Falco. 

“Si facevano portavoce di non si sa bene chi: ‘stiamo creando, stiamo facendo, stiamo vedendo’… Fuffa. Un’altra volta, un mese e mezzo fa, mi ha contattato anche Fantetti (fondatore dell’Associazione Italia 23, ndr). Chiedo di parlare con Conte, ma poi Conte non si fa sentire”. Con i responsabili “diventi un numero e a me – rimarca il senatore ex M5S – non piace essere una persona ‘disponibile’ in mano a qualcuno. Non vengono offerti incarichi, ma senz’altro la possibilità di essere rilevante”. 

Come finirà il duello tra il premier e il leader di Iv? “La partita è tra Conte e Renzi ma c’è un arbitro che fa osservare le regole, che secondo me non ama i responsabili”, dice De Falco riferendosi al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “I responsabili sono effimeri. Oggi lo sono, domani magari non si sentono sufficientemente soddisfatti… Io preferirei ci si affidasse a un governo istituzionale guidato da persone capaci come Draghi o Cottarelli”. 

Conte: “Lavorerò fino alla fine per il bene comune” 

“Il Paese sta attraversando un periodo difficilissimo. L’intera comunità nazionale appare sfibrata da questo lungo periodo (ormai quasi un anno) di pandemia, che sta mettendo a dura prova la nostra economia, la nostra tenuta sociale, persino la nostra tenuta psicologica”. Lo scrive, sulla sua pagina Facebook, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. 

“Mai come in questo momento abbiamo bisogno di concentrarci, con la massima attenzione, alla realizzazione del piano di vaccinazione. A proposito, oggi – con circa 550.000 vaccinazioni effettuate – siamo il primo Paese dell’Unione europea per numero di persone vaccinate (la Germania ci segue con circa 500.000 persone vaccinate) – sottolinea il premier – È un ottimo risultato che in questa fase iniziale ci conforta e ci deve spingere a continuare su questa strada per essere all’altezza di una sfida che anche nei prossimi mesi si annuncia complessa”.  

“Mai come adesso – rimarca Conte – dobbiamo lavorare per introdurre nuove misure di sostegno alle famiglie, ai lavoratori, alle imprese. A questo riguardo già la settimana prossima porteremo al Consiglio dei Ministri la richiesta di scostamento su cui poi il Parlamento sarà chiamato a esprimersi, così da poter varare un nuovo decreto-ristori per alleviare le difficoltà in particolare degli operatori economici”.  

“Mai come adesso – sottolinea ancora il presidente del Consiglio – serve un grande sforzo collettivo per realizzare al più presto un Recovery Plan che garantisca al nostro Paese una pronta ripartenza e una più elevata resilienza. Parliamo di un piano che non appartiene a questo governo o alle forze di maggioranza che lo compongono, ma all’Italia intera. A questo riguardo, nella riunione di ieri sera, con tutte le forze di maggioranza abbiamo convenuto di portare al prossimo Consiglio dei Ministri la nuova bozza aggiornata del Piano, in modo da poter proseguire le interlocuzioni con il Parlamento e le parti sociali e poi passare alla stesura dello schema definitivo”.  

“Sto lavorando anche a rafforzare la coesione delle forze di maggioranza e la solidità della squadra di governo – scrive il premier – Senza queste premesse diventa arduo perseguire obiettivi che richiedono piena dedizione e acuta lungimiranza. E non consentono distrazioni, per rispetto dei cittadini e del momento che stiamo vivendo”.  

“In questi giorni sto ricevendo molti inviti, anche autorevoli, ad essere ‘paziente’. Ma io non sono affatto paziente. Al contrario. Sono impaziente. Perché il Paese sta soffrendo e abbiamo una chance storica di poterlo rilanciare e ricostruire ancora migliore di prima. Abbiamo così tanti problemi da risolvere e così tante soluzioni da offrire, soluzioni a cui hanno contribuito tutte le forze di maggioranza e che ritengo valide ed efficaci, che non vedo l’ora di poter superare le fibrillazioni in corso” afferma Conte. 

“In questi giorni – aggiunge – sto preparando una lista di priorità che valgano a indirizzare e a rafforzare l’azione del governo sino alla fine della legislatura. Un programma da poter discutere e condividere con tutte le forze di maggioranza”. 

“Sin dall’inizio del mio mandato ho preso un impegno con tutti i cittadini: lavorerò sempre per il bene vostro, il bene comune, e non per il mio utile personale. Fino alla fine farò ogni sforzo possibile per assolvere questo delicato incarico con ‘disciplina e onore’, come richiede la nostra Costituzione” conclude Conte.  

Dpcm gennaio, zona rossa e stato d’emergenza: le novità 

Zona rossa legata all’incidenza dei casi, proroga dello stato d’emergenza. Il governo studia un nuovo giro di vite per provare a fermare i contagi da Covid-19. Secondo quanto si apprende, la stretta sarà contenuta nel prossimo Dpcm, che dovrebbe essere varato la prossima settimana ed entrare in vigore dal 16 gennaio. Una delle misure al vaglio dell’esecutivo riguarderebbe la possibilità di far scattare in automatico la zona rossa nel caso in cui l’incidenza settimanale dei casi fosse superiore a 250 ogni 100mila abitanti.  

Si va inoltre verso una proroga dello stato di emergenza (che scade il 31 gennaio). Non è ancora definita la data ma il provvedimento appare una strada obbligata, considerato l’aumento dei contagi.  

In particolare, il collegamento tra zona rossa e incidenza è una proposta che l’Istituto superiore di sanità, condivisa dal Cts, vuole presentare al governo e alle Regioni, a quanto apprende l’Adnkronos Salute. Il nuovo parametro potrebbe essere inserito nel prossimo provvedimento se dovesse arrivare l’ok delle Regioni e della Conferenza delle Regioni nei prossimi giorni. La valutazione dell’incidenza, e non solo l’indice Rt, per decidere la fascia di rischio di una Regione è già stata usata nel caso del Veneto. 

Il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, ha convocato una riunione con Regioni, Anci e Upi sul nuovo Dpcm per le 10.30 di lunedì mattina. In videoconferenza parteciperà all’incontro anche il ministro della Salute, Roberto Speranza. Lo riferiscono fonti governative. Nel corso della riunione potrebbe esserci anche un confronto sulla proposta dell’Iss, condivisa con il Cts, di introdurre il nuovo parametro dell’incidenza per stabilire se una Regione debba andare in zona rossa.  

 

Recovery, continua duello Renzi-Conte 

Vertice ad alta tensione a Palazzo Chigi sul Recovery Plan. Tre ore e mezzo di confronto che non ricompattano la maggioranza, anzi. Volano stracci e la crisi viene evocata a chiare lettere nel corso della riunione: il vice segretario dem, Andrea Orlando, dice che a questo punto lo strappo è possibile, dunque è necessario mettere al sicuro il Piano. Eppure il premier Giuseppe Conte aveva aperto l’incontro tendendo la mano, nel tentativo di ricucire. 

“Tutti i contributi delle varie forze politiche – ha esordito il presidente del Consiglio – sono serviti a migliorare l’attuale bozza di lavoro del Recovery Plan. Non abbiamo potuto accogliere tutte le richieste di ciascuna forza politica, dobbiamo sempre tener conto dell’equilibrio complessivo. Ma ciascuna forza può riconoscere l’incidenza delle proprie proposte nella nuova bozza e apprezzare i significativi passi avanti compiuti”. Dunque l’invito a non sciupare l’occasione del Recovery plan, “sarebbe imperdonabile”, e la promessa di scommettere sul rilancio dell’azione di governo, con un elenco di priorità da stilare già nei prossimi giorni per arrivare al traguardo del 2023. Insomma, un nuovo patto di legislatura. 

Buoni propositi che vanno presto in fumo. Iv chiede l’attivazione del Mes, indigeribile per il M5S, ma soprattutto lamenta l’assenza di un testo completo, sbeffeggiando le 13 pagine di linee guida spedite alle forze di maggioranza ieri. La tensione si fa palpabile, soprattutto con il Pd. Va in scena un duro scontro tra il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri con Davide Faraone prima e con Maria Elena Boschi poi. Intanto sul tavolo spunta l’ipotesi di un Cdm a inizio settimana prossima, tra lunedì e martedì, dietro l’impegno -assunto dal responsabile del Mef- di inviare a tutte le forze di maggioranza il testo completo 24 ore prima. Niente incontri prima. La resa dei conti ci sarà in Cdm, dunque, dove le ministre renziane potrebbero fare il passo indietro che finora Iv ha solo minacciato. 

Recovery, Conte: “Passi avanti significativi” 

I veleni del vertice, intanto, trapelano fuori da Palazzo e rimbalzano sul tavolo della riunione creando scompiglio. Quando arrivano i lanci di agenzia su la volontà di Iv di prendere tempo e rinviare, Faraone perde la pazienza e va su tutte le furie, attacca frontalmente Conte e il resto della maggioranza. “Sono parecchio indignato da questa riunione – riportano le sue parole alcuni presenti – siete bugiardi e ipocriti. “Abbiamo chiesto solo un testo per evitare le solite imboscate via emendamento. Avete creato le condizioni per una rottura”. La crisi, a un tratto, sembra più vicina. 

Matteo Renzi sbotta su Twitter, a fine riunione. “Le veline di Palazzo dicono che Italia Viva ‘tiene in ostaggio il Recovery Plan’. Santa pazienza! Ribadiamolo: il Recovery Plan non ci è stato ancora consegnato, non c’è. Lo abbiamo chiesto in Aula il 22 luglio 2020, dice che forse lo inviano domani. Altro che ostaggio! #Escilo”. Di più. Torna su un tema un tempo caro ai 5 Stelle, i famosi streaming. “Visto il modo con il quale Palazzo Chigi sta gestendo la comunicazione – attacca – del vertice di maggioranza chiederemo che i prossimi incontri siano rigorosamente in streaming”.  

Getta acqua sul fuoco la delegazione M5S che esprime “soddisfazione per l’esito del vertice” nel quale “abbiamo realizzato significativi passi in avanti”. “Il confronto tra le parti non si è esaurito stasera”, anche se i grillini registrano risultati sul fronte del superbonus e delle politiche del lavoro. “Adesso andiamo incontro al Consiglio dei ministri della prossima settimana, in modo da poter poi consentire al Parlamento di esaminare il testo”. Anche Leu sottolinea come questa sera sia stato solo il principio di un confronto: “Noi abbiamo chiesto che si vada in Cdm perché il Parlamento possa iniziare a lavorare e dare il suo contributo”, spiega la senatrice Loredana De Petris. 

La rottura ancora non c’è ma ogni scenario resta aperto. Dal ‘rimpastino’ al Conte ter, che passi dalle dimissioni del presidente del Consiglio attraverso una crisi ‘pilotata’. Con un accordo tra le forze di maggioranza che consegni un esito certo a un passaggio delicatissimo. Del resto, stando ai rumors, il Quirinale avrebbe avvertito che una crisi al buio è da evitare nel modo più assoluto. E che in assenza di un accordo sarebbe pronto a sciogliere le Camere, decretando il ritorno al voto. 

Intanto continua il totonomi sul governo che dovrebbe prendere il posto del Conte II. Con Ettore Rosato e Maria Elena Boschi sulla rampa di lancio, il primo all’Interno e la seconda alle Infrastrutture, mentre l’attuale ministra, Paola De Micheli, potrebbe prendere il posto della responsabile del Lavoro Nunzia Catalfo, le cui quotazioni sono in discesa. 

Resta anche il nodo della delega ai servizi. Oltre ai nomi del segretario generale della presidenza del Consiglio Roberto Chieppa e del capo di gabinetto di Conte, Alessandro Goracci, i rumors di Palazzo indicano anche Luciana Lamorgese, una possibile exit strategy per la titolare del Viminale che non verrebbe così sacrificata. E libererebbe la casella strategica del ministero dell’Interno. 

CRIMI – “Ringrazio la delegazione del MoVimento 5 Stelle che questa sera ha partecipato al vertice a Palazzo Chigi sul #RecoveryPlan, i nostri ministri e il Presidente Giuseppe Conte per l’ottimo lavoro che stanno facendo, con spirito costruttivo e di collaborazione”. Lo scrive su Facebook il capo politico del M5S Vito Crimi. “Prima che il Recovery giunga in Parlamento, in questi giorni siamo al lavoro per definirne gli ultimi dettagli. Si tratta di uno strumento fondamentale per il sostegno e il rilancio del nostro Paese, e dobbiamo impiegarlo al massimo delle sue potenzialità. Le risorse che porta con sé non rappresentano soltanto una boccata d’ossigeno per la nostra economia, tanto violentemente colpita dalla pandemia, ma possono anche aiutarci a condurre l’Italia verso un futuro davvero sostenibile e a creare nuove opportunità per le prossime generazioni”, sottolinea. “Se oggi la nostra comunità può contare su 209 miliardi di euro da investire nella propria ripresa e nel proprio sviluppo – dichiara Crimi – lo deve anzitutto al grande lavoro che il Presidente del Consiglio ha svolto in Europa. La sua credibilità, e quella di un Governo coeso e determinato, hanno consentito al nostro Paese di presentarsi al cospetto degli altri Paesi con una posizione chiara e forte, che abbiamo difeso con tenacia fino a raggiungere questo importante risultato”. 

“Eppure, mentre in questi giorni discutiamo di un tema cruciale come il Recovery Plan, compiendo proprio su questo fronte significativi passi in avanti (politiche attive del lavoro, proroga del superbonus 110% al 2023, piano nazionale di transizione 4.0), ci ritroviamo purtroppo a dover prendere atto di atteggiamenti incomprensibili e irresponsabili da parte di quanti mettono a rischio il buon lavoro fatto fin qui. Un lavoro che continueremo a portare avanti, senza sosta, nell’esclusivo interesse dei cittadini”. 

BELLANOVA – “Per tenere in ostaggio un Paese con un documento, come dicono le veline di palazzo sulla riunione di maggioranza, terminata poco fa, il documento dovrebbe essere disponibile, in mano ai ministri o agli esponenti della maggioranza. Ma il documento sul Recovery Plan non c’è: c’è una sintesi di 13 pagine e una tabella” scrive su Facebook Teresa Bellanova, capodelegazione di Italia Viva al governo. “Il Paese ha bisogno di serietà e ciò comporta leggere e studiare un testo completo, dove si capiscano nel dettaglio i contenuti, i progetti e le risorse appostate. Finché non c’è questo è inutile che mi convochino in riunioni che di fatto si trasformano in un Truman Show”. 

 

 

Recovery, tensione Italia Viva-Pd: Faraone attacca Gualtieri 

Tensione al tavolo di maggioranza a Palazzo Chigi sul Recovery plan. Fonti di governo raccontano all’Adnkronos di uno scontro tra il renziano Davide Faraone contro il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, accusato di aver fatto delle “provocazioni politiche”.  

Tra le accuse mosse da Italia Viva -i primi a prendere la parola alla riunione dopo gli interventi di Conte e Gualtieri- quelle di aver spostato da una parte all’altra i fondi, ovvero le poste del Recovery, cancellando anche progetti targati Iv, “una provocazione bella e buona”, avrebbe lamentato Faraone, puntando il dito contro il responsabile del Mef. Forte irritazione, viene inoltre raccontato, manifestata anche dal vice segretario dem, Andrea Orlando. 

Le schede di dettaglio del Recovery plan arriveranno prima del Consiglio dei ministri, ha assicurato Gualtieri, a quanto apprende l’Adnkronos, rispondendo alle rimostranze sulla mancanza dei contenuti dettagliati del Pnrr avanzate da Iv al tavolo di maggioranza. 

Ed è scontro anche tra Gualtieri e la capogruppo di Italia Viva alla Camera, Maria Elena Boschi. Fonti di governo raccontano all’Adnkronos di un duro battibecco, col responsabile del Mef che ha accusato il partito renziano di “un lavoro sommario e non di dettaglio”, sulla base del quale Iv porterebbe avanti le sue dure critiche all’operato del governo, in particolare sul Recovery plan. La risposta dell’ex ministra non si è fatta attendere. “Il giudizio al Pnrr lo daremo dopo aver visto i dettagli e risponderemo per iscritto, perché altrimenti interpretate male”, la replica piccata riportata da fonti presenti all’incontro. 

 

Covid, Boccia: “Varianti circolano velocemente in Europa” 

“Le misure italiane hanno funzionato bene, ma ci sono varianti che circolano velocemente in Europa”. E’ quanto ha detto il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia al Tg3 a proposito della situazione Coronavirus, ricordando che “noi abbiamo bisogno di tenere sotto controllo la curva per tutelare i più anziani, fragili e le reti sanitarie”. “Ci saranno restrizioni con il nuovo Dpcm? No, le restrizioni sono automatiche quando si scatta in zona arancione o rossa. Con il sistema delle territorializzazione evitiamo il lockdown”. Il piano vaccini, aggiunge, “sta andando avanti molto bene, stasera sfioreremo le 500mila vaccinazioni”.  

Per quanto riguarda le scuole, dice il ministro Boccia, “dobbiamo fare di tutto per far tornare alla normalità anche le superiori. In alcuni Regioni torneranno in classe, in altre ci sarà ancora la didattica a distanza. I presidenti delle Regioni devono prendere decisioni sofferte ma necessarie in base alla situazione. Il governo lavora per far tornare tutti in classe nel più breve tempo possibile”. 

Covid, D’Incà negativo a secondo tampone 

“Dopo la notizia del tampone positivo, il ministro D’Incà si è sottoposto a un nuovo tampone, che ha dato esito negativo. Quindi l’esame effettuato in precedenza rappresentava un falso positivo”. Lo si apprende dallo staff del ministro dei Rapporti con il Parlamento. 

“Per il numero delle persone coinvolte e per la delicatezza della questione, il Ministro ha preferito informare immediatamente tutti dell’accaduto ricostruendo la catena degli eventuali contagi. Allo stesso modo informiamo della negatività del nuovo tampone, ringraziando gli operatori sanitari e quanti in queste ore non hanno fatto mancare messaggi di vicinanza”, conclude. 

Governo, da Pd “massima lealtà” 

“Nei giorni scorsi abbiamo tenuto la segreteria, il comitato politico e riunito i segretari regionali e delle città capoluogo. Questo perché ritengo giusto condividere tra noi la scelta in un passaggio fondamentale per il futuro non solo del governo che sosteniamo con la massima lealtà, ma del paese alle prese con un’emergenza sanitaria, economica e sociale che non tollera rinvii”. Così il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, alla Direzione dem.  

Anche se siamo nel pieno di una vicenda politica in continua evoluzione ho ritenuto utile e opportuno convocare questa riunione della Direzione per informare il gruppo dirigente sulla situazione a oggi. Sapendo che entriamo in una fase nella quale dovremo convocarci a seguito degli sviluppi che si determineranno”, ha aggiunto. 

“Poiché il rischio” elezioni “è reale, concreto, ribadiamo con maggiore forza che per noi l’Italia ha più bisogno di sconfiggere il virus e di un solido progetto di sviluppo. E che questo compito spetta a questa alleanza. Si può raggiungere l’obiettivo. Se prevale un vero dialogo”, ha detto ancora Zingaretti aggiungendo: “Su questo voglio essere molto chiaro: da mesi, sempre alla luce del sole, con un’iniziativa politica unitaria, sollecitiamo un rilancio, una ripartenza di una coalizione che dopo la fase positiva dell’emergenza deve affrontare con maggiore unità, solidità, fiducia la ricostruzione dell’Italia. Non solo non lo nascondo: lo rivendico”. 

“Ma questo nostro impegno si declina nella parola ricostruire e rilanciare. Mai nella parola distruggere. Questa è la differenza. È così da sempre e per quanto ci riguarda così continuerà ad essere”, ha spiegato il leader del Pd. 

Governo, Bellanova: “Esperienza conclusa, è al capolinea”  

“Per me il tempo è finito, ora servono risposte. Sono mesi che chiediamo un accordo programmatico di governo, perché non si può andare avanti con un Dpcm e un dl alla settimana, non si può portare avanti così un paese grande come l’Italia. Noi critichiamo e facciamo proposte, il punto è se poi quelle proposte vengono accolte”, non si può “solo distribuire bonus e” ricorrere alla “cassa integrazione. Questo tappa buchi non basta, c’è bisogno di programmare per dare prospettive. Questa esperienza di governo è al capolinea, abbiamo fatto un Cdm dalle 21 all’1 di notte per decidere se aprire la scuola il 7 o l’11… lo capiscono anche i bambini che si è conclusa un’esperienza”. Così, intervenendo a ‘Ore 14’ su Rai2, il ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova, capo delegazione di Italia Viva nel governo. 

Ultime ore del governo Conte II? “Questo dipende da Conte, da come vuole affrontare la situazione di grande emergenza in cui verte il Paese. Le risposte vanno date al Paese, ai cittadini, non al collocamento dei ministri o dello stesso Conte”, ha risposto Bellanova. 

Governo, Bellanova: “Ci aspettiamo segnali chiari, nessuno è insostituibile” 

 

Governo, ministro D’Incà positivo al Covid 

Il 5 gennaio il ministro ai Rapporti col Parlamento Federico D’Incà si è sottoposto a un tampone, non aveva alcun sintomo riconducibile al Covid, si è trattato di un controllo di routine a scopo precauzionale. Oggi è arrivato l’esito: il ministro è risultato positivo. Per questo sono scattate immediatamente le procedure di profilassi del caso. Il ministro sta bene, non ha alcun sintomo, si atterrà scrupolosamente alle indicazioni dell’autorità sanitaria competente, riferiscono dal suo ufficio stampa. 

Governo, ancora stallo e Italia Viva all’attacco di Conte 

Un passo avanti e uno indietro. Un’altra giornata di stallo per il governo, nell’attesa di un’accelerazione che non c’è stata, salvo l’invio delle linee guida del nuovo piano di resilienza alle forze di maggioranza. Piano ‘restaurato’ -sale a 222 miliardi, mentre i fondi per la sanità registrano un balzo in avanti decisivo, passando da 9 a 19,7 miliardi- con un ascolto attento alle richieste degli alleati di governo, a partire da Italia Viva. Uno sforzo che non sembra placare i malumori e le frizioni che agitano il governo, mentre la sopravvivenza del Conte II resta appesa a un filo.  

E’ proprio Iv, infatti, a dar fuoco alle polveri, lasciando trapelare ‘irritazione’ per essere stata esclusa dal confronto con il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, che sul Pnrr ha sentito ieri Pd, M5S e Leu, lasciando fuori dai giochi Italia Viva. Ma dal Mef la risposta non si lascia attendere: è stata Iv a rifiutare il confronto, chiedendo prima di avere un testo alla mano di cui discutere. 

La polemica, negli ambienti di Palazzo Chigi, viene letta come ‘pretestuosa’, ma a stretto giro ne segue un’altra, ancora una volta è il premier Giuseppe Conte a finire nel mirino. Iv prende in prestito l’assalto a Capitol Hill per tornare a chiedere con forza che il presidente del Consiglio lasci la delega ai Servizi, una rinuncia “sempre più urgente”.  

Evidenziando come ieri, nel commentare l’attacco al congresso Usa, Conte non abbia citato Trump. Renzi non arretra di un passo nella sua offensiva. Esponenti di governo vicini al premier temono che l’avvocato, tirate le somme, alla fine faccia saltare il banco.  

Governo, Renzi: “Palla a Conte, noi fuori se si buttano soldi” 

“Se continua così, Conte va in Parlamento – la lettura di un ministro di prima linea – e non perché confidi nel sostegno di presunti responsabili… Va in Senato per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, come con Salvini, ma stavolta ci saluta tutti”. Intanto sfuma ancora una volta la riunione con i capi delegazione: si terrà soltanto domani, in serata. “Speriamo di uscire dal tunnel, è la giornata clou”, dice all’Adnkronos il segretario del Pd, Nicola Zingaretti. Per ora tempi dilatati, Palazzo vuoto e silente. E intanto un nuovo fantasma aleggia sul governo: 11 regioni denunciano terapie intensive in affanno, all’orizzonte si profilano nuove strette. 

Entro una settimana sono attese nuove misure, le ultime varate scadranno il prossimo 15 gennaio. Domani il Report dell’Iss, il timore tangibile è che ufficializzi la terza ondata, quella che in Germania, Francia e Inghilterra ha portato a un nuovo e doloroso lockdown. Spostando il tema della crisi di governo dai riflettori e accendendoli sull’emergenza, quella che manda in affanno gli ospedali, miete vittime e rischia di minare il piano vaccinale ancor prima che entri in funzione a pieno ritmo. 

Conte continua a lavorare in silenzio. Nelle linee guida sul Recovery plan inviate alle forze di maggioranza conferma che ci sarà un passaggio in Consiglio dei ministri, dunque in confronto in Parlamento. In un clima che continua ad essere segnato da grande incertezza, tra chi punta sul rimpasto, che scommette sul Conte ter e chi vira sul governo tecnico. Mentre qualcuno teme che finisca come a febbraio dello scorso anno, con la crisi di governo a un passo e l’emergenza Covid che silenzia i malumori. Quelle 11 Regioni in cui si è superata la soglia di allerta fanno paura, molto più di qualsiasi altra crisi. 

Governo, Bellanova: “Senza risposte Conte, io all’opposizione” 

“Se sarò ministro al termine del prossimo Cdm? Dipende se arriveranno risposte, perché se invece cercherà i responsabili, il presidente del Consiglio mi troverà al Senato a svolgere il mio ruolo di senatrice di opposizione”. Lo dice Teresa Bellanova, ministro delle politiche agricole, al Tg4.  

“Le elezioni non possono essere un richiamo minaccioso verso Italia Viva”, sottolinea la ministra del partito di Matteo Renzi. “Io faccio una domanda al Pd, ai 5 Stelle e a Conte: siete sicuri che le elezioni le vogliono i vostri eletti o c’è bisogno di recuperare equilibrio e rispetto di tutte le forze politiche e costruire una base programmatica?”. 

Per quanto riguarda la bozza del piano Recovery, Bellanova si limita a dire: “Abbiamo avuto tredici cartelle che approfondiremo e diremo quello che va bene o meno”.  

E sui rumors in caso di crisi di governo: “Sicuramente Draghi gode della mia grande fiducia ed è una persona apprezzata e stimata a livello nazionale e internazionale, ma non sarei per tirarlo in una discussione che al momento è concentrata sul merito delle questioni e non sui nomi”.