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Categoria: Guida ai Servizi

Trovati al Circeo i resti di 9 uomini di Neanderthal

A più di 80 anni dalla scoperta della Grotta Guattari a San Felice Circeo (Latina), una ricerca della Soprintendenza archeologica di Frosinone e Latina in collaborazione con l’Università di Tor Vergata ha portato alla scoperta di reperti fossili “attribuibili a 9 individui di uomo di Neanderthal”. Emersi inoltre resti di iena, rinoceronte, elefante, cervo gigante, dell’orso delle caverne e di altri animali.  

Le ricerche sono iniziate nell’ottobre del 2019. Dei 9 individui di uomo di Neanderthal, 8 sono databili tra i 50mila e i 68mila anni fa e uno, il più antico, è databile tra i 100mila e i 90mila anni fa. Questi, insieme agli altri due trovati in passato nel sito, portano a 11 il numero complessivo di individui presenti nella Grotta Guattari che si conferma così uno dei luoghi più significativi al Mondo per la storia dell’uomo di Neanderthal. “Una scoperta straordinaria di cui parlerà tutto il mondo – ha dichiarato il ministro Dario Franceschini – perché arricchisce le ricerche sull’uomo di Neanderthal. È il frutto del lavoro della nostra Soprintendenza insieme alle Università e agli enti di ricerca, davvero una cosa eccezionale”. 

“Con questa campagna di scavo abbiamo trovato numerosi individui, una scoperta che permetterà di gettare una luce importante sulla storia del popolamento dell’Italia. L’uomo di Neanderthal è una tappa fondamentale dell’evoluzione umana, rappresenta il vertice di una specie ed è la prima società umana di cui possiamo parlare”, ha spiegato Mario Rubini, direttore del servizio di antropologia della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Frosinone e Latina. 

Quanto ai resti dei nove uomini scoperti, “sono tutti individui adulti – ha chiarito Francesco Di Mario, funzionario archeologo della Soprintendenza per le province di Frosinone e Latina e direttore dei lavori di scavo e fruizione della grotta Guattari – tranne uno forse in età giovanile. È una rappresentazione soddisfacente di una popolazione che doveva essere abbastanza numerosa in zona. Stiamo portando avanti gli studi e le analisi, non solo genetiche, con tecniche molto più avanzate rispetto ai tempi di Blanc, capaci di rivelare molte informazioni”. 

“Lo studio geologico e sedimentologico di questo deposito – ha evidenziato Mario Rolfo, docente di archeologia preistorica dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata – ci farà capire i cambiamenti climatici intervenuti tra 120 mila e 60 mila anni fa, attraverso lo studio delle specie animali e dei pollini, permettendoci di ricostruire la storia del Circeo e della pianura pontina”. 

La caratteristica di questo luogo è quella di permettere un vero e proprio viaggio nel tempo: le condizioni di oggi sono sostanzialmente le stesse di 50 mila anni fa e la presenza di fossili rende la grotta un’eccezionale banca dati. I recenti scavi hanno restituito migliaia di reperti ossei animali che arricchiscono la ricostruzione del quadro faunistico, ambientale e climatico. Sono stati determinati oltre ad abbondanti resti di iena, diversi gruppi di mammiferi di grande taglia tra cui: l’uro, il grande bovino estinto, che risulta una delle specie prevalenti insieme al cervo nobile; ma anche i resti di rinoceronte, di elefante del cervo gigante (Megaloceros), dell’orso delle caverne, e cavalli selvatici. La presenza di queste specie si accorda bene con l’età di circa 50 mila anni fa, quando la iena trascinava le prede nella tana usando la grotta come riparo e deposito di cibo. Molte delle ossa rinvenute mostrano infatti chiari segni di rosicchiamento. 

Le indagini sono ancora in corso e vedono coinvolti numerosi studiosi di diversi e importanti enti di ricerca nazionali: INGV, CNR/IGAG, Università di Pisa, Università di Roma La Sapienza. Si lavora per ricostruire il quadro paleoecologico della pianura Pontina tra i 125.000 e i circa 50.000 anni fa, quando i nostri “cugini” estinti frequentavano il territorio laziale. 

Le ricerche, per la prima volta, hanno inoltre riguardato parti della Grotta mai studiate, tra cui anche quella che l’antropologo Alberto Carlo Blanc ha chiamato “Laghetto” per la presenza di acqua nei mesi invernali. Proprio in quell’area sono stati rinvenuti diversi resti umani, tra cui una calotta cranica, un frammento di occipitale, frammenti di cranio (tra i quali si segnalano due emifrontali), frammenti di mandibola, due denti, tre femori parziali e altri frammenti in corso di identificazione. 

Analisi biologiche e ricerche genetiche permetteranno di ricostruire la vegetazione, il clima e l’ambiente in cui vivevano i nostri antenati. Analisi isotopiche permetteranno di ricostruire la dieta delle specie animali esaminate e l’alimentazione antica dell’uomo di Neanderthal. 

Gli scavi e le indagini sono stati estesi anche all’esterno della grotta dove sono state individuate stratigrafie e paleosuperfici di frequentazione databili tra i 60 mila e i 125 mila anni fa che testimoniano i momenti di vita dell’uomo di Neanderthal, i luoghi dove stazionavano e dove, accendendo il fuoco e si cibavano delle proprie prede. Il ritrovamento di carbone e ossa animali combuste autorizza infatti a ipotizzare la presenza di un focolare strutturato. 

Le ricerche che il Ministero della Cultura sta tuttora conducendo nell’area affrontano in modo sistemico tutti gli aspetti della vita dei neanderthaliani e del territorio laziale e confermano, ancora una volta, l’importanza del Circeo per la conoscenza dell’uomo di Neanderthal al livello europeo e mondiale. 

5 maggio 1821, duecento anni fa moriva Napoleone

Il 5 maggio 1821 moriva all’isola di Sant’Elena Napoleone Bonaparte. Il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, celebrerà il 200esimo anniversario della morte di Napoleone con un discorso in cui affronterà l’eredità lasciata dall’imperatore, personaggio al tempo stesso ammirato e controverso della storia di Francia. Il capo dello Stato si recherà all’Institut de France a Parigi per partecipare a una cerimonia con accademici e studenti delle scuole superiori. Toccherà allo storico Jean Tulard, uno dei più noti specialisti della biografia di Napoleone, tenere il discorso ufficiale; dopo di che prenderà la parola Macron.  

L’omaggio della Francia prevede anche la solenne deposizione di una corona di fiori ai piedi della tomba di Napoleone, sotto la cupola degli Invalides, alla presenza dello stesso Macron, del ministro della Difesa, del Capo di Stato Maggiore della Difesa e più alti gradi delle Forze Armate. Alla cerimonia saranno presenti Jean-Christophe Napoléon Bonaparte e altri discendenti dell’illustre famiglia. Le celebrazioni napoleoniche in Francia hanno suscitato polemiche ma il presidente Macron ha assicurato la sua presenza nel giorno della ricorrenza del 5 maggio e dall’Eliseo si fa notare che il capo dello Stato non eviterà di mettere in luce anche le ombre della carriera dell’imperatore.  

Anche la Corsica ricorda il bicentenario della morte di Napoleone, il più illustre figlio dell’isola, con un ricco programma di eventi. In Italia partono le attività celebrative del Comitato per il Bicentenario Napoleonico (1821-2021). Da Nord a Sud, una rete di 67 istituzioni e associazioni culturali, università e centri di studio organizza e promuove un programma di eventi, raccolto sotto il titolo di ‘Napoleone in Italia’. Un titolo che evoca uno sguardo sull’età napoleonica osservata nel suo rapporto con l’Italia del tempo e con quelle realtà, a partire da Milano e dalla Lombardia, che in essa sono state più direttamente coinvolte.  

Le celebrazioni prenderanno ufficialmente avvio oggi con la trasmissione, a partire dalle ore 17.49 (l’ora della morte dell’imperatore), della ‘Maratona 5 maggio’ attraverso i canali Facebook e Youtube del Comitato. La maratona avrà come scenario alcuni dei luoghi napoleonici che faranno da sfondo agli eventi in programma. 

Open Day in presenza ed On Line per presentare il Corso biennale abilitante alla professione di Ottico post scuola media superiore

Il prossimo Open Day Online si svolgerà da Sabato 8 a Lunedì 17 Maggio. Il prossimo Open Day in presenza si svolgerà Sabato 8, Domenica 9 e Lunedì 10 Maggio presso la sede di Bologna e Sabato 15, Domenica 16 e Lunedì 17 Maggio presso la sede di Milano. Il programma degli Open Day in Presenza e Online prevedono…

Covid-19: Attuale modalità di fruizione del servizio bibliotecario

Le biblioteche continuano ad erogare i loro servizi, esclusivamente su prenotazione [scarica e condividi l’INFOGRAFICA riassuntiva]. Contattando la propria biblioteca e prenotando il proprio ingresso, si può restituire un libro o ritirare un prestito prenotato. Su prenotazione ci si può anche iscrivere, o rinnovare la propria tessera, benché sia sempre consigliato farlo…

Riaperture cinema e teatri, cosa dice il decreto

Dal 26 aprile riaprono al pubblico in zona gialla cinema, teatri, sale concerto, live club. Lo rende noto Palazzo Chigi al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato il dl sulle riaperture. È necessario che ci siano posti a sedere preassegnati e una distanza di un metro l’uno dall’altro. La capienza massima consentita è del 50% di quella massima autorizzata e comunque non superiore a 500 spettatori al chiuso e 1000 all’aperto.  

In relazione all’andamento epidemiologico e alle caratteristiche dei siti, si potrà autorizzare la presenza anche di un numero maggiore di spettatori all’aperto, nel rispetto delle indicazioni del Cts e delle linee guida. 

Comunicato Stampa del Comune di Ciampino – Concorso “Onore al merito” 2021 – 703 borse di studio per giovani tra i 17 e i 26 anni

COMUNICATO STAMPA Ciampino 21 aprile 2021 – “Il 18 Marzo 2021, l’associazione professionale AssOrienta, che promuove e divulga, senza scopi di lucro, la cultura dell’Orientamento, ha pubblicato il Bando di Concorso “Onore al Merito”, con il quale saranno assegnate 703 borse di studio presso la Scuola…

Gruppo Ala, al via premio per artisti campani di nascita o d’adozione

Da oggi e fino al 2 maggio è online sul sito di Ala (www.alacorporation.com) il bando per partecipare all’Ala Art Prize 2021 e realizzare un’opera destinata ad essere esposta nel quartier generale della società a Napoli, nella cornice della Mostra d’Oltremare. In un anno così difficile, anche per la cultura, Ala dà vita al progetto di lungo respiro dedicato all’arte Ala For Art di cui l’Ala Art Prize 2021 è il primo tassello. La partecipazione al premio è gratuita. L’artista vincitore riceverà 10mila euro per l’opera selezionata.  

A un anno dalla pandemia da Covid-19, con musei, mostre e artisti obbligati a fermarsi, Ala – gruppo leader in Italia e a livello globale nella logistica avanzata e nella distribuzione di componenti meccanici di precisione e minuterie per i settori aerospaziale aeronautico, oil & gas, ferroviario e navale – avvia il progetto Ala For Art per promuovere e sostenere l’arte e portarla sul luogo di lavoro, renderla accessibile e partecipata. La prima iniziativa firmata Ala For Art è l’Ala Art Prize 2021, un premio per artisti contemporanei campani di nascita o d’adozione, che abbiano maturato almeno tre anni di attività artistica documentata.  

Un progetto pensato e promosso da Ala, azienda italiana con sede a Napoli e clienti in 40 Paesi nel mondo, che con Ala For Art vuole dare vita a una collezione d’arte permanente da esporre nei suoi uffici all’interno della Mostra d’Oltremare a Napoli. Una sede d’eccezione, all’interno del quartiere fieristico e congressuale che è allo stesso tempo un complesso monumentale di pregio sottoposto a tutela della Soprintendenza ai beni architettonici. L’Ala Art Prize nasce con l’obiettivo di selezionare un progetto artistico inedito attraverso una Open Call, un bando gratuito che sarà aperto dal 30 marzo al 2 maggio. Il premio è destinato a tutti gli artisti o collettivi di artisti di nazionalità italiana o straniera, originari o residenti in Campania, che operano sul territorio o hanno avuto un legame stabile con la Regione.  

È possibile partecipare entro e non oltre il 2 maggio 2021, compilando il modulo online sul sito di Ala www.alacorporation.com. Il progetto vincitore riceverà un premio in denaro di 10.000 euro per l’artista e per i costi di produzione dell’opera. A nominare l’opera vincitrice sarà una prestigiosa giuria composta da critici e curatori italiani dal profilo internazionale quali Lorenzo Benedetti, curatore presso il museo d’arte contemporanea nel Kustmuseum di St. Gallen in Svizzera, Eugenio Viola, critico d’arte e curatore del Mambo – Museo de Arte Moderno de Bogota e Alessia Volpe, curatrice e ricercatrice indipendente, già Direttrice della Fondazione Morra Greco di Napoli. Gli artisti, liberi da qualsiasi costrizione tematica e formale, saranno chiamati a pensare ad un’opera site-specifc dedicata agli spazi della sede di Ala, non un contesto impersonale quindi, un cosiddetto “white cube”, ma uno spazio di lavoro dove l’opera d’arte entrerà nel vissuto quotidiano dei dipendenti di Ala, favorirà le interazioni, lo scambio di idee e la condivisione dei valori aziendali, stimolerà la creatività e così anche la produttività.  

“In un anno così difficile questo progetto rappresenta il nostro impegno diretto affinché la cultura e l’arte, così importanti per la vita sociale, non si fermino. Napoli è la nostra città, l’arte contemporanea qui è di casa nelle piazze e nelle strade. Su queste basi abbiamo pensato a un progetto per gli artisti contemporanei che hanno radici e un legame forte con la Campania e al contempo destinato ai nostri dipendenti, che potranno vivere l’arte tutti i giorni nel luogo di lavoro, nella bellissima cornice della Mostra d’Oltremare di Napoli, che continuerà ad essere anche un luogo dell’arte”, ha commentato l’ing. Vittorio Genna, Fondatore e Vice Presidente del Gruppo Ala.  

Ala ha sostenuto negli ultimi anni diverse realtà culturali tra cui il Teatro San Carlo di Napoli e oggi il suo impegno per la cultura prosegue con un progetto dedicato in cui la società assume un ruolo più attivo. Valori aziendali come l’innovazione e la ricerca dell’eccellenza sono anche le linee guida di Ala For Art, un progetto che vede Ala coinvolta in prima linea nella valorizzazione e promozione culturale del territorio campano.  

Ala (Advanced Logistic for Aerospace) è stata fondata nel 2009 su iniziativa di Fulvio Scannapieco e Vittorio Genna, imprenditori con un’esperienza 30ennale nel settore. Ha avviato un percorso di crescita per linee esterne che le garantisce oggi una presenza operativa e una leadership, oltre che in Italia, nel Regno Unito, in Francia, Germania, in Israele e negli Stati Uniti. Con 1300 fornitori in tutto il mondo, clienti in 40 Paesi e 250 dipendenti, Ala è uno storico fornitore dell’industria aerospaziale e aeronautica e negli ultimi anni è diventato il player di riferimento per i servizi di supply chain management di componenti meccanici di precisione e minuterie per molte altre industrie ad alto contenuto tecnologico.  

Unità d’Italia, webinar History Channel con Università Roma Tre su unificazione e giovani

“La partecipazione dei giovani al processo unitario avviato dal Risorgimento ci fu e anche in misura notevole: in quegli anni, anzi, c’era un grande dibattito anche autocritico, rispetto al fatto che era stato costruito uno Stato nuovo e dunque una comunità nuova, ma gli Italiani erano rimasti quelli ‘vecchi’, anche con quei caratteri di asservimento e di corruzione, frutto di secoli di oppressione e di frammentazione. Il problema era la rigenerazione del popolo, creando una identità e costruendo un senso di appartenenza comune, elaborando una coscienza comune. Problema che si ripropone periodicamente per il nostro Paese…”. E’ quanto osserva Paolo Mattera, docente di Storia contemporanea, in collegamento su Zoom, durante il webinar organizzato da History Channel in collaborazione con l’Università Roma Tre dal titolo ‘Unità d’Italia: una storia per giovani?’ – che andrà in onda sui canali social di History Channel – rispondendo anche alle sollecitazioni degli studenti dei corsi di laurea e di master. 

“Nella appartenenza a una comunità, è molto importante avere un forte senso del proprio passato, l’orgoglio delle proprie radici: vale per la singola persona e vale ovviamente anche per la collettività – premette lo storico – Nei momenti di crisi, come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia per il Covid, vengono messi in evidenza i punti di forza ma anche messi a nudo i punti deboli: è in questi momenti di crisi che il senso di appartenenza comune emerge e il senso di orgoglio può esprimere tutte le sue potenzialità”. 

Per Mattera, “il Risorgimento italiano è oramai molto appesantito dalla retorica, trattato quasi come un reperto archeologico di un patriottismo che celebra riti di cui non conosce nemmeno il significato. Invece, intendeva essere una rinascita, per un popolo che arrivava a una riscossa potente grazie alla propria azione, costruendo una nuova identità. Il compito degli storici non è di accendere le fiaccole della retorica ma semmai di spegnerle laddove la retorica rischia di offuscare la realtà. La domanda è: cosa ha funzionato di quella potente rinascita, cosa non ha funzionato e cosa rimane ancora oggi? E’ questa la risposta che viene richiesta oggi ai giovani”. 

Allora, spiega il docente di Storia contemporanea, “la componente di ribellione giovanile era molto forte, mobilitati per l’unificazione nazionale; una generazione nutrita dalla cultura del Romanticismo che esaltava l’adesione agli ideali per una vita che fosse ben spesa, anche a costo di grandi sacrifici personali. La gioventù era un fattore di rigenerazione contro una società ritenuta corrotta; elemento conflittuale che si è verificato più volte nella storia italiana – ricorda Mattera – Ma questa è come un fiume carsico o, se si preferisce, come le montagne russe: ogni tanto rifluisce e sembra svanire, salvo poi riemergere. Talora, i giovani sembrano essere destinatari delle vicende storiche, più che soggetti attivi che le producono”. 

Dall’Unità d’Italia realizzata a un’Europa Unita ancora da realizzare, il passo può anche essere breve. Allora gli italiani avevano ‘nemici esterni’ di volta in volta individuati negli austriaci o negli spagnoli, nei francesi o nei pontefici. Oggi, gli europei non hanno ‘nemici’ da individuare, al massimo concorrenti da battere, siano essi americani o russi o cinesi… Questa mancanza di un ‘nemico’, o della sua percezione, rallenta o addirittura ferma un processo di una vera unificazione europea? 

“Il mondo oggi è governato da logiche sovranazionali e globali – risponde Mattera alla domanda posta dall’AdnKronos, durante il webinar di History Channel – Una dimensione che può anche creare un sentimento di inquietudine, determinando chiusure in realtà localistiche alla ricerca di protezione, che possono poi sfociare in nazionalismi e sovranismi. Ma attenzione ai nemici fittizi, che possono alimentare reazioni tossiche indicando falsi nemici per nascondere problemi reali. Una cosa è avere una identità propria che vive anche di alterità; altra è inventarsi nemici, provocando situazioni che possono diventare anche esplosive”, avverte lo storico. 

(di Enzo Bonaiuto) 

Il Printemps des Arts apre a Monte Carlo con il pubblico in sala

Domani, in controtendenza rispetto a quello che sta accadendo in Europa, apre con il pubblico in sala a Monte Carlo il Festival Printemps des Arts, la rassegna musical che va dal barocco alla contemporanea con quattro prime esecuzioni assolute commissionate dal Festival ai francesi Frédéric Durieux e Gérard Pesson, al franco-argentino Sebastian Rivas e all’italiano Franco Stroppa. I concerti, che andranno avanti fino all’11 aprile, sono concentrati nel week end e nelle ore del primo pomeriggio per dare il tempo al pubblico di rientrare in tempo nelle proprie abitazioni rispettando così il coprifuoco che scatta alle 19 nel Principato e alle 18 in Francia.  

Per entrare nel Principato, in ogni caso, occorre mostrare l’esito negativo del tampone molecolare eseguito nelle 72 ore precedenti. Saranno comunque messe in campo delle misure cautelative aggiuntive: gli spettatori saranno distanziati potendo occupare una poltrone sì e una no. Sarà obbligatoria, naturalmente, la mascherina. Per l’apertura di domani concerto doppio dedicato alla Scuola di Vienna che avrà come protagonista l’Ensemble intercontemporain fondato nel 1976 da Pierre Boulez.  

Più in dettaglio alle 14.30 al Museo Oceanografico i solisti dell’Ensemble proporranno pezzi intimi di musica da camera di Schönberg, Berg e Webern che incorniciano la musica di Liszt. Per il secondo appuntamento alle 16, sempre al Museo Oceanografico, la stessa formazione, questa volta al completo, con il pianista Hidéki Nagano e la direzione di Matthias Pintscher, accosterà le musiche di Schönberg e Berg a quelle di Franz Liszt e Johann Strauss. 

Stephen King annuncia 54esimo romanzo, protagonista un cecchino

Si intitolerà “Billy Summers” il prossimo romanzo di Stephen King, che sarà pubblicato negli Usa il 3 agosto 2021 dall’editore Scribner. “Un bravo ragazzo impegnato in un brutto lavoro”, un killer su commissione, il migliore del settore, che a un certo punto vorrebbe uscire dal giro infermale. A pochi giorni dall’uscita di “Later”, il 53esimo lavoro del maestro dell’horror all’americana, nelle librerie dal 2 marzo in contemporanea negli Stati Uniti, Regno Unito e Italia (dall’editore Sperling e Kupfer), King ha terminato di scrivere un thriller sulla guerra e sull’America della provincia più profonda.  

Billy Summers, riferisce una breve sintesi diffusa dall’editore americano del re dell’orrore, è tra i migliori cecchini del mondo, un veterano della guerra in Iraq con tanto di decorazione militare, “un Houdini quando si tratta di sparire dopo che il lavoro è finito”. “Quindi cosa potrebbe andare storto se lui decidesse di lasciare lo sporco lavoro?” 

L’editore dell’autore di “Shining”, “Carrie”, “Il miglio verde” e tanti altri bestseller del brivido definisce “Billy Summers” uno “spettacolare romanzo da non perdere”, che “in parte è una storia di guerra, in parte una lettera d’amore alla piccola provincia americana e alle persone che ci vivono”. King “si è proposto di vendicare i crimini di un uomo straordinariamente malvagio”. L’annunciato 54esimo romanzo metterà in scena anche una riflessione sull’amore, sulla fortuna e sul destino con un eroe complesso che si trova davanti un’ultima possibilità di redenzione. 

Angelina Jolie vende all’asta quadro di Churchill: incasso record

Angelina Jolie vende all’asta il quadro di Winston Churchill e incassa una cifra record. L’unico dipinto eseguito dal premier britannico durante gli anni della seconda guerra mondiale e donato al presidente americano Franklin Delano Roosevelt (1882-1945) è stato aggiudicato per 8.285.000 di sterline, commissioni incluse (pari a 11.590.715 dollari; 9.577.460 euro) all’asta da Christie’s a Londra. Il quadro dal titolo “La torre della moschea Koutoubia”, realizzato nel gennaio 1943, è stato messo all’asta dall’illustre proprietaria, l’attrice Angelina Jolie.  

Il quadro è partito da una stima di 1.500.000 sterline ed è stato al centro di un’accesa gara al rialzo tra quattro collezionisti. Alla fine il nuovo proprietario ha pagato cinque volte la stima per aggiudicarsi il lavoro. La tela ad olio ha segnato il nuovo prezzo più alto per un’opera di Churchill. Il precedente record era di 1,8 milioni di sterline, fissato da Sotheby’s nel 2014 per “The Goldfish Pond at Chartwell” (1932).  

Il dipinto “La torre della moschea Koutoubia” fu acquistato nel 2011 dall’attrice Angelina Jolie e dall’allora marito Brad Pitt. Durante il loro matrimonio la coppia ha collezionato numerosi quadri, tra cui opere di Banksy e Neo Rauch. Prima di entrare nella collezione della celebre coppia cinematografica il dipinto fu di proprietà del figlio di Rososevelt, Elliott, che poi lo vendette a trattativa privata. Dopo la separazione da Pitt, il quadro è entrato nella Jolie Family Collection.  

Il dipintoì fu eseguito da Churchill a Marrakech, in Marocco, subito dopo la Conferenza di Casablanca del 14-24 gennaio 1943, in cui fu pianificata la strategia europea degli Alleati contro i nazisti. Il primo ministro britannico invitò Roosevelt a unirsi a lui nel viaggio a Marrakech il giorno dopo la conclusione della conferenza, motivato dal suo desiderio di condividere con il presidente Usa le vedute della città e della luce al tramonto, da lui tanto adorate.  

La vista impressionò così tanto Roosevelt che Churchill decise di immortalare la scena per lui come ricordo della loro escursione. “Questo atto è stato visto non solo come un’indicazione della loro amicizia, ma del rapporto speciale tra il Regno Unito e gli Stati Uniti”, ha sottolineato un portavoce di Christie’s.  

Sir Winston Churchill iniziò a dipingere scene del Marocco dopo essere stato incoraggiato a visitare il paese dal suo maestro di pittura, Sir John Lavery. Alla sua prima visita nel 1935, sentì che la luce e il paesaggio non avevano rivali, creando circa 45 dipinti del paese. La “Torre della Moschea di Koutoubia” si distingue come l’unico dipinto creato tra il 1939 e il 1945. 

Nella stessa asta londinese è stato battuto un altro quadro di Churchill, raffigurante un paesaggio del Marocco, dipinto nel 1935 e regalato a Bernard Law Montgomery, uno dei più illustri generali britannici della seconda guerra mondiale, eroe della battaglia di El Alamein e che ebbe un ruolo fondamentale nella battaglia di Dunkerque e nella campagna degli Alleati in Italia. Il dipinto dal titolo “Scene at Marrakech” ha realizzato 1.882.500 sterline (stima 300.000).  

Churchill donò il quadro al feldmaresciallo Montgomery per ringraziarlo del suo determinante contributo alla vittoria finale delle forze alleate nel 1945 contro il Terzo Reich di Adolf Hitler. Da allora il dipinto è sempre rimasto nella collezione privata della famiglia Montgomery, che lo ha infine messo all’asta per la prima volta.  

“Scene at Marrakech” raccoglie l’intensità cromatica della calda sabbia del deserto, che contrasta armoniosamente con il blu dell’acqua in primo piano. I verdi vividi della vegetazione sullo sfondo portano anche colore, vita ed energia al paesaggio altrimenti tipicamente brullo in Marocco. 

‘Io sono Gesù’, il nuovo romanzo di Giosuè Calaciura

Chi era Gesù? Un ragazzo giovane che voleva fare le esperienze di ogni adolescente, fino in fondo. E, come tutte le esperienze, sono a rischio. Eccolo, il Gesù raccontato da Giosuè Calaciura, giornalista e scrittore palermitano, nel suo nuovo romanzo “Io sono Gesù” (Sellerio editore Palermo, 281 pagg., 16 euro) da poco in libreria. La scrittura del nuovo libro di Calaciura, già autore di libri come ‘Malacarne’ e ‘Il tram di Natale’ “è stata una esperienza ricca perché ho tirato fuori un Gesù giovane e avventuroso nel senso adolescienziale del termine”, come spiega lo stesso.  

Un libro che “dà una cifra più umana di un personaggio così mitico e simbolico”. “Gesù – dice Calaciura – è un ragazzo che sfugge fortemente alla sua predestinzione di cui non è consapevole. Attraversa la Palestina con un gruppo di saltimbanchi in cerca di suo padre che lo ha abbandonato, nel senso fisico non evangelico”. E tutta la storia si svolge in questa ricerca del padre che segnerà il primo tradimento per Gesù. Un romanzo tra utopia e la vita reale di un ragazzo di duemila anni fa. 

“Mi sono divertito a scriverlo”, spiega ancora Calaciura. Il Gesù di Calaciura scopre la violenza da piccolo, assistendo a una circoncisione in cui “i macellai di Dio si accanivano sul minuscolo pene raggrinzito dal dolore”. Non mancano i colpi di scena nel decimo romanzo di Giosuè Calaciura, dove l’autore reinventa una delle storie più grandi mai raccontate. E’ un Gesù che giocava “a fare il profeta” e che nel crepuscolo dell’orto si domanda come mai “da bambino non avevo immaginato di creare uomini diversi. Migliori. Chissà, forse l’ho fatto, ma ormai non ne ho ricordo”.  

ll Gesù di Calaciura è un giovanissimo viandante in un cammino pieno di sorprese, passioni e tradimenti, dolcezza e violenza. Attorno a lui uomini e donne che sono figli di una terra con leggi spietate, il feroce dominio romano con la sua inarrivabile macchina bellica e governati va, l’autorità religiosa e morale dei sacerdoti, l’arroganza e lo sfarzo dei ricchi, la brutalità di chi si pone al di fuori della società e depreda i più deboli, la disperazione di chi non trova nemmeno un’oliva per nutrirsi o una pozza per dissetarsi. È un tempo inquieto, stravolto da cambiamenti profondi, il nuovo e il vecchio, l’antico e il moderno collidono e si sgretolano, nessuno più di un ragazzo tormentato dal desiderio e dall’ansia del futuro è capace di avvertire il battito sotterraneo di una rivoluzione in arrivo. Di cui, senza davvero volerlo, sarà protagonista. 

Strutturato quasi come un feuilleton, punteggiato di colpi di scena, innervato da una tensione costante, il romanzo di Calaciura racchiude in sé l’impeto dell’avventura e dell’epica, l’intrigo familiare, la paranoia del sospetto, la tensione del mistero irrisolvibile. Vi si ritrovano molti dei suoi temi: l’infanzia e la difficoltà di crescere, l’innocenza delle creature più fragili, la miseria morale degli adulti, l’irruenza dell’eros. Ma qui si radicalizzano, fino al punto di contaminare e reinventare una delle storie più grandi mai raccontate. 

Pompei, Zuchtriegel nuovo direttore del Parco archeologico

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rcheologo tedesco di 39 anni, Gabriel Zuchtriegel è il nuovo direttore del Parco archeologico di Pompei. Lo annuncia il ministro della cultura Dario Franceschini, che ha scelto il suo nome nella terna indicatagli dalla commissione di concorso presieduta da Marta Cartabia “quando era presidente della Cassazione non ancora ministro”.  

Zuchtriegel guida dal 2015 il Parco archeologico di Paestum. A Pompei ha già lavorato nella squadra dell’ex direttore Massimo Osanna, attualmente direttore generale Musei del Mibact. 

Morto lo scultore Arturo Di Modica, creò il Toro di Wall Street

Arturo Di Modica, lo scultore di Vittoria, in provincia di Ragusa, famoso in tutto il mondo per il Toro di Wall Street, è morto ieri nella sua abitazione siciliana. Lo scultore aveva compiuto da poco 80 anni ma da molti anni combatteva contro un brutto male. Lo riferisce la stampa siciliana, ricordando che malgrado la malattia l’artista aveva continuato a lavorare ad un nuovo grande progetto: una coppia di cavalli in bronzo da 40 metri da piazzare sul fiume Ippari, proprio nella sua città. Era riuscito a portare a termine il “prototipo” di dimensioni enormi (8 metri di lunghezza) ma poi le sue condizioni sono definitivamente peggiorate, mettendo fine al sogno del grande progetto per Vittoria.  

L’opera per cui Di Modica è entrato nella storia è il “Charging bull”, il toro che ringhia, divenuto uno dei monumenti più amati e visitati della ‘downtown’ di New York. Solo qualche giorno fa, sulle pagine di ‘Repubblica Palermo’ lo scultore aveva ricordato l’avventura della realizzazione e poi della installazione ‘abusiva’ del toro in bronzo davanti alla Borsa di Wall Street nella notte del 16 dicembre del 1989. “Era un periodo di crisi – aveva ricordato Di Modica – la Borsa di New York aveva perso in una notte più del venti per cento e tanta gente era piombata nella depressione più nera. Con qualche amico cominciai a chiedermi cosa potevo fare io per la ‘mia’ città. Sì, certo, sono di Vittoria, ma se vivi più di 40 anni a New York non puoi non sentirla anche tua. E allora mi venne in mente di scolpire un toro, l’immagine della Borsa che cresce: doveva essere uno scherzo, una provocazione. E invece è diventata una cosa maledettamente seria. Mi hanno detto che, dopo la Statua della Libertà, il Charging Bull di Bowling Green, a due passi dal tempio della finanza mondiale, è il monumento più visitato a New York. Ha superato persino l’Empire State Building”.