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Categoria: Guida ai Servizi

Libri: ‘La chiamavano maternità’, racconto semiserio per mamme imperfette  

“La maternità è il più bel punto di non ritorno”: in queste parole condensano il loro punto di vista sul diventare mamme le due autrici di “La chiamavano maternità” (Navarra Editore, 160 pagg., 15 euro), la giornalista professionista Maristella Panepinto, e Laura Ruoppolo, storica dell’arte, compagne di scuola e grandi amiche che si sono ritrovate dopo vent’anni nel progetto giornalistico ed editoriale www.atuttamamma.net. Prime in Sicilia a raccontare “l’eccitante viaggio della maternità”, in “un libro originale”, con la prefazione di Simonetta Agnello Hornby, che si caratterizza “per la formula epistolare e il registro ironico: per mamme che non pretendono di essere perfette”. 

“La chiamavano maternità” – disponibile in tutte le librerie siciliane dal 30 novembre e sul territorio nazionale dal 10 dicembre e già acquistabile sul sito di Navarra Editore – verrà presentato in anteprima domenica 29 novembre alle 16.30 sulla Pagina Facebook di ‘A tutta mamma’ (e in cross-posting su quella di Navarra Editore) con la partecipazione delle autrici e della giornalista Elvira Terranova, caposervizio Adnkronos, che racconteranno, a partire da esperienze personali, “con schiettezza e il sorriso sulle labbra della fitta corrispondenza semiseria che costruisce il testo”. 

Dal “desiderio in nuce di avere una famiglia al parto; dall’allattamento ai primi anni di vita; dal desiderio di stare con i figli e non lavorare quando sono piccoli a quello contrapposto ma coesistente di avere una carriera propria e una vita privata non limitata all’essere “mamma”; da momenti gioiosi e aneddoti divertenti come le vacanze al mare, i compleanni o le vituperate chat di classe, al racconto delle paure più intime e di momenti difficili e dolorosi come gli aborti naturali, veri e propri lutti silenziosi, e i figli prematuri: un viaggio di trasformazione lungo una vita da affrontare con coraggio e ironia”, raccontano le autrici. Il libro parla “con autenticità, dolcezza e ironia della maternità, sfuggendo agli stereotipi melensi e venendo a patti con l’inevitabile somma di sentimenti, che a volte non si allineano tra loro, che ogni madre affronta. Un libro per mamme che non pretendono di essere perfette, ma che accettano con serenità la propria umanissima e fisiologica imperfezione: perché, per le autrici, se c’è una certezza nella maternità, è proprio l’imperfezione, che rende unica ciascuna madre”. “Un libro serio – come sottolinea Simonetta Agnello Hornby nella prefazione al testo – scritto con arguzia, intelligenza, onestà e tanto amore per la famiglia. La scrittura è profonda ma anche lieve e ironica; da ogni frase sprigionano entusiasmo per la vita e amore per la famiglia”. 

AVVISO: pubblicato il Bando per la presentazione delle domande di contributo per la fornitura gratuita totale o parziale dei libri di testo, sussidi didattici digitali, dizionari e libri di lettura scolastici a.s. 2020/2021

BANDO PER LA PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE DI CONTRIBUTO  PER LA FORNITURA GRATUITA TOTALE O PARZIALE DEI LIBRI DI TESTO, SUSSIDI DIDATTICI DIGITALI, DIZIONARI E LIBRI DI LETTURA SCOLASTICI A.S. 2020/2021 Approvato con determinazione dirigenziale Settore II n. 399 del 17/11/2020 La Regione Lazio, nell’ambito delle politiche in…

Morto Marco Santagata, il grande italianista colpito dal Covid 

Lo storico della letteratura italiana e scrittore Marco Santagata, studioso di fama internazionale di Dante Alighieri, Giovanni Boccaccio e Francesco Petrarca, è morto questa mattina all’ospedale di Pisa, dove si trovava ricoverato da giorni in coma irreversibile. Aveva 73 anni. Dopo una lunga malattia, in seguito a un tumore e alla conseguente dialisi, si era innestato anche il virus del Covid. 

Illustre filologo del Trecento e in particolare del petrarchismo, Santagata ha svolto quasi tutta la carriera accademica come professore dell’Università di Pisa e come narratore ha vinto nel 2003 il Premio Campiello con “Il maestro dei santi pallidi” e nel 2006 il Premio Stresa di Narrativa con “L’amore in sé” (entrambi pubblicati da Guanda). 

Tra i suoi numerosi romanzi, tutti pubblicati da Guanda, figurano “Papà non era comunista” (il suo esordio nel 1996), “Voglio una vita come la mia” (2008), “Come donna innamorata” (2015), “Il movente è sconosciuto (2018), “Il copista. Un venerdì del Petrarca” (Guanda, 2020; in precedenza pubblicato da Sellerio nel 2000). Da Sellerio è uscito “Il salto degli Orlandi” (2007). 

Gli studi sul Petrarca e il petrarchismo sono stati una costante della ricerca filologica di Santagata, il cui lavorò è confluito in vari libri, tra cui “Per moderne carte. La biblioteca volgare di Petrarca” (Il Mulino, 1990), “I frammenti dell’anima. Storia e racconto nel Canzoniere di Petrarca” (Il Mulino, 1992), “Amate e amanti. Figure della lirica amorosa fra Dante e Petrarca” (Il Mulino, 1999), “L’amoroso pensiero. Petrarca e il romanzo di Laura” (Mondadori, 2014), “Il poeta innamorato. Su Dante, Petrarca e la poesia amorosa medievale” (Guanda, 2017). Celebre il suo commento al “Canzoniere” e delle “Opere italiane” di Petrarca nei Meridiani Mondadori (1996). Dal 2010 era membro della consulta scientifica dell’Ente Nazionale delle opere di Francesco Petrarca. 

Marco Santagata ha scritto l’introduzione alle opere di Dante per l’edizione apparsa nei Meridiani Mondadori a cura di Claudio Giunta, Guglielmo Gorni e Mirko Tavoni e ha curato l’edizione Oscar Mondadori alla guida alla lettura delle tre cantiche dantesche. 

E’ l’autore della biografia “Dante. Il romanzo della sua vita” (Mondadori, 2012; Premio Comisso e Premio Brancati) e dei saggi “L’io e il mondo. Un’interpretazione di Dante” (Il Mulino, 2011) e “Il racconto della Commedia. Guida al poema di Dante” (Mondadori, 2017). 

Oltre ad un manuale di letteratura italiana per le scuole superiori edito da Laterza, tra i più recenti saggi di alta divulgazione di Santagata si ricordano: “Pastorale modenese. Boiardo, i poeti e la lotta politica” (Il Mulino, 2016); “Boccaccio indiscreto. Il mito di Fiammetta” (Il Mulino, 2019); “Boccaccio. Fragilità di un genio” (Mondadori, 2019). 

Altri settori di indagine del professore Santagata sono stati i “Canti” di Giacomo Leopardi (ha curato “Canzoni” per Mondadori nel 1998 con versione in prosa, note e postfazione) con il saggio “Quella celeste naturalezza. Le canzoni e gli idilli di Leopardi” (Il Mulino, 1994); e la poesia italiana fra Otto e Novecento (in particolate Giovanni Pascoli e Gabriele d’Annunzio): “Il tramonto della luna e altri studi su Foscolo e Leopardi” (Liguori, 1999); “Per l’opposta balza. La cavalla storna e Il commiato dell’Alcyone” (Garzanti, 2002); “La letteratura nel secolo delle innovazioni. Da Monti a D’Annunzio” (Laterza, 2009). Con Stefano Carrai ha pubblicato “La lirica di corte nell’Italia del Quattrocento” (Franco Angeli, 1993). Come autore di numerose pubblicazioni scientifiche Santagata ha ricevuto, nel 1979, il Premio nazionale “Luigi Russo” per la critica letteraria; nel 1993 il Premio di Storia Letteraria “Natalino Sapegno”; nel 2007 il Premio “Giosue Carducci”. 

Nato a Zocca (Modena) il 28 aprile 1947, Marco Santagata ha compiuto gli studi universitari a Pisa, come allievo ordinario e poi come perfezionando della Scuola Normale Superiore, laureandosi nel 1970 in letteratura italiana. Nel 1976 ha insegnato come incaricato filologia dantesca alla Facoltà di Lettere dell’Università Ca’ Foscari di Venezia; dal 1977 al 1980, ancora per incarico, ha insegnato filologia umanistica alla Facoltà di Lettere di Pisa. Ordinario di Letteratura italiana nel 1980, dopo un triennio alla Facoltà di Magistero di Cagliari; dal 1984 ha insegnato alla Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa e dal 1984 al 1988 ne ha diretto l’Istituto di letteratura italiana; dal 1996 al 2000 è stato direttore del Dipartimento di Studi italianistici e membro del Consiglio di Presidenza del Collegio dei Direttori di Dipartimento dell’ateneo pisano. 

Nel 1987-88 Santagata è stato professore associato alla Sorbona di Parigi Nouvelle; nel 1990 all’Università di Ginevra; dal 1994 al 1996 all’Università di Nancy II; nel 1998 è stato Visiting Professor alla Unma di Città del Messico; nel biennio 2003-5 professore invitato all’Università di Ginevra. Nel 1985 era stato Fellow presso The Harvard University Center for Italian Renaissance Studies “Villa I Tatti” di Firenze. 

Santagata è stato membro del Comitato scientifico dell’Istituto di Studi Rinascimentali di Ferrara; attualmente lo è di quelli del Centro di Studi sul Classicismo di San Gimignano, del Centre d’Études et de Recherches sur la Littérature italienne médiévale di Paris III e della Fondazione Giovanni Pascoli. Ha fondato e condiretto la “Rivista di Letteratura italiana” (1983-1995) e dal 1998 condirige la “Nuova Rivista di Letteratura italiana”. Faceva parte del comitato di direzione della “Revue des Études Italiennes” e del “Romanistisches Jarbuch”, del comitato scientifico di “Chronique italiennes”, del comitato di redazione di “Moderni e Antichi” ed è membro dell’Advisory Board della collana pubblicata in Gran Bretagna “Italian Perspectives”. E’ stato inoltre responsabile di collana presso l’editore Laterza. 

Nel 1996 Santagata con alcuni colleghi ha fondato l’Adi-Associazione degli italianisti italiani, della quale è stato segretario nazionale dalla fondazione al 2002; da quell’anno è stato membro del comitato direttivo. Dall’Adi, nel 1999, è nata l’Adi-Sezione didattica che raggruppa docenti di italiano della scuola. 

Si è interessato ai problemi della riforma dell’università e della scuola e a questi temi ha dedicato numerosi interventi su quotidiani e riviste (“Corriere della Sera”, “l’Unità”, “il Mulino”, “Technology Review”). Dal 1995 al 2000 è stato responsabile editoria e comunicazione del Cibit – Centro interuniversitario Biblioteca italiana telematica; dal 1995 al ’98 membro del consiglio scientifico e del comitato di gestione del progetto “Italica, Campus virtuale di lingua e cultura italiana” di Rai International; dal 1997 al ’99 responsabile del progetto ICoN. Nel 1999 era stato nominato presidente del Consorzio ICoN – Italian Culture on the Net, al quale aderivano 24 università italiane e si è occupato di formazione a distanza. Dal 2001 era membro della Commissione Nazionale Italiana dell’Unesco e dal 2007 al 2010 è stato membro aggregato della Commissione Nazionale per la Promozione della cultura italiana presso il Ministero degli Affari Esteri. 

Ha fatto parte delle giurie del Premio letterario Viareggio-Repaci, del Premio Mondello, del Premio di Narrativa Zocca Giovani, del Premio Bari “Pinuccio Tatarella, del Premio Nazionale Letterario Pisa. Era socio corrispondente dell’Accademia toscana di Scienze e lettere “La Colombaria”; nel 2005 l’Università di Pisa gli ha conferito l’Ordine del Cherubino. Dal 2006 era socio ordinario del Pen Club italiano. 

Santagata aveva inoltre da poco consegnato il suo nuovo romanzo alla casa editrice Guanda, ​in cui per la seconda volta attinge alla vita del Sommo Poeta, e che vedrà la luce nella prossima primavera. Il precedente romanzo dantesco “Come donna innamorata” (Guanda) è stato finalista al Premio Strega nel 2015.  

“Marco Santagata è stato un italianista completo come taglio ed interessi. Il suo commento alle opere di Petrarca, a partire dal Canzoniere, è un’opera di riferimento, straordinariamente ricca”, ha detto all’AdnKronos l’accademico della Crusca Luca Serianni, professore emerito di Storia della lingua italiana all’Università “La Sapienza” di Roma. “E’ stato un intellettuale poliedrico, di grande vivacità. Si è immerso nello studio di Petrarca e ha offerto contributi importanti, fondamentali, per poi avvicinarsi a Dante e quindi a Boccaccio. E insieme a questi studi specialistici ha sempre avuto uno sguardo globale sulla letteratura. Infine ha utilizzato il suo sapere accademico per farsi narratore e divulgatore con grande efficacia”, ha detto all’AdnKronos Giulio Ferroni, professore di Storia della letteratura italiana all’Università “La Sapienza” di Roma, piangendo la scomparsa “di un caro amico”. “Ci ha uniti una profonda stima reciproca e un’intensa amicizia mai venuta meno, anche quando avevamo punti di vista diversi su certe questioni”, ha aggiunto Ferroni, ricordando: “Abbiamo festeggiato l’ultimo Capodanno insieme a Roma. Poi è scoppiata la pandemia, che ha complicato anche le condizioni già fragili della salute di Santagata”. 

 

A Casa Leopardi visite in streaming per le scuole  

Casa Leopardi offre per la prima volta alle scuole italiane la possibilità di effettuare visite didattiche guidate in diretta streaming. Si potranno visitare la Biblioteca dove si è formato il genio di Giacomo Leopardi e il Museo che raccoglie oggetti, testi e ricordi a lui cari.  

“In questo momento storico molto delicato, i ragazzi non devono essere costretti a rinunciare ai piaceri che la cultura può regalarci – ha detto la contessa Olimpia Leopardi discendente del Poeta – l’impossibilità di poter organizzare gite scolastiche in presenza, ha comportato la perdita di un’importante occasione per socializzare, divertirsi ed approfondire l’oggetto dei propri studi. Casa Leopardi desidera, con questo nuovo progetto, aprire una finestra virtuale che permetta di guardare il mondo di Giacomo Leopardi da casa propria. Ciò che i ragazzi hanno studiato sui libri di testo diventerà tangibile: sarà l’occasione per immergersi nei pensieri del Poeta e vivere il suo quotidiano. Tengo in particolar modo a ringraziare il Magnifico Rettore Francesco Adornato che ha creduto nel nostro progetto e ha concesso il patrocinio dell’Università di Macerata”. 

La nuova visita in streaming permetterà agli alunni di interagire con le guide del Museo alla scoperta di Giacomo, del suo quotidiano, delle sue passioni e dei suoi studi. I contenuti delle visite digitali sono differenziati a seconda dell’età degli alunni e sono basate su interazioni: le guide specializzate di Casa Leopardi, al termine del loro racconto, saranno disponibili a rispondere alle domande e alle curiosità degli studenti. Il progetto, patrocinato dall’Università di Macerata mira a ricreare l’atmosfera di una vera e propria gita scolastica.  

‘In classe con Giacomo’, un viaggio nel tempo con il Poeta come compagno di banco, è dedicato alla scuole primarie. L’attività scolastica, il tempo libero, i giochi e gli oggetti, raccontati nei luoghi che lo hanno visto crescere per scoprire insieme alle guide di Casa Leopardi come viveva un bambino della loro età più di due secoli fa. Come si svolgeva una lezione scolastica al tempo del Poeta? Qual era il gioco preferito di Giacomo? Un viaggio in streaming alla scoperta di uno straordinario scolaro dell’ottocento.  

‘Il ragazzo che parlava con la luna’, un itinerario per conoscere il genio di Leopardi, è dedicato alle scuole secondarie di primo e secondo grado. Per Giacomo, la Biblioteca del padre è stata per anni il luogo dal quale osservare un mondo che non riusciva a raggiungere fisicamente è stata il suo motore di ricerca, il suo atlante e la sua macchina del tempo. Nel cuore della Biblioteca, fra le migliaia di volumi che il Poeta ha sfogliato alla ricerca della felicità, la visita in streaming ripercorre le tappe principali della sua formazione. Dalla poesia al pensiero, dallo studio delle lingue alle “sudate carte”, dalla ricerca di un antidoto alla noia al desiderio di gloria. 

Ufficio Tributi: potenziato il servizio di ricevimento al pubblico, ora è possibile presentare Istanze Online disponibili direttamente sul sito istituzionale

A seguito dei DPCM per il contenimento e la gestione dell’emergenza da COVID-19 sull’ intero territorio nazionale, e per agevolare i rapporti con la cittadinanza, l’Ufficio Tributi del Comune di Ciampino ha potenziato il servizio di ricevimento al pubblico, dando la possibilità a cittadini ed imprese…

Conferimento del premio “Città di Ciampino” – Avviso pubblico di candidatura

CONFERIMENTO DEL PREMIO “CITTA’ DI CIAMPINO” ANNO 2020 AVVISO PUBBLICO DI CANDIDATURA Si comunica che questa Amministrazione, nell’intento di dare risalto al lavoro di quanti contribuiscono o abbiano contribuito a valorizzare le capacità e le peculiarità della comunità locale, intende assegnare anche per il corrente…

Libri, esce “Everest” di Stefano Ardito 

(di Andreana d’Aquino)  

“C’è l’Evererest e poi c’è tutto il resto”. Si potrebbe partire da qui, spinti da vecchio un mantra “dell’alpinismo inglese” per iniziare a leggere “Everest” (Editori Glf Laterza), il nuovo libro dello storico scrittore di montagna Stefano Ardito. Dedicato a Big E, il volume da domani nelle librerie è il racconto di un secolo – a maggio 2021 saranno 100 anni di storia – fra ascese, esplorazioni, tentativi e misteri accaduti sul Tetto del mondo. “Un secolo fa, nella primavera del 1921, una spedizione britannica lascia le piantagioni di tè di Darjeeling per dirigersi verso la base della montagna” più alta della Terra, racconta lo scrittore. “Questo libro nasce dalla mia passione per l’Everest” scandisce senza mezzi termini Stefano Ardito conversando con l’Adnkronos dei cimenti raccontati nel libro dei migliori alpinisti del mondo da “Eric Shipton a Reinhold Messsner a Edmund Hillary”. In tanti, mette in evidenza l’autore, “fra scienziati, topografi, sognatori e figure eccezionali come quelle degli sherpa” si sono inoltrati sui pendii e nelle valli di questo gigante di 8.848 metri, tra le Sette Vette del Pianeta e incassonato nella catena dell’Himalayana, al confine fra Cina e Nepal. “Sono stato varie volte a entrambi i campi base, scrivo di montagna, di alpinismo e – ammette lo scrittore – sono molto legato, per una serie di mie vicende, al mondo dell’alpinismo inglese dove l’Everest è comunque “la” presenza fondamentale”. “Lo è per tutti ma lo è in particolare per i britannici anche perché gli inglesi ragionano con misure ‘in piedi’ non in metri” e “per loro c’è prima l’Everest e poi tutto il resto il resto” è il riferimento anche alla disputa sull’altezza dell’Everest rilanciata da Stefano, classe 1954, noto per i suoi film sulle montagne, specializzato in natura, storia e viaggi.  

 

 

Al suo attivo articoli di montagna per le maggiori testate italiane – dal Messaggero a Repubblica da Meridiani a Plein Air – Stefano Ardito, giornalista, negli anni ’80 intervista John Hunt, capo della famosa spedizione britannica sull’Everest nel 1953, ed Edmund Hillary, “uno dei primi due ad arrivare sulla vetta”. “Erano tutti e due stupiti dall’effetto che la conquista dell’Everest aveva avuto in tutto il mondo” tanto che a Londra “erano stati accolti da un milione di persone, nello scalo a Roma c’erano centinaia di migliaia di loro fan, ma, nota di rilievo, al Cairo c’erano 600mila persone” osserva il ‘narratore’ delle montagne. Hunt e Hillary, continua ancora Stefano Ardito, “mi dissero che proprio grazie all’interesse dimostrato da così tante persone avevano ‘capito di avere fatto una cosa bella e grande'” anche “per tutte le persone che in quegli anni – appena dopo la Seconda Guerra Mondiale – avevano bisogno di una notizia bella e di pace”. “Ecco, queste frasi mi continuano a girare per la testa, mi fanno pensare che raccontare storie di questo tipo abbia un valore anche per chi non si interessa di montagna” osserva lo scrittore.  

 

 

Il racconto dell’Everest scritto da Stefano Ardito inizia con “una foto scattata il 29 maggio del 1953” che “ha fatto il giro del mondo in poche ore ed è rimasta il simbolo di montagna e di avventura fino ad oggi”. Quella foto, ricorda, “mostra un uomo in piedi su una vetta di neve, mentre alza il cielo in segno di vittoria una picozza alla quale sono legate le bandiere della Gran Bretagna, del Nepal, dell’India e delle Nazioni Unite”. “L’uomo si chiama Tenzing Norgay, è uno sherpa nato nella regione del Khumbu, vive da anni a Darjeeling, in India. A scattare la foto è il suo compagno di cordata, il neozelandese Edmund Hillary”. E “quel giorno Hillary e Tenzing cambiano la storia dell’andare per montagne. Dopo il Polo Nord e il Polo Sud, toccati rispettivamente nel 1908 e nel 1912, anche il ‘terzo Polo’ della Terra è stato raggiunto dall’uomo” racconta ancora Stefano Ardito portandoci, pagina dopo pagina, sull’Everest attraverso le sue valli, la sua storia anche drammatica, i suoi cammini impervi: in mezzo alla potenza di una natura che nelle pieghe di Big E sovrasta ogni pretesa dell’umanità.  

Avviso ASL: Nuova sezione indicazioni utili nel portale “Scuola in Sicurezza”

La #ASLRoma6, al fine di garantire un’informazione costantemente aggiornata su tutte le questioni che legano le istituzioni scolastiche con le problematiche derivanti dall’emergenza Covid-19, sul proprio sito web continua ad ampliare ed aggiornare la pagina dedicata alla #Scuola: “Scuola in Sicurezza” (https://www.aslroma6.it/scuola-in-sicurezza). È online infatti…

Scrittori: tesi di laurea di Gesualdo Bufalino ritrovata in Archivio Università Palermo 

Un fascicolo dattiloscritto di di 90 pagine che reca sul frontespizio il titolo ‘Gli studi di archeologia e la formazione del gusto neoclassico in Europa (1738 – 1829)’ e l’indicazione dell’anno accademico 1945-1946. E’ la copia della tesi di laurea di Gesualdo Bufalino destinata alla segreteria, ritrovata durante i lavori di trasferimento del materiale custodito nell’Archivio Storico di Ateneo dell’Università di Palermo nei nuovi locali del convento secentesco di Sant’Antonino. In realtà lo scrittore comisano, del quale ricorrono i cento anni dalla nascita, si sarebbe laureato a Palermo nel marzo del 1947, dopo avere ripreso gli studi intrapresi a Catania e interrotti bruscamente per la chiamata alle armi, sotto la guida del noto antifascista toscano Silvio Ferri (1890-1978), che dal 1° dicembre del 1940 insegnava archeologia nell’Ateneo palermitano. 

“Nel titolo del dattiloscritto sono già riconoscibili i segni della più autentica cifra letteraria dell’autore di ‘Diceria dell’untore’, pubblicato nel 1981 ma pensato negli anni e negli ambienti in cui Bufalino era impegnato nella stesura della propria tesi di laurea – commenta il professor Mario Varvaro, delegato del Rettore all’Archivio Storico di Ateneo – La tesi si annuncia come l’incunabolo del gusto per la rievocazione e il recupero di ciò che è stato, proprio di uno scrittore educato e cresciuto al culto della memoria intesa come ‘spontaneo sortilegio di ombre cinesi, teca di magiche epifanie, cinematografo di larve dissepolte dalla sabbia del tempo’. In questo, l’archeologo e lo scrittore sono simili: entrambi restituiscono luce all’ombra, rinominano i segni muti del passato e lo fanno rivivere nel sortilegio della teogonia dell’essere”. 

“Lo studio di questo unico esemplare finora noto della tesi di laurea di Bufalino – continua Varvaro – potrà gettare luce dunque sulla scaturigine più antica dell’autentica cifra della sua scrittura, che si rispecchia nella centralità del tema della memoria come racconto del ricordo e della parola come Riessere, come miracolo del Bis, come analgesico contro la tentazione del nulla”. Varvaro sottolinea la singolarità della coincidenza del ritrovamento della tesi con il centenario dello scrittore di Comiso. E osserva che “questa è senza dubbio un’occasione feconda per la comunità scientifica di studiosi e di lettori dell’opera di Bufalino, per riscoprire l’europeismo e l’originalità di uno scrittore d’eccezione che ha fatto della biblioteca e del dialogo con le voci dei libri la metafora più eloquente della propria attività letteraria”. 

Nobel Letteratura alla poetessa americana Louise Glück 

Il premio Nobel per la Letteratura 2020 è stato assegnato alla poetessa americana Louise Glück. Lo ha annunciato questa mattina l’Accademia Reale Svedese. Il prestigioso riconoscimento è stato conferito “per la sua inconfondibile voce poetica, che con l’austera bellezza rende universale l’esistenza individuale”. 

Louise Glück, nata a New York il 22 aprile 1943, con la sua poesia evoca schegge memoriali rielaborando temi come l’isolamento e la solitudine, in un tono insieme colloquiale e meditativo. Vincitrice del Premio Pulitzer nel 1994 con la raccolta “L’iris selvatico” (“The Wild Iris”, 1993), ha convinto i critici per lo stile controllato ed elegante con cui assorbe lunghe sequenze narrative di tratto confessionale che ricordano la poesia di Robert Lowell, Sylvia Plath e Anne Sexton.  

Nella raccolta “Meadowlands” (1997) rievoca figure mitiche come Ulisse e Penelope all’interno di una scrittura molto moderna, che racconta di un matrimonio che sta per finire. Tra le altre sue raccolte di poesie, “Vita Nova”, “The Seven Ages” e “Averno”. Ha vinto il Book Review’s Bingham Poetry Prize e The New Yorker’s Book Award in Poetry. 

Maraini: “Bene Nobel a Gluck, la poesia ci insegna a pensare e parlare” 

Nata da genitori immigrati ebrei ungheresi, Louise Glück è cresciuta a Long Island. Durante la sua adolescenza ha sofferto di anoressia (vicenda oggetto anche di alcune sue poesie), tanto da costringerla ad abbandonare gli studi superiori alla George W. Hewlett High School e poi quelli universitari al Sarah Lawrence College e alla Columbia University di New York. Pur non ottenendo la laurea, la scrittrice si formò sotto la supervisione della poetessa statunitense Leonie Adams (1899-1988).  

La neo Nobel ha pubblicato una dozzina di antologie di poesie. Il Premio Pulitzer per la poesia per la sua collezione “The Wild Iris” è stato il primo di una lunga serie di riconoscimenti. Nel 2014 ha vinto il National Book Award per la poesia. Nel 2003 era stata insignita del prestigioso titolo di poeta laureato degli Stati Uniti. Fa parte dell’American Academy of Arts and Letters e insegna poesia all’Università di Yale. 

 

 

Coronavirus: Ilaria Capua parla ai bambini, esce ‘Ti conosco mascherina’  

Un libro gioco per spiegare ai più piccoli che cos’è un virus e come affrontarlo. E’ Ilaria Capua, una delle scienziate italiane più autorevoli e oggi direttore del Centro di Eccellenza One Health dell’Università della Florida, a rivolgersi così, attraverso il libro gioco “Ti conosco mascherina” (La Coccinella) ai più piccoli per parlare del coronavirus.  

Inserita dalla rivista Seed fra le “Menti Rivoluzionarie” per esser stata una catalizzatrice di approcci più collaborativi nella ricerca sui virus influenzali, Ilaria Capua ha deciso di prendere ‘carta e penna’ ed a insegnare ai bambini come affrontare i virus in modo sicuro, perché possano vivere in serenità la propria infanzia. Il libro di Ilaria Capua è una storia piena di fantasia, che racconta l’incontro immaginario di una bambina con un essere piccolissimo. Un libro colorato e vivace, con un cursore e tantissime finestrelle dai contenuti scientifici, per imparare giocando, per capire senza spaventarsi, per conoscere e prevenire nuove emergenze future. 

Medico veterinario di formazione, Ilaria Capua per oltre 30 anni ha diretto gruppi di ricerca nel campo delle malattie trasmissibili dagli animali all’uomo e del loro potenziale epidemico in laboratori italiani ed esteri. Nel 2013 Ilaria Capua è stata eletta alla Camera dei Deputati dove ha rivestito il ruolo di vice presidente della Commissione Scienza, Cultura ed Istruzione. Durante il suo mandato è stata travolta da un’indagine giudiziaria rivelatasi infondata e, dopo essere stata prosciolta, si è dimessa da parlamentare e si è trasferita negli Stati Uniti con la sua famiglia.  

Unesco: Bocelli e Mitoraj a Noto per promuovere i siti siciliani 

Un concerto di Andrea Bocelli e cinque opere monumentali di Igor Mitoraj a Noto per promuovere i sette siti Unesco siciliani. E’ l’iniziativa partita dalla Regione Siciliana, tramite l’assessorato al Turismo, e dal Comune di Noto, sostenuta dall’Assemblea Regionale Siciliana, dal ministero dei Beni Culturali, dalla Diocesi di Noto, dalla Camera di Commercio del Sud-Est e da Unicredit. Produttori del progetto le società Mediatica e Officina Creativa. Noto, patrimonio dell’Unesco, diventa così palcoscenico di un incredibile e unico evento culturale e mediatico. In uno scenario dalle atmosfere oniriche, tra le sinuose architetture barocche della scalinata della Cattedrale, grazie all’impegno finanziario della Regione Siciliana e del Comune, sabato 24 ottobre si terrà un concerto di Andrea Bocelli. Il cantante, che sarà accompagnato dall’orchestra e dal coro del Teatro Massimo Bellini di Catania, con la regia di Alberto Bartalini, diventerà di fatto il testimonial dei sette siti Unesco presenti nell’Isola. 

Il progetto di ‘Noto Città d’Arte’, che ha visto la capitale netina protagonista di importanti mostre, continua con l’esposizione (fino a febbraio 2021) sempre nello stesso sito, con cinque opere monumentali di Igor Mitoraj, uno degli scultori più conosciuti e apprezzati al mondo, grazie alla collaborazione dell’Atelier Mitoraj di Pietrasanta. 

L’evento, che si svolgerà nel più rigoroso rispetto delle normative anti Covid, si tiene a Noto – capofila del sito Unesco ‘Città Tardo Barocche del Val di Noto’ – ma è rappresentativo e narrativo di tutti gli altri sei luoghi ‘Patrimonio dell’Umanità’ dell’Isola: Valle dei Templi di Agrigento; Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica; la Villa romana del Casale di Piazza Armerina; le Isole Eolie; l’Etna; Palermo arabo-normanna con le cattedrali di Cefalù e Monreale.  

“Un evento unico nel suo genere – si legge nella nota della Regione e del Comune di Noto – reso irripetibile dal binomio Bocelli-Mitoraj, protagonisti, con la loro arte, delle atmosfere della più bella tradizione classica. Uno spot mondiale dell’arte nell’arte che accenderà un focus sui beni di eccellente valore mondiale della Sicilia. Con 90 milioni di dischi venduti, una stella sulla ‘Walk of Fame’, un pubblico che comprende presidenti americani, Papi e famiglie reali, Andrea Bocelli è uno degli artisti più apprezzati di tutti i tempi. Con il suo album ‘Si’, è riuscito a entrare nella storia conquistando contemporaneamente il primo posto della classifica americana Billboard200 e di quella inglese: un successo mai ottenuto prima da un artista italiano”. 

“Un evento culturale di notevole spessore – commenta il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci – in una città-simbolo dell’arte barocca dell’Isola. Una tappa di promozione della Sicilia che si aggiunge al testimonial di Dolce e Gabbana e alla partenza del Giro d’Italia. Eventi curati con passione dell’assessore al Turismo Manlio Messina, per accrescere la capacità attrattiva di questa nostra Terra”. 

“L’iniziativa ‘Mitoraj – Bocelli’ a Noto – dichiara il Sindaco della Città, Corrado Bonfanti – altro non è che l’avvio di un percorso virtuoso che vede protagonisti tutti i siti siciliani iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale per la prima volta, dalla loro iscrizione nella World Heritage List, chiamati a fare rete, ad avere una sola visione, contribuendo alla crescita delle singole comunità locali, facendo così crescere, contemporaneamente, la Sicilia. Sono grato al Presidente Musumeci, primo Presidente ad avere chiara questa straordinaria visione unitaria della nostra Isola, la più dotata di siti di riconosciuto Valore Eccezionale. Il mio personale apprezzamento all’Assessore Messina capace interprete di una Sicilia che punta sempre di più ad un turismo di qualità capace di generare ricchezza e prosperità”. 

È morto Vittorio Mathieu, tra i massimi pensatori contemporanei 

Il filosofo Vittorio Mathieu, uno dei massimi pensatori contemporanei italiani, che agli interessi storici ha affiancato ricerche originali soprattutto sul problema della conoscenza, a quanto apprende l’Adnkronos è morto all’età di 96 anni all’ospedale di Chivasso, in provincia di Torino. Autore di oltre 400 pubblicazioni sui temi della filosofia morale, della filosofia della scienza e dell’estetica, Mathieu si definiva “un plotiniano a tempo pieno che adora giocare a bridge”.  

Nato a Varazze (Savona) il 12 dicembre 1923, fu allievo del filosofo Augusto Guzzo all’Università di Torino. Dopo la laurea, Mathieu ha intrapreso la carriera accademica, iniziando nel 1956 come libero docente di filosofia teoretica nell’Università di Trieste; divenne poi (1961) professore di storia della filosofia prima a Trieste e poi (1967) all’Università di Torino, dove dal 1973 ha ricoperto la cattedra di filosofia morale. Dal 1987 era socio nazionale dell’Accademia dei Lincei e dell’Accademia delle Scienze di Torino. Dal 1976 al 1980 è stato membro e poi vicepresidente del Consiglio esecutivo dell’Unesco a Parigi. Dal 1994 al 1997 è stato il rappresentante italiano nella Commissione consultiva del Consiglio Europeo contro il razzismo e la xenofobia, istituita al vertice di Corfù dell’Unione Europea. È stato membro del Comitato Nazionale di Bioetica e del Comitato Premi della Fondazione Balzan ed ha presieduto la Fondazione Ideazione. 

Tra gli intellettuali fondatori di Forza Italia con il sociologo e politologo Giuliano Urbani, nel 1996 con i filosofi Lucio Colletti e Marcello Pera e lo storico Piero Melograni, Mathieu fu uno dei “professori” che Silvio Berlusconi presentò alle elezioni: si candidò al Senato nel collegio di Settimo Torinese ma non venne eletto. Il suo nome tornò in ballo nel 2005 come possibile presidente della Rai, all’epoca in cui era presidente del Collegio di giurisdizione interna di Forza Italia, carica che mantenne anche con la nascita del Popolo delle Libertà. 

Mathieu tradotto opere di Henri Bergson e a lui ha dedicato una monografia (“Bergson, il profondo e la sua espressione”, 1954) in cui indaga le altre forme della conoscenza e della espressività su cui verteva la riflessione bergsoniana. Importanti i suoi studi sulla tarda filosofia di Kant, in particolare sul problema del ‘vivente’ non inteso come mero meccanismo; allo studio “La filosofia trascendentale e l’Opus postumum di Kant” (1958) si è aggiunta la traduzione dell'”Opus” (1963). Ha curato traduzioni di opere di Leibniz precedute dallo studio su “Leibniz e Des Bosses” (1960).  

Di rilievo i lavori dedicati al problema della conoscenza e dell’oggettività scientifica (“L’oggettività nella scienza e nella filosofia moderna e contemporanea”, 1960; “Il problema dell’esperienza”, 1963) sino a “L’uomo animale ermeneutico” (2001), saggi in cui l’uomo è visto come “scienziato della natura” ed “ermeneuta della cultura”, attivo con la sua opera interpretativa in ogni campo del reale.  

Alle esigenze didattiche ha offerto la “Storia della filosofia e del pensiero scientifico” (prima edizione del 1966, con aggiornamento 1981-83 giunta alla nona edizione), le “Questioni di storiografia filosofica” (1974), “La filosofia del Novecento” (due volumi, 1971, 1978). Mathieu ha coltivato inoltre interessi di estetica, di filosofia morale, etico-politici relativi alle “ombre” della società occidentale (“La speranza nella rivoluzione”, 1972; “Cancro in Occidente”, 1983; “Filosofia del denaro”, 1985; “Privacy e dignità dell’uomo”, 2004). 

Tra i suoi saggi di filosofia morale “Perché punire?” (1978), in cui Mathieu riporta la pena, in chiave kantiana, alla stretta responsabilizzazione dell’individuo. Tra gli altri libri: “Perché leggere Plotino” (1992), “Per una cultura dell’essere” (1998), “L’uomo animale ermeneutico” (2000), “Le radici classiche dell’Europa” (2002), “Goethe e il suo diavolo custode” (2002); “Privacy e dignità dell’uomo: una teoria della persona” (2004), “Perché punire. Il collasso della giustizia penale” (2008). I suo libri più recenti sono: “Introduzione a Leibniz” (Laterza, 2008) e “In tre giorni” (Mursia, 2010).  

Il suo ultimo imponente lavoro è “Trattato di ontologia” (Mimesis, 2019), in cui Mathieu studia l’azione dell’essere a partire dal basso: dal nostro modo di operare di enti su enti. Svolge dunque una “ontologia differenziale”, mediante l’individuazione dei diversi livelli di “impossibilità trascendentale”, attraverso cui è necessario passare per pensare. Constatando l’impossibilità di pensare l’oggetto restando al livello di partenza, si evidenzia la necessità di un passaggio a una molteplicità di modi d’essere qualitativamente differenti (spazio, movimento, tempo, memoria etc.), in un percorso ontologico dall’oggettivo al meno oggettivo, mediante metafore linguistiche, che traspongono i significati da un livello all’altro. Dall’ontologia differenziale si passa poi all’ontologia integrale, che ne è l’inverso complementare. L’ontologia integrale dà conto dello spessore ontologico della realtà, nella quale i differenti livelli sono integrati. Ciò avviene mediante un’analisi dell’idea di “valore assoluto”, attraverso l’esame dei “trascendentali”: bello, vero e bene.  

Per oltre trent’anni Mathieu è stato un collaboratore assiduo de “Il Giornale”.  

Sgarbi: “Convenzione Faro è una schifezza del politicamente corretto'” 

La Convenzione Faro “è una schifezza del convenzionalismo ‘politicamente corretto'”. E’ la netta opinione di Vittorio Sgarbi, che commenta così con l’Adnkronos il via libero definitivo al ddl di ratifica della Convenzione Faro. “Stare lì a contare se Pasolini ha detto delle cose che sono politicamente corrette o scandalose è una cabina di monitoraggio, un’idea della censura della libertà di pensiero e della creatività, per cui è sbagliato il principio, seppur in nome di valori condivisi”. 

“Prova ne é -aggiunge Sgarbi- che il povero Nardella in ordine al tema del femminicidio fece cambiare il finale della Carmen (il sindaco di Firenze Dario Nardella, che fece modificare il finale dell’opera al Maggio Fiorentino, ndr). Questo è il rischio: la contaminazione per cui si censura che so, Don Rodrigo. Io sono assolutamente contro la convenzione”. 

Per l’esperto d’arte “basta la consapevolezza del patrimonio, bastano i valori condivisi dell’Unesco, che la legge italiana tutela e che ci garantisce”. Una legge sovranazionale “che stabilisce quello che è bene per tutti, è chiaro che ha delle controindicazioni -è l’affondo di Sgarbi- Se io ho una commedia in cui c’è un cameriere nero, cosa faccio, la censuro? Se ho un affresco di Giovanni da Modena in cui c’è Maometto, lo cancello? Il rischio è alto”, conclude.  

di Ilaria Floris 

Comunicato Stampa del Comune di Ciampino – Trasporto scolastico: l’Amministrazione e la Schiaffini Travel aumentano le corse per il Liceo Volterra

COMUNICATO STAMPA TRASPORTO SCOLASTICO: L’AMMINISTRAZIONE E LA SCHIAFFINI TRAVEL AUMENTANO LE CORSE PER IL LICEO VOLTERRA Ciampino 22 settembre 2020 – La Schiaffini Travel SpA, dando riscontro alle richieste dell’Amministrazione comunale, ha rafforzato il servizio di trasporto pubblico per il Liceo Volterra, per permettere agli studenti…