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Categoria: Guida ai Servizi

Sgarbi: “Convenzione Faro è una schifezza del politicamente corretto'” 

La Convenzione Faro “è una schifezza del convenzionalismo ‘politicamente corretto'”. E’ la netta opinione di Vittorio Sgarbi, che commenta così con l’Adnkronos il via libero definitivo al ddl di ratifica della Convenzione Faro. “Stare lì a contare se Pasolini ha detto delle cose che sono politicamente corrette o scandalose è una cabina di monitoraggio, un’idea della censura della libertà di pensiero e della creatività, per cui è sbagliato il principio, seppur in nome di valori condivisi”. 

“Prova ne é -aggiunge Sgarbi- che il povero Nardella in ordine al tema del femminicidio fece cambiare il finale della Carmen (il sindaco di Firenze Dario Nardella, che fece modificare il finale dell’opera al Maggio Fiorentino, ndr). Questo è il rischio: la contaminazione per cui si censura che so, Don Rodrigo. Io sono assolutamente contro la convenzione”. 

Per l’esperto d’arte “basta la consapevolezza del patrimonio, bastano i valori condivisi dell’Unesco, che la legge italiana tutela e che ci garantisce”. Una legge sovranazionale “che stabilisce quello che è bene per tutti, è chiaro che ha delle controindicazioni -è l’affondo di Sgarbi- Se io ho una commedia in cui c’è un cameriere nero, cosa faccio, la censuro? Se ho un affresco di Giovanni da Modena in cui c’è Maometto, lo cancello? Il rischio è alto”, conclude.  

di Ilaria Floris 

Comunicato Stampa del Comune di Ciampino – Trasporto scolastico: l’Amministrazione e la Schiaffini Travel aumentano le corse per il Liceo Volterra

COMUNICATO STAMPA TRASPORTO SCOLASTICO: L’AMMINISTRAZIONE E LA SCHIAFFINI TRAVEL AUMENTANO LE CORSE PER IL LICEO VOLTERRA Ciampino 22 settembre 2020 – La Schiaffini Travel SpA, dando riscontro alle richieste dell’Amministrazione comunale, ha rafforzato il servizio di trasporto pubblico per il Liceo Volterra, per permettere agli studenti…

Carlo Piano: “Quando Gino Paoli disse a mio padre Renzo ‘la musica non fa per te…'” 

di Ilaria Floris 

“Gino Paoli era ragazzo insieme a mio padre nel quartiere di Pegli, il quartiere di Genova dove sono cresciuti, e mio padre suonava la tromba, era convinto di diventare un musicista. Bene, se oggi è un architetto lo dobbiamo a Gino Paoli. Lui ebbe la sincerità di dirgli che era veramente un cane a suonare la tromba. Per cui lui si convinse, lasciò perdere e invece di suonare la tromba si è messo a costruire dei luoghi dove si può suonare la musica, come l’Auditorium di Roma o l’Ircam a Parigi”. Con questo aneddoto Carlo Piano, giornalista, figlio del celebre architetto Renzo, presenta all’Adnkronos il libro scritto a quattro mani col padre, ‘Atlantide. Viaggio alla ricerca della bellezza’ (Feltrinelli), con il quale è finalista al Premio Letterario Caccuri 2020. 

“E’ un libro che nasce dal mio sentimento di vendetta -racconta affettuosamente Carlo Piano all’Adnkronos- Io padre quando eravamo piccoli io e i miei fratelli, ci portava ogni estate in barca per un mese, e non ci faceva mai toccare terra. Ora, con questo volume, ho avuto mio padre a disposizione su una nave dove non si può scappare, e ad ottant’anni è ancora più difficile, e poterlo interrogare, costringerlo ad aprire i cassetti che non aveva mai aperto”. 

Da Genova ad Itaca, un viaggio intimo, che attraverso le trame del rapporto padre-figlio va alla ricerca della città perfetta e fa una riflessione sul senso del ‘costruire’. “E’ un resoconto che ha come sfondo la ricerca di Atlantide, perché Atlantide rappresenta la città perfetta -spiega l’autore- Una perfezione che mio padre ha cercato in tanti luoghi della terra, perché ha costruito dal Giappone, agli Stati Uniti alla Nuova Caledonia, che sono tutte tappe del nostro viaggio. La città perfetta è quella che un architetto cerca per tutta la vita”. 

Un ritorno per il grande architetto italiano nei luoghi in cui ha costruito le sue opere, tasselli nella ricerca infinita e necessaria della perfezione, fatto solcando il mare. “In mare si alza lo sguardo e si abbassano i toni di voce, la barca è una sorta di confessionale dove si dicono cose che a terra non si dicono -dice Carlo- Cosa ho imparato da mio padre? Ho imparato ad amare il mare. Perché il mare non saprei come definirlo ma il mare è futuro, è l’avventura, è quello che ti spinge ad andare a scoprire”. 

Il giornalista esprime poi una grande emozione al pensiero di essere tra i finalisti del Premio Caccuri, uno dei più importanti premi di Saggistica in Italia, in programma dal 19 al 24 settembre. “Un grande onore essere tra i finalisti, soprattutto in compagnia di nomi come Veltroni, Berlinguer, Friedman -ammette- ma rappresenta anche una sorpresa perché io il libro l’ho scritto per me stesso. Ho pensato che a 55 anni, con mio padre ottantenne, fosse il momento per fare un resoconto di quello che è stata la mia vita e quella di mio padre”. Una vita alla ricerca della perfezione, ora racchiusa in un libro. 

“Switch off? Parola inglese inutile”, il verdetto della Crusca 

di Paolo MartiniSwitch off? “Una parola inglese inutile e non chiara per tutti e al posto di questo forestierismo si può benissimo usare l’italiano ‘passaggio'”. E’ il verdetto dell’Accademia della Crusca. La secolare istituzione fiorentina, incaricata di custodire il ‘tesoro’ della lingua italiana, tramite il suo gruppo di intervento sui neologismi Incipit, esprime “rammarico” per quello che viene “un difetto di comunicazione in una pagina del sito dell’Inps”, dove è comparsa la notizia dal titolo “Dal 1°ottobre il Pin Inps lascia il passo a Spid”.  

Nel testo si legge fra l’altro quanto segue, al secondo capoverso del comunicato: “Con lo switch off dal Pin allo Spid l’Inps rafforza il diritto dei cittadini alla semplificazione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione e rende operative le politiche nazionali di digitalizzazione aperte ormai agli sviluppi europei”. 

Lo switch off, per quanto scritto in corsivo, “come si dovrebbe fare sempre per i forestierismi non adattati e non comuni”, a parere dell’Accademia della Crusca “non avrebbe dovuto essere impiegato in quel contesto, in un sito di larga comunicazione”. Nel contesto, sempre a parere dei linguisti della Crusca, il termine italiano “passaggio” sarebbe stato “più che sufficiente”. L’utente del sito Inps non è tenuto a sapere che in inglese “switch off” è un “phrasal verb” che significa “stop the flow or operation of something by means of a tap, switch, or button”, come si legge nell’Oxford Dictionary. Il testo avrebbe potuto essere formulato anche diversamente, a parere dell’Accademia della Crusca: “Con la cessazione (o disabilitazione) del Pin e il passaggio allo Spid…”.  

Commentano i linguisti del gruppo Incipit della Crusca: “Ci stupisce la motivazione che si legge nel passo da noi riportato dove, proprio in nome dello switch off, si invoca ‘il diritto dei cittadini alla semplificazione’; ma la scelta dell’anglismo, esibizione superflua di terminologia tecnica informatica, non va certo in questa direzione. 

Il gruppo di linguisti di Incipit già nei mesi scorsi era stato critico nei confronti di una comunicazione dell’Inps (allora per l’uso di data breach per ‘violazione dei dati’). “Per la seconda volta interveniamo sulle scelte linguistiche di questo ente, di cui apprezziamo lo sforzo immane compiuto durante la pandemia – si legge in un comunicato diffuso dall’Accademia della Crusca – Ci rendiamo conto delle difficoltà che l’ente stesso ha dovuto superare con fatica in questi mesi impegnativi, essendo esposto più di altre istituzioni al giudizio dei cittadini, e proprio per questo il nostro suggerimento linguistico, dettato da uno spirito di collaborazione, vuole essere un incentivo diretto a migliorare il rapporto con il pubblico, nel quadro di un’attenzione all’uso della lingua che auspichiamo più avvertito”. 

Il gruppo Incipit si occupa di esaminare e valutare neologismi e forestierismi ‘incipienti’, scelti tra quelli impiegati nel campo della vita civile e sociale, nella fase in cui si affacciano alla lingua italiana, al fine di proporre eventuali sostituenti italiani. Incipit è costituito da Michele Cortelazzo, Paolo D’Achille, Valeria Della Valle, Jean-Luc Egger, Claudio Giovanardi, Claudio Marazzini, Alessio Petralli, Luca Serianni, Annamaria Testa. 

Riapertura asili nido comunali di Ciampino anno educativo 2020-2021 – piano di accoglienza

L’Azienda Servizi Pubblici S.p.A comunica che il 14 settembre p.v. riapriranno gli asili nido comunali di Ciampino. Considerata l’attuale emergenza sanitaria e alla luce dei recenti provvedimenti governativi volti al contenimento della diffusione del virus COVID-19, si informa tutta l’utenza che il piano accoglienza degli asili nido Axel e…

Addio a Franco Maria Ricci, protagonista raffinato dell’editoria preziosa 

di Paolo Martini Addio a Franco Maria Ricci, uno dei più originali e raffinati editori, protagonista dell’editoria che definiva “preziosa”. E’ morto oggi nella sua casa a Fontanellato, in provincia di Parma, all’età di 82 anni, dove lui collezionista e designer, appassionato di “labirinti borgesiani”, aveva creato il Labirinto della Masone, un giardino di arte e natura aperto al pubblico dal 2015. Ricci era diventato famoso a livello internazionale per pubblicare dal “FMR”, la più elegante rivista mai stampata al mondo. 

Nato a Parma il 2 dicembre 1937, Franco Maria Ricci era figlio di una famiglia aristocratica di origine genovese. Si laureò in geologia all’Università di Parma e iniziò a lavorare per Gulf Oil in Turchia. Rientrato a Parma, nel 1963 avvia la carriera come editore ed artista grafico: progetta marchi, manifesti, pubblicazioni e si dedica allo studio dell’opera e dello stile di Giambattista Bodoni, di cui ristampa il “Manuale Tipografico”. L’inatteso successo che segue i 900 esemplari di quella ristampa lo porta ad investire ulteriori energie nella creazione di volumi estremamente raffinati. Nella città emiliana dette vita ad alcune pietre miliari del design (il vecchio logo di Poste Italiane e quello di Smeg Elettrodomestici), ma anche la grafica della collana Bompiani “Il Pesanervi”. 

Il 1965 è l’anno della svolta: fonda la casa editrice FMR. Ricci si specializza in pubblicazioni di edizioni d’arte e letterarie di pregio. I suoi libri raffinati sono apprezzati, tra gli altri, da papa Paolo VI, Jacqueline Kennedy e Jorge Luis Borges. Spiccano nella sua produzione le collane “I segni del tempo”, “La Biblioteca di Babele”, curata dal grande scrittore argentino Borges, “Quadreria”, “Scripta”, “Oratio dominica”, “I segni dell’uomo”, “Morgana”, “Le guide impossibili”, “Grand Tour”, “I grandi palazzi della storia” e “Bibliotheca Ioannes Paulus PP. II”. Tra le grandi opere curate da Ricci figurano la ristampa dell’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert (18 volumi, 1970) – venduta in 3mila copie – e l’Enciclopedia dell’arte di Franco Maria Ricci (15 volumi, 1990). Prestigiose le collaborazioni di Ricci, tra cui quelle di Umberto Eco, Cesare Zavattini e Roland Barthes, oltre ad una folta schiera di artisti e fotografi. Nel 2002 la casa editrice è stata acquistata dal gruppo Art’è. 

A partire dal 2005 Ricci si è dedicato, dopo anni di progettazione in collaborazione con l’architetto Pier Carlo Bontempi, alla costruzione di un labirinto nella campagna presso Fontanellato, vicino alla sua dimora. fu l’amichevole e assidua frequentazione con Borges nei primi anni ’80 a gettare il seme del sogno che Ricci ha coltivato per trent’anni: realizzare il più grande labirinto al mondo. 

Proprio la vendita della casa editrice ha consentito a Ricci di trovare le risorse per la realizzazione del suo sogno. Nel 2015 il Labirinto della Masone ha aperto al pubblico: si dipana su 8 ettari nella Bassa Parmense con un percorso di 3 chilometri che si snoda fra 200mila piante di bambù. Nel vicino museo si possono ammirare le 450 opere d’arte collezionate dall’editore in oltre cinquant’anni.  

Campiello, Remo Rapino al lavoro per il suo terzo romanzo 

di Paolo MartiniRemo Rapino, fresco vincitore della 58esima edizione del Premio Campiello con “Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio” (minimum fax), è già al lavoro per scrivere il suo terzo romanzo. “Ho vinto inaspettatamente con il secondo romanzo, ma io mi considero un esordiente”, ammette lo scrittore abruzzese, 69 anni, residente a Lanciano (Chieti), ex professore di filosofia nei licei, all’indomani del trionfo al riconoscimento letterario veneziano. 

“Sto lavorando a un nuovo romanzo, ma con molte difficoltà – confessa Rapino all’AdnKronos -. Sto pensando di raccontare una storia con diversi personaggi inventati sullo sfondo di fatti veri, ispirati ai ricordi. Vorrei ambientare il mio prossimo romanzo in un paese che vorrei che fosse una specie di ‘Macondo’ italiana”, quasi un omaggio al grande scrittore colombiano Gabriel Garcia Marquez, autore del capolavoro “Cent’anni di solitudine”.  

Il terzo romanzo, nelle intenzioni dell’autore, dovrebbe intitolarsi “Cronache di Scarciafratta”, un paese “più o meno” nel Sud d’Italia “completamente inventato, abitato da persone strane”. “Il nome del paese immaginario l’ho preso in prestito da un mio amico di infanzia, poverissimo, soprannominato Scarciafratta”, rivela Rapino. 

Intanto, il giorno dopo la vittoria del Campiello, conquistata battendo a sorpresa il favorito di gran fama Francesco Guccini, Remo Rapino si sofferma su “Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio”, dove compare il matto che “riesce a comprendere il mondo”, e che potrebbe diventare anche il soggetto di un prossimo film, stando ad alcune prime attenzioni del mondo cinematografico.  

“Bonfiglio Liborio raccontando se stesso racconta quasi un secolo di storia, dal 1926 al 2010 – spiega Rapino – E lo racconta da una periferia esistenziale e dà voce a quelli che non hanno voce, agli emarginati, agli ultimi della fila. E’ una figura che si illude, però illudendosi in un certo qual modo crea anche delle speranze. E’ un po’ ingenuo e molto visionario ed i suoi fantasmi lo mettono un po’ a metà strada tra Don Chisciotte e Forrest Gump. E’ un po’ un idiota esemplare, come direbbe lo scrittore Ermanno Cavazzoni, che guarda le cose e raccontandole ci fa capire che è possibile raccontare la realtà in tanti modi e non sempre secondo i modi dominanti. In questo senso Liborio è uno che dice, come nella favola di Andersen, ‘il re è nudo’, e questa è forse la sua funzione: aiutarci a guardare la realtà oltre le apparenze”.  

“Ogni follia secondo me è un’energia interiore, che può capovolgere i codici sociali dominanti, le nostre certezze – spiega lo scrittore abruzzese – Del resto, ogni folle è un uomo pieno di entusiasmo, che ci porta a scoprire isole del mondo che noi non riusciamo a vedere nel mare della massificazione”. 

Avviso pubblico per raccogliere proposte organizzative d’iniziative culturali, sportive e di spettacolo di particolare interesse pubblico da svolgersi dal 1 ottobre al 31 dicembre 2020

L’Ufficio cultura sport casale dei Monaci politiche giovanili e pari opportunità, comunica che con Det-Cul-2020-00177 sono stati approvati avviso pubblico e allegati per raccogliere proposte organizzative d’iniziative culturali, sportive e di spettacolo di particolare interesse pubblico da svolgersi dal 1 ottobre al 31 dicembre 2020 SI DICHIARA…

Daverio, il brillante divulgatore d’arte che conquistò il pubblico della tv 

Gallerista di fama, editore e storico e critico dell’arte, francese naturalizzato italiano, Philippe Daverio, che amava definirsi “cittadino europeo” e che si era specializzato nell’arte italiana del Novecento, a cavallo tra gli anni Novanta e i Duemila era diventato un noto volto televisivo, un brillante divulgatore, grazie a programmi culturali su Rai 3 che hanno decretato la sua popolarità.  

Daverio è stato un eclettico personaggio che ha catturato l’attenzione del pubblico (portando l’arte direttamente nelle case degli italiani) non solo per la sua bravura, ma anche per il suo modo di vestire, con un coraggioso ed originale look da dandy, ispirato alle fantasie dei tanti quadri da lui ammirati: la sua forte personalità gli ha permesso di indossare con estrema disinvoltura abiti variopinti, abbinando con audacia colori sgargianti, righe, pois e quadretti, con cappelli, papillon, giacche e gilet. Attivo fino all’ultimo, Philippe Daverio, stroncato da un tumore quasi alla soglia del 71esimo compleanno (si è spento la notte scorsa all’Istituto dei Tumori di Milano), aveva tenuto riservata la malattia che lo attanagliava da tempo. 

Nato il 17 ottobre 1949 a Mulhouse, nella regione francese dell’Alsazia, da padre italiano e madre alsaziana, dopo il liceo scientifico francese, Daverio arrivò in Italia per gli studi universitari, frequentando il corso di laurea in economia e commercio presso l’Università Bocconi di Milano, città dove hanno avuto inizio le sue molteplici attività legate all’arte. 

Iniziò la carriera come mercante d’arte. Quattro le gallerie d’arte moderna da lui inaugurate, due Milano e due a New York: a prima, la “Galleria Philippe Daverio”, nel 1975 a Milano in via Montenapoleone n. 6, dedicata all’arte italiana del XX secolo, presso la quale nel 1984 viene anche aperta una libreria d’arte, a cui segue nel 1986 la “Philippe Daverio Gallery” a New York, anch’essa specializzata nell’arte del XX secolo, e nel 1989 una seconda galleria a Milano in Corso Italia n. 49, con uno spazio dedicato all’arte contemporanea.  

Specializzato in arte italiana del XX secolo, ha dedicato i suoi studi al rilancio internazionale del Novecento (futurismo, metafisica, scuola romana). Assessore al Comune di Milano dal 1993 al 1997 nella giunta del sindaco leghista Marco Formentini, con le deleghe alla Cultura, al Tempo Libero, all’Educazione e Relazioni Internazionali, si è occupato in particolare della ricostruzione del Padiglione d’Arte Contemporanea distrutto a seguito dell’esplosione della bomba mafiosa del 27 luglio 1993 partendo dalla ricerca degli sponsor, al coordinamento degli interventi sia tecnici sia amministrativi.  

Nel 1994 con provvedimento della Giunta comunale Daverio si è occupato della ristrutturazione di tutto l’edificio costituente il Palazzo Reale ed il suo adattamento a Museo d’arte contemporanea; nel gennaio 1995 è stata riaperta al pubblico la Sala delle Cariatidi in occasione della mostra di Richard Avedon, da lui curata, e sono poi state realizzate importanti e numerose mostre, con un riposizionamento completo del sistema museale nell’insieme del patrimonio civico.  

Si è anche occupato del restauro del Teatro alla Scala, ed è stato fra i promotori delle fondazioni (Fondazione Teatro alla Scala, Fondazione Pierlombardo, Fondazione dei Pomeriggi Musicali) intese, nelle sue parole, “quali strumento di autonomia e di osmosi tra pubblico e privato nelle istituzioni culturali”. Ha inoltre promosso e seguito alcuni lavori pubblici significativi, tra cui il completamento del Piccolo Teatro e del Teatro dell’Arte in Triennale.  

Nel 1995 ha realizzato una grande rassegna intitolata “Festival dei Teatri d’Europa” in collaborazione con Giorgio Strehler, insieme di spettacoli in collaborazione con i principali teatri europei. Dal 1993 al 1997 ha organizzato i “Grandi Eventi” per Milano (a Natale per la prima volta venne realizzata una pista di pattinaggio su ghiaccio in piazza Duomo; per la Festa di San Valentino l’apertura al pubblico di Palazzo Marino; in estate ‘Milano a cielo aperto’ e ‘Musiche nei cortili’). Nel 1996, nell’ambito di un più vasto quadro di interventi del Comune di Milano volto alla riqualificazione di spazi irrisolti nel centro storico della città, ha partecipato al nuovo progetto di piazza San Babila con la fontana di Luigi Caccia Dominioni.  

Philippe Daverio si è sempre definito uno storico dell’arte, e così lo ha scoperto il pubblico televisivo di Raitre: nel 1999 in qualità di “inviato speciale” della trasmissione “Art’è”, nel 2000 come autore e conduttore della trasmissione “Art.tù”, poi dal 2002 al 2012 autore e conduttore di “Passepartout”, programma d’arte e cultura divenuto “Il Capitale”, e del programma del 2011 “Emporio Daverio” per Rai 5, una proposta di invito al viaggio attraverso l’Italia, “un’introduzione al museo diffuso e uno stimolo a risvegliare le coscienze sulla necessità d’un vasto piano di salvaguardia”.  

Come gallerista ed editore – nel 1981 fonda la casa editrice Edizioni Philippe Daverio: il primo libro pubblicato è del 1977, “Guido Balsamo Stella, opera grafica e vetraria”, e nel 1984 una libreria annessa alla galleria di via Montenapoleone a Milano – ha pubblicato una cinquantina di titoli, alcuni dei quali pubblicati in accordo editoriale con Leonardo Mondadori dal 1981 (Catalogo ragionato dell’opera di Giorgio de Chirico fra il 1924 e il 1929; Catalogo generale e ragionato dell’opera di Gino Severini).  

Diverse sono le sue pubblicazioni scientifiche, e numerose quelle divulgative; consulente per la casa editrice Skira, dal 2008 ha diretto per la casa editrice Giunti di Firenze la rivista “Art e Dossier” ed è stato commentatore, tra le altre testate, per “Corriere della Sera”, “Il Sole 24Ore”, “Avvenire”, “Giornale dell’Arte”, “National Geographic”, “Touring Club”, “Vogue”, “Panorama”, “Liberal”, “Gente”, “L’Architetto” e “QN Quotidiano Nazionale”.  

Tra le ultime pubblicazioni, nel 2011 è uscito il volume “Il Museo Immaginato”, edito da Rizzoli, e nel 2012 il volume “Il Secolo lungo della Modernità”, per la stessa casa editrice, con cui nel 2013 ha pubblicato “Guardar lontano veder vicino. Esercizi di curiosità e storia dell’arte”, seguito a fine 2014 da “Il secolo spezzato delle avanguardie”. Nel 2015 sono usciti i volumi “La buona strada”, “L’arte in tavola” e “Il gioco della pittura”, sempre editi da Rizzoli. Tra i suoi libri più recenti “Ho finalmente capito l’Italia. Piccolo trattato ad uso degli stranieri (e degli italiani)” (Rizzoli, 2017); “Grand Tour d’Italia a piccoli passi. Oltre 80 luoghi e itinerari da scoprire” (Rizzoli, 2018); “Quattro conversazioni sull’Europa” (Rizzoli, 2019); “La mia Europa a piccoli passi, Collana illustrati” (Rizzoli, 2019). I suo ultimo libro, “Racconto dell’arte occidentale dai greci alla pop art”, è uscito a luglio da Solferino Editore.  

Daverio si è occupato anche di strategia ed organizzazione nei sistemi culturali pubblici e privati e ha svolto attività di docente presso atenei ed istituti di diverse città: è stato incaricato di un corso di storia dell’arte presso lo Iulm di Milano, laurea in Comunicazione e gestione dei mercati dell’arte e della cultura; ha svolto diversi corsi di storia del design presso il Politecnico di Milano, e dal 2006 era professore ordinario di disegno industriale presso l’Università degli Studi di Palermo.  

Nel 2013 ha ricevuto dal presidente della Repubblica italiana il Cavalierato delle Arti e delle Lettere e la Medaglia d’Oro di benemerenza del ministro per i Beni Culturali; sempre nel 2013 è stato insignito dal presidente della Repubblica Francese della Légion d’Honneur; dal settembre 2014 era direttore artistico del Grande Museo del Duomo di Milano, e dal 2015 membro del comitato scientifico della Pinacoteca di Brera e Biblioteca nazionale Braidense.  

di Paolo Martini 

Venezia rende omaggio agli 80 anni di Fabrizio Plessi con ‘L’età dell’oro’  

“Quest’anno io compio 80 anni, e la città di Venezia voleva farmi un grande omaggio. E così, a vent’anni dalla mia grande installazione ‘Water Fires’, mi hanno dato eccezionalmente, dato che non la danno a nessuno, tutta Piazza San Marco per un’installazione dove il pubblico resterà a bocca aperta di fronte a delle enormi cascate d’oro virtuali, a led luminosi, e potrà ammirare più di 50 metri di oro liquido”. Così l’artista emiliano ma veneziano d’adozione, Fabrizio Plessi, che descrive all’Adnkronos il grande evento in programma per martedì prossimo, primo settembre, quando Piazza Venezia accenderà le sue luci per inaugurare ‘L’età dell’oro’, la sua grande installazione con la quale Plessi e Venezia dialogano rendendosi omaggio reciprocamente. 

 

 

“Questa opera – spiega Plessi- rende omaggio alla liquidità di questa città, al mosaico che si scioglie, ai mosaici veneziani della basilica, è un omaggio alla fluidità di Venezia”. Durante la preparazione dell’installazione è arrivato il lockdown, e Plessi, ideatore e realizzatore di una memorabile installazione per i 50 anni di Adnkronos, racconta: “Sono stato per tre mesi in casa. Tre mesi di grande creatività per me, nei quali ho pensato di modificare queste cascate in modo da suggerire che questo periodo buio della nostra vita non venisse ignorato e sprecato, e che ci fosse una chiave spirituale. E così ho trovato la chiave tra le zampe del tipico Leone d’Oro di Venezia”.  

In che modo? Ecco come lo spiega l’artista: “Ho preso le prime parole che sono scritte nel brano del Vangelo tra le zampe del Leone, ‘pax e tibi’, e le ho fatte apparire ogni venti minuti in mezzo alle cascate d’oro come un’apparizione di luce”. Perché Plessi e Venezia sono legati da un filo inscindibile: “La fluidità, la mobilità di questa città ha influito enormemente sul mio pensiero – rivela- Venezia rappresenta la grammatica della mia arte, del mio linguaggio. Le gigantesche cascate (alte 4,50 mt per ogni finestra, ndr) cascate dell’oro illumineranno la notte tutta la Piazza e diventano dunque un dialogo spirituale con la Basilica, un dialogo di cui credo tutti noi abbiamo bisogno”.  

L’installazione resterà visibile agli spettatori fino al 15 novembre, e sarà seguita da una grande mostra, ad ottobre, a Ca’ Pesaro, che avrà lo stesso titolo dell’installazione, ‘L’età dell’oro’. Le musiche che accompagnano le installazioni dell’artista sono dell’amico Michael Nyman, che ne ha concesso i diritti, e lo sponsor è Dior che ha deciso di affiancare Plessi in questa avventura. 

Scrittori: all’asta dattiloscritto ‘Colazione da Tiffany’ con i tormenti di Truman Capote  

Va all’asta il dattiloscritto del romanzo “Colazione da Tiffany” di Truman Capote (1924-1984), reso leggendario dal film del 1961 diretto da Blake Edwards e interpretato da Audrey Hepburn. Si tratta di un centinaio di pagine ingiallite battute a macchina, tra il giugno e l’agosto 1958, arricchite da una miriade di note a margine scritte dalla mano dello scrittore: spicca la modifica del nome dell’elegante e sognatrice protagonista, che in un primo momento dove chiamarsi Connie Gustafson, poi diventato l’ormai iconico Holly Golightly. 

Il dattiloscritto inedito sarà messo in vendita martedì prossimo, 28 luglio, da Sotheby’s a Londra con una stima che oscilla tra 120.000 e 180.000 sterline. Nessuna informazione è stata fornita dalla casa d’aste inglese a proposito della provenienza del lotto, anche se è presumibile che si tratti dello stesso documento che un miliardario russo acquistò nel 2013 per 306.000 dollari, dopo che era stato offerto in un’asta a New York con un prezzo base di 10.000 dollari.  

Il dattiloscritto originale di “Breakfast at Tiffany’s” evidenzia il meticoloso processo di scrittura di Truman Capote e rileva in particolare che lo scrittore esitò a lungo prima di chiamare la sua eroina Holly Golightly. I fogli dattiloscritti sono ricchi di annotazioni, scarabocchi e cancellature, dando così un’idea dell’ossessione per i dettagli che è stata sia una maledizione che la chiave del successo di Capote. Il dattiloscritto mostra anche come Capote abbia rimosso parte del contenuto a sfondo sessuale dalla storia prima della pubblicazione. Alcuni passaggi furono interamente cancellati, come, ad esempio, la conversazione tra Holly e la sua compagna di stanza Mag Wildwood, in cui l’amica le rivelava una fantasia ‘militare’ durante un rapporto sessuale.  

Gli sforzi di Capote per rendere il romanzo meno scioccante si dimostreranno momentaneamente insufficienti. L’autore presentò il suo manoscritto completo a “Harper’s Bazaar”, che lo aveva acquistato a scatola chiusa per 2mila dollari, per il numero di luglio del 1958, ma la rivista annullò la pubblicazione all’ultimo minuto, ritenendo il contenuto del romanzo troppo problematico. Così Capote si rimise febbrilmente all’opera per correggere e cambiare come testimonia il dattiloscritto finale che andrà all’asta all’inizio della prossima settimana. “Colazione da Tiffany” sarà, infine, finalmente pubblicato sulla rivista “Esquire” nel novembre 1958 e subito dopo in volume. 

Alle ultime battute della sua tormentata revisione, Capote decise di sbarazzarsi di Connie Gustafson, un nome senza dubbio credibile per una giovane donna del Texas ma che avrebbe potuto avere un impatto minore rispetto a quello definitivo di Holly Golightly.  

Archeologia: esperti al lavoro per svelare origini misterioso ponte sul fiume Noce  

di Veronica MarinoQuando si vede ma non si guarda accade che la bellezza, la solennità, l’ingegno ‘nascosti’ in un antico ponte vengano dati per scontati. Ed è così che qualcuno finisce per costruire un altro ponte su quell’incanto che viene abbandonato, fino a diventare un’isola ecologica per la raccolta differenziata dei rifiuti, come è successo al Ponte Nord che guarda scorrere il fiume Noce, in Basilicata, a ridosso di Matera, esattamente a Rivello, un borgo medievale di 2.700 abitanti. Ma c’è chi riesce ancora ad accorgersi e a disvelare un ponte che sembra avere gli occhi, forse risalente all’epoca romana. 

E’ stato un fotografo, Marcello Leotta, per lavoro e per animo, sensibile alla ricchezza della storia dei luoghi, insieme ai suoi amici di Rivello, a rendersi conto che nelle Gole del Noce c’era una struttura architettonica e storica di rilievo dalle origini misteriose, dato che non rientra nei canoni abituali dell’ingegneristica e dell’architettura di epoca romana o medievale: quattro archi di scarico, un singolarissimo tunnel interno, forse finalizzato alla manutenzione o all’alleggerimento del ponte stesso. Un ponte che unito, idealmente, agli altri otto ponti sul fiume Noce, piccoli e grandi, consegna già di primo acchito una interessante informazione: quel territorio è stato un punto nevralgico di comunicazione. Passava di lì anche l’antica strada romana costruita nel II sec. a.c., che conduceva da Reggio Calabria a Capua, dove intersecava l’Appia, e il cui tratto lucano ancora nessuno ha indagato a fondo dal punto di vista scientifico, la Annia Popilia.  

Ma sul valore storico-architettonico del ‘ponte del Nord per ora non vi sono certezze. Solo ipotesi che, però, fra una settimana diventeranno oggetto di uno scrupoloso studio scientifico grazie al sostegno del nuovo sindaco di Rivello, Franco Altieri. Il 25 luglio, infatti, nonostante il ‘fermo’ dovuto al lockdown e alle attuali misure di sicurezza, nel Chiostro del Complesso di Sant’Antonio, a Rivello, ci sarà il battesimo della prima fase di analisi del contesto dei ponti antichi del bacino del fiume Noce e del sistema viario antico, anche a fronte dell’esistenza della strada Annia Popilia, proprio in quell’area. Un primo sogno realizzato, per chi ha voluto guardare, sollecitando un intero paese a farlo e potendo contare sull’aiuto del sindaco-avvocato, fresco di mandato, Franco Altieri. 

Ma l’uomo dei ponti, come il fotografo è stato definito in Paese, insieme al primo cittadino e ai suoi amici di Rivello, osa sognare molto di più, proprio come suggeriva Proust, andando ben oltre l’indagine storica del ponte. C’è, infatti, un sogno più grande che sta cominciando a muovere i primi passi nella mente di tutte le persone coinvolte: la nascita di un ‘Parco Ambientale Archeologico delle Gole del fiume Noce’, che possa divenire uno strumento di attrazione turistica consapevole, di sviluppo economico sostenibile ed in armonia con l’ambiente integro della Valle del Noce, ma soprattutto un possibile stimolatore di idee e di rinnovamento delle consuetudini culturali e sociali del territorio.  

Se il ponte ‘scoperto’ da Marcello Leotta e i suoi amici di Rivello è una nuova ‘perla’ storico-artistica della Basilicata saranno a questo punto gli esperti del Comitato Scientifico a dirlo: Stefano Del Lungo e Maurizio Lazzari, del Cnr- Ispc di Potenza, archeologi e geologi esperti, tra l’altro, di viabilità antica; Paola Bottini, archeologa già funzionaria della Sovrintendenza Archeologica delle Belle Arti e del Paesaggio della Basilicata; Lorenzo Appolonia, dirigente della Soprintendenza della Valle d’Aosta e direttore dei Laboratori Scientifici della Venaria Reale; l’ingegnere Flavio Russo, esperto di infrastrutture e macchine di epoca antica, autore di libri e saggi, ex consulente del Mibac ed infine Francesco Tarlano, archeologo e attuale funzionario della Sovrintendenza Archeologica delle Belle Arti e del Paesaggio della Basilicata, a cui spetterà il compito di traghettare una “condizione emozionale su dei beni tornati alla luce – dice Leotta – verso un contesto scientifico, giuridico ed amministrativo, che consenta di sviluppare progetti operativi e finanziabili”. 

Accademia Belle Arti Frosinone, Virtual Open Day il 16 luglio 

Giovedì 16 luglio l’Accademia di Belle Arti di Frosinone organizza un Open Day digitale per tutti gli studenti dell’ultimo anno di scuola superiore che vogliono conoscere da vicino i corsi e le attività che vi si svolgono. 

Le ristrettezze legate all’emergenza Covid-19 non consentono un appuntamento tradizionale, come quello che negli ultimi anni ha fatto visitare le sedi di Palazzo Tiravanti e di Largo Sant’Antonio da migliaia di ragazzi, ma i docenti e il personale tecnico e amministrativo operano da tempo affinché tutti, collegandosi al sito dell’Accademia (www.accademiabellearti.fr.it), abbiano la possibilità di osservare, seppure attraverso uno schermo, il lavoro svolto dagli studenti iscritti ai diversi corsi presenti in Accademia. Basterà dunque collegarsi alla pagina web del sito per ottenere e visualizzare tutte le indicazioni necessarie. 

Un Open Day fortemente voluto dal presidente Ennio De Vellis e dalla direttrice Loredana Rea, che nonostante le difficoltà hanno lavorato fianco a fianco affinché un appuntamento così importante, dedicato a facilitare le scelte future degli studenti delle classi quinte non andasse perduto. L’Accademia di Belle Arti di Frosinone è un istituto di Alta Formazione Artistico Musicale (Afam) appartenente al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che rilascia diplomi accademici di 1° e 2° livello equivalenti alle lauree universitarie. 

Un’Accademia, negli ultimi anni, rinnovata in tanti aspetti e che mira a valorizzare le qualità di ogni singolo studente. Didattica sempre in primo piano e attenzione autentica verso gli studenti sono punti essenziali intorno a cui si articola la proposta formativa dell’Accademia, focalizzata su ragazzi aperti e curiosi, pronti a mettersi in gioco con il loro entusiasmo per sfruttare al massimo un percorso di studi che stimola ed enfatizza il talento che ciascuno possiede. Nella vocazione didattica che contraddistingue l’Accademia, nessuno è lasciato indietro e tutti sono messi nelle migliori condizioni per terminare gli anni di studio con regolarità, con la consapevolezza di aver intrapreso un percorso che ha valorizzato le proprie qualità. 

Diversi i corsi in programma. Tra Arte sacra contemporanea, Comunicazione e valorizzazione del patrimonio artistico, Decorazione, Fashion Design, Grafica d’arte, Grafica d’arte per l’illustrazione, Graphic design, Media art, Pittura, Pittura – Arte pubblica, Scenografia e Scultura. 

Diversi anche i laboratori ed i workshop che abitualmente si tengono in Accademia. Corsi e seminari che hanno conferito all’Accademia di Frosinone una dimensione internazionale, ospitando studenti provenienti da ogni parte del mondo, oltre che d’Italia, un luogo aperto di incontri, confronti, scambi. Degli oltre settecento iscritti infatti, circa trecento sono stranieri, la maggior parte dei quali provenienti dalla Cina. Ragazzi cinesi ma anche europei, iraniani e turchi. Una ricchezza inestimabile per la nostra istituzione culturale, per i ragazzi che la frequentano e per l’intera città di Frosinone e la sua provincia. 

Nei prossimi giorni si apriranno ufficialmente le iscrizioni al prossimo anno accademico che, come già stabilito, avrà una didattica mista, con lezioni che potranno tenersi online e nei laboratori in sede. Attualmente, si sta studiando il modo per agevolare la frequenza on line di tutti quegli studenti che ancora non possono rientrare in Italia, una distanza che non inficerà la loro preparazione e il loro percorso formativo, grazie alle piattaforme digitali predisposte dall’Accademia. Per dare l’avvio ufficiale alle iscrizioni si è in attesa di conoscere quali saranno le agevolazioni fiscali previste dal Ministero per gli studenti. 

Il programma dell’Open Day del 16 luglio è così suddiviso: ore 10 l’Accademia, ore 10 Scultura, ore 10.30 Pittura, ore 11 Decorazione, ore 11.30 Arte sacra contemporanea, ore 12 Grafica d’arte, ore 12.30 Scenografia, ore 14.30 Media art, ore 15 Graphic design, ore 15.30 Fashion design, ore 16 Comunicazione e valorizzazione del patrimonio artistico. È possibile inviare domande in diretta con un messaggio WhatsApp al numero di telefono +39 371 411 41 01. Per ulteriori informazioni è possibile scrivere agli appositi indirizzi mail dell’Accademia (info@accademiabellearti.fr.it e didattica@accademiabellearti.fr.it).