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Categoria: Guida ai Servizi

‘Soul of Roma’, il libro di Carolina Vincenti per scoprire l’anima della Capitale

Un giardino al tramonto dove ascoltare musica. Una terrazza straordinaria dove mangiare una carbonara. Un’antica basilica per una messa speciale. Sono solo alcune delle esperienze da fare nella Capitale suggerite dal nuovo libro ‘Soul of Roma’ di Carolina Vincenti, pubblicato dalla casa editrice internazionale Jonglez, disponibile in italiano, inglese, francese e tedesco. 

Il libro, presentato oggi negli spazi di Le Serre by Vivi, è una guida speciale per godere di Roma a 360 gradi, per assaporare la normalità straordinaria e la quotidianità eccezionale al di fuori dei percorsi turistici tradizionali.  

“Sono anni che racconto Roma. Passeggio con stranieri condividendo con loro la sua bellezza, spiegando la sua unicità, ed immancabilmente, dopo aver parlato d’antichità, di chiese paleocristiane, di affreschi rinascimentali, di statue barocche, si finisce per diventare un pò più amici. Incominciano allora le domande pratiche, quelle che renderanno poi il loro soggiorno più ‘gradevole'”, dice Carolina Vincenti presentando il volume.  

“Mi chiedono dove mangiare, dove dormire la prossima volta che torneranno, ma quello che più mi chiedono è dove cogliere la romanità, il soul of Rome. Inizio allora a stilare su pezzi di carta di fortuna lunghe liste”, prosegue. La ‘guida speciale’ “è una lista di luoghi Soul, genere musicale che per altro adoro. Contiene i luoghi del riposo dopo la cultura. Della leggerezza dopo la fatica. Queste 30 esperienze sono i posti che hanno conservato lo spirito della città, da scoprire dopo aver pagato tributo alla grande bellezza, all’arte, ai monumenti”. “Per noi romani possono sembrare ovvi, ma per lo straniero sono un prezioso viatico per godersi la città. Non ci troverete il Colosseo e la fontana di Trevi ma luoghi dove sostare con leggerezza, luoghi per oziare, attività romana par excellence”, dice ancora. 

Qualche esempio? “Un giardino al tramonto dove ascoltare cantautori di strada sotto i pini del giardino degli aranci, una antica basilica per ascoltare una messa cantata, un gelataio ancora artigiano. O-un’idea per riportare a casa qualcosa di romano e di insolito come un quaderno fatto a mano con le meravigliose carte preziose di Federica o le calze da cardinale”. E ancora: “Un luogo per correre o fare una camminata come lo Stadio dei Marmi”, magari prima di salire su “una delle terrazze di Roma dove farsi accecare dal sole e dalle cupole”.  

“Ho pensato a una guida per sottrazioni, scegliendo frammenti di anima sopravvissuti all’uniformità e al turismo di massa. Ho voluto anche metterci un vinaio dove si beve un bicchiere di vino appoggiandosi ad una macchina, i rigattieri per hobby che svuotano gli armadi delle damazze romane, il biscottificio innocenti dal sapore neorealista dove la padrona mette in un sacchetto una varietà di biscotti da sgranocchiare di fronte alla decapitata Santa Cecilia, pochi metri oltre, o davanti alle estasi della Beata Ludovica Albertoni del Bernini, in via San Francesco a Ripa”, dice illustrando il ‘menù’ per anima e corpo. “Sono le 30 esperienze che noi romani facciamo quotidianamente, che per noi non sono segrete e che ci rendono felici come mangiare un pezzo di pizza al taglio a Campo dei Fiori o girare il sabato e la domenica per le bancarelle del mercato di San Teodoro”. 

“Mi piace pensare a questi luoghi come a piccole isole, dove approdare per carpire l’anima magica e velenosa di Roma come direbbe il magnifico poeta Valerio Magrelli al quale lascio la parola tra pochi istanti e che ho intervistato in quanto anima poetica della città assieme a Fulvio Pierangelini, anche lui romano, chef d’ineguagliabile talento, cuoco che definirei seducente oltre ogni misura. Mentre lavoravo alla guida è sopraggiunto il lockdown e alcuni posti che avevo scelto hanno chiuso per sempre come la magnifica manifattura per cappelli romana con i suoi manichini ma gran parte dei posti hanno resistito e siamo qui stasera per sperare che sopravvivano e per sceglierne altri”, conclude. 

 

 

Morto a 81 anni l’artista Jimmie Durham

E’ morto a 81 anni Jimmie Durham, artista, performer, saggista e poeta statunitense. Fu protagonista di una pratica artistica che ha tentato di decostruire i concetti cardine della cultura occidentale e di smantellare stereotipi e costrutti imposti dalle culture dominanti. E’ deceduto oggi a Berlino dopo una lunga malattia. Molto legato all’Italia (in particolare a Napoli), a Durham nel 2019 è stato conferito il Leone d’Oro alla Carriera della 58esima Biennale di Venezia. Nel 2017 aveva ricevuto il Premio Robert Rauschenberg. Compagno dell’artista brasiliana Maria Thereza Alves, è arrivato nel 1994 in Europa, scegliendo di vivere tra Berlino e Napoli. Da molti anni a Napoli aveva allestito una casa-studio ricavata nell’archeologia industriale dell’ex Lanificio Borbonico. Nel 2016 l’artista aveva realizzato l’opera “Presepio”, presentata al Madre in occasione delle festività natalizie. 

Considerato tra i nomi più influenti dell’arte contemporanea, i suoi contributi alla scultura sono considerati eccezionali per la loro originalità formale e concettuale, per la disinvoltura con cui egli ha saputo fondere tra loro parti dissonanti e prospettive alternative e per la loro irrefrenabile giocosità. Attivista dei diritti civili, negli anni ’60 e ’70 si è impegnato per i diritti civili degli afroamericani e dei nativi americani e la sua opera successiva ha assunto una forte valenza di denuncia politica e culturale verso il pensiero ‘coloniale’. 

Nato in Arkansas nel 1940, Durham ha partecipato a diverse edizioni della Biennale Arte (1999, 2001, 2003, 2005, 2013) e a varie mostre internazionali tra cui Documenta di Kassel (1992, 2012), Whitney Biennial of New York (1993, 2003, 2014), la Biennale di Istanbul (1997, 2013) e molte altre mostre collettive. Oltre alle personali in diversi musei del mondo – Hammer Museum di Los Angeles (2017-2018), Maxxi Museo nazionale delle arti del XXI secolo a Roma (2016), Serpentine Gallery di Londra (2015), Neuer Berliner Kunstverein (nbk) (2015), Fondazione Querini Stampalia di Venezia (2015), Museo Madre di Napoli (2008, 2012), Palais des Beaux-Arts a Bruxelles (1993), Ica di Londra – gli sono state dedicate delle retrospettive al Museum of Contemporary Art di Anversa (2012), al Musée d’Art moderne de la Ville de Paris (2009), al MAC di Marsiglia e al Gemeentemuseum a L’Aia (2003). Nel 2017 una nuova retrospettiva della sua opera dagli anni ’70 a oggi è stata esposta all’Hammer Museum a Los Angeles, al Walker Art Center a Minneapolis, al Whitney Museum of American Art a New York e al Remai Modern a Saskatoon. Nel 2016 ha ricevuto l’Imperial Ring della città di Goslar (Goslarer Kaiserring) e nel 2017 il Premio Robert Rauschenberg. 

Tra le sue pubblicazioni più note figurano due raccolte di saggi: “A Certain Lack of Coherence” (1993, Kala Press, London) e “Waiting To Be Interrupted” (2014 Mousse Publishing, Milano); e due libri di poesie: “Columbus Day” (1985, West End Press, Albuquerque) e “Poems That Do Not Go Together” (2012, Wiens Verlag and Edition Hansjörg Mayer). 

Le sculture di Durham sono spesso accompagnate da testi che commentano in modo scanzonato ma incisivo le prospettive e i pregiudizi eurocentrici. Il suo lavoro, che denuncia con insistenza i limiti del razionalismo occidentale e la futilità della violenza, si è soffermato spesso anche sull’oppressione e sui fraintendimenti perpetrati dai poteri coloniali ai danni delle diverse popolazioni etniche di tutto il mondo. Se da una parte Durham tratta questo materiale con grande abilità e leggerezza, dall’altra produce anche critiche taglienti cariche di perspicacia e arguzia, distruggendo con sagacia i concetti riduttivi di autenticità. 

Dopo aver studiato arte a Ginevra, nel 1973 Durham tornò negli Stati Uniti e divenne un attivista dell’American Indian Movement, associazione a sostegno dei diritti dei nativi americani. In quegli anni si dedicò esclusivamente all’attività politica e divenne direttore dell’International Indian Treaty Council e rappresentante delle Nazioni Unite. Dopo un decennio d’intensa attività politica Durham si trasferì a New York e riprese contatto con l’ambito delle arti visive. 

Dopo aver vissuto alcuni anni in Messico, nel 1994 l’artista è di nuovo in Europa e questa forma di esistenza nomadica fa sì che, nel suo lavoro, diventi centrale il tema del dinamismo delle forme con cui l’uomo risponde ai bisogni più essenziali, insieme con una disamina critica della supposta unitarietà dell’identità individuale e culturale. 

Tra le materie ricorrenti nella pratica scultorea, installativa e performativa di Durham la pietra e il masso, che assumono un valore simbolico o svolgono un’azione plastica. In molte sue opere i simboli della contemporaneità e del benessere (mobilio, frigoriferi, automobili o aerei), appaiono schiacciati sotto il peso di pietre e massi, che Durham ha descritto come riferimenti all’architettura, una disciplina che l’artista interpreta criticamente come struttura che ci illude di vivere nella stabilità e che, in contrasto con la natura, crea invece un ordine che spinge gli uomini a una ripetitività infinita di gesti e consuetudini. 

Nei primi anni Novanta l’artista inizia a produrre una serie di sculture assemblando tra loro materiali e oggetti eterogenei: elementi di recupero di origine industriale, utensili e beni di consumo quotidiano composti a formare strutture all’apparenza arbitrarie. Questa serie di sculture appare come un ritratto insieme entropico, lirico e critico della nostra contemporaneità e del suo inconscio multiforme, in cui coesistono efficientismo industriale e mistero, tradizione e poesia, aneddoto e storia. 

(di Paolo Martini) 

Frida Kahlo da record, autoritratto sfiora i 35 milioni di dollari

Un autoritratto di Frida Kahlo (1907-1954), dal titolo “Diego y yo” (1949), è stato venduto all’asta da Sotheby’s a New York per quasi 35 milioni di dollari (per la precisione 34,9 milioni), frantumando il precedente record dell’artista messicana di 8 milioni di dollari, che risaliva al 2016 quando Christie’s aggiudicò “Due nudi nella foresta (La terra stessa)”, opera eseguita nel 1939. 

Il dipinto ha anche stabilito il nuovo record per un’opera d’arte latinoamericana: così Kahlo ha scalzato dal podio suo marito, il celeberrimo muralista messicano Diego Rivera che finora deteneva quel record con un prezzo di 9,8 milioni di dollari per “Los Rivales” stabilito nel 2018. L’enigmatico ritratto della Kahlo era apparso l’ultima volta all’asta nel 1990, quando fu venduto per 1,4 milioni di dollari da Sotheby’s New York. 

Il quadro di piccole dimensioni, 30 per 22,4 centimetri, è stato acquistato dall’imprenditore argentino Eduardo F. Constantini, ha confermato all’Adnkronos un portavoce della casa d’aste Sotheby’s. Costantini è un rinomato collezionista, con un impegno di lunga data a sostegno dell’arte e degli artisti latinoamericani, e fondatore del Malba, Museo de Arte Latinoamericano a Buenos Aires, che di recente ha arricchito con numerose opere.  

“Diego y yo” raffigura l’artista che guarda in lacrime lo spettatore; sovrapposta alla sua fronte c’è un’immagine del pittore Diego Rivera, che ha un terzo occhio. L’opera è stata venduta da un collezionista del Texas, di cui è stato proprietario per oltre 30 anni, acquistandola all’asta nel 1990 da Sotheby’s per 1,4 milioni di dollari, contro una stima di 800.000 dollari. Prima di quella vendita, apparteneva alla scrittrice e critica di Chicago Florence Arquin, che era amica di Rivera e Kahlo.  

Descrivendo l’opera come “emotivamente spoglia e complessa”, il presidente di Sotheby’s, Brooke Lampley, ha detto che “Diego y yo” è “un’opera determinante di uno dei pochi artisti la cui influenza trascende il mondo delle belle arti per arrivare alla cultura pop e oltre”.  

Con i suoi 34,9 milioni di dollari, il dipinto di Kahlo si posiziona al secondo posto tra le opere più costose di una donna mai vendute all’asta. L’autoritratto ha comunque raggiunto la sua stima più bassa di 30 milioni di dollari grazie al premio del compratore. La vendita di una natura morta floreale della pittrice statunitense Georgia O’Keeffe, “Jimson weed/White flower no. 1” (1932), detiene attualmente il record per l’opera più costosa di un’artista donna: è stata aggiudicata per 44,4 milioni di dollari da Sotheby’s a New York nel 2014. 

(di Paolo Martini) 

Ufficio Tributi: potenziato il servizio di ricevimento al pubblico, ora è possibile presentare Istanze Online disponibili direttamente sul sito istituzionale per i solleciti TARI

A seguito dei DPCM per il contenimento e la gestione dell’emergenza da COVID-19 sull’ intero territorio nazionale, e per agevolare i rapporti con la cittadinanza, l’Ufficio Tributi del Comune di Ciampino ha potenziato il servizio di ricevimento al pubblico, dando la possibilità a cittadini ed imprese…

‘Orgoglio Siciliano’, la storia e le vicissitudini dello Statuto

Al via giovedì 18 novembre, da Palermo, il tour di presentazione del libro “Orgoglio Siciliano, luci e ombre dell’Autonomia e dell’Anima siciliana”, a cura di Nuccio Carrara per Bonfirraro Editore, in libreria in questi giorni. Appuntamento nella sede della Soprintendenza del Mare (Palazzetto Mirto, ore 17.30). A seguire tappe a Messina (Salone delle Bandiere, 24/11) e Catania (Le Ciminiere 26/11). Dopo i saluti di Valeria Li Vigni (Soprintendente del Mare della Regione Siciliana) e di Alberto Samonà (Assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana), interverranno il giornalista Giovanni Ciancimino, storico cronista parlamentare del quotidiano La Sicilia, e Mimmo Cuticchio, puparo ed esponente della tradizione dell’Opera dei Pupi inserita dall’Unesco fra i patrimoni immateriali della Sicilia. Saranno presenti l’autore, Nuccio Carrara, e l’editore, Salvo Bonfirraro. Modera gli interventi la giornalista Elvira Terranova. 

L’incontro – una narrazione fra luci e ombre, dal titolo del volume – prenderà spunto dai contributi di Ciancimino e Li Vigni, due dei ventisei autori di “Orgoglio siciliano”. Il primo, testimone della stagione di gestazione e nascita dello Statuto – e puntuale cronista per oltre sessant’anni delle attività di Palazzo d’Orleans e Palazzo dei Normanni (sedi della Presidenza e dell’Ars, l’Assemblea regionale siciliana), interverrà sui limiti strutturali dello Statuto che, per quanto sia “stata una conquista, non ha liberato la Regione dalla dipendenza del potere romano, politico e burocratico”. La seconda sottolineerà il primato della Sicilia nell’istituzione della Soprintendenza del Mare, frutto dell’intuizione dell’archeologo Sebastiano Tusa, con l’obiettivo, scrive l’autrice, di “porre fine alla depredazione costante dei nostri mari da parte dei “cercatori di tesori” che oltre a depauperare il nostro immenso patrimonio cancellavano per sempre le tracce del contesto di provenienza privando il mosaico della storia di un segno fondamentale per la comprensione del reperto”. “Nello spirito del carattere divulgativo di questo volume – commenta l’editore Salvo Bonfirraro – cominciamo questo tour nelle città e nei centri di tutta la Sicilia per un confronto partecipato fra i lettori e i numerosi autori di Orgoglio Siciliano”. Ingresso libero nel rispetto delle norme anti-covid. 

A metà tra breve saggio storico e antologia critica, “Orgoglio Siciliano” si presenta come un’opera corale, poliedrica e a carattere divulgativo. Un “unicum editoriale” che, con una scrittura agile e fluida diretta a un pubblico trasversale, prima ricostruisce le tappe che nel maggio 1946 portarono alla promulgazione dello Statuto e poi ne esplora l’evoluzione (o involuzione). Il volume è ripartito in tre macroaree. La prima, affidata all’autore Nuccio Carrara, è di impronta storica e, dai moti separatisti, ripercorre tutte le tappe che hanno portato alla formulazione dello Statuto Siciliano; la seconda è quella delle opinioni, con i contributi di economisti, esperti di diritto, cronisti parlamentari, magistrati, un alto prelato e un bibliotecario ecclesiastico e due antropologhe che intervengono su luci e ombre dell’autonomia siciliana: sono Giuseppe Artino, Rita Cedrini, Massimo Costa, Giovanni Ciancimino, Piero Fagone, Francesco Failla, Giacomo Gargano, Valeria Patrizia Li Vigni Tusa, Rino Nania, Franz Riccobono e monsignor Ignazio Zambito. La terza, infine, riunisce le testimonianze di intellettuali e giornalisti, di un sacerdote, di scrittrici, artisti, di un pubblicitario, un mecenate e un pastore “visionario” che raccontano le ragioni – e le illusioni – del loro “orgoglio siciliano”.  

Sono: Andrea Bartoli, Roberta D’Ancona, Antonio Di Grado, Laura Distefano, Marinella Fiume, Fabrizio Fonte, Vicky Gitto, Antonella Gurrieri, Mario Incudine, don Palmiro Prisutto, Lorenzo Reina, Ivan Scinardo. Sei immagini d’autore, scatti in bianco e nero di Letizia Battaglia e Giuseppe Leone, documentano e rievocano alcune stagioni della Sicilia contemporanea; mentre le vignette “concettuali” di Siciliansays – l’ironico progetto dei creativi Giacomo e Carol – scandiscono i capitoli con i modi di dire siciliani tradotti e illustrati in inglese: un modo per avvicinare i forestieri alla filosofia di vita della gente di Sicilia. In appendice al volume il testo completo dello Statuto della Regione Siciliana oggi in vigore e l’elenco storico dei presidenti della Regione e dell’Assemblea Regionale Siciliana. In copertina un iconico paladino di Francia dell’illustratore Turi Distefano, rievoca l’epica cavalleresca della Chanson des Gestes confluita nella tradizione dell’Opera dei Pupi, riconosciuta dall’Unesco patrimonio orale e immateriale dell’Umanità. 

 

E’ morto Wilbur Smith, lo scrittore aveva 88 anni

Lo scrittore Wilbur Smith è morto. L’autore di numerosi bestseller si è spento questo pomeriggio a 88 anni nella sua casa di Cape Town in Sudafrica. 

L’annuncio della scomparsa di Wilbur Smith è apparsa sul suo sito. “Siamo spiacenti di annunciare che l’amato autore di bestseller internazionali Wilbur Smith è deceduto inaspettatamente questo pomeriggio nella sua casa di Cape Town, con sua moglie Niso al suo fianco”, il testo del messaggio che annuncia la morte dello scrittore. 

Wilbur Smith, nato nel 1933 nella Rhodesia del Nord (l’attuale Zambia), era cresciuto e aveva studiato in Sudafrica. Si era dedicato a tempo pieno alla narrativa dal 1964 e da allora aveva pubblicato numerosi romanzi di successo, tanto da essere considerato ”maestro dell’avventura”. Oltre 120milioni di copie dei suoi libri sono state vendute nel mondo, di cui 25 milioni in Italia. 

 

Una vasca e una cisterna scoperte nell’antico porto romano di Volterra

Una vasca rivestita in marmo, un mosaico policromo con un disegno a cubi prospettici, un portico colonnato che delimitava il giardino interno di una domus dove sono state rinvenute due sepolture, e infine anche una taberna con una vasca per l’ammollo delle merci in vendita. Sono questi alcuni ritrovamenti riemersi durante le campagne di scavo dell’Università di Pisa a Vada Volaterrana (Rosignano Marittimo, in provincia di Livorno) e a Luni (La Spezia) terminate lo scorso ottobre. Il lavoro sul campo diretto dalla professoressa Simonetta Menchelli si è svolto nell’ambito del progetto “Porti altotirrenici di età romana”. 

In particolare, le indagini a Vada Volaterrana, centro del sistema portuale di Volterra in età antica, si sono svolte da luglio a ottobre. I lavori hanno portato alla luce una vasca rivestita in marmo destinata probabilmente ad uso pubblico-ornamentale con annessa una grande cisterna fiancheggiata da una strada “glareata”, cioè costituita da ciottoli. Queste costruzioni, databili dagli inizi del I secolo d. C. e frequentate sino all’età tardo-antica, raccordavano il quartiere portuale a sud con quelli residenziali a nord che si trovano al di sotto della moderna Vada. 

Gli scavi a Luni, colonia fondata dai Romani nel 177 a. C. in un territorio conquistato ai Liguri, si sono svolti invece fra settembre e ottobre. Qui il lavoro si è concentrato su una delle due domus già portate alla luce nelle precedenti campagne. Sono quindi riemersi pavimenti a mosaico con un motivo a cubi prospettici policromi, la porzione di un portico con colonne in mattoni che delimitava il giardino interno della domus dove sono state rinvenute due sepolture di epoca longobarda. Infine a fianco della domus è stata trovata una taberna pavimentata in argilla, con una struttura in mattoni che probabilmente era una vasca per l’ammollo delle merci in vendita. 

Le due campagne di scavo sono state accompagnate inoltre da attività di “”Archeologia pubblica”, con laboratori didattici, ricostruzione storiche ed eventi di condivisione dei risultati a cui hanno partecipato centinaia di visitatori. 

Il progetto “Porti altotirrenici di età romana” ha coinvolto nella direzione dei lavori anche la dottoressa Silvia Marini e i dottori Paolo Sangriso, Rocco Marcheschi e Domingo Belcari. Agli scavi hanno partecipato dottorandi e studenti dei corsi di laurea in Scienze dei Beni culturali, di Archeologia e della Scuola di Specializzazione in Archeologia. Per gli aspetti paleobotanici finalizzati alle ricostruzioni ambientali ha partecipato anche il professore Stephen Carmody, della Troy University, Alabama (Usa). 

(di Paolo Martini) 

Libri: ‘Alla fine lui muore’ di Alberto Caviglia, ode alla generazione dei ‘giovani vecchi’

Lo spoiler principale è il titolo, che campeggia in copertina ornato da un poetico disegno del vignettista Mauro Biani. ‘Alla fine lui muore’, in uscita il prossimo 11 novembre, segna il ritorno al romanzo del regista, sceneggiatore e autore satirico Alberto Caviglia (Giuntina, pp. 158, euro 14,00) che, in questa seconda fatica letteraria dopo ‘Olocaustico’, affronta con la consueta spiazzante ironia il tema di una generazione di ‘giovani vecchi’. “Questo romanzo ruota attorno ad una figura particolare di cui si parla spesso in riferimento alla mia generazione, quella del ‘giovane vecchio’ -spiega all’Adnkronos il 37enne autore romano- Mentre facevo, durante il lockdown, una serie di considerazioni sulla mia vita e su ciò che non si riesce ad ottenere, è venuta fuori la figura di questo scrittore trentenne che ad un certo punto si ritrova in uno stallo esistenziale”.  

Un bel giorno, svegliandosi, il protagonista Duccio Contini “si accorge di una cosa incredibile: è diventato vecchio. Sgomento, si spaventa nel venire a conoscenza di questa notizia ma ben presto scopre che la gente non reagisce con sorpresa alla cosa, anzi: non la commenta neanche, come se fosse nell’ordine delle cose”, racconta Caviglia. “Dopo una prima fase di rifiuto e di spavento, il protagonista comincia ad entrare in una fase di accettazione della vecchiaia, che comporta per lui una vera e propria liberazione. Si ritrova cioè liberato dall’ansia lavorativa, dalle aspettative, non deve più giustificarsi o inventare scuse se un amico lo invita fuori perché lui è vecchio, deve stare a casa”. 

Come si evince, dunque, questo libro “è una satira sulla mia generazione, che mi verrebbe da descrivere come una generazione di mezzo che è rimasta fregata -analizza lo scrittore- e che non era stata minimamente preparata a ciò che sta accadendo adesso. E’ incompresa sia dai giovanissimi, che sono molto più capaci di affrontare i nuovi tempi, più a loro agio col digitale, e quindi li considerano vecchi, e quella dei genitori, che in gioventù avevano avuto modo di trovare uno spazio, di costruirsi, di realizzarsi”. 

E’ una generazione “piena di persone che vivono un costante senso di inadeguatezza, che poi è centrale nella mia poetica. L’espediente del giovane che diventa vecchio è stata l’occasione per dar vita a un flusso di coscienza”. Duccio Contini “pensa ossessivamente al suo epitaffio, ama le cose curate, ma nel momento in cui si sente finalmente pronto ad affrontare la sua vita da vecchio, accade qualcosa che inevitabilmente scompiglierà, ancora una volta, la vita del protagonista”, spiega l’autore.  

Riflessioni profonde e umorismo sono la cifra stilistica di Caviglia, che dopo oltre dieci anni di assistenza alla regia ha esordito come regista sul grande schermo nel 2015 con il dissacrante e ironico ‘Pecore in erba’. “Mi divertiva un po’ il fatto di scrivere una sorta di autobiografia, con toni anche enfatici che vengono usati nelle biografie di personaggi grandi, ma scritta da un giovane che in fin dei conti non ha ancora fatto un cazzo nella vita”, ironizza. Inevitabile pensare che il libro possa diventare la trama di un film. “Mi piacerebbe -ammette lo scrittore- anche se questa è la prima cosa che ho scritto senza pensarla come una sceneggiatura per un film. Ma nella vita non si sa mai”. A buon intenditor…  

(di Ilaria Floris) 

‘Bonjour Casimiro’ di Samonà e l’universo dei Gattopardi siciliani

Un tuffo nel passato di originali “gattopardi siciliani” e l’immersione in una dimensione senza tempo, sospesa fra arte, metafisica e memorie antiche che rivivono fino ai nostri giorni. C’è tutto questo in “Bonjour Casimiro”, il libro di Alberto Samonà, pubblicato per Rubbettino Editore, che sarà presentato sabato 6 novembre, alle 17,30 a Villa Malfitano, sede della Fondazione Whitaker, in via Dante 167 a Palermo e che consegna ai lettori il mondo dei baroni di Calanovella, con in testa Casimiro Piccolo, fotografo e pittore che, a partire da un certo momento, insieme alla madre Teresa Mastrogiovanni Tasca, al fratello poeta Lucio Piccolo e alla sorella Agata Giovanna, legò la sua vita in modo indissolubile alla villa di famiglia sulle colline di Capo d’Orlando. Qui, dai primi anni Trenta, si svolse la vita di questi aristocratici dalla forte vena creativa, allontanatisi dalle mondanità cittadine di quella Palermo che abbandonarono per sempre per non farvi più ritorno. 

Lasciatisi alle spalle salotti e circoli nobiliari, i quattro scelsero la “solitudine” della campagna nebroidea, che li accompagnerà quasi come musa silente fino alla fine dei loro giorni: quelle stesse atmosfere familiari alle quali tornava spesso anche Giuseppe Tomasi di Lampedusa, cugino dei Piccolo, che amava trascorrere lunghi soggiorni proprio nella villa di Capo d’Orlando, per ritrovare qui ulteriori spunti per il suo capolavoro “Il Gattopardo”. Alla presentazione parteciperanno Nicola Macaione (direttore di Spazio Cultura), l’editore e scrittore Tommaso Romano, la giornalista Elvira Terranova, caposervizio Adnkronos, la professoressa Fulvia Toscano, direttore del festival Naxoslegge. Alcuni passi del libro saranno letti dall’attrice Stefania Blandeburgo. Sarà presente l’Autore. L’ingresso è libero nel rispetto delle norme anticovid. 

“Bonjour Casimiro” non si configura come un romanzo classico, ma unisce in sé diversi stili e forme ora più narrative e fantastiche, ora storiche e descrittive – corroborate dalla presenza di una bibliografia finale di riferimento – assumendo in alcune parti le sembianze di un saggio storico e, in altre, di un racconto visionario. Il libro ha come sottotitolo “Il barone e la villa fatata” e richiama in più parti il mondo dell’aristocrazia di fine Ottocento e dei primi del Novecento, in un’epoca di grandi cambiamenti culturali e sociali. Eppure, le atmosfere narrate nelle pagine di Samonà oltrepassano in certa misura la storia, perché rimandano a miti lontani e alla vita dei baroni di Calanovella, con Casimiro in testa, sospesa fra modernità e dimensioni metafisiche. Il tutto, incastonato in una trama narrativa contemporanea che fa tornare sempre il lettore all’attualità e ai tempi di oggi, seppur plasmati dal gioco narrativo. Alberto Samonà, scrittore e giornalista, per un decennio è stato consigliere della Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella che ha sede proprio nella storica Villa Piccolo, dove la vicenda è ambientata. Da maggio 2020 è assessore della Regione Siciliana con delega a Beni Culturali e Identità Siciliana, anche se il libro è stato scritto nel periodo immediatamente precedente, quello del cosiddetto “primo lockdown” . 

Il leggendario autore di graphic novel Frank Miller in visita agli Uffizi

Frank Miller in visita alla Galleria degli Uffizi. Il leggendario creatore di alcune delle più grandi graphic novel americane quali “Batman – Il ritorno del Cavaliere oscuro”, “Sin City”, “300”, è stato avvistato tra i capolavori del Rinascimento fiorentino. Il tour è stato organizzato nell’ambito della nuova collaborazione tra gli Uffizi e Lucca Comics & Games: a condurre Miller tra le meraviglie del museo vasariano, è stato il direttore Eike Schmidt, accompagnato dal direttore di Lucca Comics & Games Emanuele Vietina. Al termine della visita, il direttore degli Uffizi ha donato all’autore americano un libro sui disegni di Raffaello.  

Dal mondo del fumetto non è però sbarcato in Galleria solo Miller (al Comics & Games per presentare il documentario a lui dedicato “An American Genius”): a farsi vivo in museo, anche un trittico di importanti autori americani dei comics a stelle e strisce. Sono Paul Azaceta, disegnatore e co-creatore della famosa serie horror “Outcast”, realizzata insieme al creatore di “The walking dead” Robert Kirkman, Ryan Ottley, disegnatore e coautore del fumetto supereroistico, “Invincible”, quest’anno diventato anche serie tv di grande successo, Lisandro Estherren, disegnatore e co-creatore di “Redneck”, fortunata rivisitazione in chiave texana del mito del vampiro.  

Domani, 30 ottobre, saranno invece gli Uffizi a lanciarsi in una full immersion nell’universo di Lucca Comics. Il direttore Eike Schmidt andrà in tour alla kermesse, ospite di un dibattito a tema dantesco (“A riveder le stelle” è il motto guida dell’edizione di quest’anno) e dedicato al prezioso volume della Treccani “La Commedia nello specchio delle immagini”. L’incontro, che si terrà a partire dalle ore 17 nella sala del Suffragio vedrà la partecipazione, oltre che di Schmidt, di Lina Bolzoni, professore emerito della Scuola Normale Superiore e curatrice del volume e del disegnatore Paolo Barbieri che proprio nei mesi scorsi ha pubblicato nei mesi scorsi un libro di illustrazioni sull’Inferno. Ad aprire i lavori sarà un intervento del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani.  

Il direttore degli Uffizi farà poi un giro tra mostre, eventi e stand della rassegna, per poi prendere parte, dalle ore 21,30, alla cerimonia di Premiazione del Gran Maestro del Fumetto, conferito da Lucca Comics & Games nell’ambito dei Lucca Comics Awards. Il premio al Maestro – che è il più prestigioso della manifestazione, costituisce una sorta di ‘Oscar alla carriera’ in chiave fumettistica e e viene conferito ogni anno ad un autore di comprovata statura artistica per l’elevato e riconosciuto valore della sua opera complessiva – segna un nuovo spazio di collaborazione tra Lucca Comics & Games e Gallerie degli Uffizi. A partire da questa edizione, infatti, l’artista che risulterà vincitore vedrà infatti il suo autoritratto entrare nella collezione del museo, che possiede la più vasta raccolta al mondo di questo tipo di lavori. Inoltre, al termine della kermesse lucchese, l’opera sarà protagonista di una mostra speciale negli spazi espositivi del Gabinetto Stampe e Disegni degli Uffizi. Il nome del vincitore sarà svelato direttamente durante la cerimonia di sabato: a consegnare il premio sarà lo stesso direttore degli Uffizi Schmidt. 

Torna a splendere urna etrusca grazie a collaborazione fra Q8 e Museo di Villa Giulia

Torna a splendere, dopo un delicato e complesso intervento di restauro realizzato dalla ditta Co.Re.Co con il coordinamento del Servizio Restauro del Museo, uno dei reperti più emblematici delle collezioni del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, raffigurante una donna etrusca vissuta oltre 2500 anni fa. È un’urna cineraria in terracotta risalente alla seconda metà del VI secolo a.C., particolarissima nel suo genere, poiché raffigura una figura femminile distesa su un kline, l’antico letto conviviale su cui si distendevano gli invitati ai banchetti. Doveva con molta probabilità contenere i resti di una donna etrusca dell’alta società, vissuta e morta nell’antica Caere, l’attuale Cerveteri. Nella sua fattezza sontuosa e ricercata restituisce un’immagine molto precisa di come amavano essere rappresentate le donne del tempo: accessori curati e gioielli vistosi denotano lusso e desiderio di esibire il proprio status sociale.  

Un’opera particolarmente fragile e lacunosa, ricomposta da diversi frammenti e per questo bisognosa di uno specifico e rinnovato intervento di restauro per garantire la sua conservazione e una migliore fruizione da parte del pubblico, anche alla luce delle movimentazioni necessarie nell’ambito di possibili esposizioni temporanee. 

Il restauro è stato possibile grazie al contributo di Q8, una partnership coerente con la missione del museo che ha tra i propri obiettivi non solo la tutela, la valorizzazione e l’accessibilità del patrimonio culturale di propria competenza, ma anche il coinvolgimento attivo della comunità, dei cittadini e lo sviluppo di stretti legami con il territorio, incoraggiando così la formazione di comunità patrimoniali nello spirito indicato dalla Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società (Faro 2005). 

“Questa partnership si fonda sulla consapevolezza dell’importanza di valorizzare le specificità, di dialogare con il territorio anche attraverso il sostegno di progetti che permettono una migliore leggibilità e comprensione del nostro passato”, afferma Valentino Nizzo, direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Che aggiunge: “Siamo grati a Q8 per aver sposato la nostra filosofia e di averci consentito di restituire al pubblico in forma ancora più ‘seducente’ un’opera straordinaria, davvero unica nel suo genere poiché, come il celebre Sarcofago degli Sposi, ci aiuta a comprendere in ogni suo dettaglio l’immagine e il ruolo nella società di una donna etrusca”.  

Da questa proficua collaborazione, nata con il sostegno di LoveItaly, è stato possibile realizzare un’operazione di restauro molto complessa, condotta con l’obiettivo di garantire la conservazione a lungo termine del reperto e la restituzione della leggibilità della forma e della superficie ai fini della comprensione del significato dell’oggetto. L’intervento ha comportato, oltre alla pulitura, il consolidamento delle linee di frattura, lo smontaggio di alcune parti, la ricomposizione del manufatto con relativa integrazione, stuccature e protezione finale. È stato inoltre progettato e realizzato un nuovo supporto, le cui caratteristiche tecniche sono state concordate in relazione alla particolare complessità dell’opera. 

“Siamo molto orgogliosi di aver sostenuto questo progetto di restauro”, spiega il consigliere di amministrazione e direttore Risorse Umane e Relazioni Esterne di Q8, Livio Livi. “Q8 conferma così il suo impegno nella sostenibilità intesa in tutte le sue dimensioni: siamo convinti – prosegue Livi – che le imprese svolgano un ruolo non solo economico, ma anche sociale a sostegno della comunità e del territorio. Il museo ed in particolare l’opera in questione, poi, ci aveva particolarmente colpito per il ruolo paritario e quindi all’avanguardia che le donne ricoprivano nella società etrusca: una testimonianza ante litteram all’idea di inclusion che condividiamo anche nella nostra Azienda”. 

In esclusiva nei giorni di giovedì 21 e martedì 26 ottobre, negli orari 12.00 e 16.00, l’opera sarà visibile fuori dalla sua vetrina nella Sala della Fortuna con possibilità di scoprire dettagli del restauro a cura della funzionaria restauratrice Miriam Lamonaca e delle restauratrici della ditta De.Co.Re che hanno curato l’intervento. 

Banksy da record, opera venduta a 25 milioni di dollari

Nuovo record mondiale per lo street artist Banksy: il quadro che si autodistrugge “Love is in the Bin” è stata battuto questa sera all’asta da Sotheby’s a Londra per 18.582.000 sterline, pari a 25.383.941 dollari.  

L’opera è stata al centro di un’accesa gara al rialzo tra 9 offerenti: i collezionisti presenti nella sede londinese della casa d’aste, collegati online e per telefono hanno battagliato per 10 minuti, triplicando la sua stima massima di 6 milioni di sterline. La vendita record avviene a tre anni dalla data in cui la tela, precedentemente intitolata “Girl With Balloon”, venne ‘distrutta’ da un meccanismo nascosto dall’artista nella cornice nella sala di New Bond Street in uno show inaspettato di Performance Art, dopo aver stabilito un record per il misterioso artista britannico, all’epoca di 1 milione di sterline 

Passando attraverso il trituratore nascosto pochi secondi dopo l’aggiudicazione, “La ragazzina con il palloncini” si era apparentemente autodistrutta mentre era appesa al muro nella sala d’asta gremita di Sotheby’s il 5 ottobre 2018 a Londra. Catturando il mondo di sorpresa, lo spettacolare evento è passato alla storia dell’arte: era la prima volta che una nuova opera era stata creata nel corso di un’asta. Nei giorni successivi, l’opera sminuzzata ha ricevuto un nuovo certificato e una nuova data da Pest Control, l’ente di autenticazione di Banksy, e ha ricevuto il nuovo titolo, “Love is in the Bin”.  

“Love is in the Bin” si inserisce saldamente nella lunga storia dell’anti-arte, dalla presentazione anonima di Marcel Duchamp di “Fountain”, un orinatoio di porcellana rimontato su un piedistallo nel 1917; a Robert Rauschenberg che ha cancellato un disegno a matita di Willem de Kooning e ri-titolato l’opera, “Erased de Kooning Drawing”; ad Ai Wei Wei che ha distrutto una presunta urna della dinastia Han, fotografandosi mentre la faceva cadere intenzionalmente per sondare la questione più ampia di ciò che vediamo come prezioso. 

Banksy non è estraneo alla sede di Sotheby’s in New Bond Street: nel 2004 aveva segretamente inciso un topo sul muro della galleria d’arte durante l’anteprima della vendita della ‘Farmacia’ di Damien Hirst. 

Libro dei Fatti 2021, Petrocchi: “Ottima idea promozione negli Autogrill”

“Ogni strategia per promuovere la lettura va perseguita. Il libro deve essere percepito come un oggetto di uso quotidiano, che troviamo facilmente disponibile intorno a noi. Ciò è vero tanto più in un paese come il nostro i cui indici di lettura continuano a essere piuttosto bassi. Dunque ben vengano queste iniziative legate al ‘Libro dei Fatti’, in particolare in luoghi legati alla mobilità come gli Autogrill. Poche cose sono compagni di viaggio migliori dei libri!” Lo afferma Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Goffredo e Maria Bellonci e segretario del comitato direttivo del Premio Strega, a proposito della nuova edizione di “Il Libro dei Fatti 2021” di AdnKronos Libri, in libreria da oggi (giovedì 14 ottobre) e in promozione con Autogrill dal 21 ottobre al 24 novembre.  

Con l’obiettivo di stimolare la lettura, la promozione congiunta tra Adnkronos e Autogrill prevede che con l’acquisto di un qualsiasi libro nelle rivendite lungo le autostrade, l’acquirente ottenga in regalo una copia di “Il Libro dei Fatti”.  

Saviano: “15 anni dalla mia vita scortata, vorrei che tutto questo finisse”

“Che anniversario strano. Di quelli che non sai bene come gestire. 15 anni fa iniziava la mia vita scortata. Vita… quasi vita, quasi morte. A metà”. E’ il post con cui lo scrittore Roberto Saviano fotografa la sua vita sotto scorta iniziata dopo le minacce di morte da parte dei cartelli camorristici del clan dei casalesi, esprimendo anche l’auspicio che la situazione possa cambiare. 

“Ora che abbiamo sentenze e prove a dimostrarlo possiamo gridarlo che non ci hanno ucciso perché gliel’abbiamo impedito, non perché ci è stato concesso. Ogni lettrice, ogni lettore, ogni dibattito, ogni luce ha protetto la vita e scardinato l’orrore. Sono passati 15 anni. Da 15 anni non posso aprire le portiere dell’auto blindata sulla quale viaggio, perché deve aprirla la scorta. Da 15 anni devo decidere con giorni di anticipo qualsiasi mia mossa, ed entrare solo in luoghi che siano stati prima bonificati. Ora, mentre scrivo, ho i ‘miei’ carabinieri intorno. Mi chiedo spesso quanto deve essere pesato anche a loro vivere blindati con me. Ogni giorno al mio fianco, a chiedersi quale sia il dolore di oggi: se un mio cedimento, la tensione di una lotta o chissà cosa. Ma ci sono e basta e ci sono sempre stati. Vorrei che tutto questo finisse, la battaglia la stiamo vincendo, la libertà del corpo devo riprenderla. Devo”.  

Rowling, esce oggi in contemporanea mondiale ‘Il maialino di Natale’

Una storia commovente e appassionante dell’amore di un bambino per il suo giocattolo preferito, un maialino di peluche, e di cosa è pronto a fare pur di ritrovarlo. E’ ‘Il maialino di Natale’, primo libro per ragazzi di J.K. Rowling, destinato ai lettori dagli 8 anni in poi, dopo la saga in sette volumi di Harry Potter. Il romanzo, che sarà tradotto in 20 lingue, esce oggi in contemporanea mondiale con le illustrazioni dell’artista pluripremiato Jim Field e sarà disponibile anche in versione ebook e audiolibro su Audible. 

Il protagonista è Jack, che adora il suo maialino di stoffa, Mimalino, detto Lino. È sempre lì per lui, nei giorni belli e in quelli brutti. Una vigilia di Natale, però, succede una cosa terribile: Lino si perde. Ma la vigilia di Natale è il giorno dei miracoli e delle cause perse, è la notte in cui tutto può prendere vita, anche i giocattoli. Jack e il suo nuovo pupazzo, il Maialino di Natale (fastidioso sostituto fresco di negozio), si imbarcano in un piano audace. Insieme intraprenderanno un viaggio mozzafiato nella Terra dei Perduti, dove – con l’aiuto di un portapranzo parlante, di una bussola coraggiosa e di un essere alato di nome Speranza – cercheranno di salvare il miglior amico che Jack abbia mai avuto dal terribile Perdente: un mostro fatto di rottami che divora ogni cosa. 

Secondo l’editore Salani, dal genio creativo di J.K. Rowling è uscita “una delle più belle storie di Natale mai scritte, piena della tenerezza irresistibile dell’infanzia di fronte al grande mistero della perdita”. L’affettuosa, inesauribile fantasia dell’autrice scozzese e “la compassione verso le persone e gli oggetti amati che assorbono i sentimenti umani sono la celebrazione del calore della famiglia, del prendersi cura e del sentirsi capiti e della autentica sostenibilità delle cose”. “Con le bellissime illustrazioni del pluripremiato artista Jim Field, Il Maialino di Natale è destinato a diventare un classico amato da adulti e bambini”, conclude l’editore. 

‘Il Maialino di Natale’ è il primo romanzo per ragazzi che Rowling scrive dopo Harry Potter e segue il suo brillante ritorno alla pubblicazione per i bambini con la fiaba dello scorso anno ‘L’Ickabog’, serializzata online durante il lockdown per intrattenere i più piccoli e in seguito pubblicata donando tutti i suoi diritti all’organizzazione benefica Volant per aiutare le persone più colpite dalla pandemia di Covid-19. 

Premio Lattes Grinzane 2021, vince Nicola Lagioia

Nicola Lagioia con “La città dei vivi” (Einaudi) è il vincitore dell’undicesima edizione del Premio Lattes Grinzane, riconoscimento internazionale intitolato a Mario Lattes, che fa concorrere insieme autori italiani e stranieri ed è dedicato ai migliori libri di narrativa pubblicati nell’ultimo anno. A proclamare la sua vittoria sono stati i voti di 400 studentesse e studenti delle venticinque giurie scolastiche delle scuole superiori (ventiquattro in Italia e una a Madrid). La cerimonia di consegna del riconoscimento a Nicola Lagioia, direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino, si è tenuta oggi pomeriggio al Teatro sociale Busca di Alba (Cuneo). 

Gli altri quattro finalisti in gara erano: Kader Abdolah (nato in Iran e rifugiato politico in Olanda) con “Il sentiero delle babbucce gialle” (Iperborea; traduzione di Elisabetta Svaluto Moreolo), Bernardine Evaristo (britannica di origini nigeriana) con “Ragazza, donna, altro” (Sur; traduzione di Martina Testa), Maylis de Kerangal (francese) con “Un mondo a portata di mano” (Feltrinelli; traduzione di Maria Baiocchi), Richard Russo (statunitense) con “Le conseguenze” (Neri Pozza; traduzione di Ada Arduini). 

Margaret Atwood (Canada), edita in Italia principalmente da Ponte alle Grazie, ha ricevuto il Premio Speciale Lattes Grinzane 2021, attribuito ogni anno a un’autrice o autore internazionale di fama riconosciuta a livello mondiale, che nel corso del tempo abbia raccolto un condiviso apprezzamento di critica e di lettori. Davanti al pubblico del teatro ha proposto una lectio magistralis sulla scrittura e la narrazione, dal titolo “Raccontare storie”. Autrice di romanzi di successo come “Il racconto dell’Ancella”, “I testamenti”, “L’altra Grace” e “L’anno prima del diluvio”, molti dei quali trasposti in serie televisive, Atwood ha di recente pubblicato in Italia la raccolta di poesie “Moltissimo” (Ponte alle Grazie) e “Tric Trac Trio” (Salani) per il lettori più piccoli. 

Questa la motivazione della giuria tecnica sul romanzo di Nicola Lagioia: “L’autore ricostruisce un evento reale, dai caratteri estremi e inquietanti: l’assassinio truce di un giovane da parte di due ragazzi di buona famiglia. La ricerca sull’identità dei protagonisti, sulle loro esistenze, sui loro universi familiari, sui giorni che hanno preceduto il delitto e sulle vicende successive, fino ai processi e al suicidio di uno dei responsabili, si sovrappone alla vita di colui che narra e cerca di capire, alle sue più immediate reazioni nei giorni dell’evento, ai suoi incontri con gli inquirenti e con molte persone variamente in rapporto con gli stessi protagonisti. Tutto viene percepito dentro le lacerazioni di Roma, nel veleno di sfacelo e di morte che la possiede, al di là del quale comunque resiste una forza vitale, qualcosa che si impone e cattura oltre ogni limite. Proprio immergendosi nel pulsante respiro di Roma il narratore porta alla luce tanti resistenti barlumi di umanità; interroga con trattenuta delicatezza, senza moralismo ma anche senza indulgenza, le ragioni di ciascuno, lontano da ogni indiscrezione e da ogni compiacimento per l’eccesso. Dalle ragioni di un male che sembra rappreso nelle cose, nello sfaldarsi degli spazi civili e sociali, pare quasi estrarre una speranza di umanità e di riscatto”. 

All’appuntamento ad Alba del Premio, si aggiungono quest’anno momenti speciali nel capoluogo piemontese con alcuni autori e autrici del Premio Lattes Grinzane, come anteprima del Salone Internazionale del Libro di Torino: Margaret Atwood, Kader Abdolah e Maylis de Kerangal terranno singoli incontri aperti al pubblico domenica 3 ottobre a Torino, organizzati dal Salone Internazionale del Libro di Torino (Centro Congressi Lingotto, dalle ore 15.30). 

David ‘censurato’ a Expo Dubai, è polemica

Il David di Michelangelo ‘star’ all’Expo di Dubai, ma con le nudità nascoste. E’ polemica sulla scelta di mostrare l’iconica riproduzione in grandezza naturale del capolavoro in modo tale da non mostrare le parti intime della statua. “L’Italia oscura il David di Michelangelo a Dubai in ossequio alla tradizione islamica: un’umiliazione inaudita, inaccettabile, intollerabile” dice all’Adnkronos Vittorio Sgarbi. “Lo Stato italiano umiliato e l’arte italiana mortificata. Un vero e proprio schifo”. “Ci troviamo di fronte all’umiliazione dell’arte italiana. La prova del fallimento dell’Italia all’Expo, dopo che Di Maio era andato qualche mese fa a dire che era un capolavoro”, affonda il critico d’arte. Che incalza: “O tu dici che è un problema tecnico per spendere, di meno, o altrimenti è come quando Renzi fece scoprire le sculture per la venuta di Rouhani dall’Iran, mentre Rouhani è persona raffinatissima e sa distinguere fra arte e pornografia. E’ ridicolo”. 

“Si tratta di un tema biblico: è un tema biblico, non è un tema pagano. Pertanto, ‘cancellare’ una parte del David di Michelangelo al Padiglione Italia dell’Expo di Dubai è proprio piegare la testa alla religione e alla loro cultura”. “Grottesco e ridicolo -aggiunge Sgarbi- Questo è un tema vero su cui pronunciarsi. Non certo quello della Spigolatrice di Sapri, che è una donna e fa parte della scultura italiana, in cui ci sono i nudi, c’è Canova, c’è Botticelli, e non c’è nulla da dire”. 

 

“Rispettiamo ogni possibile interpretazione che come tale è personale ma l’impostazione concettuale del cuore del Padiglione è esattamente opposta”. Lo afferma in una nota il direttore artistico del Padiglione Italia all’Expo Dubai, Davide Rampello, in merito alle polemiche suscitate dall’allestimento del David di Michelangelo all’Expo. “Il David, icona di bellezza e perfezione, è posto al centro dell’area chiamata Teatro della Memoria. Nella cultura odierna, confondiamo il concetto di memoria con l’archivio. Ma la memoria ha molto di più, il fattore emozionale: il David, in quella posizione, offre subito lo sguardo ai visitatori diventando il testimonial della memoria”. Si tratta quindi, secondo Rampello, “di una prospettiva inedita, introspettiva ed emozionante. La statua poggia all’interno dell’area dedicata alle visite di rappresentanza da cui é comunque visibile nella sua interezza dal basso. Questo è stato l’approccio concettuale, il resto sono interpretazioni che valgono come tali”. 

“Non entro nel merito della polemica e auguro al Padiglione Italia il successo meritato” ha detto all’Adnkronos Cecilie Hollberg, direttrice del museo fiorentino che custodisce il capolavoro iconico di Michelangelo, a proposito della copia ad altezza originale presentata all’Expo di Dubai e le cui parti intime sarebbero state nascoste per evitare imbarazzi. “Il David originale rimane unico ed è ammirabile nella sua piena bellezza e perfezione esclusivamente nella Galleria dell’Accademia di Firenze”. 

 

“Il David è un’opera d’arte e non deve essere censurata” sottolinea, parlando con l’Adnkronos, il critico d’arte Achille Bonito. “E’ un’immagine dell’Italia. A Dubai hanno usato un escamotage, una forma di prudenza per venire incontro alla sensibilità di un continente che ha altri principi religiosi”. Ed ha aggiunto ancora Achille Bonito Oliva, celebrato in questi giorni da una mostra al Castello di Rivoli, ‘Abo Theatron – L’Arte o la Vita’: “l’Expo accoglie un pubblico molto vasto che non ha sempre autodifese. Il David è inserito all’interno di una struttura. In questo modo gli organizzatori l’hanno protetto dagli sguardi del pubblico, soprattutto quello arabo”. 

“La censura sul David di Michelangelo a Dubai mi sembra una scelta ipocrita, ma comprensibile” dichiara all’Adnkronos lo stilista Guillermo Mariotto, che veste molte signore di Dubai. “A mio avviso è una forma di rispetto nei confronti di una morale, di precetti inossidabili. La nudità nel mondo arabo è un tabù, un mixer tra cultura e religione”.  

 

 

Al via ‘The Source’, concorso letterario per racconti di climate fiction italiani

Alla ricerca dei Cormac McCarthy d’Italia. Al via The Source, il concorso letterario che sceglierà i migliori racconti di genere climate fiction italiani. L’iniziativa, promossa da Gruppo CAP, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, in collaborazione con Libromania, società controllata dalla casa editrice DeA Planeta Libri, prende spunto dal podcast omonimo, The Source, rilasciato quest’estate e disponibile gratuitamente su tutte le più importanti piattaforme, e che racconta gli effetti e le conseguenze dei cambiamenti climatici in un’Italia che per 15 anni ha ignorato gli allarmi degli scienziati, ritrovandosi all’improvviso vittima della prima crisi idrica della storia. 

Il concorso, che prende il via oggi 22 settembre e termina il 30 novembre, rilancia la sfida a scrittori e aspiranti tali: scrivere un racconto inedito all’interno del genere letterario chiamato climate fiction (Cli-Fi), ovvero quel filone della fantascienza che si misura col tema dei cambiamenti climatici. 

Da sempre, infatti, il cinema, il teatro e la letteratura hanno svolto anche una funzione profetica. La narrazione di un futuro possibile, la creazione di un immaginario, di volta in volta apocalittico, fiabesco, allegorico è parte stessa della tradizione narrativa del mondo. La riflessione sul tempo e sul domani ha prodotto grandi capolavori, e solo alla metà del Novecento, per circoscrivere un macrogenere, si è coniato il termine fantascienza o science fiction. 

La climate fiction è, invece, un’etichetta decisamente più recente. Tra i nomi illustri che vi sono misurati troviamo, per limitarci ai più celebri, James G. Ballard (Il mondo sommerso), Ian McEwan (Solar), Margaret Atwood, celebre per Il racconto dell’ancella, (la Trilogia di Maddaddam) e, il più famoso di tutti, Cormac McCarthy, autore del romanzo post apocalittico La strada, vincitore del premio Pulitzer nel 2007. 

Quella dei cambiamenti climatici è una questione che costituisce oggi la grande priorità nelle agende dei governi e delle principali istituzioni internazionali. Lo scioglimento dei ghiacci, la crescita del livello degli Oceani, le precipitazioni e i fenomeni meteorologici estremi sono sempre più diffusi, mentre vaste aree del pianeta sono colpite da siccità e ondate di calore senza precedenti. Questa estate in Italia sono letteralmente andati in fumo 158 ettari di territorio, un’area pari alle Città di Roma, Napoli e Milano messe insieme. Le inondazioni che hanno devastato il centro Europa nel mese di luglio hanno causato più di 180 vittime nella sola Germania. 

Si tratta di fenomeni che, secondo gli scienziati, sono destinati a intensificarsi: si pensi che il decennio 2010-2019, è stato il più caldo da quando esistono registrazioni attendibili e regolari della temperatura. Cambiamenti che rendono sempre più frequenti fenomeni di dissesto idrogeologico, crisi dei sistemi agricoli, crisi idrica, diffusione di epidemie ed estinzione di specie animali e vegetali. Scopo di The Source è quello di dare un contributo in termini di sensibilizzazione e di farlo attraverso lo strumento dell’immaginazione e dello storytelling.  

Fino al 30 novembre, sarà possibile inviare il proprio racconto di climate fiction, compreso fra le 20 e le 30 mila battute, caricandolo sul sito ufficiale thesource.gruppocap.it. I migliori elaborati, selezionati da una giuria, saranno raccolti in un libro-antologia curato in collaborazione con Libromania, che vedrà la luce nella primavera del 2022. 

The Source è solo l’ultima delle tante iniziative di sensibilizzazione sui temi ambientali ideate da Gruppo CAP. Lo scorso anno l’azienda pubblica ha promosso l’operazione Let’s Green!, concorso nato con l’intento di premiare le buone pratiche di sostenibilità di cittadini e associazioni eleggendo i Comuni più green della Città Metropolitana di Milano. 

Per maggiori informazioni, per ascoltare le puntate di The Source, e per consultare il regolamento del concorso: https://thesource.gruppocap.it/ 

Morto a 97 anni Anthony Hewish, il Nobel che scoprì le pulsar

E’ morto a 97 anni il fisico e astronomo britannico Anthony Hewish, vincitore del Premio Nobel per la Fisica nel 1974. Premio condiviso con Martin Ryle, per il suo contributo allo sviluppo della radioastronomia e per il suo ruolo nella scoperta delle pulsar. L’annuncio della scomparsa, avvenuta il 13 settembre, è stato dato dal Gonville & Caius College dell’Università di Cambridge, di cui era professore emerito di radioastronomia. 

Nato a Fowey, in Cornovaglia, l’11 maggio 1924, Hewish ha compiuto i suoi studi all’Università di Cambridge, dove ha poi intrapreso la carriera accademica (dal 1971 ha ricoperto la cattedra di radioastronomia) e dove ha svolto la sua attività di ricerca presso il Cavendish Laboratory sotto la guida di Ryle. Si è occupato tra l’altro di macchie e venti solari e di radiosorgenti astronomiche.  

A Hewish si deve la scoperta nel 1964 del fenomeno della “scintillazione interplanetaria”, un effetto dovuto alla diffrazione subìta dalle onde elettromagnetiche nell’attraversare nubi di plasma o di altre regioni astronomiche a ionizzazione irregolare. Tale fenomeno, analogo a quello della scintillazione della luce delle stelle per le turbolenze atmosferiche, permette di conoscere le dimensioni delle radiosorgenti e le caratteristiche dello spazio attraversato dalle onde elettromagnetiche. 

Il suo contributo più importante è stato la scoperta nel 1967 di radiosorgenti di grande potenza pulsanti con eccezionale regolarità (superiore a una parte su 10.000.000), chiamate pulsar (dall’inglese pulsating star), per cui ha ottenuto il Nobel per la Fisica. Era membro di numerose accademie (American Academy of arts and sciences, Royal astronomical society, Royal Society) e ha ricevuto molteplici premi e riconoscimenti internazionali. Ha ricevuto la Medaglia Eddington dalla Royal Astronomical Society nel 1969 ed Ha diretto l’Osservatorio Radioastronomico Mullard dal 1982 al 1988. 

Hewish e il suo allievo nigeriano Sam Okoye scoprirono nel 1964 un’attività nella Nebulosa del Granchio, che solo dopo alcuni anni si rivelò essere una pulsar. La scoperta effettiva avvenne nel 1968 grazie ad una delle sue dottorande di ricerca Jocelyn Bell: fu lei a notare ed individuare una radio sorgente che fu poi identificata come una stella di neutroni rotante, ovvero una pulsar, oggi nota come Psr B1919+21. La pubblicazione che annunciava la scoperta aveva cinque autori: il primo nome era quello di Hewish, il secondo quello di Bell. 

Il Premio Nobel a Ryle e Hewish senza l’inclusione di Bell (soprattutto derubricando la posizione di Jocelyn Bell) fu piuttosto controverso e fu condannato dal celebre astronomo Fred Hoyle. Altri fecero notare che il Premio era stato consegnato soprattutto per il lavoro di Ryle e Hewish nel campo della radioastronomia in generale, con una particolare menzione per la scoperta delle pulsar. 

Venezia, Istituto Berggruen apre primo centro attività europeo in Casa dei Tre Oci

Ridare vita ad uno storico palazzo di Venezia e creare un centro europeo per sviluppare idee fondamentali e modellare istituzioni politiche, economiche e sociali per le esigenze del XXI secolo. Questo l’obiettivo dell’Istituto Berggruen che recentemente ha acquistato dalla Fondazione di Venezia la Casa dei Tre Oci della Giudecca. E sempre con quest’ottica ieri è si è svolto il primo evento ufficiale che aprirà una lunga stagione di manifestazioni culturali, con contributi di caratura internazionale, per ridare nuova vita ad un edificio storico di Venezia.  

Costruita nel 1913, la Casa dei Tre Oci (così definita per i caratteristici tre archi sulla facciata che dà sul Canal Grande) ha da sempre accolto artisti e intellettuali, oltre a costituire un classico esempio di architettura neogotica. La Fondazione di Venezia ha acquisito l’immobile nel 2000 e, dopo un attento restauro, nel 2012 ha riaperto l’edificio al pubblico come spazio per le mostre fotografiche. Nel 2007 la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto ha dichiarato la Casa dei Tre Oci bene di interesse storico e artistico. Ed ora, con il passaggio di proprietà all’Istituto Berggruen, l’obiettivo è di creare un centro di attività europea, un luogo di incontro per il dialogo globale e per nuove idee, che ospiti un programma internazionale di convegni, workshop, simposi e mostre nelle arti visive e nell’architettura.