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Categoria: Cultura

Morto a 97 anni Anthony Hewish, il Nobel che scoprì le pulsar

E’ morto a 97 anni il fisico e astronomo britannico Anthony Hewish, vincitore del Premio Nobel per la Fisica nel 1974. Premio condiviso con Martin Ryle, per il suo contributo allo sviluppo della radioastronomia e per il suo ruolo nella scoperta delle pulsar. L’annuncio della scomparsa, avvenuta il 13 settembre, è stato dato dal Gonville & Caius College dell’Università di Cambridge, di cui era professore emerito di radioastronomia. 

Nato a Fowey, in Cornovaglia, l’11 maggio 1924, Hewish ha compiuto i suoi studi all’Università di Cambridge, dove ha poi intrapreso la carriera accademica (dal 1971 ha ricoperto la cattedra di radioastronomia) e dove ha svolto la sua attività di ricerca presso il Cavendish Laboratory sotto la guida di Ryle. Si è occupato tra l’altro di macchie e venti solari e di radiosorgenti astronomiche.  

A Hewish si deve la scoperta nel 1964 del fenomeno della “scintillazione interplanetaria”, un effetto dovuto alla diffrazione subìta dalle onde elettromagnetiche nell’attraversare nubi di plasma o di altre regioni astronomiche a ionizzazione irregolare. Tale fenomeno, analogo a quello della scintillazione della luce delle stelle per le turbolenze atmosferiche, permette di conoscere le dimensioni delle radiosorgenti e le caratteristiche dello spazio attraversato dalle onde elettromagnetiche. 

Il suo contributo più importante è stato la scoperta nel 1967 di radiosorgenti di grande potenza pulsanti con eccezionale regolarità (superiore a una parte su 10.000.000), chiamate pulsar (dall’inglese pulsating star), per cui ha ottenuto il Nobel per la Fisica. Era membro di numerose accademie (American Academy of arts and sciences, Royal astronomical society, Royal Society) e ha ricevuto molteplici premi e riconoscimenti internazionali. Ha ricevuto la Medaglia Eddington dalla Royal Astronomical Society nel 1969 ed Ha diretto l’Osservatorio Radioastronomico Mullard dal 1982 al 1988. 

Hewish e il suo allievo nigeriano Sam Okoye scoprirono nel 1964 un’attività nella Nebulosa del Granchio, che solo dopo alcuni anni si rivelò essere una pulsar. La scoperta effettiva avvenne nel 1968 grazie ad una delle sue dottorande di ricerca Jocelyn Bell: fu lei a notare ed individuare una radio sorgente che fu poi identificata come una stella di neutroni rotante, ovvero una pulsar, oggi nota come Psr B1919+21. La pubblicazione che annunciava la scoperta aveva cinque autori: il primo nome era quello di Hewish, il secondo quello di Bell. 

Il Premio Nobel a Ryle e Hewish senza l’inclusione di Bell (soprattutto derubricando la posizione di Jocelyn Bell) fu piuttosto controverso e fu condannato dal celebre astronomo Fred Hoyle. Altri fecero notare che il Premio era stato consegnato soprattutto per il lavoro di Ryle e Hewish nel campo della radioastronomia in generale, con una particolare menzione per la scoperta delle pulsar. 

Venezia, Istituto Berggruen apre primo centro attività europeo in Casa dei Tre Oci

Ridare vita ad uno storico palazzo di Venezia e creare un centro europeo per sviluppare idee fondamentali e modellare istituzioni politiche, economiche e sociali per le esigenze del XXI secolo. Questo l’obiettivo dell’Istituto Berggruen che recentemente ha acquistato dalla Fondazione di Venezia la Casa dei Tre Oci della Giudecca. E sempre con quest’ottica ieri è si è svolto il primo evento ufficiale che aprirà una lunga stagione di manifestazioni culturali, con contributi di caratura internazionale, per ridare nuova vita ad un edificio storico di Venezia.  

Costruita nel 1913, la Casa dei Tre Oci (così definita per i caratteristici tre archi sulla facciata che dà sul Canal Grande) ha da sempre accolto artisti e intellettuali, oltre a costituire un classico esempio di architettura neogotica. La Fondazione di Venezia ha acquisito l’immobile nel 2000 e, dopo un attento restauro, nel 2012 ha riaperto l’edificio al pubblico come spazio per le mostre fotografiche. Nel 2007 la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto ha dichiarato la Casa dei Tre Oci bene di interesse storico e artistico. Ed ora, con il passaggio di proprietà all’Istituto Berggruen, l’obiettivo è di creare un centro di attività europea, un luogo di incontro per il dialogo globale e per nuove idee, che ospiti un programma internazionale di convegni, workshop, simposi e mostre nelle arti visive e nell’architettura. 

Venezia, Bugliesi: ‘Grazie a Berggruen Casa Tre Oci torna a centro vita culturale città’

Un problema, quello di dover per forza vendere un edificio storico di Venezia, che diventa una soluzione non solo per la città ma anche per tutta l’Europa. La Fondazione di Venezia ha di recente ceduto la proprietà di uno degli edifici più caratteristici della Giudecca all’Istituto Berggruen ma non cambierà lo scopo della struttura, quello di continuare ad essere uno dei punti di riferimento culturali di Venezia. La Fondazione aveva acquisito la Casa dei Tre Oci nel 2000, avviando un restauro completo e terminato nel 2012. Nel 2007, inoltre, la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto ha dichiarato la Casa dei Tre Oci bene di interesse storico e artistico.  

Ed ora il passaggio di proprietà che lancia lo storico edificio verso una posizione di centro europeo per le attività culturali: “Ringrazio Nicolas Berggruen per lo spirito di collaborazione che l’Istituto ha portato alla Fondazione di Venezia nell’acquisire la Casa dei Tre Oci – dichiara Michele Bugliesi, presidente della Fondazione di Venezia – Celebriamo la realizzazione di un progetto di levatura internazionale coerente con lo scopo istituzionale della Fondazione e con la storia e il carattere di questo edificio. La Casa dei Tre Oci continua così ad essere luogo di confronto costruttivo sui temi contemporanei, pertanto guardiamo con piacere alla prospettiva di porla al centro della vita culturale cittadina in una futura collaborazione anche con altre istituzioni veneziane”. 

Premio Campiello, Giulia Caminito vince l’edizione 2021

(dall’inviato Paolo Martini) – E’ Giulia Caminito con ‘L’acqua del lago non è mai dolce’ (Bompiani) la vincitrice del Premio Campiello, giunto alla 59esima edizione. La proclamazione è avvenuta questa sera all’Arsenale di Venezia. Caminito ha ottenuto 99 voti su 270 votanti (30 membri della Giuria dei Lettori – 300 in totale – non hanno espresso preferenze). All’annuncio la 33enne vincitrice è scoppiata in un pianto. “Non mi aspettavo assolutamente nulla, certo non pensavo di vincere. Dedico alle donne il mio premio, perché possano sempre avere la possibilità di leggere e scrivere ovunque”, le sue prime parole, pronunciate stando seduta, perché, ha detto, “ho un problema di salute”.  

Al secondo posto si è classificato Paolo Malagutti con “Se l’acqua ride” (Einaudi) con 80 voti; al terzo Paolo Neri con “Sanguina ancora. L’incredibile vita di Fedor M. Dostoevskij” (Mondadori) con 37 voti; al quarto Carmen Pellegrino con “La felicità degli altri” (La nave di Teseo) con 36 voti; al quinto Andrea Bajani con “Il libro delle case” (Feltrinelli) con 18 voti. 

Giulia Caminito è nata a Roma nel 1988 e si è laureata in Filosofia politica. Ha esordito con il romanzo “La Grande A” (Giunti 2016, Premio Bagutta opera prima, Premio Berto e Premio Brancati giovani), seguito nel 2019 da “Un giorno verrà” (Bompiani, Premio Fiesole Under 40). “L’acqua del lago non è mai dolce” (Bompiani 2021) è il suo terzo romanzo, che è stato nella cinquina dei finalisti del Premio Strega vincendo il Premio Strega Off. Il libro premiato con il Campiello racconta una storia ambientata nel paese di Anguillara Sabazia, sul lago di Bracciano, dove vive Gaia, nella quale la timidezza affilata e la rabbia soffocata vengono nutrite dalla vergogna, la fatica di un’adolescenza sgraziata sboccia in violenza e la tenerezza si deforma in strazio. 

La cerimonia finale è stata condotta Andrea Delogu affiancata dal musicista e attore Lodo Guenzi dello Stato Sociale. In apertura un ricordo e un omaggio a Daniele Del Giudice, lo scrittore romano e veneziano di adozione, scomparso all’età di 72 anni giovedì scorso, dopo una lunga malattia (soffriva da tempo del morbo di Alzheimer), a cui quest’anno era stato attribuito il Campiello alla carriera. A ritirare il premio è stato Ernesto Franco, direttore editoriale di Einaudi, editore di tutti i libri di Del Giudice e suo amici. “Non c’è nessun sentimentalismo nei libri di Daniele – ha detto – ma una continua ricerca in grado di descrivere il modo di sentire il mondo contemporaneo”. A Daniela Gambaro è stato consegnato il Premio Campiello Opera Prima per il romanzo ”Dieci storie quasi vere” (Nutrimenti).  

Walter Veltroni, presidente della Giuria dei Letterati della 59esima edizione, ha fatto un primo breve bilancio: “Sono grato alla Fondazione Il Campiello per avuto l’opportunità di presiedere una giuria di grande qualità e lavorare insieme è stato bello e gradevole. Il Campiello si segnala nel panorama dei premi letterari per l’autonomia. La giuria ha lavorato in totale autonomia, e questo è un valore. E’ un premio che ha una doppia valutazione, con una giuria di qualità e con una giuria formata dai destinati finali dei libri, cioè i lettori. E infine è un premio che è in gradi di trovare un punto di contatto tra la leggibilità e la qualità”. 

La giornata veneziana del Campiello si era aperta al mattino, al Fondaco dei Tedeschi, accanto al Ponte di Rialto, con la tradizionale conferenza stampa, nel corso della quale è stato proclamato il vincitore della 26esima edizione del Campiello Giovani, il concorso riservato ai giovani tra i 15 e i 22 anni, organizzato dalla Fondazione Il Campiello – Confindustria Veneto. 

Alice Scalas Bianco, 18 anni di Vigevano (Pavia), fresca di diploma di liceo classico, si è aggiudicata il premio con il racconto “Ritratto di Parigi” scelto dalla Giuria dei Letterati, presieduta da Walter Veltroni, tra i cinque racconti arrivati in finale. Il premio è stato consegnato da Marco Dalla Bernardina, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Veneto. 

Questa la motivazione della Giuria: “Il racconto di Alice Scalas Bianco ha la qualità di unire in un solo gesto ingenuità e intelligenza, dispersione e lampi di lucidità ironica. Ai luoghi comuni inevitabilmente vincenti, l’autrice ha cercato di resistere con la dolcezza di un racconto che si fa leggere fino alla fine”. Gli altri finalisti di questa edizione del Campiello Giovani erano: Salvatore Lamberti, 19 anni di Scisciano (Na), con il racconto “Roman”, Shannon Magri, 22 anni di Castel Gabbiano (Cr) con il racconto “Kiyoshi nella tempesta”, Martina Sangalli, 21 anni di Carugo (Co) con il racconto “Blu colomba” e Camilla Tibaldo, 21 anni di Trecenta (Ro) con il racconto “La somiglianza”. 

Appena iscritta a lettere moderne all’Università di Bologna, con il sogno di lavorare nel mondo dell’editoria, Alice ha detto: “E’ un grande onore ricevere questo premio e ringrazio tutte le persone che mi hanno letto e apprezzato e grazie al Campiello per la bellissima esperienza che mi ha fatto vivere. E’ un racconto scritto in due o tre settimane durante una quarantena forzata. Non ne potevo più di studiare a distanza e ho trovato uno sfogo anche scrivendo questo racconto”.  

Durante la conferenza stampa è stata inoltre assegnata da Riccardo Di Stefano, presidente nazionale dei Giovani Imprenditori, la menzione speciale del Gruppo Giovani di Confindustria per il miglior racconto che ha trattato il tema della cultura di impresa. La menzione è stata attribuita a Lorenzo Molinetti, 21 anni, di Chiavenna (So).  

E ora sta per entrare nel vivo il Premio Campiello Junior, prima edizione del riconoscimento letterario rivolto agli autori di opere italiane di narrativa e poesia scritte per i bambini e i ragazzi tra i 10 e i 14 anni. Il Premio, nato dalla collaborazione tra Pirelli e il Campiello, giunta al secondo anno, ha l’obiettivo di promuovere la lettura tra le giovani generazioni, nella convinzione che leggere e raccontare storie siano elementi fondamentale per la formazione e l’educazione culturale e civile. 

Cultura, tutto pronto a Scilla per l’International Annual Meeting SudeFuturi III

Archiviato il prequel che si è tenuto il 27 e il 28 agosto scorsi, la macchina organizzativa della Fondazione Magna Grecia si è già messa in moto in vista del terzo International Annual Meeting SudeFuturi – (R)innoviamo il Mezzogiorno. Dopo le edizioni dei due anni precedenti, a Mondello e a Roma, quella del 2021 avrà come scenario lo sfondo suggestivo del Castello Ruffo di Scilla, centro della costa tirrenica calabrese scelto dalla FMG quale emblema delle enormi potenzialità del Mezzogiorno. Tra il 9 e l’11 settembre oltre 60 personalità di spicco dello scenario italiano e internazionale si confronteranno tra loro, sollecitati dagli interventi e dalle domande dei giornalisti Paolo Mieli, Antonio Padellaro e Giuseppina Paterniti.  

“Il progetto SudeFuturi -spiegano dalla Fondazione Magna Grecia- nasce dall’esigenza di individuare, raccontare e costruire percorsi di futuro per il Mezzogiorno. Perché per rilanciare l’Italia è necessario delineare i futuri di una crescita sociale ed economica del Sud, che può diventare il vero motore della ripartenza”. 

‘Ladra di parole’, la lotta delle donne per il diritto all’istruzione

A Ikati, un villaggio nel cuore della Nigeria, il destino delle donne è segnato: passano l’infanzia a occuparsi della casa e dei fratelli più piccoli, vanno a scuola solo per imparare a leggere e scrivere e poi vengono date in moglie al miglior offerente. Ma la quattordicenne Adunni è diversa: ama studiare, scoprire parole nuove per dar voce ai propri pensieri, per capire il mondo, per immaginare un altro futuro. E sogna di diventare maestra, di spiegare alle bambine come, grazie all’istruzione, possano liberarsi della miseria, guardare lontano, cercare la loro strada. Un sogno che però sembra infrangersi la mattina in cui il padre le annuncia di averla promessa a Morufu, un uomo molto più vecchio di lei e con già altre due mogli. Adunni sa che la sua famiglia ha un disperato bisogno dei soldi di Morufu, eppure non si arrende, nemmeno dopo aver compiuto il suo dovere di figlia, nemmeno dopo che una tragedia la obbligherà a scappare a Lagos, dove diventerà la serva di una donna prepotente e crudele. 

Adunni è la protagonista del libro ‘La ladra di parole’ di Abi Darè (Casa Editrice Nord), in libreria dal prossimo 26 agosto. Anche nell’ora più buia, Adunni saprà trovare parole di coraggio e di speranza, parole che le daranno la forza di trasformare il suo sogno in realtà. Narrato in prima persona dalla voce sincera e spiazzante di Adunni, questo romanzo ci restituisce il ritratto di una ragazza forte e determinata, capace di aggrapparsi alla speranza anche nei momenti più bui. Un romanzo che esalta tutte quelle donne che ogni giorno lottano per un mondo più giusto. Una storia drammatica ed emozionante, che svela una realtà umana e sociale sconosciuta a molti. Una voce – sincera, spiazzante, indimenticabile – che arriva dritta al cuore e non lo lascia più. Un libro che, proprio come dice Adunni, è un amico che aiuta a trovare la libertà. 

Pompei, nuova scoperta: tomba con resti umani mummificati

Nuova scoperta negli scavi di Pompei. Resti umani mummificati, capelli e ossa di un individuo inumato in una antica sepoltura, rinvenuta presso la necropoli di Porta Sarno, a est dell’antico centro urbano di Pompei. Sulla lastra marmorea posta sul frontone della tomba un’iscrizione commemorativa del proprietario Marcus Venerius Secundio richiama, straordinariamente, lo svolgimento a Pompei di spettacoli in lingua greca, mai prima attestati in maniera diretta. Si tratta dell’ultima scoperta di Pompei, avvenuta nel corso di una campagna di scavo promossa nell’area della necropoli di Porta Sarno, dal Parco Archeologico di Pompei e dall’Università Europea di Valencia. 

”Pompei non smette di stupire e si conferma una storia di riscatto, un modello internazionale, un luogo in cui si è tornati a fare ricerca e nuovi scavi archeologici grazie alle tante professionalità dei beni culturali che, con il loro lavoro, non smettono di regalare al mondo risultati straordinari che sono motivo di orgoglio per l’Italia”, dichiara il Ministro della Cultura, Dario Franceschini. La struttura sepolcrale, risalente agli ultimi decenni di vita della città, è costituita da un recinto in muratura, sulla cui facciata si conservano tracce di pittura: si intravedono piante verdi su sfondo blu. 

Il personaggio di Marcus Venerius Secundio, che compare anche nell’archivio di tavolette cerate del banchiere pompeiano Cecilio Giocondo, proprietario della domus omonima su via Vesuvio, era uno schiavo pubblico e custode del tempio di Venere. Una volta liberato, aveva poi raggiunto un certo status sociale ed economico, come emergerebbe non solo dalla tomba piuttosto monumentale, ma anche dall’iscrizione: oltre a diventare Augustale, ovvero membro del collegio di sacerdoti dediti al culto imperiale, come ricorda l’epigrafe, ”diede ludi greci e latini per la durata di quattro giorni”.  

“Ludi graeci è da intendere come spettacoli in lingua greca – commenta il direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel – è la prima testimonianza certa di esibizioni a Pompei in lingua ellenica, ipotizzate in passato sulla base di indicatori indiretti. Abbiamo qui un’altra tessera di un grande mosaico, ovvero la Pompei multietnica della prima età imperiale, dove accanto al latino è attestato il greco, all’epoca la lingua franca del Mediterraneo orientale. Che si organizzassero anche spettacoli in greco è prova del clima culturale vivace e aperto che caratterizzava l’antica Pompei, un po’ come l’esibizione straordinaria di Isabelle Huppert nel Teatro Grande poche settimane fa, in lingua francese, ha dimostrato che la cultura non ha confini”. 

Non meno eccezionale dell’iscrizione risulta la sepoltura di Marco Venerio Secundio. Si tratta di uno degli scheletri meglio conservati ritrovati nella città antica. Il defunto fu inumato in una piccola cella di 1,6 x 2,4 metri posta alle spalle della facciata principale, mentre nella restante parte del recinto sono state riscontrate due incinerazioni in urna, una in un bellissimo contenitore in vetro appartenente a una donna di nome Novia Amabilis. 

Nella fase romana di Pompei, il rito funerario prevedeva di norma l’incinerazione, mentre solo bambini piccoli venivano inumati. La sepoltura di Marco Venerio è dunque altamente insolita anche per il rito funerario adottato, considerando che si trattava di un uomo adulto di più di 60 anni, come emerge da una prima analisi delle ossa ritrovate nella camera funeraria. Le caratteristiche della camera funeraria, che consisteva in un ambiente ermeticamente chiuso, hanno creato le condizioni per lo stato di conservazione eccezionale in cui è stato trovato lo scheletro, con capelli e un orecchio ancora visibili. Inoltre, sono stati recuperati elementi di corredo, tra cui due unguentaria in vetro e numerosi frammenti di ciò che sembra essere un tessuto. 

”Bisogna ancora comprendere se la mummificazione parziale del defunto è dovuta a un trattamento intenzionale o meno – spiega il professor Llorenç Alapont dell’Università di Valencia – In questo l’analisi del tessuto potrebbe fornire ulteriori informazioni. Dalle fonti sappiamo che determinati tessuti come l’asbesto venivano utilizzati per l’imbalsamazione. Anche per chi come me si occupa di archeologia funeraria da tempo, la straordinaria ricchezza di dati offerti da questa tomba, dall’iscrizione alle sepolture, ai reperti osteologici e alla facciata dipinta, è un fatto eccezionale, che conferma l’importanza di adottare un approccio interdisciplinare, come l’Università di Valencia e il Parco Archeologico hanno fatto in questo progetto”. 

I resti umani e organici trovati nel recinto funerario di Porta Sarno sono stati trasportati al Laboratorio di Ricerche Applicate nel sito di Pompei dove sono stati sottoposti a interventi di analisi e di conservazione. Al tempo stesso, il Parco Archeologico ha avviato una serie di interventi di messa in sicurezza, volti a garantire la manutenzione della necropoli di Porta Sarno nelle more della definizione di un più ampio progetto di restauro e fruizione dell’area. La necropoli attualmente non è visitabile in quanto ubicata al di là della linea ferroviaria della Circumvesuviana, ma il Parco ha avviato uno studio di fattibilità per includerla nell’area aperta al pubblico. 

Le attività di scavo e di recupero da parte dell’università di Valencia sono state coordinate dal prof. Llorenç Alapont del Dipartimento di Preistoria e Archeologia, mentre come funzionari responsabili del Parco Archeologico sono intervenute l’archeologa Luana Toniolo, la restauratrice Teresa Argento e l’antropologa Valeria Amoretti. 

Morto Enzo Fiaccolo, storico disegnatore di Diabolik

Enzo Facciolo, storico disegnatore di Diabolik, è morto oggi all’età di 89 anni. Disegnatore di Diabolik fin dal 1963, Facciolo fu incaricato dalle sorelle Giussani, creatrici del personaggio, di uniformare l’aspetto dei protagonisti dando a Diabolik, ma anche a Ginko ed Eva, l’immagine grafica che ancora oggi li caratterizza. “Mi sembra inaccettabile che Enzo Facciolo non sia più qui, pronto a parlare di qualsiasi argomento (preferibilmente non di fumetti) come facevamo da più di cinquant’anni. Con il Maestro se ne va una parte della mia vita”, le parole di Mario Gomboli, direttore di Astorina.  

Nato a Milano nel 1931, Facciolo frequenta la Scuola d’arte al Castello Sforzesco. Diplomatosi, fonda un suo studio d’animazione la cui attività sperimentale lo pone all’attenzione dei grandi fratelli Pagot nel 1954. Nel 1959 scrive e disegna il suo rimo fumetto, una serie breve intitolata “Clint due colpi” per le Edizioni Domai. Nel 1963 viene chiamato dalla casa Editrice Astorina e firma l’episodio numero 10 ‘L’impiccato’.  

Per dare una caratterizzazione definitiva a Diabolik, su esplicita richiesta delle sorelle Giussani, Facciolo si ispira agli occhi e al volto dell’attore Robert Taylor, creando anche il caratteristico cappuccio aderente al posto del passamontagna degli esordi. Sue sono anche la caratterizzazione di Ginko e Eva Kant (ispirata a Grace Kelly), nonché di Altea (Ispirata a Capucine). Il logo della casa editrice Astorina, tutt’ora in uso, con Diabolik che lancia il pugnale è ispirato a un suo disegno. Enzo Facciolo ha illustrato, da solo o con altri, 245 episodi della diabolika collana. 

Antonio Pennacchi, chi era il ‘fasciocomunista’ che trionfò allo Strega

Lo scrittore Antonio Pennacchi, vincitore del Premio Strega nel 2010 con “Canale Mussolini” (Mondadori), è morto oggi pomeriggio, poco dopo le 18, a causa di un malore improvviso, nella sua casa di Latina. Aveva 71 anni. Lascia la moglie Ivana e i figli Marta e Gianni. 

La testimonianza, letteraria ma limpidamente realistica, dei trent’anni di lavoro operaio è consegnata da Pennacchi alle pagine del suo romanzo di esordio “Mammut” (Donzelli, 1994). Il più fortunato “Il fasciocomunista. Vita scriteriata di Accio Benassi” (Mondadori, 2003), ispirato alle prime esperienze politiche dell’autore, è stato portato nel 2007 sul grande schermo dal regista Daniele Lucchetti con il film dal titolo “Mio fratello è figlio unico”, con Riccardo Scamarcio ed Elio Germano. La pellicola ha avuto un successo sorprendente al botteghino e ha vinto un premio speciale al Festival di Cannes, ma lo scrittore ha fortemente polemizzato con il regista perché nella seconda parte del film la trama del libro a suo dire sarebbe stata stravolta. 

La memoria dei luoghi, l’appartenenza alla terra e le contraddizioni sociali causate da genti italiche di diversa provenienza ed estrazione tipiche dell’Agro pontino costituiscono il corpus narrativo, di stile schietto e sanguigno, di diversi libri di Pennacchi, sebbene il grande successo con “Canale Mussolini” (Mondadori, 2010), trionfatore allo Strega, finalista al Premio Campiello e vincitore del Premio Acqui Storia come “romanzo storico dell’anno”. 

Nato a Latina il 26 gennaio 1950, era figlio di coloni giunti nell’Agro pontino per la bonifica negli anni del fascismo. Il padre umbro e la madre veneta avevano allevato una famiglia numerosa con sette figli, tra cui il giornalista Gianni Pennacchi, prematuramente scomparso, e l’economista Laura Pennacchi, ex parlamentare Pds-Ds e sottosegretaria al Tesoro nel primo governo di Romano Prodi. 

Antonio Pennacchi si dedica alla politica sin da giovanissimo, ma, a differenza dei fratelli, che aderiscono tutti a organizzazioni di sinistra, si iscrive al Movimento Sociale Italiano. Viene però espulso dall’Msi dopo qualche anno per una manifestazione antiamericana contro la guerra in Vietnam. Decide poi di aderire ai marxisti-leninisti di ‘Servire il Popolo’. Successivamente entra, nell’ordine: nel Psi, nella Cgil, nella Uil, nel Pci e di nuovo nella Cgil. 

E’ stato operaio per quasi trent’anni, trascorsi per lo più nei turni di notte, presso la Fulgorcavi (poi Alcatel Cavi, poi Nexans) di Borgo Piave, a Latina. L’ultima espulsione – quella dalla Cgil nel 1983, a firma di Sergio Cofferati, allora segretario dei chimici – l’ha convinto a chiudere con la politica attiva. Così s’è rimesso a studiare e a scrivere. In anni recenti ha sostenuto il Partito democratico (2007). Nel 2011, in occasione delle elezioni comunali di Latina è tornato alla politica attiva sostenendo Futuro e Libertà e ottenendo l’1,05% delle preferenze. 

Nel 1994, a 44 anni – sfruttando un periodo di cassa integrazione – Antonio Pennacchi si è laureato in lettere con una tesi su Benedetto Croce all’Università “La Sapienza” di Roma. Nello stesso anno c’è stata la pubblicazione per Donzelli di “Mammut”, che in 8 anni aveva collezionato 55 rifiuti da 33 diversi editori (ad alcuni lo rispediva cambiando titolo). Seguiranno, sempre per Donzelli, “Palude” (1995) e “Una Nuvola Rossa” (1998) e, con Vallecchi “L’autobus di Stalin e altri scritti”. 

Nel 2003 pubblica da Mondadori il romanzo “Il fasciocomunista”, che vince il Premio Napoli. Nel 2006, sempre con Mondadori, esce la raccolta di racconti “Shaw 150. Storie di fabbrica e dintorni”. Nel 2008, per Laterza, viene pubblicato “Fascio e Martello. Viaggio per le città del Duce”. 

Nel 2010, ancora per Mondadori, esce “Canale Mussolini”, e per Laterza “Le Iene del Circeo”. Hanno fatto seguito “Storia di Karel” (Bompiani, 2013), “Camerata Neandertal. Libri, fantasmi e funerali vari” (Baldini Castoldi, 2014), “Canale Mussolini. Parte seconda” (Mondadori, 2015), “Il delitto di Agora” (Mondadori, 2018), rivisitazione del thriller “Una nuvola rossa” pubblicato nel 1998 e dedicato al delitto di Cori, e “La strada del mare” (Mondadori, 2020). 

Pennacchi ha collaborato con “Limes” e suoi scritti sono apparsi su “Nuovi Argomenti”, “Micromega” e “La Nouvelle Revue Française”. 

(di Paolo Martini) 

E’ morto a 71 anni Antonio Pennacchi, vinse lo Strega

Antonio Pennacchi è morto oggi nella sua casa di Latina. Lo scrittore, vincitore del Premio Strega nel 2010 con ‘Canale Mussolini’, aveva 71 anni e sembra che sia stato colpito da un malore nel corso di una telefonata con la moglie. 

“Una enorme perdita non solo per la città di Latina ma per tutto il Paese” ha commentato Damiano Coletta, sindaco di Latina. “I suoi racconti hanno reso il nostro territorio un luogo letterario, dalla Fondazione ai giorni nostri. È una vera e propria icona di Latina. Pennacchi appartiene al patrimonio della città e tutti i latinensi oggi gliene rendono giustamente merito. Porgo le più sentite condoglianze alla sua famiglia a nome dell’Amministrazione comunale e di tutta la città di Latina”.  

“Conoscere una persona come lui poteva essere solo che una fortuna” ha detto all’Adnkronos Filippo Cosignani, avvocato ed ex consigliere comunale di Latina. “A me questa fortuna è capitata e mi spiace che gli altri non lo abbiano conosciuto come è capitato a me. Era una persona eccezionale sotto ogni punto di vista, da quello umano a quello professionale. La sua idea di uguaglianza, la sua attenzione verso gli altri erano tratti che lo contraddistinguevano”. 

“Con Antonio Pennacchi ci lascia un grande scrittore, un intellettuale libero, schietto e irriverente” ha scritto in un post su Facebook il governatore del Lazio Nicola Zingaretti. “Ha raccontato con grande passione un pezzo della nostra terra e della nostra storia”.  

 

 

 

 

G20 cultura a Roma, Draghi: “Sostenerla è cruciale per ripartenza”

“Il sostegno alla cultura è cruciale per la ripartenza del Paese. Il settore dei viaggi e del turismo vale il 13% del prodotto interno lordo e impiega in maniera diretta o indiretta tre milioni e mezzo di persone. Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza approvato dall’Unione Europea, investiamo in queste attività quasi 7 miliardi di euro. Interveniamo sul patrimonio culturale di Roma, da Cinecittà all’Appia Antica. Il Giubileo del 2025 deve essere occasione di rilancio profondo e duraturo per la città”. Così il premier Mario Draghi intervenendo al G20 della Cultura al Colosseo. 

“Come sapete, questa è la prima ministeriale della Cultura nella storia del G20. Sono molto orgoglioso che questo debutto avvenga in Italia. Storia e bellezza sono parti integranti dell’essere italiani. Quando il mondo ci guarda, vede prima di tutto arte, musica e letteratura. Voglio quindi ringraziare chi lavora nei nostri teatri, nelle nostre biblioteche e nei nostri musei. Perché la riscoperta del passato è condizione necessaria per la creazione del futuro”, dice il premier nel suo discorso.  

Draghi ricorda che “l’Italia è il Paese con il maggior numero di siti che l’Unesco considera Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Ne ricordo solo alcuni, su un totale di 58: Il centro storico di Roma, dove ci troviamo oggi, e quello di Firenze. La Valle dei Templi e le città sepolte di Pompei ed Ercolano. Le Cinque Terre e la laguna di Venezia. Fino agli ultimi, prescelti pochi giorni fa: I cicli di affreschi del ‘300 a Padova e il suo gioiello, la Cappella degli Scrovegni. Bologna, coi suoi 62 chilometri di portici. Montecatini, inclusa tra le Grandi Città termali d’Europa. Sono luoghi che l’Italia custodisce per se stessa e per il mondo. Per chi è tornato a visitarci dopo i mesi vuoti della pandemia”.  

“Qualche giorno fa -aggiunge-, scherzando con il ministro Franceschini, ho detto che sarebbe da considerare l’intero Paese come sito Unesco”.  

“Come co-presidenza della COP26 insieme al Regno Unito, siamo impegnati a raggiungere un accordo ambizioso sulle emissioni globali. I risultati del G20 sull’Ambiente a Napoli di qualche giorno fa sono un passo nella giusta direzione – e per questo ringrazio il Ministro Cingolani. A questo sforzo multilaterale, si accompagna un’agenda domestica altrettanto coraggiosa. A Venezia, abbiamo vietato il passaggio delle grandi navi davanti alla Basilica di San Marco e nel canale della Giudecca. E abbiamo varato misure di sostegno a favore delle categorie più colpite. La transizione ambientale ha dei costi, e lo Stato deve farsi carico di accompagnare cittadini e imprese in questo percorso”.
 

 

Morto Roberto Calasso, lo scrittore editore di Adelphi

Lo scrittore ed editore Roberto Calasso, presidente e consigliere delegato della casa editrice Adelphi, è morto a Milano all’età di 80 anni dopo una lunga malattia. Era nato a Firenze il 30 maggio 1941. Saggista e narratore, nel 1962, a soli 21 anni, entrò a far parte di un piccolo gruppo di persone che, insieme a Roberto Bazlen e Luciano Foà, stava elaborando il programma di una nuova casa editrice: sotto la sua guida Adelphi è diventata uno dei marchi più importanti nell’editoria di qualità. Proprio oggi escono in libreria i suoi ultimi due libri, “Bobi” e “Memé Scianca”. 

E’ morto lo storico Nicola Tranfaglia

Lo storico Nicola Tranfaglia, autore di studi sulla storia politica e istituzionale del Novecento italiano e specialista di storia del giornalismo, è morto la notte scorsa all’età di 82 anni a Roma. L’annuncio della scomparsa è stato dato dalla Fondazione Paolo Muridi, di cui era presidente del comitato scientifico. La famiglia ha precisato all’Adnkronos che il professore Tranfaglia era stato ricoverato circa tre mesi fa nell’ospedale romano Umberto I in seguito ad un’emorragia cerebrale da cui non si era più ripreso.  

Nato a Napoli il 2 ottobre 1938, Tranfaglia è stato uno storico di grande rilievo passato da giovane collaboratore di “Nord e Sud”, la rivista meridionalista di Francesco Compagna, agli studi storici, divenendo docente di storia contemporanea presso l’Università di Torino, di cui era professore emerito dal 2007. Attento studioso del movimento democratico e del fascismo, Tranfaglia si è dedicato con acume ad indagare le radici storiche di fenomeni come il terrorismo, le mafie e il populismo ed ha dedicato buona parte del suo lavoro alla storia del giornalismo: è autore della monumentale “Storia della stampa italiana” curata insieme a Valerio Castronovo per Laterza (sette volumi, 1976-2002). Ha diretto grandi opere di critica e sintesi storiografica: “Il mondo contemporaneo” (19 volumi, 1978-83, La Nuova Italia); “La storia. I grandi problemi dal Medioevo all’età contemporanea” (con Massino Firpo, 10 volumi, 1986-88, Utet); “Storia d’Europa” (4 volumi, con la curatela di Bruno Bongiovanni e Gian Carlo Jocteau, 1980, La Nuova Italia); “Dizionario storico dell’Italia unita” (Laterza, 1996). 

Tranfaglia si era laureato nel 1961 in giurisprudenza presso l’Università “Federico II” del capoluogo campano, discutendo una tesi sulla storia della Corte costituzionale in Italia. Iniziò la carriera accademica come ricercatore presso la Fondazione Luigi Einaudi di Torino, per diventare tre anni dopo assistente di Alessandro Galante Garrone alla cattedra di storia contemporanea dell’Università di Torino. Dal 1976 al 2006 è stato titolare delle cattedre di storia contemporanea, di storia dell’Europa e del giornalismo all’Università di Torino. E’ anche preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Ateneo torinese. Era membro delle redazioni delle riviste “Studi storici” e “Passato e presente” e del comitato scientifico della Fondazione Nazionale Antonio Gramsci.  

Vasta la bibliografia di Tranfaglia: “Carlo Rosselli dall’interventismo a Giustizia e Libertà” (Laterza, 1968); “Dallo stato liberale al regime fascista” (Feltrinelli, 1973); “Stampa e sistema politico nell’Italia unita” (Le Monnier, 1986); “Mafia, politica e affari 1943-91” (Laterza, 1992); “La prima guerra mondiale e il fascismo” (Utet, 1995); “Un passato scomodo. Fascismo e post-fascismo” (Baldini Castoldi Dalai, 1996); “Storia degli editori italiani. Dall’Unità d’Italia agli anni Sessanta” (Laterza, 2000); “La sentenza Andreotti. Politica, mafia e giustizia nell’Italia contemporanea” (Garzanti, 2001); “La transizione italiana” (Garzanti, 2003); “La stampa del regime 1932-1943. Le veline del Minculpop per orientare l’informazione” (Bompiani, 2005); “Ma esiste il quarto potere in Italia? Stampa e potere politico nella storia dell’Italia unita” (Baldini Castoldi Dalai, 2005); “Un passato scomodo. Fascismo e postfascismo” (Laterza, 2006); “Vite sospese. Le generazioni del terrorismo (in collaborazione con Diego Novelli, Baldini Dalai Castoldi, 2007); “Il libro dei deportati. I deportati politici 1943-1945” (in collaborazione con Brunello Mantelli, Mursia, 2009); “Vita di Alberto Pirelli 1882-1971. La politica attraverso l’economia” (Einaudi, 2010); “Populismo. Un carattere originale nella storia d’Italia” (Castelvecchi, 2014); “Il fascismo e le guerre mondiali (1914-1945)” (Rusconi, 2019); “Storia politica della Corte Costituzionale” (Massari, 2020). 

Tranfaglia ha collaborato spesso con Giuseppe Casarrubea per indagare l’intreccio tra mafia, neofascismo e servizi segreti statunitensi a cavallo del secondo dopoguerra. Lo storico ha avuto anche un’esperienza politica come deputato del Partito dei Comunisti Italiani tra il 2006 e il 2008. In seguito si era avvicinato all’Italia dei Valori, candidandosi alle elezioni europee del 2009 ma non venendo eletto. Come giornalista ha collaborato con “La Repubblica” e “L’Espresso”. 

(di Paolo Martini) 

 

Curzio Maltese: “Messo alle corde da intervento alla testa”

Curzio Maltese torna sui social dopo tre anni e, in un messaggio, spiega i motivi della sua lunga assenza. “Buongiorno a tutti. Eccomi qui, di nuovo, dopo tre anni. Un intervento alla testa mi ha ridotto alle corde e ho dovuto ricominciare a camminare, parlare e scrivere”, rivela il noto giornalista e scrittore. “E’ stato ed è un percorso complesso ma oggi mi sento pronto a ritornare tra le persone. Ancora con alcune difficoltà, ma felice di esserci”, scrive Maltese.  

“In questo ultimo anno ho ricominciato a scrivere per Repubblica, ma adesso ho un grande desiderio di aprirmi, anche attraverso questo spazio, per tornare a confrontarmi con vecchi e nuovi amici. Mi piacerebbe parlare con voi di tutto, di politica, di cinema, teatro e anche di sport e di tutto quello che salterà fuori. Grazie di cuore a tutti coloro che mi sono stati accanto in questa prova terribile della mia vita e mi scuso con chi mi ha scritto con tanto affetto ma non ero in grado di rispondere. La vita -conclude- è sempre bella”. 

Premio Strega 2021, vince Emanuele Trevi

Emanuele Trevi è il vincitore della LXXV edizione del Premio Strega con 187 voti per ‘Due vite’ (Neri Pozza), rispettando così le previsioni della vigilia che lo davano come favorito. Al secondo posto Donatella Di Pietrantonio con ‘Borgo Sud’ (Einaudi), 135 voti, e al terzo Edith Bruck con ‘Il pane perduto’ (La nave di Teseo), 123 voti. Al quarto posto Giulia Caminito con ‘L’acqua del lago non è mai dolce’ (Bompiani), 78 voti, e al quinto Andrea Bajani con ‘Il libro delle case’ (Feltrinelli), 66 voti. Il premio è stato consegnato da Giuseppe D’Avino, presidente di Strega Alberti Benevento, storico sponsor del liquore abbinato al riconoscimento fondato da Maria e Goffredo Bellonci.  

A presiedere il seggio Sandro Veronesi, vincitore della scorsa edizione del Premio Strega con ‘Il Colibrì’ (La nave di Teseo). Hanno votato in 589 su 660 aventi diritto al voto (pari a circa ‘89%). La giuria è composta dai 400 Amici della Domenica, il gruppo storico di votanti formato da personalità del mondo della cultura, e dai 240 voti tra i lettori all’estero scelti dagli 30 Istituti italiani di cultura, i ‘lettori forti’ scelti dalle librerie indipendenti e i voti collettivi espressi da scuole, università e gruppi di lettura, tra i quali i circoli istituiti dalle Biblioteche di Roma. Numerosi gli scrittori entrati a far parte quest’anno del gruppo degli Amici della domenica: Silvia Avallone, Daniele Mencarelli, Premio Strega Giovani 2020, Giorgio Nisini, Matteo Nucci e Laura Pugno. 

La proclamazione del vincitore della 75esima edizione è avvenuta questa notte nel giardino del Ninfeo del Museo Nazionale Etrusco di Valle Giulia a Roma, con la cerimonia trasmessa in diretta su Rai 3 e condotta da Geppi Cucciari. Rispettando le prescrizioni in materia di distanziamento fisico, la manifestazione non si è potuta svolgere alla presenza dell’ampio pubblico consueto: erano presenti 120 persone in base ai protocolli Covid.  

Il romanzo ‘Due vite’ racconta Rocco Carbone e Pia Pera, scrittori e amici, entrambi morti giovani. “Mi interessava vedere questi due miei amici dentro un aspetto di realizzazione artistica e dentro un aspetto precedente di completa incertezza del futuro”, ha detto il 57enne scrittore e critico letterario romano Emanuele Trevi.  

Il Premio Strega Giovani è stato consegnato a Edith Bruck, mentre Giulia Caminito ha ricevuto lo Strega Off. Il concorso di idee indetto da Bper Banca e rivolto alle venti Accademie di Belle Arti statali nazionali per la realizzazione di una scultura ispirata al mestiere di scrivere e all’importanza della promozione della lettura è stato vinto da Liang Yue, dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, che ha ricevuto una borsa di studio. La propria opera, una piuma in bronzo a forma di “S”, è stata donata ai cinque autori finalisti.  

Sono intervenuti durante la cerimonia Giovanni Solimine e Stefano Petrocchi, rispettivamente presidente e direttore della Fondazione Bellonci, gli scrittori Francesco Piccolo e Dacia Maraini, e Stefano Rossetti, vicedirettore generale vicario di Bper Banca.  

Per il vincitore della LXXV edizione del Premio inizia nei prossimi giorni lo Strega Tour: 10 luglio, Il Libro Possibile, Polignano; dal 15 al 18 luglio, Festival Armonia del Salento, Alessano; 23 luglio, Festival Letterature, Roma; 29 luglio, Una montagna di Libri, Cortina d’Ampezzo; 30 luglio, Marciana Marina, Elba; 26 agosto, Benevento Città Spettacolo; 27 agosto, La città dei lettori, Firenze; 28 agosto, Festival delle Emozioni, Terracina. (di Paolo Martini) 

 

 

Sgarbi: “Indagato per quadro de Boulogne? Era copia non mia, mi attaccano per candidatura”

“Il quadro prima di tutto non è autentico, e poi non è mio, io non c’entro assolutamente niente. Lo avevo solo in visione, e avevo stabilito che fosse palesemente una copia. Non è un de Boulogne, non è pubblicato da nessuna parte. Questa è un’altra di queste cose fatte contro di me dovute alla mia candidatura a Roma come assessore”. Risponde così all’Adnkronos Vittorio Sgarbi all’accusa, riportata oggi sul quotidiano ‘Repubblica’, per la quale risulta indagato a Siracusa, ovvero per l’esportazione illecita di una tela attribuita al maestro Valentin de Boulogne, il cui valore commerciale è stimato in cinque milioni di euro.  

Il quadro è stato ritrovato in un appartamento nel Principato di Monaco, ed è stato riportato in Italia il 15 giugno scorso e messo sotto sequestro. “Era una perizia che stavo facendo di un quadro che è stato ordinato per portarlo non so dove, ma è una copia assoluta: non è quello della fototeca Zeri, l’originale sta all’Accademia Chigiana di Siena”, incalza il critico d’arte. “L’hanno preso da casa mia perché era stato portato perché facessi una perizia, quindi si tratta di un’accusa assurda”.  

“Stavo cercando di verificare la possibilità che il dipinto passasse dallo status di copia allo status di replica, ma era evidente la derivazione dalle altre versioni”, prosegue Sgarbi. “Sottolineo che ignoravo totalmente la destinazione dell’opera una volta effettuata la mia valutazione”, puntualizza Sgarbi. “Sapevo dovesse andare ad una mostra di antiquariato, ma poi non ho saputo più nient’altro”, conclude il critico d’arte. 

Torna ‘Arte Cultura Villa Sormani’, dal 25 giugno 3 giorni di eventi, storia e cultura

Dopo il successo delle precedenti edizioni, in una atmosfera di rinascita e ripartenza della cultura da vivere ‘in presenza’, torna il premio ‘Arte Cultura Villa Sormani’. Nello scenario della millenaria dimora storica di Missaglia, dal 25 giugno inizierà una intensa tre giorni di immersione nella cultura e nella storia che culminerà con la cerimonia di consegna del riconoscimento a illustri eccellenze lombarde nel campo dell’arte e dell’imprenditoria. “È un immenso orgoglio, in questo momento storico di rinascita, ritrovarsi a celebrare la cultura in questa sede eccezionale, con un percorso espositivo senza precedenti -dice il conte Alberto Uva Parea, proprietario della dimora e organizzatore del Premio-. Nonostante le enormi difficoltà causate dalla situazione sanitaria siamo riusciti a organizzare un evento di rilievo internazionale”.  

Oltre alla serata di premiazione, “abbiamo predisposto un percorso artistico che avrà come focus principale l’esposizione di due dipinti di grande valore storico: il Bacco sul barile di Peter Paul Rubens e la Madonna con Bambino di Erasmus Quellinus. Nato nel 2018 con il riconoscimento consegnato al grande Maestro del cinema Pupi Avati, il premio Arte Cultura Villa Sormani è cresciuto anno dopo anno nella forma e nei contenuti, celebrando illustri eccellenze italiane e del territorio che con il loro ingegno e impegno contribuiscono all’immagine dell’Italia nel mondo”.  

In questa quarta edizione, i riconoscimenti andranno: per il settore Impresa ad Andrea Maspero di Maspero Elevatori, gruppo internazionale che ha realizzato installazioni uniche in tutto il mondo, tra cui avveniristici ascensori nell’Acropoli di Atene, nel Tempio di Penang in Malesia e presso il Business Park di Jedda. Per la ricerca scientifica a Lucio Rovati, presidente e direttore scientifico di Rottapharm Biontech per il suo prezioso impegno nella ricerca di farmaci innovativi. Per il settore Arte e Cultura a Franca Squarciapino, geniale costumista, commendatore della Repubblica, che ha collezionato venti tra i più prestigiosi premi in tutto il mondo, tra cui il celebre Tony Award per l’eccellenza teatrale e l’Oscar per i costumi nel film Cyrano de Bergerac e allo scenografo di fama internazionale Ezio Frigerio, già collaboratore stabile di Giorgio Strehler, per la sua meravigliosa carriera nella realizzazione delle scenografie di numerose opere cinematografiche e teatrali.  

Uno speciale riconoscimento alla memoria andrà ad Amedeo Maffei, psicologo e scienziato, per l’impegno profuso nella ricerca, culminata nella realizzazione dello strumento terapeutico Keope, attualmente in sperimentazione presso l’Istituto di neuroscienze dell’ospedale San Raffaele. La figura di Maffei verrà ricordata da Giancarlo Comi, membro del comitato per l’assegnazione del premio ‘Arte Cultura Villa Sormani’, neurologo di fama internazionale, fondatore dell’INSPE, l’Istituto di neurologia sperimentale dell’ospedale San Raffaele di Milano.  

Una menzione speciale andrà a Giovanni Firera, presidente onorario di Confindustria Albania in Italia e già presidente dei giornalisti ufficio stampa del Piemonte, per il suo intenso impegno nella comunicazione e nei rapporti internazionali. Sarà inoltre presente l’artista Viareggino Maicol Borghetti con il suo progetto ‘Nebula. Da Mythos a Protos: Il futuro nel passato, sono stato, sarò… quindi sono’ ed interverrà il celebre museologo di fama internazionale Maurizio Vanni, docente universitario e direttore del Lu.c.c.a. – Lucca Center of Contemporary Art con un dialogo sul tema: cultura e identità, l’importanza dell’anima di un luogo. L’evento comprenderà inoltre una performance teatrale e musicale per celebrare il settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri che impegnerà il noto attore e drammaturgo Massimiliano Finazzer Flory in una parafrasi di tre canti del Purgatorio ed uno del Paradiso della Divina Commedia, seguito da Alessandro Nava, autore e scrittore del libro ‘L’opera senza nome’ che dialogherà con il pubblico sul tema: Tradire Dante, un viaggio controcorrente nella Divina Commedia.  

Matteo Fedeli, rinomato violinista, che porta in giro per il mondo i celebri strumenti dei famosi liutai cremonesi ed è perciò conosciuto ‘l’uomo degli Stradivari’, eseguirà delle arie con un violino realizzato nel 1709 dal liutaio cremonese Pietro Guarneri. Madrina della manifestazione sarà l’attrice Morena Gentile, Leone d’Argento al Gran Premio Cinematografico Internazionale di Venezia nel 2019 e che parteciperà al prossimo lavoro di Pupi Avati sulla Vita di Dante, le cui riprese inizieranno alla fine di giugno. “È stato un impegno faticoso ed intenso – conclude Alberto Uva – costruire questa quarta edizione del Premio, ricca di contenuti e con la presenza di tanti talenti. La passione ci sprona fin da subito a lavorare per la prossima edizione che sarà ancora più vasta e importante e che porterà il progetto ‘Arte Cultura Villa Sormani’ a crescere anche in ambito internazionale”.  

Morto Tuono Pettinato, addio al fumettista 44enne

Il disegnatore Andrea Paggiaro, noto con il nome d’arte di Tuono Pettinato, tra i più quotati giovani autori di fumetto italiani, specializzato in illustrazioni di biografie oltre a storie originali in forma di strisce, graphic novel e vignette, è morto all’età di 44 anni dopo una lunga malattia. L’annuncio della scomparsa è stato dato oggi su Facebook dal progetto Comics&science, con cui condivideva la passione per la scienza.  

“È con grande dolore che apprendiamo che stanotte ci ha lasciati Tuono Pettinato – si legge nel post – Era un grande artista del fumetto, e un amico per tutti noi di C&S. È stato con noi in tante avventure e viaggi improbabili, dal Cern a Manchester, con l’intelligenza e l’arguzia che erano solo sue. La sua delicata e surreale ironia ci mancherà moltissimo”. Era nato a Pisa il 27 settembre 1976 e nel 2014 era stato premiato come “Miglior Autore Unico” a Lucca Comics & Games. Il nome d’arte di Paggiaro deriva dal titolo di un libro presente ne “La biblioteca di Babele”, uno dei più noti racconti dello scrittore argentino Jorge Luis Borges. 

Tuono Pettinato si era formato a Bologna al Dams e poi all’Accademia Drosselmeier per editor e librai. Ha firmato la serie “I Ricattacchiotti”, pubblicata settimanalmente da “Repubblica XL” e ha collaborato con Animals” e “Linus”. Faceva parte del collettivo creativo dei SuperAmici (con Ratigher, Lrnz, Dottor Pira e Maicol & Mirco), con il quale ha creato la rivista a fumetti “Hobby Comics” e “Pic Nic”, primo free press italiano dedicato al mondo del fumetto. Il suo primo libro si intitola “Apocalypso! – Gli anni dozzinali”. Per Rizzoli Lizard ha pubblicato “Garibaldi – Resoconto veritiero delle sue valorose imprese ad uso delle giovini menti” (2010), in coppia con Francesca Riccioni, “Enigma – La strana vita di Alan Turing” (2012), “We are the champions” (2016), con testo di Dario Moccia”, “Non è mica la fine del mondo” (2017, ancora con Francesca Riccioni), “Big in Japan” (2018, con testo di Dario Moccia), “Chatwin. Gatto per forza, randagio per scelta” (2019). Il suo libro più recente è “Neri & Scheggia in Galleria” (Coconino Press, 2020). Ha illustrato per l’editrice Campanila una serie di libri tra i quali la collana mitologica Antìkoi. Tra le sue pubblicazioni “Apocalypso! Gli anni dozzinali” (Coniglio Editore, 2010). 

Libri, Smorto: “Nelle mie storie il coraggio e la ribellione dei calabresi a politica e’Ndrangheta'”

Il punto di partenza era “raccontare l’altra faccia della Calabria. Una regione che ha una pessima fama, data per perduta, o comunque con poche speranze, da tutto il resto del paese” e, per farlo, “partire dal racconto dei resistenti”. Comincia così il racconto all’Adnkronos di Giuseppe Smorto, firma storica di Repubblica, che descrive il fil rouge che lo ha mosso nello scrivere ‘A Sud del Sud – Viaggio dentro la Calabria tra i diavoli e i resistenti’ (ed. Zolfo, pp. 176). Un viaggio all’interno di una regione “molto identitaria -dice l’autore- Un luogo da cui si è sempre partiti e dove ora si arriva di nuovo”. 

Storie di resistenza, di riscatto, a volte sorprendenti, e di ribellione ad un sistema fin troppo vessato e vessatorio. “Il primo aspetto su cui ho voluto mettere l’accento è dunque quello dei cittadini che si ribellano, e la loro riposta alle carenze e ai guai combinati dalla politica”, spiega Smorto. “Quello che ho notato è che i cittadini si sono ribellati, soprattutto sul tema della sanità. Ribellati e organizzati”. Basti pensare, per fare un esempio, che “in Calabria ci sono dei cittadini che stanno occupando da novembre un ospedale chiuso, fanno i turni (un ospedale che copre un bacino di 80mila abitanti, ndr), chiuso per puro deficit regionale”. Sì perché la regione “ha in mano la sanità, che è il 70% del bilancio regionale, e non riesce a farlo funzionare”, osserva l’autore. 

Il secondo aspetto “sono le tante storie piene di coraggio. Cittadini, cooperative, imprenditori che si ribellano ad un controllo quasi militare della ‘ndrangheta -scandisce il giornalista- Ma questo non significa che questo dominio riesca sempre. La mafia non è popolare, vince solo con la paura”. Tra queste, ci sono “storie culturali, di ragazzi che fanno start up recuperando i mulini antichi, a pietra”, in uno “strano impasto tra il recupero del passato e della memoria e le potenzialità che ti da la tecnologia”. 

‘A Sud del Sud’ è “un viaggio sentimentale ma anche sociale ed economico”, precisa Smorto, che ha cercato, in tutti i settori, di trovare delle eccellenze. “Ho parlato anche di musica, ad esempio a Roccella ogni estate c’è uno dei maggiori festival jazz del mondo e questo lo sanno in pochissimi”. Sulla musica c’è “quel fenomeno bellissimo che dà l’idea della percezione della Calabria: ogni tanto c’è un neomelodico di serie C che ciclicamente fa una canzone per un boss. Ogni volta che viene fuori questo, si dice che la Calabria fa le canzoni per la ‘ndrangheta. Non è certo così, la Calabria è Brunori Sas, è Peppe Voltarelli”. Questo accade perché “il male ha un appeal commerciale, è molto più facile risolverla così”.  

Il libro è rivolto non solo ai calabresi ma “a tutti quelli che vogliono andarci, perché il viaggio vale”, ma può essere “una guida anche in previsione delle elezioni regionali, anche se parlo pochissimo di politica perché soprattutto negli ultimi anni ha deluso i calabresi”. Infine, una considerazione: “Quello di buono che è arrivato in Calabria è arrivato, anche in termini di welfare, dalle associazioni e, anche se non sono cattolico né praticante, devo dire che arriva dai preti cattolici, di strada, che lavorano sul territorio, un fenomeno quasi anomalo”. 

‘Terra Promessa’, sabato la presentazione a Palermo

Verrà presentato sabato 5 giugno, alle ore 17.30, nell’atrio di Palazzo delle Aquile, sede del Comune di Palermo, i libro ‘Terra Promessa. Storie di Civiltà e Migrazioni’, scritto da Giorgia Butera e Tiziana Ciavardini. La prefazione è del giornalista Nello Scavo, con un contributo di Emergency (Castelvecchi Editore). Interverranno, insieme a Giorgia Butera, il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, l’Avvocato e Console Onorario del Ghana per Sicilia e Calabria Francesco Campagna, il Presidente ONG Accademia Psicologia Applicata Nicolay Catania e il Mediatore Culturale Ousman Drammeh. Modera l’evento la giornalista Elvira Terranova (Adnkronos).  

Terra Promessa” è un testo che tratta di un’umanità dimenticata. Attraverso racconti ed esperienze personali l’obiettivo è quello di scuotere le coscienze e di sensibilizzare i media, le istituzioni e tutti gli uomini e le donne di coscienza affinché il salvataggio delle vite in mare e una vita adeguata e decorosa sia garantita ad ogni essere vivente. 

Parlare di flussi migratori significa “raccontare paure e incertezze dei viaggi della speranza, persone con un volto, una voce, una storia, ma anche misurare le dimensioni politiche e sociali di un fenomeno senza precedenti. Giorgia Butera e Tiziana Ciavardini si mettono in ascolto di tutti i punti vista: le istituzioni, i tribunali, le Ong, i media, ma anche il sentire dell’opinione pubblica sui social network – dove la migrazione è uno dei temi più discussi e divisivi”.