Data ultima modifica: 30 Novembre 2021

“I farmaci biosimilari migliorano la qualità di vita dei pazienti cronici affetti da malattie reumatologiche, gastrointestinali, dermatologiche. Grazie a queste terapie non sono più costretti a perdere giornate di lavoro a causa del dolore. Dunque, i biosimilari aiutano a ridurre i costi sociali legati alle nostre patologie che non vanno in remissione clinica. Ma per un uso consapevole occorre dare ai pazienti una corretta informazione. La comunicazione è tempo di cura: se il medico riuscisse a spendere qualche parola in più per informare il paziente sull’efficacia e sulla sicurezza di questi farmaci avremmo fatto un grosso passo in avanti”. Lo ha detto Antonella Celano, presidente di Apmarr, Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare, in occasione del webinar “Biosimilare, un’opportunità per ampliare l’accesso alle cure” evento promosso da Sandoz e trasmesso in diretta streaming sui canali web di Adnkronos.  All’incontro, moderato da Federico Luperi, direttore Innovazione e New Media e responsabile Digital di Adnkronos, hanno preso parte anche Ferdinando D’Amico, gastroenterologo del Centro per le malattie infiammatorie croniche intestinali, Ibd Unit del San Raffaele di Milano, Claudio Jommi, professor of Practice di Health Policy presso la SDA Bocconi e Paolo Fedeli, Country Medical Director Sandoz.  “L’arrivo dei farmaci biosimilari sul mercato italiano non è stato facile – ha ricordato Celano -. Ci sono stati molti problemi legati alla comunicazione. I pazienti avevano paura di questi farmaci tant’è che da parte di alcuni c’è stato addirittura un vero e proprio rifiuto delle terapie. Come se non bastasse, le Regioni dal canto loro hanno provato ad eliminare quella che è la libertà del medico proscrittore. Risultato? Oggi abbiamo un problema relativo al sotto-trattamento: secondo una ricerca effettuata nel 2020, poco prima che esplodesse la pandemia da Covid-19, circa il 30% dei pazienti eleggibili alla terapia con farmaci biologici o biosimilari risultava senza trattamento. Ciò è dovuto all’imposizione da parte di alcune Regioni, soprattutto in quelle dove c’è una penetrazione maggiore del farmaco biosimilare, che ha allarmato il medico che temeva di perdere la libertà prescrittiva”.  Non solo. “Il paziente che non conosceva i farmaci biosimilari – prosegue Celano – ha pensato che non fossero farmaci sicuri. Ripeto, è mancata un’informazione corretta, in particolare quando i pazienti si vedevano cambiare il farmaco, con il passaggio dal biologico al biosimilare. Tutto passa dalla comunicazione e tutto passa dalla fiducia che si ha nel proprio medico. Se il paziente riesce ad ottenere tutte le informazioni non avrà mai dubbi su quello che il medico prescrive”.  La presidente di Apmarr non ha dubbi: i farmaci biosimilari “rappresentano un’opportunità” per i pazienti “perché consentono trattamenti personalizzati e l’ampliamento della possibilità di cura. Il biosimilare è uno strumento che può liberare risorse che dovrebbero essere reimpiegate possibilmente nella stessa area terapeutica e nella stessa Asl per l’acquisto di strumenti utili alla diagnosi precoce” ha concluso Celano.  

[Voti: 0    Media Voto: 0/5]