Data ultima modifica: 23 Luglio 2020

“Mio marito è nei miei pensieri sempre, di giorno e di notte, perché lui mi accompagna nella vita quotidiana e nei miei sogni. I suoi occhi grandi azzurri li ho dovuti chiudere io per sempre quella notte del 26 luglio 2019 e non li rivedrò mai più”. Rosa Maria Esilio, vedova del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, ricorda cosi’ in un’intervista esclusiva all’Adnkronos il marito ucciso con undici coltellate la notte del 26 luglio di un anno fa a Roma. Per quell’omicidio ora sono a processo davanti alla Corte d’Assise due diciannovennni americani, Finnegan Lee Elder e Christian Gabriel Natale Hjorth.  La vedova Cerciello ricorda Mario, in famiglia come sul lavoro, come “un uomo buono e giusto, un uomo che aveva dedicato la sua vita semplice al servizio del prossimo. Era entrato nell’Arma dei Carabinieri quand’era ancora un ragazzo, il 21 novembre 2008, il giorno della Virgo Fidelis. Dopo pochi mesi ha perso prematuramente il padre senza che riuscisse a vederlo in divisa da Carabiniere. Un lutto – spiega – che ha segnato con sofferenza tutta la sua famiglia e Mario ha assunto il gravoso compito di aiutare madre, fratello e sorellina ancora bambina, senza risparmiarsi mai nella gestione familiare, provvedendo a tutto ed affrontando con sacrificio anche i lavori nella vasta campagna”.  Un matrimonio, quello tra Rosa Maria e Mario, celebrato 43 giorni prima dell’omicidio che ha spezzato la vita del vicebrigadiere. “Noi ci siamo conosciuti più di dieci anni fa, ci siamo scelti e innamorati subito, siamo cresciuti e abbiamo costruito il nostro progetto d’amore con tanti sacrifici e passione. Un amore viscerale il nostro – racconta ancora la vedova Cerciello – noi un tutt’uno. Avevamo scelto Roma come nostra casa dove sognavamo di far nascere e crescere i nostri figli per dare loro tutte le possibilità di un avvenire migliore. Era un marito perfetto; eravamo complici, perfettamente in sintonia”.  “Non siamo mai stati egoisti e dopo tanti sacrifici ed attese ci siamo sposati. È stato un matrimonio bellissimo, una luna di miele da sogno, un sogno – dice Rosa Maria Esilio- che si è interrotto solo pochi giorni dopo perché l’hanno ucciso mentre era in servizio”.  Mario “era nato Carabiniere, sapeva fare bene il suo lavoro, era preciso, acuto, attento ai dettagli e ai pericoli, responsabile per sé e per gli altri. Era orgoglioso del servizio che svolgeva con professionalità e coraggio, con grande orgoglio e passione, specialmente per i servizi di repressione della criminalità, ottenendo numerosi riconoscimenti e onorificenze. Era instancabile e sempre disponibile con tutti, era – sottolinea – il punto di riferimento dentro e fuori la caserma, per i colleghi e per il quartiere. Aveva sposato l’Arma dei Carabinieri ancor prima di me”.  “Mario era consapevole dei rischi legati al suo servizio, conosceva bene i pericoli che ci sono in una città come Roma, li affrontava con coraggio e professionalità, ma di certo mai avrebbe potuto immaginare che un controllo a due soggetti sospetti – prosegue – potesse trasformarsi nella sua tragica fine”. Qualche mese dopo l’omicidio, alla vigilia del processo ai due americani, la vedova Cerciello aveva fatto appello alla stampa per tutelare la memoria di suo marito. “Gli organi di stampa si sono da sempre e fin da subito interessati ai vari aspetti legati all’omicidio di Mario e per questo li ringrazio, ma – continua la vedova di Mario Cerciello all’Adnkronos- devo amaramente ammettere che ho dovuto assistere a tanta disinformazione e mala informazione riportata in notizie e commenti davvero offensivi e fuori luogo che hanno cercato di travisare l’eroismo di un uomo per bene d’altri tempi, senza dare onore al suo sacrificio. Io sento di essere custode della sua memoria e dunque esorto tutti al rispetto e alla riconoscenza”.  Presente in aula a Roma a tutte le udienze del processo Rosa Maria Esilio, assistita dagli avvocati Franco Coppi, Ester Molinaro e Massimo Ferrandino, attende giustizia. “Credo nei valori della Repubblica e della Giustizia, perché – spiega – a questi stessi ideali Mario ha dedicato la sua vita fino a perderla, si è immolato per assicurare i criminali alla giustizia, perché questa era la sua fede. Confido nel lavoro della Magistratura, degli inquirenti e dei nostri avvocati che con tanta professionalità curano l’andamento di questo difficile e delicato processo”. A piazza Cavour a ricordare Mario Cerciello Rega c’è un maxiposter con la sua foto sorridente e in alta uniforme. “Sentivo di dover fare qualcosa per lui – spiega Rosa Maria – per ricordarlo nel giorno del suo compleanno, il suo primo compleanno lontano da me, ma sempre con me. La scelta del luogo non è casuale, per me questo è un luogo sacro, è il mio cimitero a Roma, qui Mario ha dato il suo sangue ed ha lasciato l’anima. Avevo il desiderio di vedere mio marito su tutta Roma perché, da quella notte nera lo cerco ovunque e il mio sguardo si è imbattuto su questi due pannelli pubblicitari bianchi e ho pensato che quello potesse essere la sua finestra, da dove si affaccia, mi guarda e sorveglia la città”.  “Volevo fargli arrivare un messaggio che lui dall’alto potesse vedere e tutti gli altri potessero riconoscere in quelle parole il Vice Brigadiere Mario Cerciello Rega, il suo lavoro e la sua vita per onorare la sua memoria. La frase che gli ho dedicato – racconta – è tratta dalla poesia di Pablo Neruda che ci ha ispirato nel giorno del nostro matrimonio, oggi l’unica cosa che posso fare è mandargli un bacio con il vento”.  “La nostra storia di giovani sposi ha commosso il mondo. Oggi, dopo il suo eroico sacrificio, tutti sanno chi è Mario, ne onorano la memoria in ogni forma. Hanno pianto tutti, hanno pregato ed è stato di ispirazione per i bimbi con poesie e disegni, per artisti e musicisti. Ho ricevuto tantissime lettere da tutto il mondo che mi hanno dimostrato vicinanza ed affetto, per me – insiste la vedova all’Adnkronos – sono stati di grande conforto e rappresentano la forza a cui attingo per andare avanti. A loro va il mio più vivo ringraziamento. Il suo sacrificio non può cadere nell’oblio e la sua morte non può essere vana; la gente comune, i colleghi, gli amici e noi familiari ne abbiamo bisogno”. “Mio marito Mario era un Vice Brigadiere dell’Arma dei Carabinieri ucciso mentre svolgeva il suo servizio. Tutti gli attacchi e le insinuazioni verso l’Arma dei Carabinieri sono offensivi, non rispettano lui, non rispettano la sua fede, la sua fiamma e la sua morte per mano di assassini mentre conduceva il suo difficile lavoro. Ma non c’è da meravigliarsi: la storia è ricca di biechi tentativi di stravolgere le cose tentando di screditare e infangare eroi che come il nostro Mario è caduto nell’adempimento del dovere per difendere il diritto, per tutelare tutti noi”.  “Ringrazio l’Arma dei Carabinieri e tutti i suoi appartenenti, gente straordinaria che rischia ogni giorno per fermare i criminali che avvelenano la società, li ringrazio ogni giorno insieme alle loro famiglie. Il Vice Brigadiere Mario Cerciello Rega è stato brutalmente assassinato mentre svolgeva il suo servizio, nel momento più felice della sua vita. Onore alla sua memoria”, conclude. (di Assunta Cassiano) 

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