Data ultima modifica: 17 Giugno 2020

Ritardi negli interventi anti-Covid dovuti anche a problemi strutturali del Paese, “però la questione non prevede di piangersi addosso, bensì la predisposizione del governo è nel valutare le prossime misurare che bisognerà adottare nell’immediato. Questo è un piano, da qui non ci distraiamo neppure in questi giorni, siamo anche in costante aggiornamento con i nostri uffici per contribuire alla messa a terra delle misure che abbiamo varato”. Lo dice il premier Giuseppe Conte, incontrando il mondo delle imprese agli Stati generali dell’Economia. “Qui si prospetta un doppio binario – indica il presidente del Consiglio – Abbiamo una responsabilità storica che altri prima di noi nella storia repubblicana non hanno mai avuto: quella di programmare ed esprimere una visione strategica insieme a interventi di più ampio respiro. E lo dobbiamo fare perché questo è il momento per farlo”.  La crisi più profonda della storia – “L’incertezza che si è scatenata non si scioglierà certo nel giro di qualche mese”, avverte Conte rimarcando come “con la riapertura delle attività, pensiamo alle vendite al dettaglio, non si è ripristinato un circuito dei consumi rispetto alle attese. Proprio questa mattina, l’Istat ha pubblicato gli ultimi dati disponibili relativi al fatturato dell’industria nel mese di aprile. Sono cifre che fotografano una congiuntura drammaticamente difficile: il fatturato dell’industria è calato del 29,4% rispetto al mese di marzo e del 23,9% nella media dell’ultimo trimestre rispetto a quella dello stesso periodo del 2019″, snocciola i numeri Conte.”Il calo congiunturale del fatturato è esteso sia al mercato interno che a quello estero e questo raddoppia e moltiplica la caduta. Si tratta, per l’Italia, di una crisi tra le più profonde della storia della Repubblica, ma all’interno di uno scenario recessivo che investe l’intera economia mondiale e che non risparmierà alcun settore, alcun Paese, alcuna filiera produttiva, con il rischio di incidere in maniera strutturale sulle catene del valore mondiali. La portata delle trasformazioni in atto è insidiosa e rischia di da mettere in discussione l’intero modello di sviluppo globale sinora adottato”, mette in guardia il premier.  Risposte all’altezza – “La sfida principale che siamo chiamati ad affrontare è quella di offrire una risposta economica che sia all’altezza della sfida, e che possa sventare ogni minaccia di ripiegamenti autarchici”, sottolinea il premier. “Siamo chiamati a salvaguardare e preservare il nostro tessuto produttivo e non solo, ma molto di più. La nostra economia, il nostro tessuto sociale, i sistemi di protezione che avevamo costruito negli anni: è insomma in gioco il sistema liberal-democratico e il libero commercio, si tratta di una sfida molto importante”, sottolinea il premier.  ‘Riconosciamo gli errori ‘ – “Facciamo ammenda per eventuali carenze che si stanno dimostrando e abbiamo l’umiltà di ammettere ritardi ed errori. Fermo restando che certo non possiamo essere chiamati a rispondere di carenze strutturali che il sistema Italia si porta dietro da circa 20 anni”, puntualizza Conte. “Se il nostro Paese è da tanti anni che in termini di prodotto interno lordo o produttività è al di sotto della media europea allora forse è perché evidentemente ci sono problemi strutturali che si trascinano e che purtroppo in Italia ancora non siamo ancora riusciti a risolvere”, fa notare il presidente del Consiglio”.  

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