Data ultima modifica: 11 Giugno 2020

di Vittoria Vimercati Il Comitato ‘Noi denunceremo’ dei parenti delle vittime del Covid-19 non si ferma alle 42 denunce depositate in Procura a Bergamo, dove i magistrati stanno indagando per la mancata istituzione di una zona rossa a Nembro e Alzano, ma ha già pronte altre 150 denunce. “Ci sarà un altro ‘Denuncia day’: ci sono arrivate altre 150 richieste di deposito denuncia: tra fine giugno e inizio luglio sceglieremo un altro giorno”, spiega all’Adnkronos Consuelo Locati, la coordinatrice del pool di sei avvocati che segue il Comitato nato a fine aprile. ‘Noi denunceremo’ raggruppa per lo più familiari di vittime della bergamasca, ma si è esteso ad altre province della Lombardia. Da ieri, l’inchiesta è salita di livello, con un’audizione fissata per domani in cui sarà sentito il premier Giuseppe Conte. L’audizione del presidente del Consiglio “è un atto dovuto, in quanto persona informata sui fatti, così come è stato un atto dovuto l’audizione di Giulio Gallera e Attilio Fontana: rientra nella ricostruzione della catena di responsabilità che sta facendo la Procura. Era inevitabile, anche perché così l’indagine viene allargata a 360 gradi. Chiunque a livello dirigenziale è stato coinvolto deve essere sentito come persona informata sui fatti”, sottolinea l’avvocato. Anche lei ha perso suo padre per colpa del coronavirus e, nella tragedia, è contenta di come stanno andando le cose sul piano giudiziario. “Ieri, il giorno in cui abbiamo depositato le nostre prime denunce c’è stata anche la notizia della nomina di un nuovo dg della Sanità lombarda: può essere un piccolo risultato che abbiamo ottenuto”. Poi, l’audizione del Governo (oltre a Conte saranno sentiti anche i ministri Roberto Speranza e Luciana Lamorgese, ndr) “per noi è un riscontro rispetto a quello che stiamo facendo”. Però, osserva l’avvocato, “da qui a dire che ci sono responsabilità solo governative e non regionali credo sia semplicemente un’interpretazione politica che non ha fondamento”. Per Locati e soprattutto per gli altri familiari delle vittime che hanno sporto denuncia, Regione Lombardia ha delle responsabilità per quanto accaduto.  “In tutte le denunce che abbiamo depositato – racconta – c’è una parte di diritto che abbiamo elaborato come avvocati in cui ricostruiamo le varie leggi e delibere che si sono succedute: c’è una mala gestio sanitaria che ha portato al collasso del sistema”. L’avvocato, in particolare, fa riferimento a una delibera del 23 marzo, “che impediva ai medici di base di uscire ad andare a visitare i pazienti con i sintomi: questa parte è inserita nelle denunce. Ha contribuito a peggiorare il quadro”. Così come sulla zona rossa, “c’è una legge, la 833 del ’78 che prevede la possibilità di un intervento da parte di Regione e sindaci per emanare ordinanze contingibili e urgenti. In Italia nello stesso periodo sono state fatte altre 117 zone rosse: in Lombardia sono stati troppo inerti”. L’inchiesta del pool di Bergamo “può far storia perché secondo me è la prima volta che i cittadini chiedono conto allo Stato delle proprie azioni e delle azioni che hanno posto in essere”.  Le denunce depositate raccontano storie drammatiche. “Non riguardano solo persone morte nelle Rsa. Ci sono tantissimi decessi negli ospedali per ricoveri dell’ultimo minuto, quando ormai non c’era più tempo, e tante morti in casa perché non c’era possibilità di ricovero per il collasso degli ospedali, che è la cosa più terribile”. Il Comitato, ci tiene a dire Locati, “non sta chiedendo risarcimenti economici né sporgendo denunce contro medici, ospedali, infermieri e sanitari. Come comitato riteniamo che i medici siano stati le prime vittime. E’ giusto che sia così”.   

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