Data ultima modifica: 23 Luglio 2020

Quando il mondo iniziava a scontrarsi con il dramma dell’Hiv, il virologo Carlo Federico Perno si trovava negli Usa “in un reparto in cui tutte le sere si andava via e la mattina dopo si trovavano un paio di letti vuoti, e non perché i pazienti erano usciti con le loro gambe. E’ un’esperienza che ti tocca profondamente. Devo dire però che è la stessa esperienza che ho vissuto con il Covid: vedere tutti questi morti è stato per me ancora più sconvolgente forse dell’Aids”. E’ la dura testimonianza resa dall’esperto in una video-intervista nell’ambito del progetto Janssen ‘AWay Together’.  Quella di Perno, direttore di Microbiologia dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, è l’ultima storia raccontata attraverso l’iniziativa che ha coinvolto tre eccellenze del settore, chiamate a immaginare insieme una strada comune per affrontare le sfide della sanità che verrà. Dopo il primo video dell’infettivologo Massimo Galli (ospedale Sacco-università Statale di Milano), è seguito quello di Massimo Andreoni (università di Roma Tor Vergata) e ora quello di Perno che spiega come, dall’emergenza coronavirus, lui ha “imparato tantissimo”.  “La prima cosa – dice – è non dare mai per scontato di sapere le cose giuste perché tutti noi all’inizio, a gennaio e febbraio, avevamo la percezione di qualche cosa che sarebbe passata e andata. E’ inutile negarlo, era così”, riflette l’esperto. Subito però “è stato necessario avere il coraggio di fare un passo indietro, di dire ‘qui stiamo parlando di qualcosa di nuovo e di sconvolgente’ che in effetti poi ha sconvolto la nostra vita. Spero veramente di non rivivere mai più un’esperienza come quella degli scorsi mesi”. “Quello che adesso abbiamo chiarito è che questo è un virus – avverte Perno – che ha le caratteristiche per restare tra noi, al contrario di tanti che sono passati. Dobbiamo combattere per far sì che non si ri-espanda”, ammonisce lo specialista. Sars-CoV-2 “è un virus tra i più infettivi che abbia mai visto – assicura – forse il più infettivo. Ecco, quello su cui siamo perfettamente d’accordo”, al di là del dibattito fra camici bianchi al quale si è assistito in questi mesi, “è che se non lavoriamo bene questo virus continuerà a generare problemi a noi e a tutti quelli che ci circondano”. Tornando a quello che spesso è sembrato uno scontro fra scienziati, Perno chiarisce che “la mia è la posizione di una persona che si è sempre occupata di virologia. Il problema – ragiona l’esperto – sta nella parola ‘specialisti’: purtroppo è stata una definizione data un pochino a tutti. Nell’ambito del Covid si sono susseguite varie persone che hanno lavorato e hanno presentato su questo, qualcuno specialista, qualcuno un po’ meno. Quello che ho imparato”, però, “è che gli specialisti veri erano tutti d’accordo; qualche non specialista lo era un po’ meno”.  Nella video-testimonianza il virologo ripercorre una carriera che, dopo la laurea all’università Sapienza di Roma, lo ha portato ad affrontare sfide sempre nuove in luoghi via via diversi: “Sono tutte esperienze che servono – precisa – perché il rischio è che crescere sempre nello stesso ambiente significa in sostanza adattarsi all’ambiente stesso, e il rischio è grande. Invece questa sfida continua ti costringe a tirare fuori il meglio di te”.  Perno ha cominciato a farlo presto, quando “sono partito per gli Stati Uniti convinto di avere una buona conoscenza dell’inglese e mi sono scontrato con la realtà. Uno in quei casi o si mette a piangere o impara”. Il messaggio ai giovani è l’importanza di “farsi sfidare e avere il coraggio di combattere, perché così uno tira fuori risorse incredibili”. Nei suoi anni americani, il virologo ha dovuto farlo anche per superare l’impatto con l’Aids. “Sono arrivato in America nel gennaio dell”86 – rammenta – quando il virus era stato scoperto da 2-3 anni. Non c’era nessuna terapia, i pazienti morivano a grappoli”. Quasi come per Covid, nelle settimane più difficili dello tsunami coronavirus.  Protagonista di un ‘caso’ su Instagram, dopo che un’intervista pubblicata dalla figlia Maria Stella ha calamitato in poche ore oltre 200mila visualizzazioni, Perno riflette sul ruolo dei social come mezzo di informazione usato soprattutto dai giovani.  “Da un lato – afferma il virologo – i social troppo spesso semplificano e di conseguenza non permettono di capire la complessità delle cose”, mentre “certe volte è indispensabile andare a fondo per capire come vanno le cose. Ma dall’altro è inevitabile che stiamo andando verso una società che è fatta di spot, di pillole, e allora è necessario avere la capacità di esprimere un concetto e saper essere convincenti in tempi brevi in una società che non ha più la capacità di approfondire”.  La conclusione dell’esperto chiama in causa ancora una volta il concetto di sfida: “Tutti noi dobbiamo avere il coraggio di farci sfidare dai social – esorta Perno – essere capaci di esprimere concetti e saperli esprimere semplicemente e in maniera convincente”. 

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