Data ultima modifica: 3 Settembre 2020

“Quei tweet non sono miei, non mi riconosco in quelle parole. Io non uso quel linguaggio e tutti mi considerano una persona molto equilibrata e garantista”. Tommaso Miele, presidente della Corte dei Conti del Lazio in pole per la nomina al vertice della Corte dei Conti nazionale, attaccato dal leader di Iv Matteo Renzi per alcuni tweet offensivi, racconta la sua versione dei fatti in un’intervista all’Adnkronos. E sull’ipotesi che il suo account sia stato hackerato il giudice risponde: ”Non ho mai detto questo. Quei tweet, che sono presenti sul mio profilo, sono stati scritti da una persona a me ignota, che evidentemente ha avuto accesso al mio account, utilizzando indebitamente il mio Ipad, che spesso lasciavo incustodito in ufficio anche per diversi giorni e senza alcuna protezione – racconta – Lasciavo l’Ipad senza password perché potessero usarlo i miei collaboratori per la ricerca di leggi o provvedimenti. Un errore che oggi non ripeterei. Riconosco di essere stato poco accorto da questo punto di vista ma io sono assolutamente trasparente, non ho nulla da nascondere”. Inoltre secondo Miele, ”visti gli orari credo che chi ha scritto quei tweet abbia portato a casa sua l’Ipad”. All’epoca della pubblicazione peraltro, aggiunge, “io non usavo l’account da alcuni anni. Di fatto era abbandonato”.  Miele è stato definito dalla stampa come un ultrà grillino ma assicura: ”Non sono mai stato iscritto al Movimento 5 Stelle, né ad altri partiti, né ho mai manifestato pubblicamente il mio pensiero politico perché ritengo che un giudice non lo debba mai fare”. Poi chiarisce: “Io non ce l’ho con Renzi, assolutamente, anzi ho avuto modo di apprezzarne soggettivamente l’azione di governo. Approfitto di questa occasione per chiedergli formalmente scusa non già per il contenuto dei tweet che non sono miei, ma per il fatto che siano stati pubblicati per effetto di mia mancata vigilanza sul profilo social”.  I tweet di un account cancellato risalgono a 4 anni fa ma sono usciti fuori soltanto adesso che Miele è in pole position per diventare il numero uno della magistratura contabile nazionale. Un caso? Per Miele non è un caso. “Non sono un dietrologo o un complottista, non ho le prove per accusare nessuno e dunque evito qualsiasi congettura – dice – Non ci voglio neppure pensare che in una magistratura, in occasione della nomina del vertice, si ricorra a complotti però in tanti – anche colleghi – mi fanno notare la circostanza che vengano tirati fuori proprio ora questi tweet, benché pubblici, vecchi di 4 anni. Giudichi chi ha gli elementi per farlo, anche a me la circostanza e la coincidenza sorprendono ma più di questo non posso dire”.  “La mia nomina – aggiunge Miele – forse non è gradita a qualcuno all’interno della Corte, forse dà fastidio che io sia – stando a quel che ho letto sui media – stato indicato quasi all’unanimità da tutto il Consiglio di Presidenza della Corte dei Conti, sia dai componenti laici che dai componenti togati”.  Tornando ai tweet delle polemiche, Miele ricorda come “all’epoca non vennero mai ripresi e non hanno mai interessato nessuno, io non li avevo visti, a volte scrivevo qualcosa come ad esempio il giorno della laurea dei miei figli, ma non verificavo quello che c’era nei tweet precedenti. Non sono un maniaco dei social, ci capisco poco di tecnologia informatica, mando messaggi su WhatsApp e poco altro. Magari partecipavo a dibattiti sociali, per la giornata dell’ambiente o per manifestare solidarietà alle Forze Armate. Ripeto: non ho mai fatto un largo uso di Twitter, non ho un profilo Facebook e non so nemmeno come si crea un account. Sono digiuno. Non vado più su Twitter. Quel profilo, l’ho fatto chiudere da mio figlio quando ho saputo che qualcuno stava cercando notizie interessanti su di me per screditarmi”.  E ancora. “Che io non avessi visto quei tweet è dimostrato anche dal fatto che, se ne fossi stato a conoscenza, avrei in questa occasione, o in occasione di precedenti procedure concorsuali per l’assegnazione di importanti posti di funzione, immediatamente provveduto a cancellarli e a rimuoverli”, continua Miele.  Non è la prima volta che “qualcuno cerca di mettermi in cattiva luce”, aggiunge. ”Già in passato, del resto, in occasione di procedure concorsuali per importanti posti di funzione – conclude – qualcuno ha cercato di sgambettarmi facendo uscire ad orologeria notizie riguardanti inchieste penali da cui io sono stato immediatamente estromesso già in fase istruttoria, non appena i magistrati hanno avuto modo di leggere la carte, riconoscendo il comportamento assolutamente irreprensibile del sottoscritto. A me tutto ciò dispiace. Ho sempre tenuto un basso profilo, proprio per l’incarico importante che ricoprivo. Chi mi conosce lo sa, ho sempre portato rispetto per le istituzioni figuriamoci se potevo arrivare a scrivere tweet del genere. Poi ognuno è libero di pensarla come vuole, ma questa è la verità”.  

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