Data ultima modifica: 17 Novembre 2020

“Ci deve essere un ritorno graduale dei nostri studenti a scuola. I test rapidi devono essere fatti nelle scuole perché tranquillizzano molto le famiglie, gli studenti e anche il nostro personale scolastico. Li chiediamo da tempo e so che il commissario Arcuri ne ha comprati in gran quantità e serve una buona organizzazione per farli anche nelle scuole”. Lo ha detto il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, ospite a Cartabianca.  “Per quanto riguarda i trasporti – ha aggiunto – siamo disponibili a scaglionare ulteriormente gli ingressi: abbiamo chiesto un programma territorio per territorio, purché gli studenti delle secondarie di secondo grado, gradatamente, tornino a scuola”. “Le massime autorità scientifiche ci dicono che l’apertura della scuola non è stato quel motore esplosivo della diffusione del virus, anzi: tante ricerche ci dicono che i bambini sono quelli che si contagiano di meno in assoluto”, ha quindi sottolineato Azzolina, aggiungendo: “Non mandare i nostri ragazzi a scuola significa rischiare dispersione scolastica e sindrome della capanna. E’ un vetusto errore italico credere che l’istruzione non faccia Pil, può essere anzi un volano del Paese. Abbiamo ricerche scientifiche che ci dicono che tenere le scuole chiuse significherà togliere nel reddito di questi ragazzi tra i 350 e i 1450 euro al mese e non credo che l’Italia se lo possa permettere”. “In questo momento ci vuole la massima collaborazione tra Istituzioni a tutti i livelli. Parlo in continuazione con sindaci, presidenti di Regione: con la Campania ho avuto molte difficoltà. Ho provato a mettermi in contatto con il presidente De Luca ma non ho ricevuto alcun tipo di risposta”, ha spiegato ancora il ministro, continuando: “Con la Puglia, dopo diversi tentativi, ne è nata un’interlocuzione. Abbiamo scritto una lettera al presidente Emiliano sei giorni fa circa di cui aspettiamo risposta, perché è fondamentale capire quali sono i dati per cui sono state chiuse le scuole. Se il dato è 417 studenti contagiati dall’inizio dell’anno scolastico su 562mila studenti il problema non è della scuola ma dell’affanno che in questo momento c’é da parte delle Asl di gestire anche la scuola”.  

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