Data ultima modifica: 16 Dicembre 2020

Nuove misure per Natale e Capodanno, la stretta per arginare il contagio. Governo e Regioni si confrontano oggi sui provvedimenti da varare in vista delle imminenti festività, mentre in Europa la parola lockdown varca i confini e si impone. La giornata in Italia si apre con la riunione alla quale partecipano il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia, il ministro della Salute Roberto Speranza e il commissario Domenico Arcuri. Dall’altro lato del tavolo virtuale, le regioni. La discussione va in scena dopo una giornata archiviata con 14.844 contagi e soprattutto 846 morti. “Dalle giornate prefestive fino al 6-7 gennaio è più utile chiudere per tutti. Vogliamo chiudere il più possibile. ‘Penso che sia molto responsabile anche da parte nostra essere conseguenti. A maggio eravamo arrivati allo 0.5 di indice contagio, di Rt, ma avendo avanti giugno luglio e agosto. Ora grazie alla misure già prese siamo su quella strada ma abbiamo di fronte gennaio, febbraio e marzo e dobbiamo essere responsabili. Dobbiamo sapere che dal 7 gennaio si riparte, ma si riparte mettendo in sicurezza le reti sanitarie il più possibile. Se non lo facciamo durante le feste di Natale, quando dobbiamo farlo…”, ha detto il ministro Boccia a DiMartedì. ”In questo momento -ha sottolineato Boccia- la decisione che si aspetta riguarda tre giorni, ovvero 25 26 e 31 dicembre che tutto il resto del periodo che è già sottoposto a prescrizioni molto chiare. Ritengo che dalle giornate prefestive fino al 6-7 gennaio è più utile chiudere per tutti. Vogliamo chiudere il più possibile. La mia posizione e quella di Speranza sono note, vogliamo condividerle con le Regioni”, ha aggiunto. La riunione del Comitato tecnico scientifico, chiamato a fornire indicazioni all’esecutivo, è stata segnata da un confronto serrato. “Alla fine abbiamo raggiunto un accordo su un’indicazione, è necessario inasprire le misure di controllo della pandemia. Lockdown totale? E’ un’indicazione che nessuno si è sentito di dare”, ha detto Agostino Miozzo, coordinatore del Cts, a Cartabianca si esprime così sulla posizione dell’organismo in relazione alle misure da adottare a Natale per arginare la diffusione del Coronavirus.  “E’ stata una giornata particolarmente complessa e difficile, con un dossier delicato da discutere. Abbiamo animate discussioni tra 26 persone che devono dare indicazioni rilevanti, è normali che ci siano opinioni diverse e contrapposizioni. Alla fine abbiamo raggiunto un accordo su un’indicazione, è necessario inasprire le misure di controllo della pandemia. Lockdown totale? E’ un’indicazione che nessuno si è sentito di dare, usciamo da 2 mesi di restrizioni piuttosto significative che in alcune parti del paese hanno dato risultati”, ha detto. “Non è il medico o l’epimiologo che decide come si fa un lockdown, è una decisione politica complessa. Se guardo a quello che succede al di là dei confini, vedo che la maggioranza dei paesi dell’Ue sta andando in quella direzione. Cosa farei io? Sono un tecnico, non un politico… Non me lo chieda…”. Toni perentori da Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute. “Non ci si rende conto che siamo in una situazione di guerra”. Per Walter Ricciardi, la soluzione in questo momento ha un “nome e cognome: lockdown”. Il consigliere del ministro della Salute si infiamma a DiMartedì esprimendosi sull’emergenza Coronavirus e sulla necessità di misure più severe durante il periodo di Natale. “Il numero di morti supererà quello del 1944, quando la gente si rendeva conto della guerra perché le bombe cadevano e uccidevano. Ora questi morti non si vedono, ma io ogni sera sento i colleghi che non ce la fanno più. Abbiamo il numero di morti più alto in Europa, con la metà dei nostri morti l’Olanda va in lockdown. Con un terzo dei nostri morti, la Germania va in lockdown. Cosa ci vuole di più per capire?”, ha detto Ricciardi. 

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