Data ultima modifica: 2 Febbraio 2022

(Adnkronos) – “Prolunghiamo la vigenza del Green pass dopo il booster” vaccinale anti-Covid. “Oggi è di 6 mesi” e, “non avendo ancora le nostre autorità scientifiche individuato un percorso per la quarta dose, che sarà oggetto di un confronto sul piano tecnico-scientifico, la valutazione del Governo è di non porre limiti alla durata del Green pass dopo il booster”. Lo ha sottolineato il ministro della Salute, Roberto Speranza, in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri sulle nuove misure di contrasto a Covid-19. “Questa è una prima norma rilevante che incide sulla vita di tante persone – ha evidenziato – Voglio ricordare che in questo momento siamo circa a 34 milioni di italiani che hanno fatto il booster, e ci auguriamo che questo numero possa ancora crescere in maniera molto molto significativa”. “Non c’è nessuna discriminazione. Credo che questa sia una parola sbagliata che nulla ha a che vedere con il decreto che abbiamo approvato oggi” ha detto Speranza rispondendo a una domanda sulla posizione della Lega che non ha votato il decreto, approvato oggi, ritenendo alcune misure ‘discriminatorie’. Speranza ha quindi voluto ribadire come “i vaccini siano davvero lo strumento fondamentale che ci sta consentendo gradualmente di aprire una fase nuova. Noi lo diamo per scontato, ma” la vaccinazione “sta piegando finalmente la curva” epidemica “senza per questo aver dovuto fare scelte di limitazioni molto significative, come stanno facendo altri paesi in Europa”.  “Nel nostro sistema a colorazione, già le zone gialle e arancioni prevedevano che le misure potessero esentare i vaccinati. Con il provvedimento che abbiamo appena approvato, discipliniamo la stessa modalità per la zona rossa. Quindi, qualora una Regione dovesse finire in zona rossa, le limitazioni ad essa connesse non riguarderanno la popolazione vaccinata”.
 “E’ una fase nuova della gestione della pandemia che è consentita dall’altissimo numero di persone vaccinate. Questa mattina abbiamo circa il 91% di prime dosi di persone sopra i 12 anni. Quindi ciò ci viene consentito da un quadro epidemiologico che negli ultimi giorni dà segnali incoraggianti. Abbiamo ancora un’incidenza molto alta, ma in modo particolare l’ospedalizzazione, sia in area medica che in terapia intensiva segnalano, per la prima volta, dopo molte settimane non semplici, segni ‘meno’ che sono sicuramente positivi e importanti”. “Abbiamo deciso che i vaccinati non andranno più in Dad. E’ un messaggio molto forte, molto chiaro. Perché riteniamo che sia giusto, a questo punto della pandemia, che chi si è vaccinato possa evitare la Dad”. Il tema della scuola, ha detto Speranza, “è stato quello più rilevante, su cui c’è stata la discussione più significativa nel nostro Consiglio dei ministri. Sulla scuola abbiamo fatto scelte molto forti”, ha aggiunto il ministro, sostenendo che “è il cuore del nostro Paese. Quindi se dobbiamo far qualcosa, dobbiamo farla prima di tutto nelle nostre scuole. E noi vogliamo lavorare per ridurre il più possibile la didattica a distanza e creare condizioni per cui i nostri figli possano, il più possibile, continuare a frequentare in presenza le nostre classi. Ci siamo mossi dentro questo spirito”. “Nei pochi casi di classi che ricominceranno ad andare in Dad” abbiamo deciso di “limitare lo spazio temporale di questa Dad che oggi è di 10 giorni a 5 giorni, quindi con un messaggio molto chiaro di riduzione della didattica a distanza”.  “Quando uno straniero arriva in Italia ora”, aggiunge Speranza, “riconosciamo lo status vaccinale del Paese di origine della persone e qualora le norme di questo status vaccinale non siano identiche a quelle del nostro paese, chiediamo a quella persona, per accedere ai nostri servizi – quelli a cui si accede con Green pass – un tampone supplementare. Ciò consentirà la risoluzione di molti problemi e al nostro turismo di avere risposta importante”.
 “Noi abbiamo l’81,3% degli alunni in presenza, il 92% dei docenti e il 93,5% del personale Ata” ha affermato il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, nel corso della conferenza stampa seguita al consiglio dei ministri. “Ad oggi tra gli alunni i positivi e in quarantena il 23,3% nella fascia dell’infanzia (0-6), 22,5% nella scuola primaria che sono o positivi o in Dad e nella scuola secondaria il 15,8% dei ragazzi in Dad o Ddi”, ha aggiunto.  La formazione a distanza non è il male assoluto, “nei momenti di difficoltà ha permesso di mantenere il collegamento continuo con i nostri studenti E per molti studenti è stata una grande risorsa e lo sarà anche in futuro in quelle situazioni in cui sarà necessario. Non stiamo demonizzando uno strumento che è stato fondamentale in questi due anni difficilissimi. Ma l’opzione che abbiamo scelto è quella di privilegiare le attività in presenza. Dando anche il messaggio forte che il vero elemento di sicurezza è la vaccinazione. Questo è stato il segno che ha guidato tutta la nostra azione”. “Introdurre l’opportunità per i vaccinati di restare a scuola e non per i non vaccinati non è assolutamente un tentativo di discriminazione da parte del governo. E’ invece una indicazione di marcia per il riconoscimento di quelle famiglie che hanno fatto questa scelta. C’è la necessità di accelerare la disponibilità di dare a tutti i bimbi questa opportunità e ne ho già parlato con il commissario Figliuolo”. “Nel concetto stesso dei vaccinati – ha ricordato Bianchi – ci sono anche i guariti. E questo fa aumentare di molto il numero. I guariti sono immunizzati”. In Consiglio dei ministri “c’è stata una discussione straordinariamente responsabile da parte di tutti. Non vi è stato né scontro né polemica, vi è stata una precisazione da parte dei colleghi della Lega che è stata registrata con la massima attenzione e responsabilità “. “Questo per oggi – conclude – rispetto al futuro io non posso rispondere ma credo che il clima sempre aperto e straordinariamente disponibile ad un confronto sia alla base del nostro lavoro”.
  

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