Data ultima modifica: 12 Agosto 2021

“Non è male l’idea di Giovanni Toti di mettere l’obbligo vaccinale per gli over 50”. Lo dice all’Adnkronos Salute il virologo Fabrizio Pregliasco, dovente dell’Università Statale di Milano, commentando la proposta lanciata in un’intervista al Corriere della Sera dal governatore della Liguria.  “E’ un elemento di discussione importante – afferma il virologo -, perché davvero è quella la fascia di età in cui le persone stanno più male e dove costano alle istituzioni. Quindi, l’istituzione ha questa opportunità e necessità di difendersi dal punto di vista della possibilità di non far saturare le strutture”. “Il 70% di vaccinati direi che è un buon inizio”, osserva Pregliasco commentando il traguardo di 73 milioni di dosi di vaccino anti-Covid somministrate in Italia, pari alla copertura del 70% della popolazione con prima dose. “Siamo arrivati a un buon completamento di quella parte della campagna vaccinale con gli Hub e l’ampia disponibilità di vaccini per tutti coloro che volevano immunizzarsi. Da oggi – avverte il virologo – possiamo dire che deve cominciare sul serio quel lavoro di ‘porta a porta’ che dobbiamo attuare per raggiungere via via maggiori risultati, perché l’obiettivo sono sicuramente i giovani e poi i cinquantenni che mancano all’appello e che non sarà facile convincere”. “E’ necessario vaccinare gli under 12 perché la variante Delta è molto più contagiosa e quindi è un virus quasi diverso nella sua capacità diffusiva e i giovanissimi sono gli apripista nella continuità di presenza di altre infezioni -osserva-. Bisogna superare questi dubbi dei genitori che spesso la comunicazione alimenta”.  Il virologo è in disaccordo con chi sostiene che in questa fascia di età il rischio superi il beneficio. “L’1% dei bambini – ricorda – ha degli effetti rispetto al virus e quindi sta male. Ventotto sono morti, e non sono pochi. Poi c’è il problema della Mis-C, la sindrome infiammatoria multisistemica” spesso scatenata dal Covid nei più piccoli e “il dubbio sugli effetti del long covid anche per loro”.  Quindi, chiarisce l’esperto, “è davvero un elemento che va considerato dal punto di vista di un loro rischio. E in più c’è il fatto che ovviamente facilitano la diffusione del virus nella comunità. Magari in un prossimo futuro, in campagne di vaccinazioni di richiamo, non dovranno essere richiamati. Ma questo dipenderà dall’andamento epidemiologico futuro. In questa fase dobbiamo considerare l’immunità di comunità come elemento fondamentale”.  

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