Data ultima modifica: 23 Ottobre 2020

“E’ una situazione che non conosciamo bene, le informazioni che abbiamo sono quelle del bollettino di ieri, abbastanza stringate. Non ci descrivono chissà cosa, speriamo bene. Ovviamente c’è una certa preoccupazione tra i parenti degli ospiti, si spera che la situazione sia sotto controllo e non come l’altra volta”. E’ preoccupata Giulia Frailich, tra i familiari del Comitato Giustizia per le Vittime del Trivulzio, dopo il bollettino diffuso ieri dal Pat che parla di 14 ospiti e 5 dipendenti positivi al coronavirus.  Il rischio è di rivedere lo stesso film di marzo, dove in pochi mesi ci sono stati, stando a informazioni non ufficiali, circa 200 decessi tra gli anziani. “Che ora la situazione sia diversa è vero – spiega Frailich all’Adnkronos – a marzo era peggiore, ora fanno tamponi ogni due settimane e c’è un po’ di presidio mentre a marzo sembrava tutto fuori controllo. Ora bisogna capire se questi cambiamenti saranno sufficienti ma lo vedremo man mano”. Il virus, osserva Frailich, “in qualche modo è penetrato nella struttura ma non conosciamo bene la situazione. Tra i parenti c’è preoccupazione ma non è come la volta scorsa, speriamo che stiano facendo” di tutto per evitare quello che è accaduto sei mesi fa “e che abbiano la testa sulle spalle stavolta”. Finora per i familiari degli ospiti del Pat è stato impossibile parlare con i vertici. “Ma quando mai? – dice Frailich -. E’ da febbraio che non è possibile, c’è stato solo un incontro con Fabrizio Pregliasco (virologo e supervisore scientifico del Pio Albergo Trivulzio di Milano, ndr) in videoconferenza, a marzo. Poi non c’è mai stato alcun contatto diretto coi vertici, possiamo parlare solo con i medici dai quali dipendono i nostri familiari”. Quello che è stato mantenuto, al momento, è il contatto, da remoto, con gli anziani che si trovano nella residenza: “Da quando hanno chiuso le visite ai parenti – spiega Frailich – sono state mantenute le videochiamate. Gli ospiti sono rattristati dalla chiusura delle visite ma dipende anche dalle persone, alcuni, per via delle loro condizioni personali fanno anche fatica a capire se sia aperto o chiuso ma in generale sono un po’ tristi”.  

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