Data ultima modifica: 12 Febbraio 2021

Ristoranti aperti in emergenza Covid? Sì, ma a patto di un controllo capillare dei luoghi di assembramento, anche con l’aiuto dell’esercito. A spiegarlo è Agostino Miozzo, coordinatore del Cts, intervistato da Repubblica. “La terapia più efficace – sottolinea – sarebbe un lockdown totale per altri due mesi. Ma non possiamo permetterci questa terapia: il Paese è in grave sofferenza con milioni di persone in stato di assoluta precarietà e il governo non è in grado di supplire alle necessità. Le riaperture che si stanno autorizzando comportano un rischio relativo. Poco incide il singolo settore sull’Rt ma se sommiamo i settori generiamo una somma esponenziale dei rischi”. “Questo – aggiunge – è il vero dilemma con cui ci dobbiamo confrontare nelle prossime settimane se non vogliamo arrivare a condizioni che impongano di nuovo dolorose e insostenibili chiusure”. In merito alla riapertura dei ristoranti la sera riferisce: “Sarebbe anche possibile se solo fossimo in grado di garantire un rigoroso meccanismo di controlli, cosa che fino ad ora non è stato. Immaginate cosa può succedere se riaprono i ristoranti la sera ai Navigli o a Trastevere, ma c’è anche un’altra Italia che non può essere penalizzata”.  “Mi sono attirato le ire di molti amministratori locali che – afferma Miozzo – si sono visti imputare la responsabilità del mancato controllo per gli assembramenti. Ma è quello che chiederei al governo: un controllo efficace del territorio almeno per i prossimi due o tre mesi, con il contributo anche dell’Esercito, forze dell’ordine, polizia locale che stanno già facendo un lavoro straordinario. Basta vedere una divisa che agisca nei luoghi a rischio per scongiurare comportamenti irresponsabili”. Per uscire dal tunnel, spiega il coordinatore del Cts, “la squadra deve compattarsi ed evitare il gioco solitario. Vedo ancora prevalenza di interessi, piani locali che mettono in atto azioni di scarso valore per il Paese e di complicazione per le azioni che è necessario prendere a livello nazionale”. E sulle regioni che continuano ad andare in ordine sparso, adesso anche sulla campagna vaccinale dichiara: “Al presidente Draghi suggerirò il ricorso all’articolo 120 della Costituzione che prevede il potere di sostituzione del governo centrale laddove le autorità locali non siano in condizione di garantire i diritti costituzionalmente previsti. Un’ipotesi provocatoria ma che ritengo potrebbe essere presa in considerazione per alcuni aspetti delle strategie nazionali che interessano la salute del Paese. Sulla scuola si sono viste scelte incomprensibili fatte dal territorio in assoluta disconnessione con il sistema centrale e ora si vedono altrettante fotografie su un programma strategico per il Paese come quello delle vaccinazioni”.  Sulle palestre e sulle piscine che chiedono di riaprire con le misure prescritte ricorda invece: “Lo sport è un universo di socialità, salute, economia. Consentire attività individuali ha senso, aprire a tutto ciò che riguarda attività sportive ad alto rischio purtroppo no”. “La vera discriminante – conclude – è vedere se sapremo considerare il giallo come colore di rischio permanente. Solo in questo modo potremmo sperare di convivere con un’Italia a colori”. 

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