Data ultima modifica: 11 Gennaio 2022

“C’è una voglia di normalità, ma siamo in una fase di transizione, perché dobbiamo far passare questa nottata che è un po’ lunga, una nottata che prevederà un impegno diciamo fino a marzo”. Così il virologo Fabrizio Pregliasco, docente all’università Statale di Milano, commenta all’Adnkronos Salute le intenzioni espresse sia dal governo spagnolo sia da quello britannico di passare dalla fase pandemica a quella endemica nella gestione del Covid.  “Però i vari governi vogliono lanciare un messaggio positivo, lo stesso che abbiamo lanciato noi con la scuola. Condivido la sfida, anche se mi aspetto una quantità di classi in Dad nel prossimo futuro, però è questa l’enfasi che viene data dalla politica: vogliamo superare l’emergenza, prepariamoci a una nuova normalità e a una convivenza col virus”. “Sono in alcuni casi dei proclami – osserva l’esperto – ma di approccio, anche perché il consenso sennò va a scemare e si rischia una depressione, quindi ci vuole”.  Per quanto riguarda il Regno Unito, “loro forse hanno lasciato i buoi uscire dalla stalla più di noi mentre noi abbiamo voluto mitigare. E’ chiaro che, lasciando uscirei buoi, – prosegue con la metafora Pregliasco – tu hai una curva a campana molto veloce con un picco che si raggiunge prima. Noi mitigando abbassiamo la curva, ma spalmiamo il tutto su un tempo più lungo riuscendo però a gestire meglio il tutto”. Ma quali sono i numeri che permetteranno anche noi di iniziare a gestire il virus come un’endemia? “I valori della zona bianca – risponde netto il virologo – Se si va oltre, comincia ad esserci ancora una condizione problematica. Ci sono ancora troppi morti, probabilmente perché abbiamo un mix di Omicron e Delta, per poterla gestire come un’influenza. Siamo in questa fase di transizione”.  L’orizzonte è quindi la primavera? “Dipenderà sempre dall’incognita di nuove varianti. Comunque – chiarisce il medico – dovremo considerare nuovi aspetti di normalità. Noi ridevamo quando vedevamo i turisti orientali con la mascherina – ricorda Pregliasco – ma ora credo sia sdoganato e si debba sdoganare questo approccio nel futuro. Non potremo più, come purtroppo avveniva in passato, cadere nella sottovalutazione e mandare a scuola il bambino con qualche linea di febbre infarcendolo di Tachipirina. Insomma, ci vorrà più attenzione – raccomanda l’esperto – Iniziamo a pensare a una pianificazione, ma ci vuole ancora tempo. Deve passare la nottata”.  

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