Data ultima modifica: 24 Settembre 2021

Contagi covid-19, “è ancora presto” per dire che in Italia le cose vanno meglio che nel Regno Unito. Nonostante i casi giornalieri registrati oltremanica si attestino da giorni intorno ai 30mila con un tasso di mortalità a tre cifre e da noi i contagi siano dieci volte meno, con un numero di morti che oggi supera di 2 unità i 50, il virologo Fabrizio Pregliasco frena gli entusiasmi. “Quando ci saranno gli sbalzi termici – dice il docente della Statale di Milano all’Adnkronos Salute – quando il lavoro in presenza prenderà più piede, quando sarà passato un po’ di tempo dall’apertura delle scuole, lì si giocherà il destino di un’invernata”, ammonisce. “Ogni nazione – spiega l’esperto – ha una sua curva con tempistiche diverse, non è un’onda sincrona nel mondo. E poi – rileva – a incidere sono state sicuramente anche differenze rispetto ad alcune modalità che non è facile andare a individuare esattamente. Noi – ipotizza il virologo – potremmo anche non essere così capaci di andare a individuare gli asintomatici”. E comunque, afferma “siamo ancora su valori alti, non è che si stanno abbassando”. Insomma se i contagi e decessi sono ancora contenuti il motivo è da rintracciare nelle restrizioni. “Io credo – dice Pregliasco – che la nostra scelta precauzionale con più chiusure ha fatto sì che siamo riusciti a tenere un po’ più bassa la diffusione del virus. Abbiamo avuto delle azioni di mitigazioni più efficaci. Gli inglesi – ricorda – hanno aperto prima, sono stati più temerari. Ed è chiaro che, ancora adesso, ogni contatto interumano rappresenta una probabilità di infezione e quindi più contatti ci sono” più contagi puoi avere. 

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