Data ultima modifica: 6 Aprile 2021

“E’ ben chiaro a tutti ed è comprensibile che ci sia stanchezza e frustrazione dopo un anno”, ma ”sicuramente il virus non si sconfigge con i tumulti e i forconi…”. Lo dice all’Adnkronos Giovanni Toti. Il governatore della Liguria è convinto che sulle riaperture il governo Draghi si giocherà gran parte delle sua credibilità e per questo deve dare delle ”risposte concrete” e chiare perché, come dimostrano gli scontri oggi davanti alla Camera, il rischio dell’implosione sociale è dietro l’angolo. La gente, spiega, è stanca, amareggiata, impaurita, da una pandemia senza precedenti e spetta al premier indicare la via d’uscita, ma scendere in piazza coi forconi non è la soluzione. Il primo a voler accontentare tutti, dice Toti, è lo stesso presidente del Consiglio che deve tener conto dell’andamento dei contati senza però ”trincerarsi dietro i dati”. ”Per quanto la situazione sia molto complicata, non credo – sottolinea Toti – che ci sia qualcuno, Draghi in testa, che abbia piacere a tener chiuso il Paese. E nessuno dovrebbe giocare, come purtroppo talvolta vedo, a scavalcare le rappresentanze di categoria, che stanno facendo un grande lavoro, al solo scopo di alzare l’asticella dello scontro. Non dimentichiamoci – avverte – che quando si soffia sulla rabbia sociale è difficile controllare la situazione e in questo momento servono sangue freddo e nervi saldi”. “E’ chiaro – dice il presidente della Regione Liguria – che ora tutti si aspettano delle risposte concrete e il governo le deve dare. Io l’ho già detto a Draghi nell’ultima riunione avuta con lui dieci giorni orsono. Incominciamo almeno a dare un obiettivo alle singole categorie: indichiamo delle date verosimili di possibili riaperture, anche perché, come sottolineato da molte associazioni, riaprire per alcune attività non è cosa che comporta un solo giorno di lavoro. Basti pensare alla macchina del turismo, alle prenotazioni degli alberghi…”. Toti invita il governo a dare delle date e ricorda quanto accaduto un anno fa, quando il governo Conte affrontò il problema delle riapertura per la prima volta, in occasione della prima ondata di contagi: ”Senza voler insegnare nulla a nessuno, se l’anno scorso riaprimmo dopo la prima settimana di giugno senza avere i vaccini, quest’anno – secondo me – è ipotizzabile anticipare quelle riaperture, considerando che il virus avrà più o meno lo stesso decorso”. Ed ecco, fa notare il governatore ligure, alcuni interrogativi da porsi ora: ”Quando potranno riaprire i ristoranti la sera? Da quando gli alberghi potranno assumere il personale per la stagione estiva? Da quando, banalmente, si potrà prenotare un matrimonio? L’anno scorso, a luglio – rammenta Toti – tutta l’Italia era, di fatto, in zona bianca. Perché non dire oggi esplicitamente che si può organizzare una manifestazione per luglio o i grandi saloni internazionali e le fiere per settembre e ottobre? Queste – conclude – sono le domande a cui la politica deve dare una risposta e non può sempre trincerarsi dietro i dati”. 

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