Data ultima modifica: 16 Gennaio 2021

Prima Davide Faraone, poi Luciano Nobili, ‘pretoriano’ del renzismo. Nel terzo giorno della crisi arrivano messaggi distensivi da Italia Viva. Lo stesso Matteo Renzi oggi in un’intervista porta Italia Viva sull’astensione nel voto sulle comunicazioni di Giuseppe Conte al Senato. Una mossa sia per tenere i suoi, ma soprattutto -si spiega da Iv- rivolta al Pd. Una serie di passaggi che però, dicono da fonti dem, non cambiano le cose. Nessuna apertura a Renzi . Da parte sua, il senatore di Rignano chiede ai suoi di restare compatti e di non alimentare polemiche e sulla chat interna dei parlamentari Renzi avrebbe raccolto un sostegno ampio, anche di chi come i senatori Vicenzo Carbone e Donatella Conzatti erano dati in uscita. Certo, restano i dubbiosi, quelli quantomeno perplessi sullo strappo di Renzi. Vedi il senatore Leonardo Grimani che rompe la ‘consegna’ del silenzio con l’Adnkronos: “Sto facendo valutazioni di coscienza ma non sono un responsabile ad oggi. Va ricostruito il perimetro della maggioranza uscente prima possibile anche dopo il passaggio parlamentare. Per quello lavorerò fino all ultimo istante utile”, dice. Tuttavia il mood distensivo della giornata da parte di Iv non fa breccia nel Pd. Oggi Nicola Zingaretti ha specificato che non c’è alcuna voglia di “vendetta” nei confronti dei renziani, ma la rottura scelta da Renzi resta “grave” e “irresponsabile”. Soprattutto a fronte dei risultati nella mediazione con il premier Giuseppe Conte raggiunti grazie all’impegno in prima linea dei dem. Lo ricorda Zingaretti così parlando ai deputati Pd: “Fino a qualche minuto prima della conferenza stampa di Iv siamo stati impegnati come gruppo dirigente a fare di tutto, di tutto. Abbiamo letto tutti le parole di Conte sul patto di legislatura e sul patto di legislatura da definire all’interno dei confini dell’attuale maggioranza”. “Da questo punto di vista -continua Zingaretti- io credo che la rottura che è stata prodotta sia stata un fatto grave. Se non si voleva il salto nel buio si doveva lottare insieme a noi per ottenere risultati e invece ora si restringe lo spazio politico per ottenere risultati”. E quindi la strada della ‘parlamentarizzazione’ della crisi che, sottolinea Zingaretti, “non è una sfida, è la necessità in un passaggio delicato da collocare nella sede appropriata le scelte che ogni forza politica farà e in cui ogni forza politica deve assumersi le sue responsabilità”. E in Parlamento si lavora, da più parti, a pieno ritmo per trovare i numeri. In campo i ‘costruttori’di Maie-Italia23. E poi il lavoro attorno all’area centrista. Un’area moderata, liberal-democratica ed europeista. Dice Bruno Tabacci: “Se Conte si presenta alle Camere con una prospettiva interessante, c’è tutta un’area moderata che ha forse bisogno di essere rappresentata in modo adeguato. Dice c’è il centrodestra: ma Salvini e Meloni sono destra destra, antieuropeisti con una forte simpatia per Trump. Invece poi c’è tutta un’area liberal-democratica che ha bisogno di essere rappresentata”. Da quell’area potrebbe nascere il gruppo ‘moderato-europeista’ in grado di sostituire i voti renziani? Al Senato gli occhi restano puntati su un altro veterano delle aule parlamentari, il socialista Riccardo Nencini. E questa operazione che potrebbe concretizzarsi anche prima delle comunicazioni di Conte? Da ambienti Iv che, ovviamente, seguono con attenzione i movimenti al Senato e attorno al loro gruppo si fa sapere che per ora l’asticella è ferma a 154-155. Conte otterrebbe la fiducia -anche grazie all’astensione di Iv- ma non avrebbe la maggioranza dei 161. I renziani a quel punto potrebbero veder riaperta la partita. Anche se dentro Iv c’è la consapevolezza che “una ricomposizione della maggioranza comunque sarebbe difficilissima” dopo quanto accaduto. “Conte non vuole più avere nulla a che fare con noi. Vediamo se ci riuscirà”. E se ci riuscirà, si dice in Iv, comunque dovrà fare “i conti con noi nelle commissioni, lì i senatori a vita non votano…”. 

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