Data ultima modifica: 22 Ottobre 2020

Il voto del Csm sulla decadenza, dopo i segnali arrivati che andavano in direzione opposta, “danneggia la mia immagine, mi fanno sembrare attaccato alle poltrone, se c’è qualcosa a cui non sono attaccato sono le poltrone”. Lo ha affermato a Piazzapulita l’ex consigliere del Csm Piercamillo Davigo, decaduto lunedì scorso dopo il voto del plenum.  “Era inaspettato che votassero per la decadenza, perché nessuno mi ha mai fatto capire…anzi, se segnali avevo avuto in generale, era che ci fosse una maggioranza perché io rimanessi. Poi negli ultimi tempi è cambiata, ci possono essere mille ragioni”, ha detto Davigo. “Se mi fosse stato fatto anche solo capire prima che era ritenuta problematica la mia permanenza, mi sarei dimesso io”, ha puntualizzato.  “Ho fatto ricorso al Tar perché la questione trascende la mia persona e riguarda la natura del consiglio. Ci sono due modi di intendere, il primo è di intenderlo come organo di rappresentanza, il secondo come organo di garanzia. La corte costituzionale ha detto che è un organo di garanzia. Chi sostiene la tesi della mia decadenza interpreta nel senso della rappresentanza. Ma interpretarlo in questo senso è difficile perché la costituzione dice che i componenti elettivi del consiglio non sono immediatamente rieleggibili. E allora che rappresentanza è se uno non essendo rieleggibile non assume personalmente nessuna responsabilità?”.   

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