Data ultima modifica: 20 Ottobre 2020

“Dura lex, sed lex. Le regole e i principi vanno applicati al di là delle persone. Naturalmente, massima stima nei confronti di Davigo, del ruolo prezioso che ha svolto da magistrato, e poi da consigliere della magistratura, nel difendere l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, spesso sotto attacco da parte della politica, ma d’altra parte sarebbe stato contrario ai principi di rappresentanza del Csm, e direi anche incomprensibile per i cittadini, che, superata l’età pensionabile, un membro del Csm rimanesse al suo posto non essendo più magistrato e occupando un posto da componente togato, né poteva trasformarsi in componente laico. Credo, dunque, che quella del plenum del Csm sia stata una decisione corretta e più che legittima”. A dirlo all’AdnKronos è l’ex magistrato Antonio Ingroia.  “Non si può certamente pensare – aggiunge Ingroia – che anche Nino Di Matteo, magistrato e membro del Csm al di sopra di ogni sospetto, componente della stessa corrente di Davigo e garante dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, si sia accodato a chi volesse vendicarsi di Davigo, per carità. Escluderei qualsiasi lettura dietrologica di questo tipo”.  Quanto all’ipotesi che Davigo possa ricorrere al Tar contro la decisione del plenum del Csm, Ingroia commenta: “Naturalmente ognuno ha diritto a tutelare i propri interessi legittimi qualora fondati, come ritiene, quindi massimo rispetto per l’eventuale decisione di Davigo. Il mio consiglio sarebbe di lasciar perdere”.   

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