Data ultima modifica: 9 Ottobre 2020

Rimozione dall’ordine giudiziario. E la sentenza emessa dal collegio della sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura nel procedimento a carico di Luca Palamara. Dopo circa due ore e mezzo di camera di consiglio i giudici hanno dunque accolto la richiesta, formulata dalla procura generale della Cassazione, di applicare all’ex presidente dell’Anm ed ex togato del Csm la sanzione massima prevista.  “Alle ore 16 parlo alla sede del partito radicale”, dice Palamara, all’Adnkronos, qualche secondo dopo aver appreso la decisione. Il collegio della sezione disciplinare lo ha ritenuto responsabile di tutti gli addebiti che gli sono contestati. Al centro delle contestazioni a Palamara la riunione che si svolse all’hotel Champagne di Roma il 9 maggio dello scorso anno, nel corso della quale, con i deputati Luca Lotti e Cosimo Ferri e 5 ex togati del Csm, si discusse di nomine, innanzitutto quella del procuratore di Roma. Riunione i cui contenuti sono emersi dalle intercettazioni effettuate col trojan e agli atti della procura di Perugia, dove Palamara è imputato per corruzione.  Due i capi di incolpazione formulati a suo carico dalla procura generale della Cassazione: il comportamento scorretto nei confronti dei colleghi, i candidati alla guida della Procura di Roma e alcuni dei pm di quella stessa procura, e il tentativo di condizionare l’attività del Csm, soprattutto quella delle nomine. Secondo la procura generale Palamara, ‘’in violazione dei doveri di correttezza ed equilibrio’’ ha tenuto ‘’un comportamento gravemente scorretto nei confronti dei colleghi che avevano presentato domanda per il conferimento dell’ufficio direttivo di procuratore di Roma’’in quanto ‘’discuteva della strategia da seguire ai fini della nomina oltre che con alcuni componenti del Csm, anche con una persona, Luca Lotti, per la quale la procura di Roma ha richiesto il rinvio a giudizio nell’ambito di una nota vicenda giudiziaria di risonanza nazionale’’, il caso Consip. Un comportamento ‘’sicuramente grave’’ poiché ‘’erano delineate e approfondite le eventuali ragioni ostative alla nomina di alcuni candidati‘’, derivanti in particolare da un processo a carico di Marcello Viola, e ‘’vicende che concernerebbero il dottor Creazzo ipoteticamente ostative alla designazione‘’. Rispetto a Giuseppe Creazzo era poi “prefigurata una strategia di danneggiamento’’. Scorrettezze sono ipotizzate nei confronti di Domenico Ielo, procuratore aggiunto a Roma: Palamara discuteva “delle possibili strategie di discredito” ai suoi danni, prefigurando “ipotetici illeciti commessi dallo stesso’’. L’altro capo di incolpazione richiama il fatto che Palamara abbia ‘’posto in essere un uso strumentale della propria qualità e posizione diretto, per la modalità di realizzazione, a condizionare l’esercizio di funzioni costituzionalmente previste quali la proposta e la nomina di uffici direttivi di vari uffici giudiziari da parte del Consiglio superiore della magistratura‘’. ‘’Massimo rispetto per la decisione’’. Così il difensore di Luca Palamara, Stefano Guizzi. ‘’Assolutamente no’’ è stata la risposta di Guizzi alla domanda se si sia trattato di una sentenza politica.  

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