Data ultima modifica: 12 Dicembre 2020

Il ministro Francesco Boccia accetta di parlare con l’Adnkronos del calvario giudiziario di sua moglie Nunzia De Girolamo assolta dopo 7 anni nel processo che la vedeva imputata presso il tribunale di Benevento. “Se parlo del caso che riguarda Nunzia lo faccio “da marito”, solo da marito. Non ho mai parlato pubblicamente proprio per rispetto del lavoro della magistratura. E anche nei momenti più difficili – dice – le ho sempre detto che in Italia c’è sempre un giudice che giudica un altro giudice, e da questo punto di vista il sistema è garantista. Ma ii tempo trascorso è umanamente inaccettabile così come lo è per le tantissime persone che si sono trovate e si trovano nella stessa condizione”. Il ministro degli Affari Regionali ci tiene a sottolineare un punto: “Siamo una famiglia e la famiglia è stata devastata, ci ha sorretto l’amore tra noi e la fiducia nella giustizia. Lei è stata, ed è una donna forte e generosa, dalla quale ho imparato molto anche in questa difficile esperienza umana”. Sette anni sono un’eternità per chiunque. E proprio su questo punto il ministro Boccia un’ultima cosa ci tiene a dirla all’Adnkronos. “Come hanno sottolineato gli avvocati di Nunzia, ovvero Caiazza e Di Terlizzi, nel caso processuale di mia moglie non ha funzionato, come purtroppo spesso non funziona in tantissimi altri casi, il filtro delle garanzie iniziali, ci sono garanzie nel nostro ordinamento che avrebbero potuto evitare almeno cinque anni su sette, ed è evidente che alla luce della sentenza non hanno funzionato. Gli avvocati di Nunzia quando sottolineano le falle di gip e gup mettono in evidenza i limiti del sistema. E’ dovere della politica affrontarli e risolverli per evitare che queste cose possano ancora accadere”. 

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