Data ultima modifica: 3 Febbraio 2021

Ci sono state “anomalie tecniche, giuridiche e valutative” nella gestione dell’ex pentito Vincenzo Scarantino, il ‘picciotto’ della Guadagna che con le sue false dichiarazioni fece condannare ingiustamente diversi imputati per la strage di via D’Amelio, ma “la corposa attività di indagine della Procura di Messina non ha consentito di individuare alcuna condotta penalmente rilevante” a carico dei magistrati Annamaria Palma e Carmelo Petralia. Ecco perché la gip di Messina ha archiviato l’inchiesta a carico dell’Avvocato generale dello Stato a Palermo Palma, difesa dagli avvocati Roberto Tricoli e Massimiliano Miceli, e del Procuratore aggiunto di Catania, difeso dall’avvocato Marcello Maddalena, accusati di calunnia aggravata in concorso nell’ambito dell’inchiesta sul depistaggio sula strage di via D’Amelio. In 23 pagine la gip Simona Finocchiaro spiega perché i due magistrati non possono essere accusati di avere ‘imbeccato’ il falso pentito che ha cambiato versione sulla strage diverse volte. “Non deve dimenticarsi – scrive il gip – che, per la configurabilità del reati per il quale si procede, dovrebbe dimostrarsi che i magistrati, oltre a essere stati consapevoli della falsità delle dichiarazioni di Scarantino, erano altresì consapevoli dell’assoluta innocenza degli opponenti, consapevolezza non ravvisabile nei casi di dubbio, non potendo individuarsi il dolo del reato di calunnia nel dolo eventuale”. “Vincenzo Scarantino dopo avere sostenuto che la propria collaborazione era stata stimolata da Arnaldo La Barbera (l’ex dirigente della Mobile di Palermo ndr) e Mario Bò, ha affermato che le dichiarazioni rese ai magistrati nella prima fase della sua collaborazione erano il frutto di ‘imbeccate’ provenienti dai poliziotti che lo gestivano, e in particolare da Arnaldo La Barbera. Inoltre, nel momento cui concordava con i poliziotti le dichiarazioni da rendere in sede di interrogatorio, i magistrati non erano presenti”, scrive ancora la gip Simona Finocchiaro, nel provvedimento di archiviazione. Ad opporsi alla richiesta di archiviazione sono stati quattro dei sette imputati condannati ingiustamente all’ergastolo, assistiti dagli avvocati Rosalba Di Gregorio e Giuseppe Scozzola. Secondo il giudice non ci fu dolo nell’operato dei magistrati, “d’altronde senza la successiva collaborazione di Spatuzza Gaspare della falsità delle dichiarazioni Scarantino non mi sarebbe stata alcuna certezza”. “Scarantino ha poi attribuito a iniziative personali dei magistrati della Procura di Caltanissetta la sostituzione dei propri difensori laddove, invece, escusso l’avvocato Li Gotti, questi ha specificato di avere rinunciato al mandato per problemi di salute nonché per incompatibilità con la sua posizione di difensore anche di Gioacchino La Barbera”, ha proseguito la giudice per le indagini preliminari. E’ sempre la gip a sottolineare che “senza la successiva collaborazione di Gaspare Spatuzza, iniziata nel 2008, delle falsità delle dichiarazioni di Vincenzo Scarantino non vi sarebbe stata alcuna certezza”. “Inoltre, la condotta volubile di Scarantino, e le dichiarazioni da questi rese nel tempo, contraddittorie e scostanti, non consentono di stabilire quali delle sue affermazioni debbano ritenersi genuine anche con riguardo agli addebiti mossi ai magistrati che si sono occupati della vicenda”, dice il gip Finocchiaro. Dal provvedimento si apprende anche che l’ex pentito Vincenzo Scarantino, “si sente ancora oggi minacciato”. “Scarantino ha dichiarato – scrive il gip – di sentirsi ancora oggi minacciato pur non essendo in grado di fornire elementi a sostegno di tali suoi timori”. Intanto riprende venerdì a Caltanissetta il processo sul depistaggio a carico di tre poliziotti, accusati di calunnia aggravata in concorso, proprio come i due magistrati Palma. Alla sbarra Mario Bò, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo. Dovrebbe essere sentito dal pm uno dei tre imputati, Fabrizio Mattei. (di Elvira Terranova) 

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