Data ultima modifica: 3 Dicembre 2020

Aprire una nuova attività in piena pandemia, scommettendo sul futuro con coraggio e determinazione. È successo a Frosinone dove tre donne hanno fatto rinascere il marchio Coop con un’operazione di ‘workers buyout’. Si sono costituite, insieme ad altre 3 persone, in una cooperativa e, alla fine di ottobre, hanno alzato le serrande del nuovo punto vendita dando così la possibilità alla clientela di acquistare prodotti rappresentativi dei valori della cooperazione. Un piano reso possibile grazie al sostegno di Cfi- Cooperazione Finanza Impresa, investitore istituzionale specializzato, in grado di gestire direttamente le risorse che il pubblico destina alla promozione dell’impresa mutualistica, che ha investito 390mila euro. L’unico negozio Coop presente a Frosinone ha chiuso i battenti nel giugno del 2019. Molti dipendenti hanno accettato il trasferimento o un’altra ricollocazione. Non così Rossana De Pastina e Pina Costagliola, ora presidente e vicepresidente.  Hanno accettato l’incentivo all’esodo per avere quote da investire e costituire una cooperativa: è nata così Frosincoop. Cinque socie e un socio per dare vita alla nuova Cooperativa che ora conta dieci dipendenti e ha grandi progetti, come quello di attrezzarsi, in questo momento drammatico di crisi sanitaria ed economica, per portare gli acquisti a casa della clientela oppure per attivare il servizio di spesa-pronta. Cinquecento metri quadrati di locale e una immensa voglia di riscatto per un territorio, quello ciociario, da anni sottoposto a una grave crisi occupazionale. “Diversi obiettivi sono stati raggiunti con l’apertura dell’attività -dice De Pastina- ci è stato consentito di riportare nella nostra città un marchio storico in termini di affidabilità. Abbiamo inoltre avuto l’opportunità di ricostituire quella comunità che si era creata tra clienti e dipendenti e, nello stesso tempo, creare occupazione per noi stesse e per altre persone. Ma quello che ritengo di massima importanza è dare informazione sul Wbo perché altre aziende in crisi possano risollevarsi e rinascere”. Il 2020 è stato per Cfi un anno di forte incremento degli interventi. È stato varato un piano di investimenti di 44 milioni di euro diviso in due fasi: nella prima, fino ad agosto, gli investimenti hanno interessato per il 65% Wbo e start-up e per il 30% cooperative già partecipate.  Nella fase due, fino a dicembre, gli interventi sono destinati a sostenere progetti di consolidamento, riconversione produttiva e workers buyout nella convinzione che, per contenere gli effetti della crisi e contribuire alla salvaguardia dell’occupazione e alla ripresa economica occorra concentrare il massimo degli sforzi nel secondo semestre di quest’anno.  Questo perché, in base a un’indagine fatta da Cfi su oltre 160 cooperative partecipate, anche le realtà più solide hanno registrato problemi di liquidità e difficoltà di accesso al credito. Soprattutto le piccole e medie imprese, se non adeguatamente sostenute nella fase di ripartenza, rischiano di vedere compromessa la continuità aziendale. “Il sistema del workers buyout, ossia l’acquisto da parte dei dipendenti dell’azienda in crisi, può diventare uno degli strumenti per fronteggiare le difficoltà in cui versano molte imprese per effetto della pandemia – sottolinea Camillo De Berardinis, amministratore delegato di Cfi- con un duplice effetto: salvaguardare i livelli occupazionali, garantendo la continuazione delle attività e la valorizzazione degli asset aziendali, ed evitare interventi ben più onerosi per lo Stato in termini di ammortizzatori sociali. Dal 1986 ad oggi con le risorse della legge Marcora sono stati finanziate 520 imprese cooperative con più di 23.300 lavoratori coinvolti”, conclude.   

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