Data ultima modifica: 11 Agosto 2020

(dall’inviata Elvira Terranova) – “Il trascorrere delle ore mette pressione e la ricerca diventa sempre più complicata, ma dobbiamo restare ottimisti per forza, dobbiamo trovare il piccolo Gioele…”. Il maresciallo Nicola Zarbo, istruttore cinofilo del Soccorso alpino della Guardia di Finanza di Nicolosi (Enna) è al lavoro da otto giorni, senza sosta, per partecipare alle ricerche del bambino di 4 anni sparito lunedì scorso insieme con la mamma, la deejay Viviana Parisi di 43 anni. Il corpo della madre è stato rinvenuto sabato pomeriggio nei boschi di Caronia (Messina) a poco più di un km dal luogo in cui madre e figlio sono spariti, dopo avere avuto un piccolo incidente in auto sull’autostrada Messina-Palermo. “Purtroppo, quando abbiamo trovato la mamma le speranze per lei sono finite ma per il bambino no, dobbiamo continuare a cercarlo, giorno e notte – dice il maresciallo Zarbo in una intervista all’Adnkronos – Le testimonianze sono abbastanza discordanti e quindi si fanno diverse ipotesi, e rutto questo rende più difficile le ricerche”.  “Non si si sa, ad esempio, dove la donna è uscita dall’autostrada – spiega ancora il maresciallo Zarbo – la situazione è veramente oscura e questo non agevola affatto la ricerca. In più il terreno dove facciamo le ricerche è composto da una fitta vegetazione di rovi. A volte non si riesce neppure a entrare in alcune aree”. Ecco perché “non riusciamo a impostare la ricerca in modo idoneo perché non sappiamo molte cose”. Le ricerche sono iniziate lunedì 3 agosto “dalle 11.30 – dice il sottufficiale delle Fiamme gialle – quando si è saputo della scomparsa della donna. Inizialmente con cani e droni e diverse squadre per il controllo di tutte le aree. Controlli che partivano da dove è stata vista la donna per l’ultima volta in autostrada. Da quel punto fino alla Strada statale 113 sul lungomare per cercare la donna e il figlio. Poi, da sabato la situazione è cambiata”, dopo il ritrovamento del corpo della donna. Senza il bambino.  “Da quel momento – dice il maresciallo Zarbo – con l’ausilio di cani e si droni la ricerca è proseguita nella zona attorno al ritrovamento della donna”.  La tecnica usata è quella “della scomparsa delle persone – dice – stiamo rastrellando le zone adiacenti al ritrovamento della donna”. Oggi si attende l’esito dell’autopsia che dirà come è morta Viviana Parisi. “Si potranno fare solo allora altre potesi ed, eventualmente, cambiare il tipo di ricerca”, dice. Il Soccorso alpino della Guardia di Finanza coadiuva i Vigili del fuoco nella ricerca del bambino. Una task force composta anche dalla Protezione civile, dalle guardie forestali, dai Range rover. E da volontari. Tutti per ritrovare il piccolo Gioele. Se dall’autopsia emerge che la deejay è stata uccisa, cosa che al momento non viene esclusa, il bimbo potrebbe essere stato portato via. A quel punto, le ricerche dovranno essere ampliate in altre zone. Ma se Viviana Parisi si fosse uccisa, che è l’ipotesi più plausibile, secondo gli inquirenti, allora le ricerche proseguiranno in una zona ancora più ampia. Intanto le speranze si affievoliscono sempre di più.  

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