Data ultima modifica: 19 Giugno 2020

Mancava il numero legale nella votazione di ieri al Senato sulla fiducia al dl elezioni e per questo motivo la votazione si ripeterà oggi, alle 9.30. A riferirlo fonti parlamentari che sottolineano come si sia trattato di un errore tecnico, ovvero nel computo dei congedi. Sono stati allertati tutti i senatori. In particolare, quelli che hanno lasciato Roma e sono tornati a casa sono stati richiamati. “Dai conteggi che abbiamo fatto e verificato – spiegava in serata il vicepresidente del senato Roberto Calderoli – il numero legale era 150. Invece i votanti sono stati 149 e quindi non c’era il numero legale e la votazione va annullata e ripetuta. Fermo restando che se non c’è una maggioranza parlamentare a sostegno del governo vuol dire che il governo non c’è. Domani (oggi, ndr) sono pronto a votare a qualsiasi ora”. Poi la conferma e l’annullamento. Il via libera del Senato con voto di fiducia era arrivato al termine di una giornata particolarmente convulsa. Il voto al provvedimento – che era passato con 145 sì, 2 contrari (Emma Bonino e Matteo Richetti) – aveva provocato le assenze per protesta del centrodestra, mentre il senatore Riccardo Nencini, pur presente, non aveva partecipato al voto. Se non convertito in legge, il provvedimento decadrà oggi.  SUPPLETIVE – In riferimento alle suppletive, il decreto ne fissa il termine per lo svolgimento per i seggi dichiarati vacanti alla Camera e al Senato entro il prossimo 31 luglio, in 240 giorni dalla dichiarazione della vacanza, rispetto ai 90 previsti dalla legge elettorale. Attualmente è stato dichiarato vacante il 18 marzo scorso il seggio del Senato del collegio 3 della Sardegna. Senza l’emanazione del decreto legge si sarebbe quindi dovuto votare entro domenica scorsa. A questa vacanza potrebbe aggiungersi, sempre a palazzo Madama, quella del collegio 9 del Veneto, dopo la morte ieri del senatore di Fdi Stefano Bertacco.  REGIONALI – Per quanto riguarda le elezioni regionali, viene prolungata di tre mesi la durata in carica dei consigli regionali, il cui rinnovo era previsto entro il prossimo 2 agosto 2020 e si stabilisce che le elezioni si svolgano nel periodo tra 15 e 60 giorni successivi al termine della nuova scadenza del mandato o nella domenica-lunedì compresi nei 6 giorni ulteriori. Le elezioni potranno perciò svolgersi nel periodo dal 15 settembre al 5 novembre, con la prima data utile il 20-21 settembre e l’ultima il primo-2 novembre. In pratica la legislatura che in Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Campania e Puglia scadeva lo scorso 31 maggio è stata prolungata al 31 agosto.  COMUNALI – Passando alle Comunali, il turno annuale ordinario del 2020 viene spostato ad una domenica compresa tra il 15 settembre e il 15 dicembre, anziché tra il 15 aprile e il 15 giugno. Nello stesso periodo si voterà anche per l’elezione dei consigli comunali e circoscrizionali che devono essere rinnovati per motivi diversi dalla scadenza del mandato, se le condizioni che rendono necessarie le elezioni si sono verificate entro il 27 luglio 2020. Si stabilisce tuttavia che quest’ultima disposizione non si applica alle elezioni degli organi circoscrizionali nei Comuni, come ad esempio Roma, dove il Consiglio comunale rimarrà in carica fino alla scadenza naturale prevista nel 2021.  PROVINCIALI – Previsto infine che le elezioni dei presidenti di Provincia e dei Consigli provinciali in scadenza nel 2020 si svolgano entro 90 giorni dalle elezioni dei Consigli comunali, con la conseguente proroga della durata del mandato fino al rinnovo degli organi.  RIDUZIONE FIRME E PAR CONDICIO – Per l’emergenza sanitaria è stato ridotto ad un terzo il numero minimo di sottoscrizioni richieste per la presentazione delle liste e candidature per le elezioni comunali e regionali, salvo diversa disposizione adottata, per queste ultime, dalle Regioni. Viene poi stabilita l’applicazione delle norme sulla par condicio.  REFERENDUM ED ELECTION DAY – Il nodo che ha suscitato maggiori polemiche nell’esame del decreto legge è quello relativo all’election day e conseguentemente alla data in cui si svolgeranno le elezioni, considerando che in alcuni Comuni potrebbe essere necessario il ballottaggio. Già a marzo il cosiddetto decreto ‘Cura Italia’ aveva prorogato il termine di indizione del referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari portandolo da 60 a 240 giorni dalla comunicazione di ammissibilità. Quindi il governo avrà tempo fino al 19 settembre, ma la consultazione dovrà svolgersi in una data compresa tra i 50 e i 70 giorni successivi. Per votare il 20 settembre occorrerebbe perciò indire il referendum tra il 12 luglio e il 2 agosto. Il decreto legge prevede infatti l’applicazione del principio dell’election day anche per lo svolgimento del referendum e l’orientamento del governo sarebbe appunto quello di votare per regionali e amministrative il 20 e 21 settembre. Due questioni che come detto sono oggetto di polemica, con componenti del comitato referendario che contestano l’accorpamento, mentre in generale sulla data del voto le opposizioni, in particolare Fratelli d’Italia, hanno manifestato contrarietà, unitamente ad alcune Regioni. Tuttavia durante il dibattito parlamentare sono arrivate aperture da parte del governo. “Appare auspicabile -ha affermato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese- che nella prosecuzione del dialogo si individui una data da parte di tutti i soggetti deputati a farlo, dal governo come dalle Regioni, che rappresenti un punto di equilibrio per lo svolgimento delle elezioni nelle migliori condizioni. Una data che ritengo auspicabilmente unitaria, al fine di conciliare, con modalità uniformi, le esigenze di tutela della salute con quella della ripresa economica”. Inoltre alla Camera con il parere favorevole del governo, è stato approvato a larghissima maggioranza un ordine del giorno, presentato da Simone Baldelli, di Forza Italia, che nello stabilire la data del referendum impegna il governo a “valutare la volontà del comitato promotore”.  

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