Data ultima modifica: 26 Marzo 2022

(Adnkronos) – Non vuole la guerra, lo rimarca con forza, non la vuole lui né tantomeno la vogliono gli Alleati, ma in Ucraina, mentre il Consiglio europeo arriva faticosamente al termine, “i bombardamenti vanno avanti”. Mario Draghi lo rimarca nella conferenza stampa in cui chiude la ‘due giorni’ a Bruxelles, per un triplice summit in cui l’ex numero uno della Bce si è speso in prima linea per una soluzione comune al problema dell’energia, col prezzo del gas alle stelle e che continua a preoccupare famiglie e imprese. “La pace la stiamo cercando, io la sto cercando veramente. Gli altri leader europei, come francesi e tedeschi, hanno avuto colloqui con Putin e li avrò anch’io”, annuncia, tentando di tenere viva la fiammella di una soluzione diplomatica che stenta ad arrivare. “Il modo migliore per dimostrare di volere la pace è cessare le ostilità e sedersi al tavolo – rimarca -. Altrimenti vuol dire che si spera di guadagnare terreno. A un certo punto sicuramente verrà un tavolo di pace. Ma speriamo che arrivi prima della distruzione totale dell’Ucraina. Prima che avvenga quello che purtroppo è avvenuto con l’Unione Sovietica quando invase Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia”. Il presidente del Consiglio manda un messaggio chiaro, fermo, anche alla sua maggioranza, rispondendo alle domande di un cronista che ne sottolinea le fibrillazioni, a cominciare dalla partita delle spese militari al 2% del Pil.  “La politica oggi deve parlare del presente e del domani. In questo momento l’unica cosa che secondo me può fare una politica che vuole bene al Paese e vuole la pace è stare uniti. La cosa più importante è guardare avanti ora, poi i conti si fanno poi con la coscienza e anche con il proprio elettorato. Ma non è ora il momento”. Sulle spese militari Draghi torna a ribadire che si tratta di un impegno “preso dal governo italiano nel 2006, e sempre confermato da tutti i governi da allora. Ora è tornato alla ribalta questo impegno perché più urgente è venuta l’esigenza di iniziare a riarmarci”. Perché il mondo, in appena un mese, è cambiato, richiamandoci all’improvviso “a un passato che si pensava dimenticato, che ha suggerito di confermare questo impegno preso tanti anni fa”. E riportando alla ribalta debolezze e nodi mai sciolti, in primis il dossier dell’energia col quale siamo ora chiamati a fare i conti. La montagna forse ha partorito il topolino: da Bruxelles arriva il disco verde per acquisti e stoccaggi comuni, ma sul price cap -che vede Draghi spendersi in prima persona- nonché sulla separazione del prezzo di elettricità e gas si dovrà attendere maggio. Lo sforzo c’è, ma bisogna vedere se il traguardo alla fine verrà tagliato. Draghi non nasconde le difficoltà, nel percorso europeo ma anche nei problemi strutturali del nostro Paese. Rispetto ai quali, però, si mostra ottimista. Dagli States arriveranno 15 miliardi di metri cubi di gas liquefatto all’Europa, è presto per dire quale quota spetterà all’Italia, ma “la questione importante – ammette – è vedere se noi disponiamo dei rigassificatori”. Ne abbiamo tre, ricorda, altri due ‘galleggianti’ arriveranno. Il premier vede “un certo dinamismo” e si dice convinto che l’Italia riuscirà a fronteggiare la sfida del Gnl in arrivo dagli States. Annuncia “in una paio di settimane” un “piano di diversificazione dettagliato” da parte del governo.  In Consiglio europeo Draghi si batte per un tetto comune all’acquisto di gas. Difficile vincere le resistenze del blocco del Nord, ma il presidente del Consiglio richiama all’importanza delle unità nelle decisioni da assumere, in una fase in cui la Russia cerca di spaccare. E incassa con il fronte dei paesi mediterranei l’impegno della Commissione a valutare, tra le opzioni, anche il ‘price cap’. “Ci sono resistenze – ammette perché non facciamo le stesse previsioni su quello che succederebbe dopo la fissazione di un tetto”. Per giunta, “da parte di alcune società c’è paura che il tetto generi reazioni nel fornitore russo”. Si mostra ottimista ma anche realista. Al solito. Sullo spacchettamento del prezzo dell’energia elettrica da quello del gas “a maggio avremo una proposta della Commissione. Certo si tratta di una proposta – ammette – non è detto che si farà”. Ma uno spiraglio c’è. La volontà di trovare una soluzione comune non manca.  Infine, arriva la condanna netta alle parole dell’ambasciatore russo in Italia Sergey Razov. Rispondendo alla domanda di un giornalista de La Stampa, il premier prende la palla al balzo per esprimere solidarietà al direttore Massimo Giannini, ricordando che “da noi la libertà di stampa è fondamentale, è sancita dalla Costituzione”. “Forse non è una sorpresa che l’ambasciatore russo si sia così inquietato -dice con un sorriso complice ai cronisti- : lui è l’ambasciatore di un Paese in cui non c’è libertà di stampa, da noi c’è, è garantita dalla Costituzione. E da noi si sta molto, molto meglio”.  (di Ileana Sciarra) 

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