Data ultima modifica: 15 Dicembre 2020

A ottobre 2020, prima che entrassero in vigore le nuove restrizioni legate alla seconda ondata di Covid-19, la mobilità degli italiani risultava già fortemente cambiata rispetto alle abitudini precedenti la pandemia, registrando un calo degli spostamenti e un aumento dell’utilizzo dell’auto privata. E’ quanto rileva un’indagine condotta da Altroconsumo, finanziata dalla Commissione Europea e coordinata dal Beuc, realizzata a ottobre 2020, per fotografare i cambiamenti portati dalla pandemia in questo ambito.  Prima del Covid, il 29% dei lavoratori dipendenti lavorava presso un’azienda in cui lo smart working era consentito almeno parzialmente. Questa percentuale è balzata al 64% (più del doppio) durante il lockdown della scorsa primavera e a ottobre si è mantenuta su livelli molto più alti rispetto alla situazione pre-Covid, ovvero al 56%. Il calo della mobilità non riguarda solo gli spostamenti per raggiungere la sede di lavoro, ma anche una serie di attività legate allo svago per le quali è diffusa la paura di contrarre il virus.  Il 66% ritiene insicuro partecipare a eventi pubblici al chiuso, il 51% utilizzare impianti sportivi come palestre e piscine, il 44% frequentare bar e pub, il 44% partecipare ad eventi pubblici all’aperto, il 41% andare al centro commerciale e il 36% mangiare al ristorante (attività consentite lo scorso ottobre, al momento dell’indagine).  Come è cambiato il nostro modo di muoverci? Ad ottobre 2020, la paura del contagio influenzava gli spostamenti degli italiani sotto diversi aspetti. Innanzitutto il tipo di luoghi in cui ci si recava era condizionato per il 75% del campione, molto condizionato per il 23%. Anche la frequenza degli spostamenti ne ha risento (72%), per alcuni anche molto (14%). È cambiata anche la scelta dei mezzi di trasporto (61%), per un 26% anche di molto. In questo contesto, segnato dal maggiore ricorso allo smart working, dalla riduzione delle attività di svago e dal diffuso timore per il contagio, è stato soprattutto l’utilizzo dei mezzi pubblici a subire un tracollo. Se prima del coronavirus il 27% degli italiani li utilizzava almeno una volta a settimana, a ottobre questa percentuale è calata al 15%, quasi la metà. Sono calati anche gli spostamenti a piedi (46% meno di prima, 15% più di prima), mentre è in positivo il saldo riguardo l’uso della bicicletta (21% la usa di più; 14% di meno) e dell’automobile privata (25% la usa di più; 20% di meno). Un intervistato su cinque ha riscontrato un allungamento dei tempi necessari per raggiungere le stesse destinazioni rispetto a quanto avveniva prima della pandemia e altrettanti (20%) affermano che la coesistenza in strada tra i diversi mezzi (automobili, motorini, biciclette, monopattini…) è diventata più difficoltosa. In termini di rischio di contagio, la gran parte degli intervistati considera insicuro utilizzare i mezzi di trasporto pubblici (80%), il 59% ritiene insicuro utilizzare il car sharing, il 49% prendere il taxi e il 38% utilizzare altre piattaforme di mobilità condivisa (bici, motorini, monopattini…). 

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