Data ultima modifica: 30 Settembre 2020

“Già oggi possiamo produrre idrogeno utilizzando rifiuti, a un costo competitivo con i fossili e, in questo modo, risolvere anche il problema della gestione dei rifiuti urbani”, un processo che rappresenta “anche un agevolatore verso una produzione completamente green da qui a 20-30 anni”. Così Gaetano Iaquaniello, chairman NextChem, in occasione della conferenza internazionale “Potenzialità della filiera dell’idrogeno nel contesto della transizione energetica” del World Energy Council Italia in collaborazione con Aidic – Associazione Italiana di Ingegneria Chimica, oggi a Roma.  La tecnologia in questione “che stiamo implementando insieme ad Eni”, è una tecnologia “di ossidazione parziale ad alta temperatura, si produce un gas di sintesi che poi viene trasformato in idrogeno attraverso tecnologie convenzionali – spiega Iaquaniello – Una tecnologia che, secondo me, potrebbe avere anche un interesse nell’utilizzare l’elettrolisi”. Insomma, “l’idrogeno circolare significa proprio questo, utilizzare i rifiuti per la sua produzione. E’ chiaro che una produzione di questo tipo implica la convergenza di mondi diversi: il mondo dei rifiuti, il mondo industriale e il mondo della politica. Per implementare certe soluzioni bisogna mettere insieme attori diversi. L’idea potrebbe essere quella di creare cluster regionali, territoriali, nei quali risolvere da una parte il problema dei rifiuti, dall’altra produrre idrogeno da utilizzare anche per la mobilità”. Costo, capacità e continuità delle energia rinnovabili: queste le tre principali questioni da affrontare per agevolare una transizione che vada nella direzione dell’idrogeno, secondo il Chairman NextChem. “E’ chiaro che andiamo verso un’economia a idrogeno, ma quali sono i problemi da affrontare per implementare questa strategia? Il primo è il costo – spiega – oggi produrre idrogeno verde costa da 3 a 4 volte il costo di quello ‘grigio’, cioè l’idrogeno convenzionale. “Il secondo punto è la capacità, soprattutto quando si parla di applicazioni industriali dove le capacità sono molto importanti. Poi c’è un terzo aspetto: le energie rinnovabili devono fare un salto verso la continuità perché nei processi chimici c’è bisogno di continuità”. Per Iaquaniello “è importante capire come agevolare la transizione facendo leva sulle tecnologie esistenti. Quando facciamo steam reforming, si produce molta CO2 (9-10 kg per kg di idrogeno) però, in questo momento possiamo anche mettere in sviluppo delle tecnologie, sempre sullo steam reforming, che ci permettono di ridurre queste emissioni. Basta pensare all’elettrificazione dello steam reforming, e quel 10 diventa 5. C’è anche un’altra strada che è quella di produrre idrogeno dai rifiuti”. “Queste tecnologie possono lavorare in simbiosi anche con l’elettrolisi. Con l’elettrolisi produciamo idrogeno ed ossigeno e in alcuni processi l’ossigeno si potrebbe utilizzare – aggiunge – Secondo me, si possono pensare soluzioni ibride, iniziare a integrare in queste tecnologie l’elettrolisi e lanciare il discorso anche delle infrastrutture e delle applicazioni”. 

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