Data ultima modifica: 19 Giugno 2020

Sono iniziati questa mattina da parte della Guardia di Finanza di Torino, coordinata dalla Procura del capoluogo piemontese, perquisizioni e sequestri in Piemonte e Lombardia, nei confronti della Ventures, società che ha acquisito il ramo d’azienda della ex Embraco con la cessione del sito industriale di Riva presso Chieri.   A fronte della sostanziale inattività produttiva dello stabilimento, le indagini condotte dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Torino avrebbero accertato cospicui e articolati flussi di denaro, diretti anche all’estero, che avrebbero portato al prosciugamento delle casse societarie e al pignoramento di risorse aziendali. Alla luce degli accertamenti degli investigatori, il procuratore aggiunto di Torino titolare delle indagini, Marco Gianoglio, ha depositato lo scorso 17 giugno istanza di fallimento della Ventures e ha conseguentemente ipotizzato reati di bancarotta distrattiva. Perquisizioni e sequestri sono stati eseguiti nei confronti di cinque persone, tra amministratori di Ventures e un consulente, quattro italiani e un israeliano, chiamati a rispondere, a vario titolo, di bancarotta distrattiva.  Le perquisizioni sono in corso nello stabilimento di Riva presso Chieri, nonché in provincia di Como e Monza, nei confronti di 4 titolari di cariche societarie e di 1 consulente. Contestualmente le Fiamme Gialle torinesi stanno procedendo al sequestro di conti correnti, titoli e di autovetture di lusso frattanto acquistate dall’azienda. La documentazione sequestrata sarà oggetto di mirati approfondimenti investigativi. C’è anche l’aumento di capitale da due milioni previsto dall’accordo di cessione del ramo d’azienda da parte di Embraco a Ventures sotto la lente degli investigatori della Guardia di Finanza. Secondo l’ipotesi investigativa, dei tredici milioni ricevuti dal luglio 2018 a dicembre 2019 in più tranche da ex Embraco per la reindustrializzazione del sito torinese, Ventures ne avrebbe usati due per finanziare un proprio socio che li avrebbe, quindi, reinvestiti nella società per l’aumento di capitale. Altri otto milioni circa sarebbero stati impiegati per pagare gli stipendi degli oltre 400 e utenze del sito, tuttora improduttivo, mentre 3 mln sarebbero stati distratti e finiti in conti correnti in Italia e all’estero e in alcuni casi impiegati per l’acquisto di beni di lusso, tra cui cinque auto. “Le indagini sono partite a seguito di un esposto presentato dai lavoratori e da alcuni accertamenti avviati un anno fa da noi per verificare il rispetto e il corretto utilizzo del contratto di cessione ha spiegato il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Torino, Guido Mario Geremia che ha aggiunto: “Dagli accertamenti è emerso che la distrazione di circa 3 mln di euro avveniva attraverso false fatture o false consulenza”   

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