Data ultima modifica: 10 Dicembre 2020

Via libera all’accordo di investimento tra Arcelor Mittal Holding Srl, Arcelor Mittal Sa e Invitalia per una nuova fase di sviluppo ecosostenibile dell’Ilva di Taranto. L’intesa è stata firmata oggi dall’amministratore delegato di Invitalia e da Arcelor Mittal.Lo rende noto un comunicato di Invitalia. In particolare, l’accordo prevede un aumento di capitale di AmInvest Co. Italy Spa (la società in cui Arcelor Mittal ha già investito 1,8 miliardi di euro e che è affittuaria dei rami di azienda di Ilva in Amministrazione Straordinaria) per 400 milioni di Euro, che darà a Invitalia il 50% dei diritti di voto della società. A maggio del 2022 è programmato, poi, un secondo aumento di capitale, che sarà sottoscritto fino a 680 milioni da parte di Invitalia e fino a 70 milioni di parte di Arcelor Mittal. Al termine dell’operazione Invitalia sarà l’azionista di maggioranza con il 60% del capitale della società, avendo Arcelor Mittal il 40%. L’accordo contiene, poi, un articolato piano di investimenti ambientali e industriali. Sarà tra l’altro avviato il processo di decarbonizzazione dello stabilimento, con l’attivazione di un forno elettrico capace di produrre fino a 2,5 milioni di tonnellate l’anno. L’obiettivo del piano di investimenti nel Mezzogiorno d’Italia è di trasformare l’ex Ilva di Taranto nel più grande impianto di produzione di acciaio “green” in Europa.L’accordo prevede, infine, il completo assorbimento, nell’arco del piano, dei 10.700 lavoratori impegnati nello stabilimento. Soddisfazione per l’accordo. Così il ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, e il ministro dell’economia, Roberto Gualtieri, commentano la firma dell’intesa. “L’accordo prevede un significativo impegno finanziario da parte dello Stato italiano e rappresenta un passo importante verso la decarbonizzazione dell’impianto di Taranto attraverso l’avvio della produzione di acciaio con processi meno inquinanti”, dicono all’unisono i ministri. L’accordo, aggiungono, prevede l’ingresso dello Stato, tramite Invitalia al 50 per cento e successivamente, dal 2022, il controllo pubblico dell’azienda “oltre alla ristrutturazione integrale dell’impianto e alla scrupolosa attuazione del piano ambientale che garantirà a regime il mantenimento dei livelli occupazionali”, assicurano. Un’attenzione “straordinaria” verrà posta sul tema delle manutenzioni e della sicurezza dell’impianto. È prevista inoltre, aggiungono nella nota unitaria, “la creazione di una nuova linea di produzione esterna al perimetro aziendale (Dri) e di un forno elettrico interno allo stabilimento che a regime potrà realizzare 2,6 milioni di tonnellate annue di prodotto”. Circa un terzo della produzione di acciaio dunque “avverrà con emissioni ridotte, grazie all’utilizzo del forno elettrico e di una tecnologia d’avanguardia, il cosiddetto ‘preridotto'”, in coerenza con le linee guida del Next Generation Eu. La riduzione dell’inquinamento realizzabile con questa tecnologia, calcolano ancora Mise e Mef, “è infatti del 93% a regime per l’ossido di zolfo, del 90% per la diossina, del 78% per le polveri sottili e per la CO2”. Oltre all’accordo di co-investimento per la gestione dell’ex Ilva è infatti prevista , prosegue la nota, la costituzione di una nuova società a capitale pubblico dedicata allo sviluppo di questa nuova tecnologia. Sarà aperto un tavolo di confronto “per accompagnare, monitorare e accelerare la transizione verso le nuove produzioni verdi e per condividere gli interventi per il risanamento ambientale e il rilancio economico della città e del territorio tarantini”. Sono i ministri dello Sviluppo, Stefano Patuanelli e il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri ad accogliere le richieste avanzata in questi giorni dalla Regione Puglia, dal Comune di Taranto e dalle altre rappresentanze territoriali secondo quanto si legge nella nota a commento dell’accordo firmato stasera tra Invitalia ed A.Mittal per il co-investimento nell’ex Gruppo Ilva.    

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