Data ultima modifica: 22 Maggio 2020

“Questo strumento messo a punto è un po’ una novità per il nostro Paese, per monitorizzare l’andamento dell’epidemia e riuscire a rilevare anche piccoli segnali d’allarme che possono comparire”. Lo ha detto Gianni Rezza, neodirettore generale della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute, illustrando il report sulla situazione di Covid-19 in Italia e ricordando che, nel momento in cui si passa alla fase 2, “il timore è che la popolazione possa non rispettare le indicazioni” relative “all’uso di mascherine, al distanziamento fisico e al lavaggio delle mani”, e il rischio è di non riuscire “a rilevare anche piccoli scostamenti, piccoli segnali d’allarme”. I sistemi regionali devono “essere in grado di rilevarli”, raccomanda, sottolineando che da questo punto di vista arrivano segnali positivi. Viene posta molta attenzione all’indice di contagio Rt, “ma non è l’unico elemento: in una regione piccola bastano pochi casi per farlo scattare, ma poi l’incidenza per abitanti è relativamente bassa”, ha ricordato Rezza citando il caso della Valle d’Aosta (1,6). “Valutiamo complessivamente questi casi, non facciamo come è successo in passato per la povera Umbria”.  “Ero tendenzialmente pessimista, ma vedendo come stanno andando le cose”, direi che “possiamo essere leggermente più sollevati. Questo non vuol dire che il pericolo sia alle nostre spalle”, avverte ancora Rezza, che continua: “Gli indicatori mostrano che le cose per ora stanno andando benino, anche se sappiamo che il virus sta continuando a circolare e, come trova l’occasione, fa subito un grappolo di casi – ha aggiunto Rezza – quindi bisogna tenerlo sotto controllo”. “Sembra che stia aumentando la resilienza delle regioni e la capacità di intercettare anche piccoli numeri di nuovi casi, e questo deve continuare anche nei mesi estivi”, ha raccomandato l’esperto.  Per Rezza, “è ancora tutta da determinare la possibile influenza del caldo sul Sars-Cov-2”. Normalmente, infatti, “le infezioni respiratorie nel periodo estivo hanno una diminuita incidenza: dall’influenza alle varie forme di raffreddore, tra cui anche quelle da coronavirus comuni. In questo caso, però, ancora non lo sappiamo”. “Il caldo – ha spiegato Rezza – ha un effetto sulle virosi respiratorie. Questo non tanto perché può provocare uno stress del virus attraverso una più rapida evaporazione, con l’essiccamento dei droplets, e quindi anche un minore resistenza ambientale. Potrebbe essere un effetto, ma non è facilmente quantizzabile. La vera ragione è che nella stagione estiva, in tempi normali, c’è naturalmente il distanziamento sociale: chiudono scuole, uffici, si vive di più all’aperto”. Insomma “c’è un effetto suoi comportamenti umani che può diminuire l’incidenza d virosi respiratorie”. Ma quando si parla di “un virus nuovo, con un’ampia popolazione suscettibile è difficile dirlo. L’influenza che può avere è tutta da determinare” .   

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