Data ultima modifica: 8 Giugno 2020

Escludere il ‘contagio Covid-19′ dalla responsabilità penale del datore di lavoro per le imprese non sanitarie e neutralizzare fiscalmente, in modo temporaneo, il costo di interventi organizzativi, ad esempio la turnazione, gli straordinari, conseguenti all’adozione dei protocolli di sicurezza e al recupero della produzione perduta per il fermo, per non penalizzare la competitività dell’impresa e i redditi dei lavoratori. E’ questo uno dei suggerimenti, contenuti nel rapporto ‘Iniziative per il rilancio ‘Italia 2020-22’ del Comitato di esperti in materia economica e sociale, la cosiddetta task force guidata da Vittorio Colao.  Il possibile riconoscimento quale infortunio sul lavoro del contagio da Covid-19, anche nei settori non sanitari, si legge nel rapporto della task force Colao che l’Adnkronos è in grado di anticipare, “pone un problema di eventuale responsabilità penale del datore di lavoro che, in molti casi, si può trasformare in un freno per la ripresa delle attività. D’altro canto, per il lavoratore che è esposto al rischio di contagio per il tragitto che deve fare per andare al lavoro e per il permanere a lungo nel luogo di lavoro, magari a contatto con il pubblico, il trattamento del contagio quale infortunio garantisce un livello di tutela, per se ed i propri famigliari, ben maggiore del trattamento di semplice malattia. Si tratta quindi di individuare una soluzione di compromesso che salvaguardi le due esigenze”. L’adozione di misure organizzative dirette ad attuare i protocolli di sicurezza, e il principio del distanziamento, si sottolinea ancora nel rapporto, “comporta un aumento del costo del lavoro (indennità di turni, maggiorazioni per lavoro festivo), cosi come gli eventuali straordinari necessari per recuperare le produzioni perdute. Si tratta di intervenire, in via temporanea, per evitare o minimizzare questo aumento del costo del lavoro, senza incidere sulle maggiorazioni spettanti da contratto ai lavoratori”. Proprio per questo il rapporto suggerisce delle azioni specifiche per affrontare la questione: “Per quanto attiene al rischio di responsabilità penale, questo è fortemente ridotto laddove si preveda che l’adozione, e di poi l’osservanza, dei protocolli di sicurezza, predisposti dalle parti sociali (da quello nazionale del 24 aprile 2020, a quelli specificativi settoriali, ed eventualmente integrativi territoriali), costituisce adempimento integrale dell’obbligo di sicurezza di cui all’art. 2087 del codice civile. Si evidenzia che essendo la materia della sicurezza sul lavoro, intesa come contenuto dell’obbligo di sicurezza, e quella relativa ai contratti, di competenza statale esclusiva, è la legislazione nazionale che deve prevedere questo meccanismo, a garanzia dell’uniformità su tutto il territorio nazionale di una disciplina prevenzionale”; “il datore che adempie all’obbligo di sicurezza, nei termini di cui sopra, non andrebbe incontro né a responsabilità civile né a responsabilità penale, pur in presenza di un eventuale riconoscimento da parte dell’Inail dell’infortunio su lavoro da contagio Covid-19. Peraltro si è già previsto che gli infortuni da contagio Covid-19 non vengano contabilizzati per l’azienda ai fini dell’andamento infortunistico, e quindi non hanno conseguenze sul piano dei premi assicurativi. Quindi il riconoscimento dell’infortunio sarebbe neutro per l’azienda”; “per quanto riguarda l’aumento del costo del lavoro per le misure organizzative, o recupero di produzione, si tratterebbe di introdurre una defiscalizzazione temporanea delle maggiorazioni, previste dai contratti collettivi, per indennità di turni aggiuntivi e lavoro festivo o notturno, introdotte per adottare i protocolli di sicurezza ed attuare il distanziamento. Così come anche per quegli straordinari richiesti per recuperare la produzione persa in questi mesi di blocco”.   IL RILANCIO – Per stimolare la ripresa post-Covid rafforzando “il sistema Paese e la competitivà” dell’economia italiana bisognerebbe puntare sul ‘re-shoring’, ovvero “incentivare il re-insediamento in Italia di attività ad alto valore aggiunto e/o produttive” ad esempio “tramite decontribuzione dei relativi lavoratori, incentivi agli investimenti produttivi, maggiorazione ai fini fiscali del valore ammortizzabile delle attività rimpatriate”. E’ una delle indicazioni fornite nel rapporto della task force Colao, consegnato al governo, in cui si segnala come questo “rientro di linee di produzione di fascia alta” – anche con “la crescita di distretti produttivi ad alta specializzazione” avrebbe come beneficio quello di contribuire “in modo significativo all’accrescimento del gettito erariale e all’incremento del prodotto interno lordo, generando altresì un impatto positivo in termini di occupazione”. Il testo segnala la necessità di una “certezza fiscale dei valori in ingresso” ma anche di un “dialogo preventivo con l’autorità fiscale su tematiche specifiche di fiscalità diretta ed indiretta”. Questo processo potrebbe essere favorito dalla “istituzione di un’Agenzia statale unica competente a gestire tutte le pratiche legate al reinsediamento”.  SMART WORKING – Tra i suggerimenti l’idea di “monitorare e valutare attentamente l’utilizzo attuale dello smart working nel mondo delle Pa e delle imprese prima di implementare modifiche alla normativa vigente, che dovranno puntare alla definizione di una disciplina legislativa dello smart working per tutti i settori, le attività e i ruoli (manageriali e apicali inclusi) compatibili, con attenzione alla pari fruibilità per uomini e donne, che lo qualifichi come opzione praticabile per aziende e lavoratori, in particolare nell’ottica della creazione di nuova impresa e/o nuovi posti di lavoro; disciplinare la possibilità, consentita nella fase di emergenza e post emergenza, di accesso preferenziale allo Smart Working per il sostegno dei figli nei primi gradi della scuola (fino ai 14 anni)”. Nel breve periodo, si legge nel rapporto, bisogna “promuovere, nella Pa come nelle aziende private, l’adozione di un codice etico dello Smart Working con specifica considerazione dei tempi extra lavorativi (tra i quali impegni domestici e cura della famiglia) e in ottemperanza alla L. 81/2017 (stesse ore lavorative e giornate come da contratto nazionale), con l’obiettivo di massimizzare la flessibilità del lavoro individuale, concordare i momenti di lavoro ‘collettivo’ (da tenersi in orari standard, rispettando la pausa pranzo, i weekend e le regole previste per il lavoro straordinario), adottare sistemi trasparenti di misurazione degli obiettivi e della produttività al fine di valutare la performance sui risultati e non sul tempo impiegato (meno misurabile e non rilevante nel lavoro agile)”.  INVESTIMENTI – Nella ripartenza post-Covid è pensabile di “negoziare un’estensione delle concessioni equilibrata e condizionata ad un piano di investimenti espliciti e vincolanti” ad esempio nei settori autostrade, gas, geotermico e idroelettrico), “coerenti con le macro-direttive del Green Deal europeo”. E’ una delle indicazioni fornite nel Rapporto della Task Force Colao in cui si segnala come “le concessioni di infrastrutture devono dare corso ad investimenti per il miglioramento e la messa in sicurezza delle infrastrutture stesse”, come nel caso di molte opere autostradali che “sono prossime al termine del ciclo di vita”. “Questi interventi – si sottolinea – sarebbero attivabili nel breve, dato che le opere dispongono/ possono disporre a brevissimo di progetti e risorse e possono essere realizzate nell’ambito di contratti di concessione già vigenti, e finanziabili integralmente dai concessionari privati, senza oneri per la finanza pubblica (e potenzialmente senza rincari sulle tariffe)”. Ma è fondamentale il discorso sulla eventuale estensione dato che molti contratti “sono scaduti o in scadenza, bloccando di fatto ogni investimento a causa dell’incertezza di ritorno economico per gli operatori”.  LAVORO – Tra i suggerimenti, contenuti nel rapporto, c’è quello di consentire, in deroga temporanea a Decreto Dignità, il rinnovo dei contratti a tempo determinato in scadenza almeno per tutto il 2020. Molti lavoratori assunti con contratti a termine, si legge nel rapporto, “vedranno sopraggiungere la scadenza del termine e quindi la cessazione del contratto in questa fase di crisi. Si tratta quindi di cercare di salvaguardare quanto più possibile l’occupazione di questi lavoratori. In molti casi le aziende non avranno la possibilità o l’interesse a rinnovare o prorogare i contratti a termine, per mancanza di lavoro, in altri casi invece le aziende potrebbero tenere i dipendenti, ma, stante i limiti e vincoli legali dei contratti a termine, si trovano nell’impossibilità di proseguire i rapporti di lavoro a termine per il raggiungimento dei limiti massimi di durata o proroga”. Le aziende in queste ipotesi normalmente, si sottolinea nel rapporto, “se sono interessate alla prosecuzione del rapporto di lavoro, procedono alla stabilizzazione dei lavoratori, con la trasformazione del contratto a tempo indeterminato. Questo difficilmente avverrà nella attuale situazione di incertezza, e quindi si perderanno molti posti di lavoro che potrebbero sopravvivere se ci fosse la possibilità di continuare ad utilizzare il lavoratore con un contratto a termine”.  I limiti nell’utilizzo dei contratti a termine che assumono rilievo rispetto al contesto descritto, sottolinea il rapporto, “sono quelli relativi alla durata complessiva, 12 mesi o 24 in presenza di determinate causali, e il numero massimo di proroghe consentite. Si tratta di allentare, in via temporanea, questi vincoli almeno per i contratti a termine in corso la cui scadenza sopraggiungerà entro il 2020, o appena scaduti dopo l’avvio del blocco”. Secondo il rapporto della task force Colao, “si potrebbe ipotizzare che il periodo dall’inizio del blocco al 31 dicembre 2020 sia neutralizzato rispetto al maturare del limite dei 24 mesi complessivi, consentendo la prosecuzione per un periodo significativo dei contratti a termine in corso o appena cessati” e “si potrebbe ipotizzare inoltre, per i contratti in scadenza entro il 31 dicembre 2020, la possibilità di una ulteriore proroga degli stessi anche se e stato già raggiunto il numero di proroghe massimo consentito, e comunque consentire la suddetta proroga eccezionale anche al di fuori delle condizioni (causali) previste dall’art. 19, comma 1 del Dlgs 81 del 2015. Tutto quanto qui previsto per i contratti a termine dovrebbe essere esteso anche ai contratti di somministrazione a tempo determinato”.  IMPOSTE – Rendere più agevole la compensazione orizzontale dei debiti con i crediti fiscali, nonché prevedere la compensazione dei debiti con i crediti liquidi esigibili verso la Pa, anche tramite la costruzione di una piattaforma informatica. Differire il saldo imposte 2019 e il primo acconto 2020. In particolare il rapporto suggerisce di “allineare lo strumento della compensazione dei debiti fiscali e previdenziali a quanto previsto dal codice della crisi sopprimendo a regime il tetto delle compensazioni”; di “introdurre la compensazione con i crediti liquidi esigibili verso la Pa (tenuto conto della fatturazione elettronica e del fatto che la Pa è la sola legittimata a respingere le fatture ricevute)”; “costruire una piattaforma informatica che consenta alle imprese di compensare debiti e crediti, anche se di origine di enti diversi della Pa, consentendo il dialogo tra gli stessi”; “differire a novembre il pagamento della prima rata di acconto delle imposte sul reddito”. Il rapporto suggerisce anche in considerazione dei tempi per processare la liquidità garantita, di “differire (quanto meno per le imprese che la hanno richiesta) il pagamento del saldo delle imposte dovute nel 2020 al suo ricevimento”; di “prorogare ulteriormente gli adempimenti ed i versamenti fiscali per consentire l’entrata a regime delle nuove disposizioni”; di “ripristinare la regola del vecchio regime per avvalersi dei crediti fiscali in compensazione che non richiedeva di attendere l’intervenuta presentazione dei modelli redditi e Irap che, di anno in anno, necessita del rilascio di applicativi ad hoc”.  PAGAMENTO FORNITORI – Promuovere un codice di comportamento, volontario ma fortemente sponsorizzato a livello governativo, per il pagamento rapido dei fornitori, ad esempio a 30 giorni, al fine di riattivare la circolazione dei flussi di liquidità soprattutto a favore delle imprese piccole e deboli negozialmente. Se necessario, intervenire in sede legislativa. In particolare nel rapporto si propone di “istituire un codice di comportamento volontario e sponsorizzarlo fortemente a livello governativo: chiedendo alle maggiori aziende del paese e a tutte le quotate di sottoscrivere impegno cogente alla rapida adozione della pratica di pagamento a breve; chiedendo ai firmatari di inserire l’impegno tra i prerequisiti di qualificazione clienti e fornitori per le loro aziende, pubblicizzando l’iniziativa tramite ad esempio l’apposito sito web con l’elenco delle aziende firmatarie”. In alternativa, o nel caso in cui la moral suasion non desse risultati soddisfacenti, rileva il rapporto, “procedere con un intervento legislativo, ad esempio: valutando il modello già in vigore dal 2012 per i pagamenti tra la Gdo ed i fornitori di prodotti agricoli ed alimentari, identificando a quali altri settori applicarlo (e se necessario apportando modifiche). In ogni caso, escludendo quei settori industriali e trasformativi nei quali l’attività finanziaria integra quella industriale”.  MOBILITA’ – Uno degli obiettivi della mobilità post-Covid, si legge nel rapporto della task force di Colao, deve essere quello di “incentivare il rinnovo del parco mezzi del Trasporto Pubblico Locale verso mezzi a basso impatto” ma anche quello dei “mezzi pesanti privati con soluzioni meno inquinanti”. Si invita a “pianificare investimenti e finanziamenti a favore della ciclabilità, incentivando la creazione dell’infrastruttura ciclistica e incoraggiandone l’utilizzo”. Lo svecchiamento dei mezzi Tpl è cruciale – si ricorda – visto che nel 2018 l’età media era di 12-13 anni (contro i 7-8 della media europea). Per la Task Force “è evidente la necessità ed urgenza di dotare il Paese di un Piano Nazionale della Mobilità aumentando “le risorse previste nel Piano Nazionale Mobilità Sostenibile per la riconversione delle flotte pubbliche verso mezzi a basso impatto” ma “valutando anche l’estensione dei fondi a strumenti partnership pubblico-private”. L’indicazione è anche quella di “incentivare l’utilizzo di car sharing a basso impatto, ad uso privato e aziendale, riservando spazi di parcheggio dedicati in posizioni strategiche”.   LOCAZIONE – Prevedere per legge la ripartizione del rischio tra locatore e conduttore nella forma di presunzione o, in alternativa, incentivazione (tramite riduzione di Imu e Tari) della rinegoziazione dei canoni commerciali e dei finanziamenti correlati (ad esempio mutui ipotecari). Prevedere per legge , si legge nel rapporto Colao, “una ripartizione del rischio tra locatore e conduttore nella forma di presunzione (previsione analoga a quanto previsto per impianti sportivi dall’art. 216, comma 3, del DL Rilancio) con delimitazione soggettiva (locatori o conduttori appartenenti a certe categorie); delimitazione oggettiva (solo locazioni di esercizi commerciali che prevedono il contatto con il pubblico e solo se esercizio è stato chiuso a seguito di misure di contenimento); delimitazione temporale (solo per un certo periodo); Griglia di quote di riduzione di canone a seconda delle situazioni (es. 50/50 – 60/40)”. L’esistenza di una soglia presunta di legge, si sottolinea nel rapporto, “può essere un rilevante deterrente rispetto alla promozione di giudizi, che richiederebbero peraltro una prova non facile del diverso ammontare dello squilibrio, considerato che in molti casi il conduttore ha probabilmente ritratto comunque una utilità dalla locazione”. In alternativa, rileva il rapporto della task force, “per incentivare transazioni tra proprietà e conduttore (con eventuale coinvolgimento dell’istituto finanziario in caso di mutuo ipotecario) previsione che, qualora le parti trovino un accordo di riduzione dell’importo del canone, sia prevista una riduzione, diversa da settore a settore, dell’Imu (che grava sulla proprietà), ulteriore rispetto a quella del Dl Rilancio per il settore turistico, e della Tari (che grava sul conduttore), a condizione che l’accordo non sia oggetto di successivo contenzioso e lo sconto sui canoni sia significativamente superiore alla conseguente riduzione impositiva”.  SOCIETA’ QUOTATE – Ridurre tempi e costi delle procedure di aumento di capitale per le società quotate. In particolare il rapporto suggerisce di “concedere crediti di imposta per i costi (legali, di consulenza, banche collocatrici ecc.) connessi ad operazioni di aumenti di capitale eseguiti da società quotate che rientrino nella definizione di ‘Pmi’ del Tuf (fatturato inferiore a 300 milioni di euro; capitalizzazione inferiore a 500 milioni di euro)”; “creare all’interno di Consob di una task force che per i prossimi 12 mesi garantisca tempi rapidi per l’ottenimento dell’approvazione del prospetto (approvazione effettiva del prospetto nei 20 giorni massimi previsti dalla Direttiva)”; “agevolare e incentivare la possibilità di aumenti di capitale con esclusione del diritto di opzione”; “dare avvio ad un aggiornamento del quadro normativo e regolamentare inerente gli obblighi informativi delle società quotate allo scopo di semplificare gli oneri in materia di predisposizione e pubblicazione dei prospetti informativi in sede di aumento di capitale, focalizzando la disclosure sugli elementi essenziali in conformità agli ‘schemi’ di prospetto previsti dalla disciplina comunitaria. Individuando anche e aree di semplificazione e di efficientamento che non richiedono interventi normativi; efficientare i tempi necessari per l’ottenimento della relativa approvazione da parte dell’autorità competente (Consob)”. 

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