Data ultima modifica: 17 Dicembre 2020

Era considerato latitante da 4 anni e ora è stato rintracciato: era finito in carcere, in Svizzera, Taulant Pasho, il 33enne figlio dei coniugi albanesi Shpetim e Teuta Pasho, 54 e 52 anni, i cui cadaveri mutilati sono stati trovati nei giorni scorsi in quattro valigie lungo la superstrada Fi-Pi-Li, a ridosso della recinzione del carcere fiorentino di Sollicciano, è detenuto in una prigione del cantone tedesco di Aargau (Argovia) dal 16 ottobre 2020 per il reato di furto con scasso e violazione di domicilio. La conferma è arrivata dagli investigatori dell’Arma dei Carabinieri di Firenze che avevano diramato le ricerche tramite l’Interpol, dato che il figlio della coppia uccisa era dato per irreperibile dopo esssere evaso dagli arresti domiciliari nel novembre 2016 da un’appartamento di Firenze. La Procura di Firenze ha provveduto a far effettuare l’internazionalizzazione di un provvedimento di carcerazione definitivo a carico del 33enne che deve scontare 3 anni e 11 mesi circa di reclusione per reati di droga. Ora inizieranno le pratiche per arrivare all’interrogatorio di Taulant, figura chiave delle indagini sulla misteriosa scomparsa dei suoi genitori il 2 novembre 2015, lo stesso giorno in cui il figlio di Shpetim e Teuta uscì dal carcere di Sollicciano. Taulant è al centro di una serie di accertamenti e verifiche da parte degli inquirenti coordinati dal pubblico ministero Ornella Galeotti. L’inchiesta sta ricostruendo il giallo della coppia albanese di cui solo da poco è stato fatto il macabro ritrovamento dopo essere stati uccisi in circostanze ancora tutte da chiarire, fatti a pezzi e finiti in quattro valigie. Taulant Pasho si è reso irreperibile dal novembre 2016, quando evase dagli arresti domiciliari, dove si trovava per reati di droga, per rendersi latitante. Dorina, figlia della coppia uccisa e sorella di Taulant, l’8 novembre del 2015 denunciò come data della scomparsa dei genitori il 2 novembre, lo stesso giorno in cui il fratello era uscito dal carcere di Sollicciano, dove era finito per droga. Arrestato una seconda volta sempre per traffico di droga nel 2016 e messo ai domiciliari, nel giro di poche settimane si era reso irreperibile in Italia. L’abitazione in cui alloggiò agli arresti domiciliari Taulant Pasho fu controllata più volte dalle forze dell’ordine, tra il 2016 e il 2017. Nel luogo – secondo quanto si è appreso da fonti investigative – non sarebbe mai stato rilevata alcuna traccia di cadaveri in decomposizione. Le verifiche erano state fatte anche perché i condomini avevano segnalato un persistente tanfo, ma gli accertamenti avrebbero sempre rilevato solo la presenza dell’odore di escrementi. L’unità abitativa, con garage pertinente, è stata oggetto di diverse segnalazioni, da parte di alcuni condomini, di cattivi odori che venivano ricondotti alla presenza di alcuni cani non debitamente curati. Le lamentele furono rappresentate al Nucleo Provinciale Guardie Zoofile di Firenze, che, a conclusione di diversi sopralluoghi (dal novembre 2016 al gennaio 2017), informò l’autorità giudiziaria evidenziando una situazione di scarsa igiene e non corretta cura degli animali domestici. Nel corso dei controlli, infatti, era stata rilevata la presenza di escrementi ed urina non raccolti. Nel giugno 2016 i carabinieri avevano rinvenuto all’interno del garage di pertinenza dell’abitazione 6 kg di marijuana, dopo aver perquisito l’immobile. Al termine del controllo Taulant Pasho fu arrestato per detenzione ai fini di spaccio. Cinque mesi dopo iniziò la latitanza. Al vaglio degli inquirenti tutte le frequentazioni della coppia, dei familiari e in particolare anche delle due figlie Dorina e Vittoria, peraltro sottoposte al test del Dna. Le due sorelle sono state sentite a lungo dagli investigatori e dal pm come persone informate dei fatti. Al momento nel fascicolo aperto dalla Procura per omicidio e occultamento di cadavere non ci sono indagati: si precede contro ignoti. Nell’attesa dell’interrogatorio Dorina ha ridimensionato la figura del fratello Taulent: “E’ un piccolo spacciatore”, ha detto ai giornalisti. La figlia non sembra credere alla pista del duplice omicidio per una vendetta, forse per un debito. “Se fosse stato un delitto per droga – ha aggiunto – non avrebbero aspettato i miei genitori”, che facevano avanti e indietro dall’Albania alla Toscana, “ma avrebbero ammazzato me o mio fratello, ci conoscevano tutti a Castelfiorentino”, dove la figlia abita tuttora. Tra le ipotesi dell’assassinio resta in piedi anche una pista che riguarda 40mila euro scomparsi, somma che Shpetim Pasho aveva ottenuto come risarcimento dopo un grave incidente nel quale era rimasto coinvolto in Albania e che gli aveva procurato un’invalidità fisica. Quanto ai motivi del duplice omicidio, ogni scenario resta aperto: dalla vendetta di una banda criminale per uno sgarro a una lite finita nel sangue. Nel frattempo gli investigatori stanno cercando tutti gli indizi per risalire agli assassini: almeno un paio, si ipotizza, capaci di massacrare di bitte e strangolare la donna e di tagliare la gola all’uomo con un fendente procurato forse con un machete. 

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