Data ultima modifica: 26 Settembre 2021

“Vi sono alcuni punti fermi che caratterizzano la nostra partecipazione a questo governo, proprio nell’ottica di favorire la ripartenza. Uno dei più importanti è il nostro deciso no a qualunque forma di patrimoniale e di ogni altra forma di tassazione che colpisca la proprietà immobiliare”. Ad affermarlo in un intervento pubblicato su ‘Il Giornale’ è l’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. “Tassare la proprietà immobiliare – sottolinea il Cavaliere – significa tassare non un reddito, ma un patrimonio già tassato al momento dell’accumulo. Chi ha comprato una casa lavorando per tutta la vita è già stato pesantemente colpito dalle imposte che hanno eroso una parte importante di quanto guadagnato. Imporre un nuovo prelievo sui frutti del suo lavoro è profondamente ingiusto”. Per questo, aggiunge, “abbiamo detto un convinto no alla revisione degli estimi catastali: se fosse un’operazione neutra dal punto di vista fiscale non avrebbe alcuna utilità e soprattutto nessuna urgenza, se invece si traducesse in un aggravio delle imposte, come presumibilmente accadrebbe, sarebbe per noi totalmente inaccettabile”. La casa, per le famiglie italiane, rileva ancora l’ex presidente del Consiglio, “è il primo degli investimenti, la prima casa in particolare è spesso il frutto dei risparmi di una vita o addirittura di più generazioni. È il luogo anche simbolico della stabilità, della sicurezza, della continuità familiare, dell’attaccamento alle proprie radici. Per questo ho detto più volte che per noi la casa è sacra. Che non potremmo mai accettare una politica che penalizzasse la casa o l’investimento immobiliare. Al contrario, solo noi negli anni in cui abbiamo governato abbiamo assunto una serie di politiche coerenti a favore dei proprietari di case. Voglio ricordare l’abolizione dell’Imu sulla prima casa e altri provvedimenti di cui hanno beneficiato sia coloro che vivono nella casa di proprietà, sia i piccoli investitori e di conseguenza anche i loro inquilini”. Sgravi e incentivi, dunque, sottolinea Berlusconi, “sono la strada da seguire per ridare fiato ad un settore che ha pagato la crisi a carissimo prezzo. Naturalmente siamo persone responsabili, sappiamo che è necessario tenere conto delle compatibilità finanziarie in un momento così difficile. Sappiamo però anche che dalla crisi non si esce colpendo il risparmio degli italiani né sottraendo risorse al mercato immobiliare”.  Al contrario, aggiunge, “dobbiamo usare una quota importante delle risorse disponibili per ottenere diversi obbiettivi coerenti tra loro: da un lato dare respiro ad un settore essenziale dal punto di vista dell’occupazione e dell’indotto, in grado di fare da volano alla crescita; dall’altro garantire chi ha investito nella casa, soprattutto nella prima casa; da ultimo infine ampliare l’offerta abitativa per favorire la nascita di nuovi nuclei famigliari spesso oggi osteggiata proprio dalla difficoltà di trovare casa a condizioni ragionevoli. Dunque un obbiettivo economico, sociale e civile al tempo stesso: vale la pena di perseguirlo, anche facendo qualche sforzo in più. Nel governo, lavoriamo anche per questo”.  

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