Data ultima modifica: 22 Giugno 2020

“Abbiamo chiesto ufficialmente all’Istituto Superiore di Sanità di introdurre una netta distinzione dei casi ‘debolmente positivi’ rispetto agli altri, in base alle nuove rilevazioni effettuate dalla comunità scientifica”. Lo afferma l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, commentando lo studio elaborato da Fausto Baldanti, responsabile della Virologia molecolare dell’Irccs San Matteo di Pavia in relazione alla carica infettiva dei casi ‘debolmente positivi’ al tampone. “In Regione Lombardia – spiega Gallera – i casi ad oggi rilevati rappresentano sempre di più un esito ‘debolmente positivo’: lo studio del professor Baldanti evidenzia che su 274 tamponi ‘Rna Covid’ con queste caratteristiche, solo 8 (il 2,9%) sono risultati in grado di crescere in coltura ed essere, di conseguenza, potenzialmente infettivi”. Gallera sottolinea che “abbiamo avviato una vasta operazione di screening sierologica alla quale seguiranno tamponi in caso di positività al prelievo ematico. I test vengono eseguiti ai cittadini delle aree più colpite dall’emergenza Covid, ai nuovi ospiti delle Rsa e dei Centri per disabili, alle forze dell’ordine, ai pazienti in fase di ricovero.  Da questi esami emergeranno certamente nuove positività che dovranno essere però considerate nella giusta misura, al fine di non creare allarmismi e dare la dimensione vera e reale della diffusione del contagio nella nostra Regione che sta superando il momento emergenziale”. L’assessore spiega che “la nostra soglia di attenzione rimane sempre alta e stiamo comunque affinando in modo costante le misure di sorveglianza per renderle sempre più performanti e monitorare eventuali nuove situazioni di rischio che potrebbero insorgere sia in questa fase che nel prossimo autunno”. L’assessore di Regione Lombardia al Welfare, Giulio Gallera, ha incontrato oggi una delegazione di medici specializzandi che prestano servizio negli ospedali lombardi e hanno illustrato le proprie istanze, preoccupazioni e proposte raccolte in una piattaforma attraverso la quale si richiama l’attenzione sulle necessarie misure di sicurezza, la sorveglianza sul rischio radiologico e i dispositivi di tutela individuale previsti dalle normative già vigenti per i lavoratori della sanità, oltre a una serie di indicazioni per ridefinire le peculiarità giuridiche e funzionali della loro figura e delle loro mansioni. “Ho ritenuto di garantire loro il massimo impegno dell’istituzione regionale, e mio personale – ha fatto sapere poi Gallera in una nota – per effettuare una ricognizione dei possibili veicoli finanziari, in accordo con le università, al fine di rendere possibile un riconoscimento economico anche agli specializzandi dei primi tre anni impegnati nella battaglia contro il Covid nei loro reparti di assegnazione, non essendo possibile attingere alle risorse nazionali e regionali riservate per legge al personale del Comparto e alla Dirigenza medica”.  “La Regione Lombardia – ha proseguito l’assessore Gallera – si è spesa in modo concreto per valorizzare la figura degli specializzandi e incentivarne l’arruolamento attraverso un percorso legislativo unico nel Paese, difendendolo fino alla Corte costituzionale, e mettendo a disposizione borse di studio aggiuntive, portandole da 35 a 85, rispetto a quelle nazionali”. Riguardo alle istanze avanzate dalla delegazione incontrata, Gallera ha spiegato che “avvieremo le verifiche e le azioni necessarie coinvolgendo le università, le scuole di specializzazione e le aziende sanitarie di riferimento”. Il presidente della commissione Sanità del Consiglio regionale lombardo, Emanuele Monti, presente all’incontro, ha proposto un’audizione della delegazione di medici specializzandi entro la metà di luglio.  

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