Data ultima modifica: 27 Dicembre 2021

“Stiamo vedendo una diffusione esplosiva della variante Omicron” del Covid, “che interessa anche i vaccinati. Non mi sembra proprio il momento di togliere la quarantena per gli esposti” al virus “e i colpiti, mentre credo che per i contatti vaccinati di persone positive si possa ragionare su quarantene di minor durata”. L’infettivologo Massimo Galli invita alla cautela mentre cresce il dibattito sulla possibile revisione dei protocolli che regolano l’isolamento anti-Covid in Italia.  “Siamo tutti abbastanza basiti per il numero di infezioni che stiamo osservando ovunque”, spiega all’Adnkronos Salute l’esperto, già direttore di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano. Perché è vero che “facciamo tantissimi tamponi in più in questo periodo in cui molte persone se li vanno a fare per sentirsi più sicure durante le feste e vedere i parenti, però la gente se li va a fare anche perché ha avuto contatti” a rischio, ragiona Galli. Di tamponi “ne stiamo facendo tantissimi ed è evidente che in questo modo intercettiamo casi che in altri momenti sarebbero sfuggiti, ma al di là di questo – precisa il medico – quello che vediamo è un fiorire di focolai ovunque, di cluster familiari che fanno chiaramente pensare che siamo in una situazione diventata di nuovo di grande attenzione”. Una fase in cui “bisogna guadare la realtà in faccia”, ammonisce. “Non possiamo pensare a soluzioni ‘alla sudafricana'”, avverte Galli dopo che il Paese dal quale è partito l’allarme Omicron ha deciso di dire stop a quarantene e tamponi per i contatti di persone Covid-positive, salvo in particolari contesti come carceri o case di riposo. “In Sudafrica – fa notare lo specialista – non hanno neanche un 27% di completamente vaccinati, sempre che di” ‘scudo’ conferito da una “vaccinazione completa con due dosi si possa parlare con questa variante Omicron” così trasmissibile, “e dunque il loro atteggiamento non è molto diverso da quello che l’anno scorso avevano adottato per esempio in Brasile”: la strategia del “vada come vada”, anche “pagando prezzi pesantissimi”. Prezzi che però “in certe popolazioni vengono pagati dai più fragili, dalle persone che vivono le situazioni più difficili in assoluto”. Prezzi che per Galli non possono essere pagati.  Se in questa fase della pandemia di Covid-19 “il problema è cercare di tenere aperto il più possibile, per riuscirci la via giusta non è certo quella di non quarantenare i contatti” delle persone positive. “Poi uno potrebbe dire che, se sono tutti in quarantena, allora è inutile tenere aperto. Ma se sono tutti in quarantena, forse vuol dire che la misura da prendere era anche un’altra: ad esempio un lockdown per i non vaccinati”, rilancia quindi Galli. “Non è un caso che i tedeschi che stavano peggio di noi abbiano deciso per questo provvedimento”, osserva. Dovremmo adottarlo anche in Italia? “Il super Green pass tutto sommato va in quella direzione – risponde il medico – perché inibisce alle persone non vaccinate una tale quantità di cose che chiaramente va in quel senso. Comunque forse il concetto va anche diversamente applicato. Forse – precisa l’esperto – dobbiamo pensare di evitare ulteriormente che le persone non vaccinate possano diventare fonte di infezione per gli altri”.   

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