Data ultima modifica: 26 Aprile 2022

(Adnkronos) – Conto alla rovescia per l’assemblea degli azionisti di Generali, appuntamento cruciale per decidere la guida della compagnia per i prossimi tre anni. I pacchetti di azioni del gruppo assicurativo si stanno coagulando attorno alle due proposte per il futuro del Leone in un’assemblea che si annuncia ad alta partecipazione. Da una parte la lista del cda, che propone la candidatura del group ceo Philippe Donnet per il terzo mandato, e dall’altra quella del gruppo Caltagirone, che indica l’ex responsabile per Austria ed Est Europa di Generali, Luciano Cirinà. Ultime ore quindi per schierarsi, con le deleghe di voto che potranno essere espresse entro le 12 di giovedì, per essere poi consegnate al notaio per l’assemblea che si terrà venerdì mattina alle 9. E i due schieramenti si stanno delineando. La maggior parte degli investitori istituzionali, come fondi e gestori che rappresentano circa il 30% del capitale della compagnia, dovrebbe sostenere la lista del consiglio uscente, seguendo le indicazioni dei principali proxy advisor. A favore della conferma di Donnet si sono espressi, fra gli altri, il fondo norvegese Norges Bank Investment Management, il fondo pensione California Public Employees Retirement System, Sba Florida, Union Investment, la tedesca Deka Investment e, in Italia, le triestine Fondazioni Casali.  I due schieramenti sembrano sostanzialmente appaiati. La lista del board uscente ha il supporto di Mediobanca (17,2%), di De Agostini (1,4%) e di oltre il 2% degli istituzionali che si sono finora dichiarati, per una quota al momento quantificabile intorno al 21%. Ma la gran parte del mercato dovrebbe votare alla fine per la conferma di Donnet. Una parte potrebbe scegliere di votare la lista di minoranza presentata da fondi e Sgr sotto l’egida di Assogestioni o quella di maggioranza del gruppo Caltagirone, anche se nessun fondo si è ancora espresso in questo senso.  La lista di Caltagirone conta sui voti certi di un altro 21% del capitale, fra le quote del gruppo del costruttore romano, della Delfin di Leonardo Del Vecchio e della Fondazione Crt. Ma potrebbe anche ottenere l’appoggio di numerosi imprenditori e famiglie del Nord Ovest. Con la quota del 3,96% dei Benetton, che hanno già deciso come schierarsi ma non si sono ancora espressi, che potrebbe fare da ago della bilancia. Fondamentale per l’esito della battaglia per il controllo del Leone sarà la partecipazione in assemblea, che si annuncia molto elevata. Più alta sarà la quota di capitale presente e maggiore il distacco che la lista del board uscente dovrebbe avere su quella degli sfidanti. E proprio l’entità del distacco sarà determinante, con il candidato presidente della lista Caltagirone, Claudio Costamagna, che ha annunciato ricorsi in caso di sconfitta di misura, visto il 4,43% del prestito titoli di Mediobanca e l’1,4% di De Agostini ceduto a termine in scadenza.  

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