Data ultima modifica: 14 Luglio 2020

“In un paese normale queste cose non succederebbero. Come minimo mi aspettavo che chi tiene le carte di queste intercettazioni, mi avvisasse. Spero che qualcuno mi risponda su questo. Apprendere da un giornale una cosa di questo tipo, mi lascia molto preoccupato. Mi preoccupa questo silenzio. Stiamo parlando di maggio. Siamo a luglio. Forse una telefonata me la sarei potuta aspettare da qualcuno. Perché nessuno mi ha avvisato? Perché chi è competente non mi ha avvisato? Come minimo c’era il dovere istituzionale di avvisarmi…Credo che il ministro Bonafede, visto che le intercettazioni sono fatte dal Gom, qualcosa sul suo tavolo avrà già da un po’ di tempo”. Così Massimo Giletti commenta con l’Adnkronos la rivelazione di Lirio Abbate (contenuta nel libro-inchiesta ‘U Siccu — Matteo Messina Denaro: l’ultimo capo dei capi’), anticipata da Repubblica, stando alla quale il boss palermitano Filippo Graviano ha commentato a maggio scorso con un ‘Giletti sta scassando la minchia’ la puntata di ‘Non è l’Arena’ dove il conduttore si era occupato della scarcerazione di oltre 300 boss mafiosi. A stretto giro, è arrivata la telefonata di Bonafede: “Prendo atto che mi abbia chiamato poco fa il ministro della Giustizia Bonafede e sono contento che lo abbia fatto, ma ribadisco che forse avrei dovuto sapere prima delle minacce del boss Graviano nei miei confronti. Mi sarebbe piaciuto non apprenderlo da un giornale ma che qualcuno mi chiamasse per dirmelo…”, ha ribadito Giletti. “Avrei voluto saperlo prima che uscissero queste gravi notizie – dice ancora Giletti – Le istituzioni lo sapevano da maggio ma non sono stato avvertito. Apprezzo la telefonata di Bonafede, certo, ma il mio rammarico è che l’ho appreso oggi da un giornale e francamente non è il massimo, vista la delicatezza della questione”. 

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