Data ultima modifica: 16 Giugno 2020

“Il Novecento ha avuto il suo filosofo più provocatorio in un Topo che, per spregiudicatezza nell’attraversare i confini delle discipline e mettere in discussione la costellazione dei pregiudizi stabiliti, non ha nulla da invidiare a Russell, Popper o Heidegger”. Senza timore di smentite, il filosofo Giulio Giorello, scomparso oggi a 75 anni, lo affermava nel libro “La filosofia di Topolino” (Guanda, 2013, scritto con Ilaria Cozzaglio). “Mickey Mouse (Topolino per noi) ha vissuto – spiegava – le più bizzarre avventure e affrontato quesiti come la terribile libertà del ‘quarto potere’, gli ambigui prodigi della scienza asservita alla guerra, l’impossibilità della giustizia e la difficoltà di trattare con le culture ‘altre’, per non dire delle sfumate regioni del mito o dell’aldilà”.  “Altro che Topolino tutto legge e ordine, collaboratore della polizia! È invece un ribelle capace di battersi contro ogni forma di prevaricazione, anche se l’esito non è sempre la vittoria – sosteneva Giorello -. Quello che Walt Disney e i suoi collaboratori ci consegnano alla fine di ogni episodio è un Topo sempre più dubbioso sulla natura dell’universo e il complesso mondo di ‘uomini e topi’. Ma proprio per questo continua ad affascinare, perché la ricerca, come l’avventura, non ha fine”. Con Tito Faraci nel luglio 2014 Giorello ha scritto una storia per il settimanale “Topolino”, dedicato agli ottant’anni di Paperino: si intitola “La filosofia di Paperino”, dove il papero va a un congresso di filosofi.  Se il Topolino “libertario e anarchico” era il suo preferito, Giorello ha sempre spaziato, nei suoi studi, in svariate discipline, mosso da una grande curiosità. Nel corso degli anni si è occupato parecchio anche del mondo dei fumetti, da Tex Willer (a cui ha dedicato il libro “La filosofia di Tex Willer”, Mimesis, 1999) a Dylan Dog, fino a Ratman, firmando la prefazione a “Ratman. Superstorie di un supernessuno” di Leo Ortolani (Rizzoli, 2006). 

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