Data ultima modifica: 7 Marzo 2022

(Adnkronos) – “E’ vero che” nei dibattiti ospitati sui media in 2 anni di Covid-19 “ci sono stati alcuni virologi che forse hanno esagerato, soprattutto prestandosi a show televisivi che non ci competono”. Però “la considerazione secondo cui, se non ci fosse stata questa pandemia, ‘il grande pubblico un virologo manco sapeva chi era…’, la trovo non giustificata. Un commento evitabile”. Così all’Adnkronos Salute Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano, in merito a uno dei passaggi del libro che il commissario straordinario all’emergenza coronavirus, generale Francesco Paolo Figliuolo, ha scritto con il giornalista Beppe Severgnini. Titolo dell’opera, edita da Rizzoli e in uscita domani: ‘Un italiano – Quello che la vita mi ha insegnato per affrontare la sfida più grande’. A Figliuolo l’esperta tiene a rammentare che l’epidemia di Sars-CoV-2 “non è certo l’unica situazione in cui siamo intervenuti e interveniamo”. Per fare qualche esempio, Gismondo cita “Sars, Ebola, la cosiddetta influenza suina”. Ma soprattutto, “ricordo anche tutto il lavoro che giornalmente facciamo nella diagnostica delle malattie infettive. Un lavoro senza il quale – sottolinea – credo che tutti staremmo molto male”. La microbiologa concorda invece con Figliuolo quando il commissario osserva che, sul vaccino anti-Covid di AstraZeneca, “sono state fornite più di 10 raccomandazioni diverse in 6 mesi” e questo “non ha giovato”, anche perché il prodotto sviluppato dall’azienda anglosvedese con l’università di Oxford “è risultato efficace e costa meno di tutti gli altri”. “Proprio noi virologi lo abbiamo evidenziato fin dall’inizio – precisa Gismondo – Quello di AstraZeneca è un vaccino con adenovirus”, un prodotto per cui fra l’altro “si sapeva già quali potevano essere i potenziali effetti collaterali. La comunicazione è stata disastrosa e sono state disastrose anche le indicazioni” riviste più volte a stretto giro, “prima per una fascia d’età e poi per un’altra”. Un ‘balletto’ informativo che “ha creato nella gente un diffuso senso di incertezza”, di disorientamento. Sono stati questi, secondo l’esperta, i sentimenti che hanno seminato il dubbio “in quella fascia di persone non puramente no vax, ma solo scettiche di fronte a una vaccinazione presentata così male”. 

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