Data ultima modifica: 7 Gennaio 2021

Un passo avanti e uno indietro. Un’altra giornata di stallo per il governo, nell’attesa di un’accelerazione che non c’è stata, salvo l’invio delle linee guida del nuovo piano di resilienza alle forze di maggioranza. Piano ‘restaurato’ -sale a 222 miliardi, mentre i fondi per la sanità registrano un balzo in avanti decisivo, passando da 9 a 19,7 miliardi- con un ascolto attento alle richieste degli alleati di governo, a partire da Italia Viva. Uno sforzo che non sembra placare i malumori e le frizioni che agitano il governo, mentre la sopravvivenza del Conte II resta appesa a un filo.  E’ proprio Iv, infatti, a dar fuoco alle polveri, lasciando trapelare ‘irritazione’ per essere stata esclusa dal confronto con il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, che sul Pnrr ha sentito ieri Pd, M5S e Leu, lasciando fuori dai giochi Italia Viva. Ma dal Mef la risposta non si lascia attendere: è stata Iv a rifiutare il confronto, chiedendo prima di avere un testo alla mano di cui discutere. La polemica, negli ambienti di Palazzo Chigi, viene letta come ‘pretestuosa’, ma a stretto giro ne segue un’altra, ancora una volta è il premier Giuseppe Conte a finire nel mirino. Iv prende in prestito l’assalto a Capitol Hill per tornare a chiedere con forza che il presidente del Consiglio lasci la delega ai Servizi, una rinuncia “sempre più urgente”.  Evidenziando come ieri, nel commentare l’attacco al congresso Usa, Conte non abbia citato Trump. Renzi non arretra di un passo nella sua offensiva. Esponenti di governo vicini al premier temono che l’avvocato, tirate le somme, alla fine faccia saltare il banco.  Governo, Renzi: “Palla a Conte, noi fuori se si buttano soldi” “Se continua così, Conte va in Parlamento – la lettura di un ministro di prima linea – e non perché confidi nel sostegno di presunti responsabili… Va in Senato per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, come con Salvini, ma stavolta ci saluta tutti”. Intanto sfuma ancora una volta la riunione con i capi delegazione: si terrà soltanto domani, in serata. “Speriamo di uscire dal tunnel, è la giornata clou”, dice all’Adnkronos il segretario del Pd, Nicola Zingaretti. Per ora tempi dilatati, Palazzo vuoto e silente. E intanto un nuovo fantasma aleggia sul governo: 11 regioni denunciano terapie intensive in affanno, all’orizzonte si profilano nuove strette. Entro una settimana sono attese nuove misure, le ultime varate scadranno il prossimo 15 gennaio. Domani il Report dell’Iss, il timore tangibile è che ufficializzi la terza ondata, quella che in Germania, Francia e Inghilterra ha portato a un nuovo e doloroso lockdown. Spostando il tema della crisi di governo dai riflettori e accendendoli sull’emergenza, quella che manda in affanno gli ospedali, miete vittime e rischia di minare il piano vaccinale ancor prima che entri in funzione a pieno ritmo. Conte continua a lavorare in silenzio. Nelle linee guida sul Recovery plan inviate alle forze di maggioranza conferma che ci sarà un passaggio in Consiglio dei ministri, dunque in confronto in Parlamento. In un clima che continua ad essere segnato da grande incertezza, tra chi punta sul rimpasto, che scommette sul Conte ter e chi vira sul governo tecnico. Mentre qualcuno teme che finisca come a febbraio dello scorso anno, con la crisi di governo a un passo e l’emergenza Covid che silenzia i malumori. Quelle 11 Regioni in cui si è superata la soglia di allerta fanno paura, molto più di qualsiasi altra crisi. 

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