Data ultima modifica: 13 Ottobre 2021

Con ilìentrata in vigore del Green pass Italia obbligatorio dal 15 ottobre, “io credo che il tampone pagato dallo Stato possa avere uno spazio da valutare in determinate fasce della popolazione: quelle più povere che hanno una fragilità economica e probabilmente anche per aiutare la popolazione studentesca, perché laddove c’è il diritto allo studio probabilmente un’apertura può essere fatta”. Lo ha detto il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri ospite di ‘L’aria che tira’ su La7. “Io non direi no a priori al tampone gratis – ha affermato Sileri – o meglio direi no a priori se vicino non metti quell’opera, non di convincimento, ma di educazione alla bontà della vaccinazione”, ha concluso.  Su fronte portuali, “si cerca di andare incontro, laddove esistono dei problemi, con delle soluzioni quanto più temporanee possibili che possano garantire la sicurezza dei lavoratori e allo stesso tempo l’azienda e la produttività di quell’azienda”, spiega il sottosegretario alla Salute leggendo l’indicazione contenuta nella circolare del Viminale in cui, per evitare blocchi nei trasporti all’entrata in vigore dell’obbligo del certificato verde sul lavoro, si invitano le imprese del settore portuale a valutare di “mettere a disposizione del personale sprovvisto di Green pass test molecolari o antigenici rapidi gratuiti”. “Il fatto che questa soluzione possa essere temporanea – afferma Sileri – salva un po’ tutto e con pragmatismo consente la sicurezza e l’azienda che può lavorare. Tutto questo – ammonisce però il sottosegretario – deve essere accompagnato da un’azione di counseling: se io ho tanti dipendenti che non hanno il Green pass, devo in qualche maniera spingerli a capire la bontà del Green pass. Quindi – conclude – questo deve essere associato anche a un’azione di incontri specifici in cui spiegare il perché esiste il Green pass e a cosa serve. Non dico la vaccinazione, ma il Green pass nella doppia anima”, ovvero ottenibile sia dopo il vaccino sia con il tampone. “Il metodo migliore per convincere le persone a vaccinarsi è dialogare. Se tu le persone le obblighi alla vaccinazione, potresti avere l’effetto contrario. Ecco perché io ritengo che l’obbligo vaccinale non sia la soluzione, perché noi potremo guadagnare qualche punto percentuale” nella copertura contro Covid-19, “ma è molto meglio far capire” la bontà della vaccinazione, ha detto quindi il sottosegretario. “Io l’obbligo lo escludo in questo momento – precisa – perché ormai abbiamo raggiunto l’80% della popolazione vaccinabile e il 5% in più ha già fatto la prima dose e farà la seconda. Questi numeri continueranno a crescere”.  “Sono preoccupato – ha però sottolineato il sottosegretario – per la popolazione over 50 che conta 3 milioni di non vaccinati, che comunque si stanno vaccinando perché rispetto a un mese fa ne abbiamo il 20% in meno, ma quella è la popolazione che sicuramente andrà in ospedale. Sono preoccupato per loro in primis, perché da medico vedere una persona di 55 anni che dovrà essere intubata e morire, sapendo che c’è una soluzione che è il vaccino, mi dispiace enormemente”. 

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