Data ultima modifica: 16 Gennaio 2021

di Ilaria Floris “Erano le 2.40 del mattino a Baghdad. Sono stato svegliato dall’antibombe, un rumore sordo, e pensavo di sognare. Poi ho realizzato che ero sveglio, e sono andato ad aprire le tendine dell’hotel per vedere cosa succedeva. L’ho fatto con la cautela di un giocatore di poker, piano piano. Davanti a me, tutto illuminato, razzi, contraerea, il rumore fragoroso delle bombe, una scena apocalittica. Il grattacielo oscillava molto forte. E’ un momento che non dimenticherò mai nella vita”. E’ l’intenso ricordo che Fabrizio Del Noce, allora inviato in Iraq per la Rai, affida all’Adnkronos raccontando il momento dello scoppio della prima guerra del Golfo a Baghdad, il 17 gennaio 1991. “Mi ricorderò per sempre come fosse oggi tutti i particolari – racconta Del Noce – Dopo i primi minuti, ho fatto due cose: la prima sentire se la radio della Bbc funzionava e sapere cosa era accaduto, e anche se sono passati trent’anni devo dire che funzionava fortunatamente benissimo. Poi cercare di chiamare Roma, ma avevano colpito le centrali telefoniche in modo così chirurgico che funzionavano solo le luci di emergenza dell’hotel. A quel punto, mi sono rassegnato e ho cominciato ad organizzarmi”. La notte, naturalmente, fu totalmente senza sonno. “Ricordo una ragazza, che a un certo punto venne a chiedermi un paio di jeans in prestito perché era rimasta fuori dalla sua stanza e non poteva recuperarli, mancava la corrente ovunque”, ricorda il giornalista, che in quel momento era l’unico italiano rimasto in Iraq insieme al collega del Manifesto Stefano Chiarini. “Poi mi sono messo in contatto con il mio operatore, che stava in un altro piano, e con altri colleghi stranieri”.  In quel momento predomina la paura o l’adrenalina? “Devo essere sincero, avevo scelto di fare l’inviato di guerra, ero stato già in tanti teatri, e il mio approccio psicologico era quello di chi corre in macchina: pensi sempre che l’incidente capiti a qualcun altro. Se pensi a quello che può succedere, non lo faresti mai”, rivela Del Noce. Anche se più di un momento di reale pericolo di morire c’è stato. “Avevamo due macchine -racconta il giornalista- una per noi e una per i bagagli. Ad un certo punto, mentre stavamo andando verso l’aeroporto perché ci stavano ripatriando (dopo una settimana rimpatriarono tutti i giornalisti lasciando sul posto solo i cronisti della Cnn, ndr), esplose una bomba, esattamente tra le due macchine. Una questione di millimetri, potevamo lasciarci la pelle”, è il ricordo dell’inviato. Del Noce, che ora vive a Lisbona, fa poi un parallelo col momento attuale. Un momento in cui si sta svolgendo un’altra guerra, anche se molto diversa. “Anche qui c’è il coprifuoco totale, il momento è estremamente pesante. Questa guerra però è molto più subdola e insidiosa, l’altra la potevi affrontare a viso aperto, questa è contro un nemico invisibile. Per certi versi, molto più difficile”, conclude.  

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