Data ultima modifica: 29 Maggio 2020

Il Regno Unito potrebbe concedere la cittadinanza a circa 300.000 residenti di Hong Kong in risposta alla legge sulla “sicurezza nazionale” imposta da Pechino all’ex colonia britannica. E la Cina ribadisce subito come non siano tollerate “interferenze di forze straniere” sulle questioni relative a Hong Kong. “Se la Cina continuerà su questa strada e attuerà questa legge sulla sicurezza nazionale, elimineremo il limite di sei mesi e consentiremo ai titolari di passaporto Bno (British National Overseas) di venire nel Regno Unito e di fare domanda per lavoro e studio per periodi prorogabili di 12 mesi”, ha detto il ministro degli Esteri, Dominic Raab, citato dalla Bbc. Questo, ha aggiunto, “aprirà la strada alla futura cittadinanza”.  Secondo la Bbc sono circa 300.000 i titolari di passaporto Bno a Hong Kong, rilasciato prima del 1997, che hanno diritto a recarsi nel Regno Unito per sei mesi senza bisogno del visto. La replica di Pechino non si è fatta attendere. Il portavoce del ministero degli Esteri, Zhao Lijian, ha ribadito come le questioni relative a Hong Kong siano “affari interni della Cina” e, riporta il Global Times, come il gigante asiatico non tolleri “interferenze di forze straniere”. Il ministero di Pubblica sicurezza di Pechino assicura che “sosterrà” la polizia di Hong Kong dopo il via libera dell’Assemblea nazionale del popolo alla contestata legge sulla “sicurezza nazionale” per l’ex colonia britannica, secondo quanto riporta il Global Times secondo cui il ministero ha garantito che “istruirà e sosterrà la forza di polizia di Hong Kong per porre fine alle rivolte e alle violenze”, contrastando “duramente” atti “sovversivi da parte di forze ostili” e tutelando “con determinazione la sicurezza nazionale”. Ci sono anche un’ottantina di minori tra le 396 persone arrestate durante le ultime proteste a Hong Kong. Quasi la metà delle persone fermate, di età compresa tra i 12 e i 70 anni, sono studenti, accusati – ha scritto il South China Morning Post – di possesso di armi e altri strumenti per compiere attività illegali, di aver organizzato o partecipato a manifestazioni e raduni non autorizzati. La Cina ha nel frattempo annunciato di aver presentato “proteste formali” dopo la condanna a quattro di Stati Uniti, Regno Unito, Australia e Canada per la decisione di Pechino di imporre una nuova legge sulla “sicurezza” a Hong Kong. Questi Paesi, hanno fatto sapere dal ministero degli Esteri di Pechino secondo quanto riporta il Global Times, “non hanno titolo né basi legali per citare la Dichiarazione sino-britannica”. Pechino ha denunciato quelle che considera “affermazioni irresponsabili” su Hong Kong. 

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